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Le cose da fare dopo il 15 marzo

Lo sciopero cui hanno partecipato ieri i giovani di tutto il mondo ha aperto uno squarcio sui problemi ambientali ed ha messo in evidenza l’urgenza di azioni concrete.

Se non verranno messe in atto a breve termine misure di riduzione delle emissioni per l’aria, attenzione agli inquinanti e conservazione dell’acqua, arresto del consumo di suolo, riduzione della produzione di rifiuti, in particolare le plastiche, insieme all’adozione di pratiche e stili di vita più rispettosi dell’ambiente, tali problemi saranno irreversibili ed incideranno in modo drammatico sul nostro pianeta.

I giovani che hanno sfilato ieri hanno capito che alla loro generazione verrà negato il futuro, a meno che non si intervenga oggi, e tutti siamo chiamati alle nostre responsabilità e possiamo fare qualcosa. Perché ci sono problemi a grande scala per cui servono accordi e politiche internazionali, ma è la consapevolezza e l’impegno diffuso da parte delle comunità che possono svolgere un ruolo importante. Perché le comunità si occupano del loro paese, della loro terra, dei loro beni comuni.

Quindi anche qui, a Cernusco, occorre passare alle azioni concrete.

Da anni il comitato Bene Comune Cernusco si occupa della qualità dell’acqua della nostra città perché alcuni pozzi presentano concentrazioni elevate di Cromo e pesticidi ed ha portato all’attenzione del gestore del servizio idrico e dell’amministrazione la necessità di una maggiore informazione alla cittadinanza sulla qualità dell’acqua che beviamo. Era stato raggiunto un protocollo d’intesa che li impegnava  alla divulgazione dei dati sulla concentrazione delle sostanze nell’acquedotto (la Carta degli intenti per la qualità dell’acqua) che viene ancora citato nei documenti formali, ma che è rimasto appunto a livello di intenti dal momento che come cittadini abbiamo a disposizione solo dati generali e non di dettaglio che possano consentire il monitoraggio dei pozzi.

Così per la qualità dell’aria. Monitoriamo da tempo le polveri sottili ed abbiamo proposto all’amministrazione il ripristino della stazione meteorologica di Cernusco, un vero e proprio presidio di conoscenza ambientale data la ricca strumentazione presente, ma che giace ormai abbandonata da dieci anni. Il nostro progetto prevede la rimessa in funzione attraverso l’inserimento di alcuni strumenti realizzati anche attraverso il coinvolgimento di studenti e cittadini. I dati ambientali che ne deriverebbero sarebbero molto utili proprio in relazione alla conoscenza delle ripercussioni che i cambiamenti climatici determinano a livello locale.

La gestione dei rifiuti potrebbe essere migliorata inserendo una serie di misure volte la raccolta differenziata e la riduzione degli imballaggi. Anche in questo ambito i dati relativi all’andamento dei rifiuti e della raccolta sarebbero molto importanti per la valutazione delle scelte migliori da adottare.

E ancora, in una città come Cernusco ove il consumo di suolo è ormai sopra il 70% si impongono regole urbanistiche volte al suo arresto ed occorre che finalmente si investano risorse nel PLIS Est delle cave che potrebbe diventare un vero e proprio laboratorio ambientale (vedi a questo riguardo il nostro memorandum).

Alla base della possibilità di interventi sull’aria e sull’acqua, ma anche sul suolo, sui rifiuti e su tutti i temi ambientali c’è la conoscenza: i cittadini informati hanno consapevolezza dei problemi e sono più attenti e disponibili ad adottare pratiche virtuose.

Perché come dice José Saramago: “Non c’è un altro mondo, difendiamolo prima che questo finisca”.

Memorandum propositivo per il PLIS Est delle Cave

Il PLIS Est delle Cave nasce nel 2009 per far sì che nelle aree dell’Est Milanese dei comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco, Cologno e Vimodrone, così pesantemente interessate dall’attività di escavazione da costituirne l’elemento connotativo e densamente urbanizzate e infrastrutturate da reti viarie ed energetiche, si potessero realizzate connessioni sovracomunali di continuità ecologica Nord-Sud all’interno di un contesto di tutela paesistico ambientale.

Obiettivo sinora mancato perché l’attività estrattiva continua ad essere elemento di pesante condizionamento ambientale, il consumo di suolo dei comuni interessati non è diminuito ed i vincoli sono solo quelli legati agli strumenti urbanistici di ciascun comune.

I PLIS si sono dimostrati uno strumento di tutela debole per le aree coinvolte che restano esposte e subordinate al variare della pianificazione locale, la loro gestione dipende da forme pattizie di natura amministrativa fra comuni (convenzione o consorzio), sono privi di personale dedicato e funzionano grazie a personale di provenienza interna agli enti locali coinvolto solo a tempo parziale.

