Category: migranti

Le migrazioni parlano di futuro alla festa delle culture

festa culture 19 maggio

Il Futuro è una parola difficile per il nostro tempo e per le nostre società così pervase dal presente e dal contingente da smarrire la capacità di guardare davanti a noi verso il futuro.

Le migrazioni ci parlano, al contrario, di persone in cerca di futuro, piene di voglia di domani per emanciparsi da un presente terribile di guerre e fame.

I migranti guardano all’Europa come la terra della pace e dei diritti, non cancelliamo il loro ed il nostro futuro.

La festa delle culture a Cernusco è da sempre occasione di confronto e dialogo fra mondi diversi che si scoprono uguali. L’incontro di giovedì 19 maggio alle 21 (biblioteca Penati via Fatebenefratelli) ci parla di futuro, e di come le migrazioni siano la sfida per farci uscire dal presente e guardare verso il futuro.

Ne discuteranno insieme Silvia Marrone che si occupa da anni di volontariato internazionale con l’IPSIA ACLI, Valeria Verdolini sociologa del diritto all’università Bicocca e attivista, Livio Neri dell’Associazione studi giuridici sull’Immigrazione.

Neo Cernuschesi: cambia il volto della città

La nostra società cambia velocemente, spesso senza che ce ne accorgiamo. Le cose sembrano immutabili e invece viviamo in un mondo in continua evoluzione. Cernusco sul Naviglio nell’immaginario collettivo è una cittadina con un peso di migranti o stranieri limitato, tutavia tale constatazione potrebbe essere solo una convinzione non basata su dati oggettivi.

Ad esempio se analizziamo i dati dei neo cernuschesi dal 15 ottobre 2014 al 31 ottobre 2015 possiamo vedere che il 20% dei neo residenti non ha nazionalità italiana: si tratta di una percentuale molto alta considerando che nello stesso periodo sono stati registrati nel nostro comune 1276 nuovi residenti, quindi circa il 3% della popolazione totale. Se andiamo a vedere la composizione di quel 20% una parte significativa è rappresentata da rumeni (4,47%), cinesi (2,98%) e ucraini (1,49%). Interessante anche osservare che circa il 30% di rumeni ed il 26% di cinesi arriva direttamente dal paese di origine.

Questi dati non ci danno un visione completa della realtà ma ci fanno capire che non è immutabile e deve essere osservata e studiata  per capire  dove andiamo e cosa dovremmo fare per prepararci al domani.

Neo Cernuschesi

*Fonte: assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia. Ringraziamo l’assessora Silvia Ghezzi per averci messo a disposizione i dati.

#oggidonoqui: gli aiuti del 12 dicembre

europa politicaErano appena arrivati a Milano e già cercavano sulla cartina dell’Europa appesa su una parete dell’hub della stazione di Milano la rotta migliore per arrivare nel Nord Europa, col dito tracciavano percorsi verso Gran Bretagna, Germania e Svezia. Erano una ventina i profughi di passaggio alla stazione Milano domenica mattina, giovani eritrei, così esili e magri che ti rendi subito conto quanto siano importanti le indicazioni dei volontari che si raccomandano di portare indumenti di taglie piccole. I loro sguardi spauriti, i volti provati e quel loro avvolgersi nei giacconi e berretti anche all’interno erano l’esplicita testimonianza del lungo e terribile viaggio che avevano affrontato per raggiungere quell’Europa che considerano una terra promessa, diventata invece sempre più ostile.
Nell’Europa dei muri, Milano è stata ed è tutt’ora un’eccezione, un esempio internazionale di accoglienza: nei mesi scorsi grazie al lavoro dei volontari e al supporto dell’assessorato alle politiche sociali, Milano ha accolto migliaia di profughi di passaggio verso il Nord Europa.

I flussi, che nel periodo estivo hanno toccato punte di più di mille persone al giorno, si sono ora ridotti a causa della stagione invernale che rende più difficili e pericolose le traversate. Sono cambiate anche le nazionalità, oggi sono prevalentemente eritrei, dal momento che gli iracheni ormai passano dalla rotta balcanica.
Ciascuno di noi di fronte alle terribili immagini di migranti sui barconi o in cammino lungo confini nuovamente segnati da vergognosi muri e filo spinato si è chiesto come fosse possibile e cosa si potesse fare. E la cosa più semplice è raccogliere almeno aiuti, cibo e vestiario. Non cambierà il mondo, ma almeno lenisce per un po’ qualche sofferenza.

#oggidonoqui di sabato 12 dicembre è stata la terza raccolta cernuschese di aiuti per i profughi della stazione di Milano e il CARA di via Corelli promossa da ACLI e Bene Comune Cernusco, cui hanno aderito in quest’occasione le associazioni di Cernuscoaccogliente.

