Ecuo sacco o della democrazia dai rifiuti

asssemblea17052016
Sudditi viziati. Così sono stati considerati gli abitanti di Cernusco perché godono del privilegio della raccolta due volte la settimana dei rifiuti secchi, mentre gli altri comuni serviti dal gestore del servizio di igiene urbana ne hanno una sola. Ma a partire dal 1 giugno, come hanno comunicato insieme il sindaco e l’assessore all’ecologia nell’assemblea convocata mercoledì 17 maggio per informare i cittadini della novità, la raccolta differenziata subirà un cambiamento strutturale con l’introduzione dell’ecuo sacco: alle famiglie verranno distribuiti sacchetti per i rifiuti indifferenziati in numero contingentato, calcolati proprio sulla base di una sola raccolta la settimana.
Far cambiare abitudini ad una comunità è sempre difficile, soprattutto se gli effetti positivi di lungo respiro della modifica non sono ben definiti e se ne percepiscono solo i contingenti aspetti negativi. Per questo sarebbe stato importante rendere partecipe del progetto la comunità cernuschese attraverso un percorso in primo luogo di comunicazione e poi di sperimentazione. Inoltre poiché la gestione dei rifiuti è un servizio di interesse collettivo, sarebbe stato l’ambito ideale di sperimentazione di quelle buone pratiche partecipative che stavano fra le promesse con cui si era presentata questa amministrazione.
Il sindaco ha invece trattato i suoi concittadini da sudditi cui comunicare solo le decisioni prese nel palazzo ed ha dichiarato di non credere affatto alla “democrazia assembleare”. Eppure proprio ad un’assemblea ha fatto ricorso per rivolgersi ai cernuschesi, perché in questo modo – come sanno bene tutti, specie quando le regole le stabilisce chi la conduce – la partecipazione dei cittadini diventa uno sfogatoio privo di incidenza concreta. La differenza fra comandare e governare sta nel modo con cui si assumono decisioni e se l’amministrazione comunale ha fatto ricorso alla democrazia assembleare piuttosto che alla democrazia partecipativa è perché preferisce evitare il percorso definito e regolato di dialettica fra la sfera dei decisori e quella degli altri soggetti coinvolti.
Gli elementi di debolezza del progetto sono emersi chiaramente. A cominciare dal motto “Chi inquina paga” usato (per il momento) come slogan di riferimento per la campagna dall’amministrazione e dal gestore. Le dirette conseguenze di ogni approccio punitivo legato a sanzioni sono sempre che chi ha i soldi inquina quanto vuole; chi fa il furbo non paga mai, nemmeno quando inquina; anche se ne becchi uno che ha infranto le regole, il ricorso favorevole è scontato e alla fine non paga mai nessuno. Meglio sarebbe passare al motto opposto: “chi non inquina viene premiato”: ad esempio, con un’applicazione solo un po’ più evoluta della CEM card si può fare il conteggio dei diversi conferimenti di ciascuna utenza a cui corrispondono poi degli sgravi fiscali o altre forme di incentivi.
Gli amministratori hanno dichiarato che la riduzione del servizio ad una sola raccolta settimanale del secco consente un risparmio di 30 mila Euro (su più di 4 milioni), disagio che sarebbe compensato da un’intensificazione di altri servizi (raccolta con mezzi piccoli nel centro, ampliamento dei giorni di raccolta post festivi, diserbo aggiuntivo). E’ quindi chiaro che non sarebbero i 30.000 euro a far saltare il banco, quanto la mancata omologazione alla scala dei comuni serviti da CEM dell’architettura complessiva del sistema di raccolta che è calibrato su costi di un solo giro ogni sette giorni.
Tale riduzione della frequenza non tiene però conto delle criticità che può comportare la conservazione in casa (o nei locali condominiali) per una settimana di pannolini, pannoloni usati e pure delle lettiere dei gatti. Ci sono categorie di persone con esigenze particolari per le quali occorreva prevedere clausole di salvaguarda con raccolte mirate, oppure – come è stato previsto in altri comuni – modalità diverse per i condomini più grandi. Così come sarebbe stato opportuno prevedere forme agevolate dal punto di vista procedurale e degli oneri urbanistici per l’adeguamento dei locali tecnici dedicati allo stoccaggio dei rifiuti.
Sarebbe stato un vero segnale di attenzione e cura da parte dell’amministrazione comunale. Ora c’è solo una vaga rassicurazione a rifare il punto della situazione fra qualche mese.
Infine, ma non ultime, le forme con cui è stata condotta l’assemblea, ove assessore all’ecologia e soprattutto il sindaco, invece che spiegare ai cittadini la bontà politica ed economica della scelta di un gestore del servizio rispetto ad un altro, si sono messi a discutere del numero di sacchetti, giorni e lettiere di gatto mentre i tecnici CEM facevano da guardaspalle. Così a difendere quella che è una scelta tecnico-operativa del gestore è stato il sindaco, che invece avrebbe dovuto convincere i cittadini della bontà di una scelta politica rivolta alla riduzione dei rifiuti e al miglioramento del sistema di raccolta.
Il risultato è stato l’incapacità di controllare l’ira funesta del pubblico e soprattutto delle signore, cui verrà dimezzata l’igiene domestica, per niente convinti dalle prevedibili e precostituite risposte del sindaco e più interessati agli interventi dei tecnici CEM.
L’ecuo sacco comunque dimostra come si possano attuare o meno buone pratiche di democrazia anche a partire dalla monnezza , un esempio di democrazia dai rifiuti.

1 Comment

  1. La sconfortante analisi di politica-amministrativa negativa che emerge dal post, nasce anche dalla pochezza del confronto proprio a livello istituzionale: il nostro Consiglio Comunale & C. e dall’assenza di dibattito interno agli schieramenti: siamo quasi al pensiero unico, al fastidio di impegnarsi nello “studiare un po’ le carte” dei provvedimenti, delle regole, delle determinazioni e delle deliberazioni. Io non sono capace, per carenza culturale, di analisi come il post che trovo condivisibilissimo e giusto, ma se mi si mette in mano un Regolamento “pratico”, sfodero gli artigli. E li sfodererò ancora perche le regole tecniche-gestionali che il Comune si è dotato sulle modalità di raccolta-conferimento (dagli stessi personaggi, non da un’Amministrazione diversa) non solo non quadrano ma nemmeno sono rispettate da chi le propone. Chissà se la CEM li ha letti o è stata rassicurata col classico “non vi preoccupate, ci pensiamo noi a sistemare i bug”. Anche il vaolore tecnico-formale della Dirigenza (CEM compresa) che dovrebbe essere chiamata all’emissione degli imprimatur definitivi sempre ammesso che sia stato chiesto e formato, non risulta da alcuna parte. I sudditi viziati sono altri e tanti.

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