Una distrazione. Nient’altro che una distrazione.
Concentrati sul Gaggiolo, l’enorme lago di cava fra Cernusco e Vimodrone e sui problemi del suo ripristino, il “piccolo” lago Gabbana è diventato un dettaglio marginale. E così per l’intervento che ne prevede la cancellazione sotto una montagna di 600.000 mc è bastato un semplice permesso di costruire. 
Questa è la posizione espressa dal sindaco di Vimodrone sulla vicenda Gabbana nel corso dell’incontro del 28 ottobre al comitato di cittadini che abitano i palazzi costruiti intorno al lago e che improvvisamente nel luglio scorso hanno visto in azione ruspe e motoseghe.
Eppure la portata dell’interramento del lago Gabbana non può essere sfuggita all’amministrazione di Vimodrone a causa delle numerose valenze ambientali, relazionali con i comuni vicini e con il parco Est delle Cave e persino politiche che si porta con sé.
Il lago è prodotto di della forsennata attività estrattiva del tutto priva di regole che nel dopoguerra ha portato via milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, lasciando una voragine riempita dall’acqua di falda. Vincoli e prescrizioni volti ad imporre un qualche elemento di recupero e ripristino arrivano solo agli inizi degli anni ottanta, ma in questo caso comunque non si sarebbero neppure potuti applicare perché pare che la cava fosse abusiva. 
È così rimasta un’area dove sono gli interessi della proprietà a determinarne il destino: da ambito ricreativo connesso al dopolavoro della Cariplo, ad area abbandonata, sino ad ambito di speculazione immobiliare. L’area infatti comprende anche la settecentesca cascina Gabbana, ora in stato di abbandono, che la proprietà vorrebbe trasformare in RSA ma, poiché non è possibile aumentarne i volumi, si ricorre al lago.
E qui occorre soffermarsi, perché la valenza dei diritti di proprietà non è assoluta, non possono rientrare nella disponibilità del privato anche i beni comuni che il lago contiene e che riguardano l’acqua in primo luogo seguita dalla fauna presente    o che gravita sul lago per arrivare al paesaggio. Beni che l’amministrazione non può trattare come incidenti di percorso, dettagli inessenziali di una procedura che forse, molto forse, porterà fra qualche decina d’anni alla presenza di un bel bosco.
Dov’era il lago, domani ci saranno gli alberi, dice il progetto. Il greenwashing, lo spruzzo di vernice verde che ricoprirà i cinque milioni di euro che vale l’interramento.
Un’operazione importante, dunque, la cui portata è però sfuggita all’amministrazione di Vimodrone.
Al momento dell’autorizzazione, non priva di elementi opachi, pare dunque che non siano state valutate le implicazioni ambientali legate alla modifica permanente del paesaggio che la cancellazione del lago comporta, alla strage della fauna selvatica presente (con il parere positivo acquisito dall’ufficio dei diritti degli animali domestici), alle ripercussioni sull’acquifero, alle esternalità legate al passaggio di 40.000 camion ed alla presenza di un cantiere continuo per diversi anni. 
Inoltre la mancanza di informazione e coinvolgimento ha avuto come conseguenza per l’amministrazione la mobilitazione di cittadini ed associazioni a difesa del lago, come pure l’attivazione dei comuni vicini anch’essi parte del parco Est delle Cave perché l’interramento del lago costituisce un precedente, sino a diventare vessillo di parte per la politica che scopre ed utilizza l’ambiente come elemento di copertura.
Questa vicenda ha comunque il merito di aver fatto esplodere tutte le contraddizioni del PLIS Est delle Cave: un “parco di carta” che esiste appunto solo sulla carta e che non tutela affatto i territori che ne fanno parte perché non esistono vincoli sovraordinati, ma valgono solo quelli previsti dagli strumenti urbanistici di ciascun comune che possono mutare in funzione delle sensibilità delle diverse amministrazioni in carica.
Così accade che basti un permesso di costruire per riempire un lago nel caso di Vimodrone o un parere di giunta per tagliar fuori le aree interessate dal progetto di ampliamento del centro commerciale a Cernusco. 
Proprio in questi giorni è in discussione in questo comune una variante parziale del PGT per consentire l’espansione del polo sportivo su aree del PLIS, altra dimostrazione di come i pochi vincoli presenti si possano cambiare. Gli organi del PLIS verranno coinvolti solo a posteriori, per prendere atto della modifica.
Un altro aspetto emerso è il rimprovero ai cittadini di Vimodrone per il loro tardivo interessamento all’ambiente ed alla pianificazione del territorio: ora che vengono colpiti nei loro interessi si svegliano, altro non sono che una minoranza residuale che difende la vista privilegiata fronte lago, solo loro si godono il volo dei cormorani e le danze dei parrocchetti dal collare.
Il cinico rilievo dell’assessore all’ambiente mette in luce un dato reale: si tratta di un ambito privato, qualche condominio perderà la visuale idilliaca sull’oasi, qualche essere piumato perderà il luogo di caccia e riproduzione, qualche pesce finirà sepolto o catturato per essere trasferito chissà dove. 
In fondo è pure colpa loro: se durante la discussione del PGT avessero avanzato osservazioni, il destino urbanistico dell’area oggi forse sarebbe stato diverso. Dunque la dimenticanza dell’amministrazione ci sta tutta.
Ma la realtà è che la maggioranza dei cittadini ignora l’esistenza del parco ed i problemi della difficile coesistenza dell’attività estrattiva con le esigenze di tutela ambientale. È responsabilità delle amministrazioni non aver saputo o voluto far funzionare il parco. Perché al contrario Brugherio con il parco Increa è la testimonianza che quando l’amministrazione investe sul parco, questo diventa parte della comunità.
Oggi siamo di fronte a dei cittadini che hanno compreso l’importanza degli ambiti del parco e chiedono di essere parte dei processi decisionali che li riguardano, ma non attraverso vuote forme che della partecipazione sono solo il simulacro (come i percorsi dei PGT o della convenzione del parco) quanto attraverso reali ambiti di incidenza.
È stato proposto un incontro/confronto dell’amministrazione con la proprietà dell’area in cui il comitato dei cittadini sarà in qualche modo coinvolto.
Può essere l’occasione che i cittadini trasformino la distrazione in opportunità.