A queste debolezze strutturali non fa eccezione il PLIS Est delle Cave che, per di più, ha avuto un iter amministrativo lungo e che vede ancora in fase di discussione la variante della convenzione di gestione.

Dieci anni di parco
A dieci anni dalla sua istituzione il PLIS Est delle Cave risulta privo di una sua identità e riconoscibilità: se venisse effettuato un sondaggio emergerebbe che solo un’esigua minoranza della popolazione è a conoscenza dell’esistenza del parco, ancora meno ne saprebbe indicare i confini e gli elementi di rilievo ambientale. Di fatto l’unica area caratterizzata da una propria riconoscibilità e fruibilità è il parco Increa, una ex cava che dopo un lungo iter di ripristino è diventata un parco.
Il parco Increa è l’emblema di ciò si dovrebbe fare nel PLIS Est delle Cave: quelle che erano cave di ghiaia e sabbia di proprietà privata sono diventate aree di proprietà pubblica trasformate in parco grazie alle prescrizioni introdotte dalla normativa regionale del 1982 che assume la necessità del recupero ambientale in relazione all’attività estrattiva.

Il passaggio fondamentale è quindi la restituzione ad un bene ambientale – la cava – considerato ed usato come merce, la valenza collettiva di bene comune, attraverso l’attribuzione della funzione sociale di parco. Inoltre è opportuno sottolineare come tale percorso implichi la mobilitazione da parte dell’Amministrazione Comunale di adeguate risorse economiche e di governance necessarie al perseguimento degli obiettivi (il comune di Brugherio ha posto il parco al centro di numerose iniziative ed investe per la sua manutenzione più di 100.000 euro l’anno).
Ma il parco Increa di Brugherio è rimasto un episodio isolato, dal momento che il parco degli Aironi a Cernusco per il quale era stato intrapreso un percorso analogo, ha una manutenzione sporadica ed è al centro di un progetto di ampliamento del contiguo centro commerciale Carosello che ne vedrebbe ridotta la superficie e modificata la funzione.
Gli unici interventi previsti per PLIS sono legati alle prescrizioni di recupero delle aree estrattive, persino le proposte del Programma Pluriennale degli interventi del 2014 sono rimaste quasi del tutto inattuate, così come non si è colta l’opportunità di presentare osservazioni al nuovo Piano Cave di Città Metropolitana in relazione agli ambiti estrattivi ATEg23 e 24 che si trovano nel PLIS EST delle Cave nel comune di Cernusco in modo da limitarne i milioni di metri cubi previsti in estrazione. Perché le cave erano e rimangono “autentiche ferite del territorio” la cui esistenza all’interno di un parco è in contraddizione con le esigenze di tutela e salvaguardia che lo contraddistinguono.

Proposte
A fronte di un bilancio così modesto, perché il nuovo Programma Pluriennale degli Interventi non rimanga un inutile esercizio professionale e perché il PLIS Est delle Cave vada finalmente verso l’attuazione degli scopi per cui è stato costituito, è necessario che vengano messe in atto una serie di misure che coinvolgono diversi ambiti:

  1. Urbanistico:
    1. pianificazione urbanistica sovraordinata in relazione a vincoli ed emergenze ambientali che poi deve essere recepita da ciascun comune
    2. l’istituzione di vincoli per le reti minori, sia in relazione al reticolo della viabilità delle strade interpoderali e rurali che al reticolo idrico di rogge e canali.
    3. omogeneizzazione degli strumenti urbanistici delle aree contigue (mosaico del PLIS);
    4. le aree di proprietà pubblica devono essere portate e/o riportate ad avere una funzione sociale,
  2. Economico:
    1. ciascuno dei comuni componenti deve contribuire al bilancio del PLIS con una quota percentuale del proprio bilancio, oltre alle quote già definite da convenzione, in modo da arrivare ad avere risorse adeguate alle finalità ed alle progettualità dichiarate;
    2. nel bilancio del PLIS devono entrare quote dei diritti di escavazione delle cave presenti, come previsto dalla legge regionale per le attività estrattive.
  3. Gestionale:
    1. revisione della convenzione in modo che gli organi gestionali abbiamo personale a tempo pieno, in particolare per gli organi tecnici;
    2. in subordine, riunificazione delle funzioni apicali amministrativa e tecnica in capo allo stesso comune;
    3. istituzione di un sistema di controlli e sanzioni (per l’ambito estrattivo, per la mancata pianificazione, etc);
    4. coordinamento delle attività/iniziative di interesse collettivo;
    5. realizzazione di un portale istituzionale con sezioni dedicate ai diversi aspetti (ambientale, storico, urbanistico, ecc) aperta alla collaborazione con l’ambito del civismo organizzato e delle scuole;
  4. Formazione:
    1. corsi per guardie ecologiche da realizzare in coordinamento con altri parchi in modo da consentire la formazione di personale volontario;
    2. istituzione di laboratori ambientali
    3. percorsi formativi destinati alla cittadinanza sui temi della tutela ambientale

Inoltre occorre definire un piano con una visione guida del ruolo da affidare al PLIS Est delle Cave.

