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Variante PGT: privato-pubblico 2:0

L’interesse privato sta per mettere a segno due punti a spese dell’interesse pubblico:

– un campo da baseball e un parcheggio al posto di un’area verde, corridoio ecologico indispensabile per proteggere gli spostamenti della fauna locale

– edilizia convenzionata, originariamente prevista in un’area di pregio, relegata in un’area periferica e a basso valore.

Questo (e altro) prevede la variante al PGT in discussione in questi giorni.

Entro il termine del 14 luglio presenteremo le nostre osservazioni: hai anche tu qualcosa da dire su questo tema? Scrivici a benecomunecernusco@gmail.com, integreremo le tue osservazioni alle nostre.

Per saperne di più leggi gli approfondimenti su benecomunecernusco.it.

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Saluti da Cernusco sul Naviglio

A breve aree preziosissime per la fauna locale che permettono e proteggono gli spostamenti verso altre aree naturali protette, spariranno per essere sostituite da un campo da baseball e da un parcheggio.

Un corridoio ecologico sacrificato per ampliare lo spazio dedicato allo sport a spese di aree verdi e con ulteriore consumo di suolo: secondo noi una diversa soluzione deve essere possibile.

Vuoi saperne di più? Leggi le nostre pillole dedicate alla variante al PGT in fase di approvazione in queste settimane:

La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La variante al PGT in pillole – Via Brescia

La variante del PGT in pillole – Via Cevedale

La variante del PGT in pillole – l’Ampliamento del centro sportivo

Hai anche tu qualcosa da dire su questo tema? Facci avere le tue osservazioni a questa mail benecomunecernusco@gmail.com, le integreremo alle nostre. Abbiamo poco tempo! Il termine per presentarle scade il 14 luglio.

La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La seconda variante al PGT di Cernusco dedica un intero capitolo al PLIS Est delle Cave ed alle variazioni che lo interessano.
Un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) è un’area che si estende nel territorio di vari comuni adiacenti, a cui dovrebbero essere applicate particolari regole per tutelare la naturalità e l’ambiente agricolo, costituendo una fascia verde di separazione tra i tessuti urbani dei vari comuni che lo circondano.
Il PLIS Est delle Cave, condiviso da Cernusco con Cologno, Vimodrone, Brugherio e Carugate, fu istituito nel 2009 per “garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est Milano, dal Parco delle Cascine fino al canale Villoresi, attraverso il Martesana”.
Dicevamo “dovrebbero essere applicate” perché in realtà il sistema delle tutele è molto debole, al punto che uno qualsiasi dei comuni coinvolti può modificarne i confini, per includere o escludere una qualunque area.
E’ quanto sta avvenendo con questa seconda variante al PGT di Cernusco, in cui uno degli interventi più significativi (l’ampliamento del centro sportivo) vede appunto la sottrazione di un’area agricola di più di 20.500 mq al PLIS, cambiandone la destinazione da “parchi e giardini” a “servizi per lo sport” (vedi foto 8.2.3 qui sotto, presa, come le altre, dal documento di Valutazione Strategica della variante).
Un’altra area in sottrazione sarà in Via Olmo (la strada che va a Cologno), dove un rettangolo di terreno, all’altezza della cava Gaggiolo, sarà adibito a parcheggio (vedi foto 8.2.2).
Entrambe queste aree fanno attualmente parte delle “Aree di tutela dei corridoi ambientali” (le frecce verdi che si vedono nelle foto) secondo il documento di Piano delle Regole (art. 17). Tali riduzioni implicano una netta restrizione delle aree che fungono da corridoio ecologico sul margine ovest del tessuto urbano consentendo la connessione diretta con il parco del Molgora, il Parco delle Cascine e il parco Media Valle del Lambro e per via indiretta con altri due parchi regionali vicini Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano.
Si tratta di aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità poiché permettono il passaggio di specie migratrici ma anche gli spostamenti quotidiani di molte specie animali
Proseguendo nell’analisi dell’impatto della variante sul PLIS, si scoprono alcuni aggiustamenti (in sottrazione ed ampliamento) attorno alla piattaforma ecologica in via Resegone e lungo la Provinciale 121, relativamente alla nuova stazione di controllo del metanodotto SNAM.
Il totale delle aree sottratte ammonta alla fine a 37.000 mq, mentre i documenti della variante parlano di un totale di aree proposte in ampliamento per 65.500 mq. Apparentemente, quindi, sembra esserci un aumento della superficie del PLIS di 28.500 mq.

