Categoria: Alberi

#CernuscoTreeTour: 2 – Il Bagolaro (Celtis australis)

Uno ci fa compagnia mentre aspettiamo di entrare alle Poste di Via Pietro da Cernusco, altri ci accompagnano verso l’entrata del cimitero in Via Cavour, altri ancora ci fanno ombra mentre ci riposiamo nei giardini di Villa Greppi.
Tronco liscio e massiccio, chioma arrotondata e maestosa, alto mediamente fino a 25 metri, alcuni toccano anche i 30 metri, foglie ellittiche o lanceolate e seghettate ai margini, drupe (frutti) piccole e scure: di bagolari a Cernusco possiamo riconoscerne tantissimi.
I suoi nomi popolari ci raccontano molto di lui:

  • bagolaro” deriva da “bagola” che nei dialetti dell’Italia settentrionale significa “manico”: il suo legno, chiaro, molto resistente e facile da lavorare per la sua flessibilità, è da sempre usato per creare manici, bastoni da passeggio, mobili, attrezzi, carrozze, remi e altri manufatti sottoposti ad usura.
    Addirittura, per gli ingranaggi sommersi dei mulini ad acqua!
  • spaccasassi“, perché le sue radici sono talmente forti che riescono a sgretolare i sassi, facendosi largo nel terreno.
    Non ha problemi a crescere anche in terreni rocciosi o sui pendii e viene usato spesso per il consolidamento e il rimboschimento di terreni sassosi;
  • albero dei rosari“, perché i suoi semi un tempo venivano usati per i grani dei rosari (oltre che come munizioni per le cerbottane dei bambini!).

È rustico e resistente, ama gli spazi soleggiati e caldi ma è in grado di sopportare anche climi più rigidi, piogge e venti forti.
Per questo, per la sua capacità ombreggiante e ornamentale, per la sua funzione di barriera anti-inquinamento, per la sua resistenza ai parassiti e alle frequenti potature, è molto utilizzato nelle città.
Cresce molto lentamente ed è uno degli alberi più longevi: può vivere fino a 500 anni!

Ora i bagolari di Cernusco sono quasi a fine fioritura, ma forse non ve ne siete neanche accorti: per vedere le sue piccole infiorescenze giallo-verdi bisogna prestare un pò di attenzione!
Sono già visibili le piccole drupe, che maturano a fine estate: si tratta di piccoli frutti (sono drupe anche la ciliegia e la pesca) di circa 1 cm, con una buccia scura molto sottile e una polpa dal sapore dolciastro.
Eh sì, lo sapevate che sono commestibili?

Ne sono golosi gli uccelli, che in autunno si radunano per banchettare sui suoi rami, spargendo poi, con la digestione, i semi.
Noi umani ne ricaviamo invece confetture e liquori.
I regali che quest’albero ci fa non finiscono qui: i semi, se spremuti, danno un olio simile a quello delle mandorle dolci, mentre dalla corteccia e dalle radici viene estratto un colorante giallo per i tessuti di seta.
Infine, le foglie sono un ottimo foraggio.
Un’ultima curiosità: i suoi rami più alti ospitano spesso la Vanessa Antiopa (Nymphalis antiopa), un’elegante farfalla.

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#CernuscoTreeTour: 1 – Il Salice

Passeggiando lungo il nostro Naviglio è impossibile non notare e riconoscere le chiome verde brillante di questo splendido albero, con i lunghi rami penduli che spesso intinge in acqua.

Arrivati dall’oriente (dalla Cina, percorrendo la Via della Seta), i salici a Cernusco sono numerosi: il Naviglio risponde infatti all’identikit del loro habitat ideale, vale a dire le zone umide vicine all’acqua, soleggiate o in mezz’ombra. Sopportano molto bene il freddo e non temono le gelate, d’inverno perdono le foglie e ricoprono la propria corteccia con una specie di cera che la rende impermeabile e protegge l’albero dalla disidratazione.