A questo riguardo occorre indirizzarsi verso interventi che mirino alla costituzione di elementi di attrazione e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, vale a dire veri e propri poli di richiamo per le comunità in relazione alle valenze ambientali, paesaggistiche, storiche, naturalistiche ed ecologiche presenti o da implementare.

Tali attrattori, che hanno la funzione di porte di accesso a tutto il PLIS, sono in primo luogo le aree pubbliche a parco che devono essere inserite in un sistema vincolistico sovraordinato agli strumenti urbanistici di ciascun comune. Pertanto occorre pensare al parco Increa, al parco degli Aironi, ma pure alle cave dismesse e da riconvertire ad uso pubblico come le ex cave Gaggiolo e dei Pescatori, come ambiti all’interno dei quali si trovano zone che possono ospitare attività ricreative e sportive leggere insieme ad aree di rilevanza ed interesse naturalistico ed ambientale che devono invece essere oggetto di protezione da forme di disturbo.

I parchi urbani sono inoltre aree privilegiate per la realizzazione di laboratori ambientali all’interno dei quali sperimentare progetti per il miglioramento della qualità dell’aria e della falda idrica condivisi con la cittadinanza. E’ infatti possibile realizzare una rete di monitoraggio della qualità dell’aria con stazioni meteorologiche diffuse (nell’intero territorio del PLIS non ci sono stazioni di rilevamento dell’ARPA), vedi a questo riguardo il progetto di ripristino della stazione meteorologica di Cernusco a cura del nostro comitato. Mentre per il miglioramento della qualità dell’acqua occorre eliminare o ridurre la presenza di inquinanti in falda che, pur essendo noti da tempo, non sono stati ancora bonificati.

Si tratta di spunti di lavoro che offriamo come occasione di riflessione al comitato di gestione perché finalmente il PLIS Est delle Cave diventi elemento di riconoscibilità e caratterizzazione del nostro territorio, non per la presenza delle sue cave, ma per le valenze ambientali presenti.

Infine, ma non ultima considerazione, la realizzazione di tale obiettivo sarà possibile solo attraverso una reale collaborazione con la cittadinanza, elemento questo che esula da qualsiasi vincolo economico di bilancio, ma che attiene alla volontà dei decisori.

Visita al parco Increa – sabato 11 novembre

Dove c’è oggi il parco Increa nella zona Sud Est di Brugherio, c’erano i fertili campi della cascina Increa. La grande cava di sabbia e ghiaia inizia la sua attività estrattiva negli anni ’60, gli anni del boom economico quando centinaia di migliaia di metri cubi di materiali venivano utilizzati per la costruzione delle infrastrutture del nostro paese senza tener conto dei effetti sul territorio di tale attività.

Occorre arrivare alla fine degli anni ’80 perché inizino le prime opere di ripristino e sistemazione ambientale dell’area della Cava Increa che nel 1987 diventa patrimonio comunale. Ma la formazione del parco pubblico, inaugurato nel 1994, è lunga e complicata e viene realizzata  in un arco temporale di vent’anni per i numerosi contenziosi con la società incaricata del recupero dell’area.

Oggi il parco Increa si estende per 330.000 metri quadri ed è una delle aree verdi più estese del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Est delle Cave.

Il Parco Increa comprende grandi aree a prato, zone boschive, percorsi ciclo-pedonali zone relax, due parcheggi, un chiosco bar attrezzato, un anfiteatro all’aperto, un’area giochi con panchine, cestini e fontanelle per l’acqua, un’ampia area cani e zone per le attività ludico-sportive. Inoltre all’ingresso, in zona ombreggiata, sono presenti bagni chimici e una piazzola ecologica per la raccolta dei rifuiti.

Degni di nota il lago, che occupa poco meno della metà dell’area, il roccolo dei tigli nel pratone centrale (recuperati dalla riqualificazione della via Manara), i tre meravigliosi platani lungo il viale dei gelsi, a nord del parco, e per gli amanti delle curiosità, la panchina in plastica riciclata più lunga d’Italia.