Andando però ad analizzare i dettagli degli ampliamenti, vi si trovano due aree che erano già nella proposta di ampliamento del PGT 2010, ma non conferite poi effettivamente e quindi ci sembrerebbe corretto non conteggiarle una seconda volta, per non mischiare i fatti con le intenzioni.
La prima delle due aree in questione è un triangolo nel Parco degli Aironi (foto 8.2.1), oggetto della prevista espansione del centro Carosello, fortunatamente abbandonata per l’opposizione di cittadini e associazioni (anche la nostra). In totale, 10.000 mq promessi al PLIS dal PGT 2010, ma mai conferiti. La seconda area è una parte del cannocchiale davanti al ex albergo Melghera, che sarebbe collegato al resto del PLIS da un ridicolo corridoio largo 2 metri e costituito dal fosso lungo la Statale 11 (si vede nella foto 8.2.3), fino al confine con Vimodrone: in totale 30.000 mq, promessi dal PGT 2010, ma mai conferiti. Per quest’ultima area, poi, ci si chiede perché venga promessa solo la metà del cannocchiale e non l’intera superficie fino all’ex albergo.
Questi 40.000 mq quindi vengono inseriti nei conteggi per compensare la sottrazione dell’area necessaria all’ampliamento del centro sportivo, ma ci sembra un’operazione scorretta e inutile. Anche perchè tutte queste aree sono già verdi perciò non aggiungono valenza ambientale alla variante parziale; al contrario, la sottrazione di quanto necessario al centro sportivo trasformerà un’area naturale in antropizzata, con una perdita secca di naturalità, oltre ai danni previsti al corridoio ecologico ed alla relativa fauna presente e passante.
In conclusione, ci sembra che la Cernusco “città europea dello sport” non può farsi a spese dell’ambiente, della perdita dell’ecosistema costituito da un grande prato naturale, con la conseguente diminuzione di insetti e definitiva scomparsa di qualche specie animale. Per l’incremento delle strutture sportive, si possono cercare altre soluzioni, meno impattanti sull’ambiente e magari puntando sul recupero di aree abbandonate, che in città non mancano.
Insistere sulle proposte della variante, ci sembra una scelta in netta controtendenza rispetto agli impegni di sostenibilità ambientale assunti nei mesi scorsi anche in consiglio comunale ed agli indirizzi di pianificazione più recenti volti a privilegiare l’incremento e la valorizzazione degli ambiti di naturalità rispetto alle dotazioni di servizi, fossero anche strutture di pubblica utilità, come lo sport.

La variante del PGT in pillole – Via Cevedale

 Eccoci con i dettagli di un altro intervento previsto dal PGT e proposto per una modifica dalla seconda variante in discussione in queste settimane. Siamo a nord di Cernusco (via Cevedale appunto – siamo nel punto V2 della mappa pubblicata qui) e, secondo il PGT vigente (2010 + modifiche del 2012) questo bel campo di mais prima o poi sparirà. La variante introduce alcune variazioni, che non cambiano la sostanza dell’intervento.

Tutti i dettagli nel filmato che segue

A presto con le prossime pillole

 

La variante del PGT in pillole – l’Ampliamento del centro sportivo

Una delle principali variazioni proposte dalla variante n. 2 del PGT riguarda un’area posta sulla sponda Nord della Martesana, incuneata fra il margine ovest del centro sportivo ed i campi agricoli a confine con Vimodrone.

Attualmente è un’area verde, agricola, rientra nel perimetro del parco (PLIS) Est delle Cave, in particolare costituisce uno dei corridoi ecologici di Cernusco, vale a dire un’area che ha la funzione creare una connessione fra habitat naturali posti a Nord e a Sud del suo territorio, isolata da  una  fascia “tampone” rispetto agli ambiti antropizzati circostanti.
Risulta attraversata da un elettrodotto (nella relazione ambientale non è indicato il voltaggio) e ricade nell’ambito di tutela paesaggistica del Naviglio Martesana.

L’area coinvolta ha una superficie complessiva di 20.675 mq (circa tre campi di calcio),  fa parte di un “ambito di non trasformazione” ed ha come attuale destinazione d’uso “parchi e giardini” (Sg4_NP3).