I salici sono una specie “dioica”: i fiori (detti “amenti”) maschili e femminili si trovano su esemplari diversi. In primavera è una delle prime piante a fiorire: di questo ringraziano le api che possono così disporre, alla ripresa del periodo produttivo, di un’importantissima fonte di sostentamento.

Oltre a questa funzione fondamentale e al loro valore decorativo, nei secoli i salici sono venuti in aiuto dell’umanità in vari modi: i loro rami lunghi e flessibili sono ideali per fabbricare ceste, sedie, canne da pesca o come legacci in agricoltura, i celti usavano il loro legno per costruire strumenti musicali, non si contano le poesie e le opere d’arte ispirate alla loro forma… Ma forse non tutti sanno che nella corteccia del salice si trova la salicina, molecola alla base dell’acido acetilsalicilico, il principio attivo dell’Aspirina! Fu un vicario inglese a scoprirla nel 1763, quando somministrò ai suoi pazienti della corteccia di salice essiccata, ottenendo significativi miglioramenti.

Il salice è uno degli alberi più facili da moltiplicare: le sue talee attecchiscono facilmente, aiutate eventualmente da un po’ di ormoni radicanti. Ma facciamo attenzione: bisogna evitare di piantarli vicino alle abitazioni, visto che con il tempo le loro radici sono in grado di danneggiare muri e tubature. Se disponiamo di un posto adatto a loro, ricordiamoci che necessitano di annaffiature costanti e regolari e che temono molto la siccità.

Restrizioni Covid permettendo, i salici vi aspettano lungo il Naviglio per farsi conoscere!

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#alberi: il Bosco del Fontanone

Il Bosco del Fontanone

Durante tutta la carriera scolastica riceviamo soltanto brandelli di conoscenze in ambito ecologico, insufficienti per stimolare la nostra curiosità e volontà di approfondimento. Il risultato è che non sviluppiamo alcuna sensibilità in materia. Azioni virtuose, come il corretto conferimento dei rifiuti o guidare un’auto ibrida sono il minimo sindacale, utili a non fare troppi danni e a lavare la propria coscienza. Troppo poco per migliorare l’ambiente in cui viviamo.

Cernusco sul Naviglio spicca, oltre che per la condizione socioeconomica nettamente superiore alla media nazionale, per una reputazione “verde” rispetto alle cittadine contigue. I parchi lungo il Naviglio, sapientemente curati nei punti di attraversamento, assolvono perfettamente all’immagine “green” che le amministrazioni comunali amano trasmettere e convogliano l’attenzione degli stessi cittadini, perennemente alla ricerca di un contatto con la natura.

Nel frattempo però, si continua a spargere cemento in ogni direzione.

Le varie amministrazioni comunali hanno dato prova in passato (e continuano a farlo), attraverso le famigerate varianti al PGT, di saper piegare le leggi della matematica e della fisica arrivando a dimostrare contortamente che più si costruisce, più aumenta il verde, attraverso meccanismi che portano il Comune ad acquisire terreni non edificati per incrementare il “verde pubblico” in cambio di permessi di costruire in altri lotti di costruttori privati. L’unico concreto incremento cui stiamo assistendo, in realtà, è quello dei metri cubi di cemento, anno dopo anno.

Qualcosa non torna.

È proprio il concetto di “verde” ad essere distorto. Il pericolo è non riuscire più a concepire alcunché di diverso dal Parco dei Germani, di abituarci ad una natura totalmente addomesticata, piegata, standardizzata, di preferire il verde di un campo da golf a quello di un bosco spontaneo.

A Cernusco c’è un campo da golf, riservato ai soci del Contry Club, e c’è anche un bosco, aperto a tutti. È il “Bosco del Fontanone”, una piccola selva a nord della città che merita un approfondimento.


Non si tratta di un relitto dei boschi planiziali che secoli fa ricoprivano la pianura padana ma, più prosaicamente, è l’evoluzione di una sorta di rimboschimento attuato nei primi anni ’80, tra l’altro con metodologie che oggi troveremmo quanto meno approssimative.