Guide d’eccezione nel racconto della cava diventa un parco e delle sue vicende di recupero e manutenzione saranno Marco Troiano, sindaco di Brugherio, e Marco Magni, assessore all’ambiente, sabato 11 novembre 2017 dalle10,00 alle 12,00.

Vi aspettiamo.

Ringraziamo  il sindaco Marco Troiano e l’assessore Marco Magni per la loro disponibilità e per l’occasione che ci danno di conoscere come una situazione di degrado e sfruttamento possa diventare opportunità di ripristino e di valorizzazione del territorio che in questo modo diventa parte identitaria di una comunità.

Cernusco e l’informazione del sito del comune

Le informazioni disponibili sul portale del comune di Cernusco hanno qualche problema di aggiornamento. Meglio, alcune sono aggiornate in tempo reale, come per il comunicato stampa che informa sulla nomina della nuova giunta

 

Per altre, invece, a due settimane dall’insediamento, non sono state ancora aggiornate le pagine di riferimento

Altre indicazioni, come i documenti tecnici di corredo al PGT  (Tavole Sinottiche, Studio Geologico, VAS, Zonizzazione acustica, Erir) riportano un messaggio di errore.

 

Si tratta di elementi importanti, che riguardano l’ambito della rappresentanza e dell’informazione e che dovrebbero essere a disposizione dei cittadini. Perché «la conoscenza deriva dalle informazioni come le informazioni derivano dai dati», come dice la premio Nobel Elinor Ostrom, e quindi uno dei compiti prioritari di un’amministrazione che vuole avere cittadini informati e quindi consapevoli è mettere a disposizione  dati ed indicazioni aggiornate.

Carosello: un altro giro di giostra

 

Carosello: mai nome fu più azzeccato. Quello che fu il primo centro commerciale costruito in Italia nel 1972, allo svincolo Carugate della tangenziale Est, è stato chiamato Carosello dalla Eurocommercial, società olandese che lo ha rilevato nel 1997 e che da qualche anno vuole ingrandirlo, nonostante i vincoli urbanistici dei comuni di Carugate e Cernusco non lo permettano.

Il progetto prevede l’aumento delle superfici commerciali a spese di una porzione grande quanto un campo di calcio del Parco degli Aironi, una cava di inerti dismessa donata dai cavatori al comune di Cernusco il cui lago di risulta è diventato un parco dove nidificano gli aironi, ma in stato di abbandono per mancanza di manutenzione da parte dell’amministrazione. Verrebbero inoltre utilizzate una parte delle aree di parcheggio che si trovano nel comune di Carugateche il cui territorio è ormai “saturo” di centri commerciali.

L’Eurommercial, proprio per superare tali vincoli, aveva chiesto nel 2014 ai due comuni di avviare un accordo di programma in regione. In cambio ci sono un po’ di milioni di euro e la promessa di qualche posto di lavoro.

Sebbene l’accordo di programma preveda che gli interlocutori siano la proprietà, le rappresentanze del commercio e degli utenti e le amministrazioni coinvolte, i sindaci di Carugate e Cernusco hanno preferito far approvare dai propri consigli comunali degli atti di indirizzo (luglio 2014), non necessari al procedimento, ma a  copertura della loro adesione.

L’accordo di programma è però rimasto fermo in regione per due anni, sino al maggio 2016 quando con una forzatura procedurale, Umberto Gravina, sindaco di Carugate, comune capofila ed ormai in scadenza di mandato, ha convocato la conferenza dei rappresentanti, primo passaggio per l’accordo di programma. E’ in questa occasione che il comune di Cernusco si impegna a “conferire 9400 mq all’interno dell’AdP” trasformandoli da edilizia residenziale a verde come mitigazione per i 5000 mq del parco degli Aironi richiesti dalla proprietà per l’ampliamento.

Le elezioni della primavera scorsa hanno segnano però il cambio di giunta a Carugate, segno che il progetto di ampliamento non era affatto gradito alla popolazione e, fra i primi atti di governo del nuovo sindaco Luca Maggioni c’è proprio la revoca dell’atto d’indirizzo votato dal consiglio due anni prima. Segue a ruota anche Cernusco che non può procedere più da sola e quindi la revoca del procedimento iniziato.

Ma la società Eurocommercial non può far cadere il suo progetto di ampliamento: il Carosello deve rendersi più attrattivo per far fronte ad una concorrenza che a poche decine di chilometri di distanza prevede la nascita di un mega centro a Segrate (286.000 mq) e gli ampliamenti di quelli di Cinisello (133.000 mq), Orio al Serio (140.000 mq), Arese (150.000 mq).