La variante proposta prevede che quest’arena venga destinata all’ampliamento dell’adiacente centro sportivo di via Buonarroti ma i vincoli attuali non lo permettono. Così la variante propone di escludere l’area dal perimetro del parco e trasformarne la destinazione  in “edifici ed attrezzature” connesse a servizi per lo sport (Sv_P2).

Per non ridurre la superficie complessiva del parco e delle aree agricole tale operazione viene fatta  in compensazione: vale a dire che i metri quadri di verde  sottratto in un’area devono venire compensati da almeno altrettanti che possono essere trovati nell’intero territorio del comune in modo tale che il bilancio complessivo sia a somma positiva.

Per compensare la perdita del corridoio ecologico la variante propone di lasciare lungo il Naviglio una fascia di rispetto di 10 m (“per consentire almeno la permeabilità della fauna terrestre”) ed un’altra più a Sud, lungo il margine della statale 11 ed in un’area di fronte all’albergo Melghera.

tutto bene dunque?

Noi abbiamo alcune considerazioni:

1) IMPORTANZA DEI CORRIDOI ECOLOGICI: servono per mettere in comunicazione delle aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità presente, permettendo il passaggio di specie migratrici ma anche spostamenti quotidiani di molte specie animali; il corridoio ecologico che la variante vuole ridurre per ampliare il centro sportivo connette direttamente il PLIS al Parco Agricolo Sud Milano e indirettamente con altri due parchi regionali vicini.

2) SCOMPARSA INSETTI: la trasformazione di destinazione d’uso implica la cancellazione dell’attuale prato naturale. Ciò comporterà come conseguenza la diminuzione di insetti, tra cui insetti impollinatori, fondamentali per l’uomo e molti prodotti alimentari che acquista quotidianamente; queste azioni nei prossimi decenni porteranno il 40% delle specie di insetti conosciute sempre di più verso l’estinzione.

3) SCOMPARSA IRUNDINIDI: in Cascina Gaggiolo nidificano le rondini e, tutto intorno, sono di passaggio rondoni e balestrucci. L’ampliamento del centro sportivo, a cui va aggiunta la conversione dei due campi da calcio in prato sintetico, può significare l’abbandono dei nidi da parte delle rondini, perché diminuiranno le fonti di cibo (insetti) e il materiale primario per i nidi (fango).
Situazione che si è già verificata (con i balestrucci) in seguito alla conversione in sintetico del campo da calcio dell’Oratorio Paolo VI.

4) ALTRI PROBLEMI: queste non saranno le uniche conseguenze, aumenteranno infatti ancora cementificazione, frammentazione di habitat naturali, incremento di traffico e inquinamento.

A nostro avviso, questo non è il momento storico per fare scelte contro gli ecosistemi e la biodiversità, neppure in nome di strutture pubbliche destinate alle attività sportive.

Abbiamo la responsabilità etica di conservare e tutelare il nostro ambiente e gli ecosistemi fintanto che c’è il tempo per farlo.

E bisogna farlo per conservare il parco (PLIS) Est delle cave, un parco sottovalutato dai più che, con le giuste competenze e determinate azioni volte al potenziamento e alla conservazione, potrebbe diventare un’area protetta di interesse naturalistico, luogo di insegnamento, divulgazione e ricerca.

E’ necessario dunque che emergano e vengano fatte conoscere le conseguenze che la variante verrà a determinare con la cancellazione dei vincoli ambientali prodotta dalla trasformazione d’uso dell’area per ampliare il centro sportivo.

Quante rondini, quante api vale un centro sportivo? Sono state valutate le alternative a questa proposta? Qual è l’impronta ecologica, l’incidenza reale dal punto di vista ambientale di questa trasformazione?

a cura di Federico Belloni e Jasmine La Morgia

 

La variante del PGT in pillole

Se volete scoprire cosa accadrà nelle zone di Cernusco evidenziate, seguiteci.
Vi racconteremo cosa prevede la variante parziale del Piano di Governo del Territorio.
Qui trovate la mappa che evidenzia dove sono localizzate le aree oggetto di modifica.

Le aree in grigio sono il tessuto urbano consolidato, in bianco le superfici libere.

Secondo il documento di scoping (2019) la superficie antropizzata risulta pari al 61,42%  (secondo la classificazione DUSAF relativa all’uso del suolo prodotta dalla regione Lombardia e questo valore si riferisce al 2015).