Il bosco rientra in toto nel perimetro del mitico quanto evanescente “PLIS (Parco locale di interesse sovracomunale) Est delle cave”, e potrebbe costituirne un punto focale, se solo il PLIS godesse di qualche tutela degna di questo nome.

Nell’impianto originario furono piantumate, assieme ad alcune essenze nostrane, due specie altamente invasive che oggi nessuno oserebbe infilare in un bosco: la robinia e la quercia rossa, entrambe di origine nordamericana. La prima si caratterizza per l’elevata invasività nei primi anni, ma è poco longeva; la seconda invece cresce rapidamente e già dopo pochi anni produce ghiande in abbondanza e con alto tasso di germinabilità. Inoltre, la quercia rossa è una specie longeva, per cui, nel lungo periodo, potrebbe impadronirsi di tutto il bosco causando una grave riduzione delle specie autoctone.

Per ovviare a questo problema nel 2015 il Comune, grazie a risorse provenienti da oneri di urbanizzazione e stanziamenti della fondazione Cariplo, decise di “riqualificare” il bosco. Termine che, associato ad elementi naturali, provoca senso di allarme e repulsione, come se la natura tendesse a dequalificarsi da sola.

 In tale “riqualificazione”, oltre all’espianto delle due principali specie infestanti (robinia e quercia rossa) erano previsti i rifacimenti dei sentieri con pietrisco (quindi introducendo un materiale che, seppur naturale, non è presente in questa zona) e la piantumazione di essenze locali, tra cui alcune di cui il boschetto era privo.

Solitamente, quando si taglia un bosco, il proprietario non solo non affronta spese, ma spesso ci guadagna, perché viene pagato da chi provvede al taglio, il quale poi venderà la legna che si sarà prodotta. Ma in questo caso non è successo.

Tuttavia l’aspetto principale della vicenda riguarda la valutazione sui risultati attesi, dopo 5 anni.

Le robinie, che dovevano essere estirpate in un’ampia parte del bosco, sono palesemente aumentate di numero, e con rinnovato vigore. La robinia è sì poco longeva, ma se la si taglia alla base produce polloni in gran numero che crescono molto più velocemente delle specie autoctone (farnia, frassino, acero…) finendo per soffocarle e impossessandosi di estese porzioni di bosco, con grave riduzione della biodiversità. Ci sono quindi due strategie: o le si lascia morire di vecchiaia (già dopo 30/40 anni la robinia mostra evidenti segni di declino) incentivando altre specie che pian piano iniziano a crescere sotto di essa, oppure si adotta la scelta opposta, cioè tagliarle, purché si intervenga strappando i polloni fino a che il ceppo non ne produce più. In questa seconda modalità sono necessari, ottimisticamente, 3-4 anni di interventi continui.

L’eradicazione delle querce rosse invece ha successo se si parte dalla rimozione degli esemplari di maggiori dimensioni, intervenendo progressivamente sulle piante più giovani, in modo da ridurre di anno in anno la produzione di ghiande e quindi di nuove piante.

Anche in questo caso occorrono diversi anni di interventi mirati.

Ad oggi dobbiamo rilevare che la quercia rossa è ancora abbondantemente presente nel bosco e ad ogni primavera nascono centinaia di piccole plantule.

Riguardo le piantine autoctone messe a dimora (1250 alberi e 4450 arbusti), ne restano poche decine, la maggior parte è morta per la competizione con le piante più grandi da cui erano circondate. Un epilogo facilmente prevedibile.

Il bosco non ha potuto estendere la sua superficie, benché i campi che lo circondano siano di proprietà del Comune. Questi preferisce darli in locazione ad aziende agricole senza intaccarne minimamente i confini. Il bosco quindi c’è, ma non deve disturbare.

Non sono state create zone umide, fatto degno di nota se si considera che il nome “Fontanone” deriva dalla presenza di una risorgiva che, a causa delle escavazioni nelle cave circostanti, è ormai asciutta. A questo va aggiunto che persino la roggia che lo delimita a sud non è stata liberata dai suoi argini di cemento.