Occorre tener presente che Carosello ha pesanti vincoli strutturali: è praticamente circondato e limitato nella sua espansione dalla tangenziale, dalle cave, dalla provinciale. L’unica soluzione per non chiudere è sfruttare le poche aree disponibili: i parcheggi che si trovano sul comune di Carugate e la porzione di parco degli Aironi con affaccio sul lago di cava, che però è di proprietà del comune di Cernusco. Su quest’area il progetto prevede la costruzione di un altro piano dell’immobile, che sarà destinato più che a contenitori commerciali in senso stretto all’intrattenimento ed allo svago degli clienti. La visuale fronte-lago è quindi essenziale, oltre che funzionale, a creare la narrazione di un meraviglioso centro loisir ove sia possibile trascorre piacevolmente il tempo grazie ai servizi disponibili (cinema, ristorante, centro benessere), magari poi passeggiando a piedi nudi sul tetto che gli architetti progettisti hanno trasformato in un prato verde.

E così Eurocommercial presenta una nuova richiesta nel novembre scorso ai comuni di Carugate e Cernusco, che è già stata approvata il 26 gennaio nel consiglio comunale di Carugate e proposta in discussione nel prossimo consiglio comunale di Cernusco previsto per il 1 febbraio.

Cos’è che non funziona in questa storia? Sembrerebbe un buon affare per le amministrazioni assecondare le richieste dell’operatore privato. Un discreto bottino di milioni di euro grazie agli introiti legati agli oneri di urbanizzazione, un flusso di cassa costante per la tassazione annuale sugli immobili, una serie ripristini e recuperi ambientali su aree degradate pagati dal privato, un po’ di studi ambientali sempre pagati Eurocommercial, la promessa di qualche centinaia di posti di lavoro e di iniziative a favore del commercio locale.

In tempi di casse vuote, una vera manna. Se non fosse che il comune di Carugate ha il suo territorio ormai “saturo” di grandi strutture di vendita (Ikea, Leroy Merlin, Decathlon, Bottega verde) che hanno desertificato il commercio interno e la vita sociale della cittadina, ormai tutta rivolta al centro commerciale Carosello. Mentre per Cernusco il parco degli Aironi è appunto un parco, classificato fra i beni indisponibili del comune di Cernusco su cui ci sono precisi vincoli di tutela ambientale.

Il fatto che il parco degli Aironi sia un bene comune destinato alle generazioni future, una risorsa non rinnovabile che verrà consumata in cambio di denaro, scambiato, trasformato in una merce per rispondere agli interessi di breve periodo della classe politica contingente è un argomento messo in disparte ed allontanato con fastidio. Si dovrebbe invece rendere conto ai cittadini dello stato di abbandono in cui versa e rispondere di omessa tutela del patrimonio ambientale.

Colpisce la mancanza di visione della classe politica che si è fatta promotrice di tale scambio per interessi di breve periodo (dieci anni sono un breve periodo rispetto a beni quali il territorio e la qualità dell’aria che andrebbero tutelati per le generazioni future).

Dal punto di vista culturale poi si avalla un’operazione che serve a rendere più appetibile il centro commerciale Carosello come asset finanziario – il cui destino sarebbe segnato rispetto ai colossi che lo circondano – trasformandolo in un centro di svago da riempire ogni fine settimana con decine di migliaia di persone. L’operazione maquillage ha bisogno della veduta sul laghetto perché uno scatolone allo sbocco di una tangenziale fuori dal tessuto urbano non attirerebbe più nessuno: le stesse cose, le stesse marche, le puoi trovare ormai in tutti i centri commerciali del mondo, se vai al Carosello è perché lì sai che potrai passare anche una parte del tuo tempo libero guardando volare gli aironi, fra un film, una passeggiata sul prato verde (da diserbo). Ci si potrà arrivare persino a piedi o in bici dal centro città attraverso la passerella ciclopedonale che scavalca la provinciale e si potrà partecipare ad iniziative tipo “La festa del territorio a Km 0”, vera parodia del patrimonio culturale ed agricolo locale.

Di costi esterni poi non si parla: le ripercussioni sugli inquinanti a causa del traffico di decine di migliaia di auto? Tranquilli, il tesoretto che arriva dall’operazione Carosello serve anche a coprire i costi delle indagini ambientali che per essere veramente attendibili non devono essere pagate da chi è parte in causa, ma essere affidate a soggetti terzi.

Si consumerà un po’ di suolo, quel pezzetto di ex cava, quell’area sfigata al margine Nord della città fuori dal tessuto urbano consolidato, lasciata colpevolmente in stato di abbandono, ma è stato previsto un rimedio: verrà “compensata” con altre aree verdi in misura quattro volte maggiore e con la trasformazione a verde di aree originariamente previsti ad edilizia sociale. Ma non si dice che la compensazione ambientale si farà per aree che andranno a produrre generose plusvalenze perché Eucommercial le dovrà acquistare e che avrebbero dovuto essere acquisite direttamente il comune di Cernusco se avesse voluto integrarle nel costituendo Parco della Martesana.