L’unico dato pubblico disponibile per una comparazione si trova nelle valutazioni sul PGT della provincia di Milano ed è del 2012.

 

Secondo tale bilancio nel 2012 k’indice di consumo di suolo per Cernusco era del 60,76% (DUSAF), ma arrivava al 67,42% con il PGT.

Dunque le analisi di corredo alla variante parziale del PGT utilizzano dati fermi al 2015 e quindi fotografano una situazione già superato ormai da cinque anni in relazione all’indice di consumo di suolo e non presentano il monitoraggio di tale parametro come avrebbe richiesto il Rapporto Ambientale che accompagna il PGT.

Non sarà così possibile valutare se le modifiche proposte dalla variante di piano rientrano o meno in obiettivi di consumo di suolo prefissati dall’amministrazione.

 

Facciamo il punto – incontro aperto 14 ottobre 2019

Nell’incontro aperto di lunedì 14 ottobre 2019 alle ore 21

presso la casa delle associazioni, via Buonarroti 59 a Cernusco

presenteremo

e sarà presente una delegazione di cittadini di Vimodrone per illustrare quanto sta accadendo al lago Gabbana, oggetto di un intervento di riempimento con materiali di scavo.

Rigenerazione urbana a Cernusco sul Naviglio: un caso di mistificazione o di incultura

“Oggi a Cernusco sul Naviglio viene aperta al pubblico una struttura privata con due nuovi punti vendita al posto di quello che fu il Super Cash, da oltre vent’anni rudere inutilizzato all’ingresso Nord della città e simbolo – insieme al mai finito Hotel Melghera, all’ex-Garzanti e ad alcune aree di via Torino – della necessità di interventi di rigenerazione urbana su aree industriali da tempo dismesse …”.(21 giugno 2018, post Fb del sindaco Ermanno Zacchetti)

Uno spazio commerciale abbandonato (circa 7000 mq), posto sul margine Nord del tessuto urbano di Cernusco fra due direttrici importanti del traffico cittadino (via Fiume e via Verdi), è stato recuperato realizzando una nuova struttura di vendita – un po’ più piccola della precedente (1000 mq in meno) –  insieme alle consuete infrastrutture di supporto (parcheggio pubblico, nuova illuminazione).

Dal punto di vista urbanistico l’area è classificata dal PGT  vigente come “tessuto urbano consolidato a prevalente connotazione commerciale per interventi di riqualificazione urbanistica, mentre per il precedente PRG era una “zona-mista” *(residenziale-produttiva), formula che il linguaggio urbanistico usava per descrivere quelle realtà socio-economiche in cui gli opifici erano contigui alle abitazioni.

Il Sindaco Ermanno Zacchetti ha definito questo intervento come “rigenerazione urbana su aree industriali”.

In realtà non siamo in un’area industriale ma dentro il tessuto urbano consolidato; né si tratta di una rigenerazione quanto di una ristrutturazione edilizia, cioè “insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”. Inoltre l’area d’intervento è circoscritta e la destinazione d’uso è rimasta sostanzialmente invariata.

Non è (solo) un problema di distinguo fra termini tecnici. La sostituzione lessicale nasconde sempre qualcosa di più profondo.

L’enfasi con cui l’intervento viene presentato dal sindaco Zacchetti  appare inappropriata: se si considerano i 10 ha. complessivi del comparto, si tratta di un micro-intervento, enucleato da tutto il resto.

La definizione di “zona a prevalente connotazione commerciale” è ambigua poiché consente comunque destinazioni d’uso contrapposte e coesistenti fra residenziale, commerciale e produttivo. In assenza di una visione complessiva che tenga conto dei consumi di suolo e delle esigenze della comunità, potrebbero essere realizzati interventi, ex novo o su immobili ristrutturati, volti ad estendere gli ambiti commerciali, così come quelli residenziali.

Il PGT lascia quindi numerosi elementi di discrezionalità, specie se le trasformazioni intervengono su singoli lotti e non su ambiti di macro-interesse.

Emblematico e singolare è che fino a qualche mese fa sulle recinzioni del  vecchio “Supercash” campeggiava un cartello con palazzine abitative-residenziali, segno del cambiamento di programmi e progetti da parte della proprietà e della conseguente sostituzione nell’iter autorizzato dei volumi di residenziale con volumi di commerciale. Operazione legittima, ma che è un preciso indicatore di mercato rispetto al quale l’amministrazione non ha svolto alcun ruolo di indirizzo.

