Carosello: la grande rimozione

aironiNessuno ha saputo indicarmi dove fosse il parco degli Aironi”. Il racconto del professor Paolo Pileri dà il senso esplicito di quella che è una rimozione collettiva. Un pezzetto di territorio, sottratto solo qualche anno fa all’attività estrattiva ed entrato a far parte del circuito dei parchi cittadini come Parco degli Aironi, era stato inaugurato con grande orgoglio e buone intenzioni, ma si è trasformato in poco tempo in un nonluogo, uno spazio così privo di caratteri identitari, relazionali e storici da essere considerato un’area “non strategica, buona solo per essere venduta al grande centro commerciale (un altro nonluogo) che ha bisogno di spazi per allargarsi.

I buoni propositi di ripristino e manutenzione sono stati presto messi da parte dalle diverse amministrazioni succedutesi negli anni. Andati via anche gli ultimi pescatori e gli scout, il parco è stato dimenticato. L’operazione oblio è stata efficace: il parco ha perso il suo valore d’uso ed è diventato oggetto di scambio. Responsabile di questa transazione mercantile è l’amministrazione comunale, ma tale operazione si colloca in un contesto culturale cittadino che non percepisce come una perdita, una ferita al patrimonio della comunità, la cessione di quel pezzo di parco grande quanto un campo di calcio.

Se persino i cittadini più attenti e sensibili (un tempo) alle questioni ambientali e gli opinion leader sui social network considerano utile vendere un “verde abbandonato” piuttosto che preoccuparsi e denunciare la sua condizione di abbandono, vuol dire che qualcosa si è rotto e va ricucito con pazienza.

Perché dietro ogni rimozione c’è un problema, ancor più grave se riguarda insieme una comunità ed i suoi amministratori che dovrebbero essere i tutori del bene e dei beni pubblici.

E’ sicuramente difficile gestire e mantenere una vecchia cava di inerti abbandonata, trasformarla in un luogo aperto al pubblico dove si svolgono attività naturalistiche, però si può fare, anche senza troppi oneri per l’amministrazione (ne abbiamo già parlato qui). E’ solo un problema di scelte politiche, che sicuramente richiedono grande impegno e cultura.  Entrambi a Cernusco sono mancati nel caso del parco degli Aironi.

Chi progetta spazi, progetta comportamenti e quindi gli amministratori devono tener conto di questa corrispondenza e dei rapporti che si determinano con e nella costruzione dello spazio. Ampliare un centro commerciale ha ripercussioni sulla società e pure sulla democrazia.

Basti pensare alle proteste di Gezi Park ad Istambul: nate per difendere il parco -un bene pubblico- da una speculazione edilizia legata alla costruzione di un centro commerciale (!), hanno portato alla richiesta di maggiore democrazia, perché dalla difesa di un bene comune materiale si arriva a quella di un bene immateriale come la democrazia.

Le istituzioni cernuschesi sono già venute meno al loro dovere di tutela del parco degli Aironi lasciandolo in stato di abbandono e, qualora fosse venduto, ne cancellerebbero anche la funzione civile, immateriale, costituzionale di spazio pubblico: vendere uno spazio pubblico significa vendere spazi di democrazia.

2 commenti

  1. Antonio Sarmi

    Forse alle panchine di quel parco vedremo i negozianti di Cernusco buttati fuori dal commercio da quel Carosello già sin troppo invadente !!!

  2. psergioit

    Se Carosello-Aironi è una grande rimozione come in effetti lo è, cosa dire per l’enorme rimozione della metastasi delle Cave che ha stravolto e continua a stravolgere completamente il territorio nord-ovest della città? Non è bastato il passato e il presente ma qui è ipotecato per sempre (o quasi) anche il futuro del suolo e sottosuolo per via delle nuove cave del nostro “PGT delle meraviglie” fatte passare sotto il naso ad una intiera classe politica silenziosissima e, soprattutto, ai Cernuchesi? Non può Cernusco Bene Comune non lanciare una campagna in merito…

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