Non si dice che le aree previste per l’edilizia sociale sono nel tessuto urbano consolidato, mentre le aree del parco per la costruzione dell’ampliamento sono in area suburbana, tradendo così uno dei criteri guida del PGT, la densificazione urbana, che vuole l’aumento della densità edilizia delle aree urbane, proprio per non “consumare” nuovo suolo agricolo e per razionalizzare la vita all’interno della città in termini di servizi pubblici, a partire dai trasporti.

Invece così vedrete come nel giro di pochi anni le aree verdi intorno al Carosello diventeranno catalizzatore di nuovi insediamenti urbani.

Infine, ma non ultima, vale la pena di ricordare la sciatteria o meglio l’arroganza con cui è si è svolto sempre tutto l’iter procedurale: dagli atti d’indirizzo approvati nei consigli comunali privi della documentazione di supporto, ai progetti cambiati nel corso del tempo, alle forzature procedurali, alla mancanza di trasparenza, ai dispositivi copia ed incolla.

Un altro giro di giostra è iniziato.

Le migrazioni parlano di futuro alla festa delle culture

festa culture 19 maggio

Il Futuro è una parola difficile per il nostro tempo e per le nostre società così pervase dal presente e dal contingente da smarrire la capacità di guardare davanti a noi verso il futuro.

Le migrazioni ci parlano, al contrario, di persone in cerca di futuro, piene di voglia di domani per emanciparsi da un presente terribile di guerre e fame.

I migranti guardano all’Europa come la terra della pace e dei diritti, non cancelliamo il loro ed il nostro futuro.

La festa delle culture a Cernusco è da sempre occasione di confronto e dialogo fra mondi diversi che si scoprono uguali. L’incontro di giovedì 19 maggio alle 21 (biblioteca Penati via Fatebenefratelli) ci parla di futuro, e di come le migrazioni siano la sfida per farci uscire dal presente e guardare verso il futuro.

Ne discuteranno insieme Silvia Marrone che si occupa da anni di volontariato internazionale con l’IPSIA ACLI, Valeria Verdolini sociologa del diritto all’università Bicocca e attivista, Livio Neri dell’Associazione studi giuridici sull’Immigrazione.

Ecuo sacco: le dieci regole dalla parte dei cittadini

foto_saccoTra due settimane Cernusco volterà pagina sulla raccolta differenziata. Ma cosa cambierà davvero, con quali obiettivi nel medio lungo periodo? Con quali stime di tempi e costi è stato affrontato questo progetto dal momento che i dati su indicatori di contesto, efficienza ambientale, efficienza economico-gestionale nella raccolta e trasporto non sono noti? I benefici attesi saranno maggiori dei costi?

La prima regola è individuare gli interlocutori e quindi coinvolgere tutti coloro che sono interessati e sui quali il progetto ha ripercussioni. Capire le loro esigenze e cercare di soddisfarle. Nonostante la data di inizio sia stata fissata da tempo e si tratti di un servizio di interesse collettivo, non è stata messa in atto nessuna pratica di coinvolgimento della comunità, neppure a livello sperimentale.

Seconda regola d’oro, stabilire un piano di comunicazione. Pensare che basti un momento di confronto pubblico per comunicare ai cittadini che tra due settimane cambiano le regole del gioco è, come abbiamo già sottolineato, un’ingenuità o una furbizia da parte dell’amministrazione comunale e del gestore del servizio. Non è così che si fa comunicazione e come amministratori dovreste saperlo meglio di noi perché il vostro mestiere è occuparvi della comunità.

Terza regola, sviluppare un piano dei tempi e dei costi. Confidiamo nelle procedure e siamo certi che il piano ci sia. Ma se così fosse, torniamo al punto due, non è stato comunicato e/o non c’è trasparenza.

Quarta regola, procedere per elaborazioni progressive ed imparare dagli errori. Partire con poco e poi man mano, poco alla volta, aggiungere. Cosa vuol dire concretamente? Si poteva prevedere una fase pilota del progetto, individuando una o più zone della città ove si potesse a sperimentare la nuova raccolta dei rifiuti. Questo primo passaggio è fondamentale per capire come mettere a punto tutto il processo, per avere tempo di far percepire il valore dell’iniziativa a tutta la città e stabilire dei meccanismi, premianti e non punitivi, di incentivo alla differenziata.