E’ possibile che, a fronte di un mercato residenziale saturo e caratterizzato da invenduto, si preferiscano investimenti immobiliari nell’ambito commerciale, rispetto ai quali occorrerebbero però precise valutazioni sull’entità dei costi esterni che ricadono sul territorio comparata con quella relativa al residenziale.

Nel recente passato sono stati realizzati interventi di vera riqualificazione, come la riconversione a residenziale delle vicine aree di via Pasubio, che costituisce il riferimento di un ritrovato equilibrio urbanistico, ben diverso dal disordine urbanistico delle vecchie “zone miste. Tale positiva sperimentazione sembra oggi abbandonata.

Che significato può avere una minore copertura di mille mq. a fronte del possibile incremento di altre migliaia e migliaia di superfici commercialinella stessa zona? Gli orari di rifornimento limitati per arrecare meno disturbo sono davvero poca cosa di fronte all’introduzione di un ulteriore elemento di polarizzazione del traffico. Così come i pali della luce di nuova generazione per le vie pubbliche non possono essere considerati un indennizzo sufficiente. Ed è del tutto improprio spacciare per parcheggi pubblici quelli che in realtà sono parcheggi privati funzionali all’esercizio commerciale.

Infine l’impatto della proliferazione degli esercizi commerciali sui negozi di vicinato non sembra essere un elemento sufficientemente valutato rispetto alle ripercussioni socio-economiche che determina sulla composizione della comunità cittadina.

E tutto questo senza alcuna statistica sul concesso edilizio, senza alcun dato relativo ai consumi di suolo, ai volumi previsti/concessi/realizzati, informazioni indispensabili a qualsiasi elemento di pianificazione e che l’Amministrazione Comunale non divulga dal 2011.

Senza questi elementi non è possibile valutare quali e quante siano le destinazioni “prevalenti” e quelle “minoritarie”, ripresentando così in modo ben più profondo il conflitto delle “zone miste”.

Ciò che si può dire comparando gli unici dati disponibili sul consumo del suolo  (vedi rapporti ISPRA) è che a Cernusco c’è stato fra il 2014 ed il 2015 un incremento del 7% annuo di consumo di suolo e, quindi, avendo raggiunto ormai indici edificatori limite con pesi insediativi residenziali insopportabili, l’unica soluzione per garantire continuità agli oneri concessori sia favorire il commerciale come sostitutivo del residenziale. Quest’ultimo per di più  fuori dalla veridica dei parametri sulla capacità insediativa del P.G.T.

Si tratta diun deficit culturale dirompente, frutto di strumenti urbanistici miopi che non sanno coniugare il vero significato della gestione del territorio con la tutelaPaesaggio e della conservazione dei beni comuniper le future generazioni.

A normative tecniche sempre più complesse ma non che affrontano l’insieme, bisogna contrapporre e pretendere una pianificazione di più ampia scala temporale e spaziale, non basta il singolo progetto isolato dal resto del contesto, soprattutto nelle zone con destinazioni “prevalenti-miste”.

Solo così si potrà parlare di “rigenerazione urbana”, che è quindi molto diversa da quella di cui parla il  sindaco di Cernusco.

Ma è un tema culturale, prima che urbanistico. Il sonno della cultura produce disastri.

a cura di Sergio Pozzi e Jasmine La Morgia

*Nota: Nelle “zone-miste”, ora anacronistiche, per oltre cinquant’anni dal dopo guerra fino alla soglia del nuovo millennio, la laboriosità lombarda ha sviluppato quell’artigianato manifatturiero che è stato fattore cardine di crescita economica e tecnologica, di concorrenza e dinamicità, evoluzione testimoniata anche dal passaggio da ambienti di lavoro quali baracche, cantine e tettoie a vere e proprie officine.

 

Consumo di suolo a Cernusco

I dati più recenti sul consumo di suolo a Cernusco si rilevano dalle tabelle ISPRA e sono sconcertanti: fra il 2014 ed il 2015 il consumo di suolo è aumentato di quasi il 7%, passando dal 42,3  del 2014 al 49% del 2015. Nel 2016 la percentuale è stata del 49,02%, con un incremento dello 0,2%.

fonte: dati sul consumo di suolo ISPRA

Sono valori comunque diversi dall’unico dato ufficiale disponibile che risale al 2012 relativo al parere sul PGT della giunta provinciale, dove l’indice di consumo di suolo è del 67,42%.