Eppure qualche segnale di ottimismo va colto: delle poche piantine sopravvissute qualcuna si spera possa raggiungere la maturità ed iniziare a riprodursi, arricchendo la biodiversità. La natura trova sempre una sua armonia, soprattutto se l’intrusione umana è contenuta e rispettosa, e riesce a regalarci scorci affascinanti.


Il Bosco del Fontanone andrebbe valorizzato (non riqualificato!) avvalendosi di tecnici professionisti che operino in sinergia con l’associazionismo locale, che con la continua osservazione e presenza sul campo traggano un quadro completo e costantemente aggiornato dello stato di fatto. I massivi interventi una tantum andrebbero evitati perché fortemente impattanti, costosi e spesso effettuati da ditte o associazioni non radicate sul territorio che non hanno al primo posto il bene comune.

Infine una considerazione: la vocazione del bosco del fontanone è quella di un ambiente naturale che unitamente ad altri, contenuti nel PLIS, andrebbe a costituire quella fascia verde di cui Cernusco ha disperatamente bisogno per restare separata dalla dilagante piovra della cintura milanese, di cui Cologno Monzese e Vimodrone fanno ormai parte. Per questa ragione il Bosco del Fontanone, come del resto il PLIS su cui insiste, deve essere inquadrato in un’ottica diversa rispetto a quella dei parchi urbani.

Il bosco è un ecosistema ricco, migliora la qualità dell’aria, della falda superficiale, spezza la bolla termica della metropoli, regala un paesaggio piacevole ed offre rifugio a piccoli mammiferi, anfibi e diverse specie di uccelli che arricchiscono e migliorano la nostra qualità della vita.

A Cernusco un piccolo bosco c’è e sta a noi proteggerlo e promuoverlo.

#alberi: la prima denuncia

Il primo riscontro alla nostra campagna per gli alberi è una denuncia: arriva da Leo, otto anni, che ha voluto raccontarci la potatura feroce e violenta che hanno subito gli alberi della sua scuola.

Dai rami mozzati, come fossero arti amputati, scorre il sangue, il grande albero piange. L’uomo con la motosega ha già tagliato un altro albero e continua il suo terribile lavoro.

La sofferenza dell’albero ha colpito Leo e la domanda che ci pone è: perché?

Cercheremo di capire perché tanti alberi della nostra città siano stati tagliati lasciandone solo dei monconi. Alcuni di loro sembrano non volersi arrendere e ogni anno a primavera rispollonano, ma sadicamente vengono nuovamente potati. Molti li trovate nella mappa interattiva, aiutateci a completarla segnalando gli alberi mozzati o malamente potati, in modo da avere un quadro più completo dello stato degli alberi della nostra città e valutare cosa si può fare per farli stare meglio.

21 Novembre: giornata nazionale degli alberi

Arredo urbano a chi?
Definire gli alberi in città “arredo urbano” è riduttivo e ingiusto. Soprattutto oggi, 21 novembre, Giornata nazionale degli alberi, questi nostri amici “ben piantati per terra”.
Riduttivo, perché un albero in città è molto di più: è un piccolo polmone che assorbe anidride carbonica e produce ossigeno, senza il quale non ci sarebbe vita sulla Terra. E poi è un riparo dalla calura estiva, è una barriera contro i venti, è indispensabile per innumerevoli animali che ne utilizzano le fronde o le radici o il fusto, aiuta a trattenere l’umidità del terreno, a produrre l’humus che rigenera il suolo, a risparmiare energia elettrica ombreggiando le nostre case d’estate.
E, non ultimo, un albero è un essere vivente.
E, dicevamo, è ingiusto, perché a ben pensarci loro, gli alberi, c’erano prima di noi, occupavano il suolo dove ora sorgono le nostre città e noi li abbiamo sostituiti con costruzioni e nastri di asfalto all’infinito.
Eppure li trattiamo come un complemento d’arredo.