Quinta regola, sviluppare un vero e proprio piano dei rischi. Poiché si è consapevoli che esiste una fase iniziale nella quale si verificano numerosi abbandoni spazzatura di vario genere in città e persino in quelle limitrofe, non bastano le rassicurazioni tipo “siamo preparati, interverremo con le multe”. Un serio piano dei rischi dovrebbe evidenziare i livelli soglia di criticità in relazione all’abbandono dei rifiuti ed ai tempi di realizzazione degli obiettivi prefissati rispetto ai quali entrano in campo contromisure ed aggiustamenti.

Sesta regola, azioni solidali e positive verso le fasce deboli della cittadinanza. L’amministrazione comunale non è un’azienda e la gestione dei rifiuti è un servizio di interesse collettivo: il progetto non prevede forme di salvaguardia per chi ha redditi bassi, vive condizioni di disagio, disabilità o semplice anzianità. Un Ecuo Sacco Solidale (lo vogliamo chiamare ESS?), con recapito a casa e raccolte mirate e regolate due volte la settimana avrebbero dimostrato attenzione per i problemi della cittadinanza.

Settima regola, regole (!) certe. I cittadini attenti devono essere premiati e quelli che si comportano male sanzionati, ma sulla base di regole certe e sanzioni ben definite e chiare. Non basta dire: andate a guardarvi il Regolamento Comunale per la gestione dei rifiuti (mica tutti hanno internet e poi il regolamento non prevede neppure l’infrazione legata alla cattiva selezione dei rifiuti dell’ecuo sacco), l’amministrazione comunale ha il dovere di indicare i meccanismi premiali e le sanzioni cui i cittadini andranno incontro.

Ottava regola, non mistificare. Una riduzione di un servizio – perché il passaggio da una raccolta due volte la settimana ad una sola è una riduzione di servizio che comporta costi minori per il gestore – non può essere spacciata per una razionalizzazione del servizio.

Nona regola, l’ecuo sacco è una parte, non è tutto il rifiuto. Cernusco ha percentuali elevate di raccolta differenzata, ferme però allo stesso livello da diversi anni, l’ecuo sacco potrà forse segnare la differenza, ma occorre progettare e realizzare insieme ai cittadini un vero e proprio programma verso i rifiuti zero. Quindi ci aspettiamo azioni positive dell’amministrazione comunale che si impegna ad introdurre cestini per la raccolta differenziata nei luoghi pubblici, punti di raccolta dell’olio vegetale anche in città, punti di raccolta del sughero, convenzioni ed accordi con negozianti e supermercati perché si impegnino ad usare imballi di più facile differenziazione.

Decima regola, chi controlla i controllori. Occorre istituire un osservatorio cittadino che valuti l’andamento del servizio, le sue criticità e l’operato del gestore. Tale ambito deve comprendere rappresentanti di tutte le parti coinvolte dal progetto, in primo luogo i cittadini, l’ambito del civismo organizzato, gli amministratori dei condomini, il gestore del servizio, l’amministrazione e, soprattutto, figure di mediazione.

referendum 17 aprile: ricordati la tessera elettorale

referendum_2016DUPLICATO DELLE TESSERE ELETTORALI

Coloro che necessitano di un duplicato della tessera elettorale devono presentare all’Ufficio Elettorale un’apposita domanda specificando la motivazione della richiesta:

• IN CASO DI SMARRIMENTO dell’originale è sufficiente la relativa dichiarazione da compilare sull’apposito modulo di domanda;

• IN CASO DI FURTO, il titolare si deve allegare copia della denuncia presentata al’Autorità di Pubblica Sicurezza
• IN CASO DI DETERIORAMENTO, è necessario allegare alla richiesta l’originale deteriorato.
• IN CASO DI ESAURIMENTO DEGLI SPAZI DISPONIBILI NELLA TESSERA per il timbro di avvenuta votazione, è sufficiente esibire la tessera esaurita.

– Chi ha già compilato il modello per il rilascio della nuova tessera in occasione delle ultime elezioni, può ritirarla presso l’ufficio elettorale.
– Chi invece esaurirà gli spazi in questa tornata elettorale potrà compilare il modello per il rilascio della nuova tessera rivolgendosi al personale comunale che sarà presente presso i seggi.