Negli anni scorsi il comitato Bene Comune Cernusco ha chiesto più volte che venissero comunicati i dati relativi al consumo di suolo, anche attraverso il censimento del cemento del Forum Salviamo il Paesaggio di cui BCC fa parte, ma l’amministrazione comunale di Cernusco non ha mai risposto.

E’ arrivato il momento della trasparenza , specie su un elemento così importante di valutazione della qualità ambientale.

Qual è  oggi l’indice di consumo di suolo di Cernusco? qual è stata la sua evoluzione negli ultimi 5-10 anni?

Lo chiediamo al sindaco Ermanno Zacchetti, all’assessore al Territorio Paolo Della Cagnoletta, all’assessore all’Ambiente Daniele Restelli, perché diano finalmente seguito a questa richiesta di trasparenza.

Effetto parco

Da qualche settimana il comitato Bene Comune Cernusco rileva anche nella nostra città, ove non è presente una centralina dell’ARPA, valori di polveri sottili elevatissimi. Eppure le misure effettuate nel pomeriggio di sabato, nel corso della manifestazione “Uniti per il parco degli Aironi” con il rilevatore del comitato hanno evidenziato una brusca caduta dei valori delle concentrazioni di polveri sottili passando dal centro cittadino all’interno del parco.
Le misure sono state effettuate sulle sponde del lago e lungo i sentieri interni al parco nel corso della manifestazione a tutela del parco degli Aironi promossa dalle associazioni e comitati di Carugate e Cernusco contrari all’ampliamento del centro commerciale Carosello insieme a numerosi esponenti politici locali e nazionali.
E si nota la netta differenza rispetto ai valori precedenti rilevati nel centro abitato di Cernusco.

Sono numerosi i fattori che possono aver influenzato le misure, sicuramente gli alberi del bosco del parco degli Aironi insieme al dislivello di qualche metro dal piano campagna su cui si trova il lago sono elementi utili a determinare un effetto “barriera” rispetto alla dispersione degli inquinanti.
La conservazione degli ambiti naturali, delle aree verdi non urbanizzate è essenziale specie ai confini fra un centro abitato e l’altro proprio per costituire quei corridoi ecologici utili alla connessione degli habitat naturali. Il fatto che una parte del parco degli Aironi possa diventare area di espansione del vicino centro commerciale viene a rompere completamente la funzione per cui era stato concepito – da area estrattiva di sabbie e ghiaie era stato trasformato in un parco pubblico – funzione confermata, anzi rafforzata dai vincoli del Piano di Governo del Territorio di Cernusco che lo considera pure corridoio ecologico.

Ma, al di là dei valori registrati, basta fare due passi sui sentieri per entrare in un’altra dimensione: i rumori del traffico si perdono grazie alla mitigazione acustica realizzata dall’effetto combinato degli alberi e del dislivello, lo specchio d’acqua riflette il bosco piantumato da molti anni, gli aironi volano tranquilli perché ormai sono di casa

Basta alzare lo sguardo e si scopre il nido del picchio oppure abbassarlo e si trovano i funghi, segno di un ambiente ecologicamente evoluto che nessun prato, tipo quello previsto sul tetto del centro commerciale come compensazione ecologica ai metri cubi costruiti, potrà mai uguagliare.
Persino i cestini colmi di rifiuti sono la testimonianza esplicita che il parco è frequentato nonostante la mancata manutenzione e, poiché non si trovano altri rifiuti sparsi in giro, vuol dire che le persone usano i cestini dei rifiuti, ma il servizio di igiene urbana non li raccoglie con sistematicità.
Con l’ampliamento del centro commerciale Carosello il nido del picchio e la garzaia degli aironi non ci saranno più, nessuna delle misure compensative previste dalla proposta di accordo di programma potrà restituirceli. I problemi della viabilità già al collasso con flussi di auto che arrivano sino a 50.000 veicoli al giorno non saranno mai risolti dalle piste ciclabili previste dal progetto.

Il parco degli Aironi è un bene comune e deve essere tutelato, non venduto. I milioni di euro promessi non copriranno mai i costi ambientali connessi al progetto, il patrimonio venduto è perduto per sempre.

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