Vorremmo qui ringraziare tutti coloro che hanno partecipato, dal signore che è arrivato con il bagagliaio dell’auto pieno all’inverosimile di viveri, all’anziana signora che ci ha donato il suo piccolo contributo per la colletta con cui abbiamo comprato biancheria nuova per i bambini, scusandosi persino di non poter dare di più a causa del suo bilancio limitato. Vi abbracciamo tutti, grazie ancora.

Un altro grazie va agli splendidi volontari della stazione di Milano e del CARA di via Corelli che tutti i giorni rendono possibile l’accoglienza a Milano. Con il vostro lavoro riscattate l’Europa dei muri e date una concreta speranza di futuro a coloro che fuggono un presente terribile.

Un’ultima cosa riguarda la necessità di andare oltre le buone azioni individuali ed occasionali: Cernusco ha messo a disposizione della Prefettura un’abitazione ove hanno trovato ospitalità quattro richiedenti asilo ed altri posti verranno presto grazie alla disponibilità delle parrocchie. Costituisce quindi un esempio di comunità accogliente in un panorama di amministrazioni che invece rifiutano i profughi. Ma, di fronte a migrazioni che sono da considerare un dato strutturale e non un’emergenza, occorre attrezzarsi di più e meglio: un primo passo è la riapertura dello sportello stranieri del comune ed un’adeguata formazione del personale amministrativo. Tali passaggi erano stati evidenziati nella serata del 24 novembre scorso Accoglienza è conoscenza organizzata dalle associazioni di Cernuscoaccogliente ed erano stati raccolti dalle assessore Silvia Ghezzi e Rita Zecchini, in rappresentanza anche del sindaco. Non lasciamoli cadere.

* qui trovate il link con le foto degli aiuti raccolti e la consegna

L’incendio della guerra si può spegnere

aereoanticendioUn aereo antincendio. “Per spegnere gli incendi della guerra”.
Lo ha costruito Mattia con i suoi Lego e ce lo ha portato sabato mattina insieme agli aiuti messi insieme dalla sua mamma perché ha pensato che i profughi bambini in transito alla stazione di Milano hanno bisogno anche di giocare e sperare che un aereo possa spegnere la guerra da cui sono fuggiti con le loro famiglie.

A Cernusco la seconda raccolta di aiuti per i profughi della stazione di Milano si è svolta sabato 26 settembre organizzata da ACLI e Bene Comune Cernusco e, grazie alla generosità dei cernuschesi, sono stati raccolti più di dieci scatoloni di viveri e prodotti igienici consegnati la mattina seguente al centro profughi del sottopasso Mortirolo a Milano.
Sono arrivati in tantissimi, dal sindaco Eugenio Comincini al piccolo Mattia, in un continuo di mamme, papà, nonni, nonne, ragazzi, segno esplicito che le persone sono sempre migliori di quanto la cronaca ci racconti e che la generosità e disponibilità all’accoglienza sono più diffuse di quanto gli episodi di intolleranza e razzismo ci vogliano far credere.
Per molti di noi è l’unico modo per sentirsi utili in questi giorni in cui l’Europa sembra ripiombata indietro nel tempo con i profughi ammassati alle frontiere, in marcia lungo strade e ferrovie, in fuga su gommoni e barconi. Ma è anche un segnale netto rivolto a chi ha gli strumenti istituzionali e diplomatici per dire loro che occorre mettere in capo iniziative di buona volontà per trovare una soluzione al grande tema delle migrazioni, che non può più essere considerato un’emergenza ma una condizione strutturale di questi tempi.
La comunità cernuschese ha dimostrato grande generosità (agli aiuti si sono aggiunte iniziative di accoglienza diretta dei profughi – una promossa dall’amministrazione e l’altra dalla parrocchia – volte ad ospitare in due appartamenti alcuni profughi) e continua a chiederci di ripetere le occasioni di aiuto. Di più, ci interrogano su cosa ciascuno di noi può fare per le famiglie in transito, per i minori non accompagnati (che sono tantissimi ed i primi a finire vittime di situazioni tremende di sfruttamento), su come si possano concretamente offrire occasioni di accoglienza e/o lavoro, a come si possa parlare nelle scuole dei nostri bambini di profughi, migranti, povertà e guerra.
Noi volontari vogliamo continuare a raccogliere aiuti, ma è chiaro che ormai occorre anche rendere più strutturata la generosità e l’accoglienza attraverso il raccordo con ciò che le istituzioni possono fare. Il nostro appello è che Cernusco diventi la città dell’accoglienza grazie proprio alla collaborazione fra la sfera sociale e quella delle istituzioni. Noi ci siamo.