Per il rilascio delle tessere elettorali l’Ufficio Elettorale del Comune è aperto in via straordinaria:
>Venerdì 15 e Sabato 16 aprile
(dalle 9 alle 18 con orario continuato)
>Domenica 17 aprile
(giorno di votazione, l’Ufficio è aperto per tutta la durata delle operazioni di voto)

>Per qualsiasi informazione o chiarimento:
Ufficio Elettorale – tel. 02/9278290 – 216
e-mail: elettorale@comune.cernuscosulnaviglio.mi.it

(dal sito istituzionale del comune di Cernusco sul Naviglio)

Domande dei cernuschesi sul 17 aprile

REF_17aprile«Io a questo governo ci tengo, ma non mi è piaciuto quando figure istituzionali mi hanno detto di non andare a votare il 17 aprile perché se dei cittadini, o dei livelli di governo, pongono una questione che poi supera anche l’ammissibilità, allora chi rappresenta le istituzioni ne è anche il custode e non può non difendere il diritto di voto» questo il commento che ci ha lasciato una signora sabato scorso al banchetto di volantinaggio al favore del SI al referendum del 17 aprile cui il comitato Bene Comune Cernusco ha partecipato.

Oppure la stretta di mano del signore che ci dice: «sono tanti anni che vivo qui, ma io a Licata ci sono nato e  mi ricordo come era il mare dove andavo a fare il bagno ed ora, a soli dodici chilometri dalla costa sono previsti due pozzi chiamati Cassiopea, insieme al pozzo Argo 2 a poco più di undici. E, oltre ai pozzi, costruiranno pure una serie di oleodotti collegati ad una nuova piattaforma, la Prezioso K, che sorgerà nei pressi della piattaforma Prezioso che c’è già. Voterò SI perché desidero che il mare di Licata torni ad essere quello di un tempo».

E poi ci sono persone che si sono fermate a leggere il volantino per capire meglio il quesito del referendum: perché i giacimenti di petrolio e gas, che sono beni indisponibili dello Stato, sono soggetti a concessione, quali conseguenze implica l’estensione della loro durata sino alla fine del giacimento e cosa significa invece porre dei limiti temporali, quali possono essere le conseguenze economiche ed ambientali se rinunciamo all’estrazione degli idrocarburi.

La domanda più difficile è arrivata da Davide, sei anni, che voleva sapere cosa fosse un referendum.

A queste domande abbiamo cercato di rispondere, a tutti abbiamo detto che è importante andare a votare, perché se a Davide spieghiamo che nella nostra civiltà democratica un referendum serve a far decidere direttamente i cittadini, è importante essere conseguenti, dare il buon esempio e rendere questo strumento efficace ed incisivo.

Eppure a Cernusco siamo in pochi a parlare del referendum del 17 aprile.

A favore del SI, insieme a noi, ci sono l’associazionismo sociale e le associazioni ambientaliste e, sul versante politico, il Movimento 5 stelle. Gli altri esponenti politici locali, con la sola lodevole eccezione del sindaco (a favore del No) non si sono espressi. A nostro avviso conoscere quale sarà scelta sul referendum del 17 aprile dei nostri rappresentanti in consiglio comunale è importante. E’ un atto dovuto e di rispetto per chi li ha eletti.

In attesa che rispondano alle domande dei cittadini, noi del comitato Bene Comune Cernusco vi invitiamo nuovamente a votare SI.

il 17 aprile vota SI

REF_17aprile
Il 17 Aprile 2016 si vota per il referendum che chiede ai cittadini di decidere se vietare o meno il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

Con il tuo voto puoi cancellare la norma che ha esteso la durata della concessione sino all’esaurimento del giacimento.

Il comitato Bene Comune Cernusco è a favore del SI

PERCHE’:

è una scelta che riguarda tutti, non solo chi vive lungo le coste, ma anche noi, cittadini lombardi, perché i giacimenti di idrocarburi sono un bene comune la cui disponibilità deve tornare allo Stato entro un tempo definito e non regalata ai petrolieri senza limiti di tempo

questo voto ci offre l’occasione per definire finalmente la politica energetica del nostro Paese, dando concretezza all’impegno preso a Parigi con la Cop21 di riduzione delle emissioni di anidride carbonica ed abbandono progressivo dei combustibili fossili.

il quesito del referendum riguarda anche il nostro futuro, perchè l’Italia si doti di un Piano Energetico efficiente, investa nelle fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione.

con il tuo SI il nostro Paese può dare un segnale di cambiamento verso un modello di sviluppo che innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e la febbre del Pianeta, per un’economia più giusta e sostenibile.

Il Governo non ha voluto accorpare il Referendum con le elezioni amministrative, sprecando così soldi pubblici per 360 milioni di euro, e lo ha anticipato al 17 aprile, ostacolando così la campagna di informazione verso i cittadini. A questo si aggiunge che alcuni esponenti politici di rilievo si sono espressi per l’astensione, cercando di rendere inutile la consultazione popolare.

Noi invece pensiamo che sia stato un calcolo sbagliato e pericoloso: in tempi di grave disaffezione per la politica è importante che i cittadini facciano sentire la loro voce ed esprimano la propria scelta.

Come sempre, il tuo voto conta davvero. Vota. Vota SI

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