La convivenza tra noi e gli alberi, in città, è diventata conflittuale: c’è da far spazio a un parcheggio? Concedere più metri quadri a una nuova costruzione? Tracciare una nuova pista ciclabile? La motosega è subito pronta, e a rimetterci sono proprio gli alberi. Raramente, o potremmo dire anche mai, vengono valutate soluzioni alternative.
Parassiti, condizioni ambientali particolarmente critiche, una cattiva manutenzione ne compromettono la salute e spesso vengono grossolanamente potati o addirittura eliminati piuttosto che curati.
Come un oggetto qualunque, che si butta quando è rotto o occupa troppo spazio in garage.

Ogni albero è patrimonio della comunità. È un bene comune e come tale va tutelato.

In questa giornata speciale che ha per protagonisti i nostri alberi vorremmo iniziare un progetto di conoscenza e di sensibilizzazione rivolto a tutti i cittadini, articolato in tre filoni.

  1. Gli alberi cernuschesi
    Abbiamo iniziato a riempire una mappa navigabile, che vedete qui di seguito e che resterà sempre consultabile nella colonna destra del nostro sito, sulla quale mapperemo:
    • gli alberi che vediamo tagliati, in maniera a volte incomprensibile, sparsi a decine lungo le strade e nei parchi di Cernusco. Con un “moncherino” che viene lasciato a perenne memoria.
    • gli alberi importanti, monumentali o comunque particolarmente imponenti e belli. Quelli individuati sinora sono anch’essi riportati sulla mappa, evidenziati con un colore diverso.
      Il nostro obiettivo è iniziare a conoscerli, a dare loro un nome ed un volto, perché ciascuno di loro ci appartiene.
      Vuoi contribuire anche tu? Segnalaci altri esemplari non ancora presenti nella mappa, possibilmente con foto e posizione, e noi li aggiungeremo.
  1. Le funzioni degli alberi
    Un albero contribuisce al benessere della città e ad attenuare le criticità ambientali. Pubblicheremo degli approfondimenti per far conoscere meglio l’importanza e la funzione indispensabile del verde urbano.
  1. Ripensare la qualità ambientale della nostra città
    Nel terzo filone affronteremo il tema della qualità urbana della nostra città attraverso la lente della qualità ecologica ed ambientale, anche in considerazione dei cambiamenti climatici e, come ignorarli, dei problemi legati alla pandemia.
    Oggi occorre progettare il verde urbano e la vegetazione per generare benessere, favorire l’esercizio fisico, supportare la mobilità lenta, migliorare la qualità dell’aria e la mitigazione delle temperature estive. Vorremmo che nella nostra città queste buone pratiche venissero adottate dall’amministrazione.
    Da parte nostra (e anche qui chiederemo la vostra collaborazione), faremo sentire ancora più forte la voce di chi vuole proteggere l’ambiente e migliorarne le condizioni attraverso alcune iniziative.

Ci aspetta un grande lavoro, che ci auguriamo possa raccogliere attorno a questi progetti l’adesione di molte persone, grandi e piccine, particolarmente attente e sensibili verso i temi ambientali.
Sperando di festeggiare la prossima Giornata degli alberi, tra un anno, con un po’ più di speranza.

Gli alberi: i nostri alleati contro il caldo

Non c’è trucco e non c’è inganno, il termometro parla chiaro: sotto le fronde dei tigli di Via Verdi, uno dei pochi viali alberati rimasti a Cernusco, la temperatura è di ben 11 gradi inferiore a quella delle zone assolate della stessa via.
In questi giorni di caldo insopportabile gli alberi esercitano una preziosissima azione di mitigazione della temperatura: un condizionatore naturale, gratis, a disposizione di tutti e che non inquina, anzi, assorbe anche la CO2!

E sono proprio gli alberi dalle grandi chiome lungo le nostre strade gli alleati più efficaci.

Dunque non sacrifichiamoli, perché nessuna miglioria della viabilità potrà restituirci la loro ombra.

Gli alberi, un bene comune preziosissimo per questo e mille altri motivi, le aree naturali e in generale le risorse ambientali di Cernusco saranno al centro delle nostre iniziative autunno/inverno 2020-21.

Continuate a seguirci…