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La giornata mondiale dell’acqua – 22 marzo 2018

Domani sarà la giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per evidenziare l’importanza dell’acqua e la necessità di preservarla e renderla accessibile a tutti. Il tema di quest’anno riguarda come si possano ridurre inondazioni, siccità ed inquinamento utilizzando soluzioni che già si trovano in natura. 

Il riscaldamento climatico ed il consumo di suolo sono fattori che incrementano eventi estremi come inondazioni e siccità, mentre l’inquinamento delle falde compromette la qualità dell’acqua che beviamo.

Nel nostro piccolo il tema dell’inquinamento dell’acqua che beviamo è sempre stato al centro della nostra attenzione ed attività. A noi si deve la proposta della Carta d’intenti per la qualità dell’acqua, protocollo procedurale fra gestore del servizio, amministrazione ed associazioni volto a garantire a noi cittadini il diritto all’informazione sull’acqua.

Il bilancio dopo quattro anni di questa iniziativa è negativo proprio sul quello che doveva essere l’obiettivo primario: il diritto del cittadino  all’informazione sulla qualità dell’acqua. Di fatto gli elementi conoscitivi per valutare l’andamento degli inquinanti nei diversi pozzi della rete idrica cittadina non sono disponibili, né è disponibile la relazione aggiornata della ATS sul monitoraggio dei pozzi.

fonte: CAP Holding

Sono disponibili solo i valori medi relativi alle case dell’acqua, ove per Cernusco si rileva per il 2017 un valore di Cr pari a 10 µg/l, valore che è nei limiti di legge solo perché lo scorso 6 luglio il ministero della Sanità ha esteso ha prorogato l’entrata in vigore delle modifiche all’Allegato I del D.Lgs. 31/2001 al 31.12.2018  che stabilisce limiti più stringenti di concentrazione massima per il Cromo esavalente nell’acqua dei nostri acquedotti (di fatto molti dei pozzi di Cernusco, sarebbero fuori legge).

Avevamo auspicato nel luglio scorso che l’informazione per i cittadini sulla qualità fosse uno dei criteri guida della nuova amministrazione, in autunno in un incontro con l’assessore all’ecologia Daniele Restelli abbiamo di nuovo fatto presente questo tema, ma ad oggi rileviamo che non c’è nessuna iniziativa in campo da parte dell’amministrazione.

L’inquinamento da Cromo interessa da decenni interessa il nostro acquifero, eppure non è stato ancora affrontato il tema della bonifica delle aree da cui arriva né sono stati adottati per i pozzi quei dispositivi per l’abbattimento del Cromo a valori più bassi usati in altre città (vedi Brescia). Le amministrazioni interessate dal problema dovrebbero far pressione insieme perché finalmente si intervenga per la bonifica.

Speriamo che domani in occasione della giornata mondiale per l’acqua venga almeno pubblicata sul portale dell’amministrazione la relazione aggiornata della AST.

Vedi alla voce Cromo per le case dell’acqua di Cernusco

fonte: portale isituzionale CAP Holding

Valori medi ponderati – I semestre 2016 – case dell’acqua di Cernusco

Come si vede, la concentrazione di Cromo totale, valutata come media ponderata per il primo semestre 2016, è di 13 µg/l.
Qual è la concentrazione del Cromo esavalente? Quali sono i valori aggiornati al primo semestre 2017 della qualità dell’acqua dei pozzi di Cernusco e delle due case dell’acqua?
L’amministrazione chieda al gestore del servizio i valori aggiornati. Acqua ed informazione sono beni comuni da tutelare.

Tangenzialina: una storia tutta sbagliata

Presentazione(*) da scaricare: TANGENZIALINA&C

Una tangenziale serve a dirottare il transito degli autoveicoli fuori dalle zone urbanizzate, può avere due o più corsie per ogni senso di marcia, oppure una sola corsia, come accade a Cernusco, dove il diminutivo tangenzialina indica la strada che alla fine degli anni ottanta venne costruita per creare un collegamento Nord-Sud della città evitando centro abitato. Così vennero usati i campi sul margine orientale e piano piano intorno a quel nastro di asfalto si sono sviluppate nel tempo prima le case e poi la viabilità annessa. Il vecchio vincolo che prevedeva una fascia di rispetto di 100 (cento!) metri venne presto messo da parte ed oggi i risultati sono quelli che avete visto nella presentazione, dove persino la nuova scuola è stata costruita in quello che è uno dei poli di espansione edilizia e viabilistica.

Così per difendersi dagli effetti nefasti del traffico (ci passano migliaia di auto al giorno) sono state realizzate a ridosso delle costruzioni dei rilevati con terra di riporto con funzione di barriera acustica che costituiscono un impedimento strutturale che restringe l’orizzonte di chi abita ai piani bassi delle costruzioni retrostanti. Chi abita lì, vive in trincea.

“É una storia di periferia, è una storia un poco scontata, è una storia sbagliata”

La tangenzialina, così chiamata con lessico edulcorato come se usare il diminutivo ne azzerasse gli impatti, è stata una formidabile occasione di sviluppo urbanistico e consumo di suolo, in barba alle previsioni del PGT che tanto si possono cambiare ed assecondare alla volontà del governo di turno.

Anche il nuovo polo scolastico non fa eccezione: nonostante venga proposto come esempio di edilizia scolastica green, è stato costruito su terreni privati e non pubblici e soprattutto dentro quella che era la fascia di rispetto prevista per la tangenziale e così si ritrova anch’esso circondato da una montagna di terra più alta della scuola stessa e più larga dell’area a prato a disposizione dei bambini (vedi diapositiva 20 della presentazione).  E’ stato cancellato l’orizzonte: i bambini non potranno più vedere i profili del Monte Rosa, del Resegone, della Grigna e dei Corni di Canzo, ma avranno un il prato interno dove giocare.

Alle scelte sbagliate del passato si aggiungono gli errori del presente, scuola e rotonde comprese. Ma si è raggiunto il limite, è giunto il momento di porre un punto, occorre darsi regole più rispettose dell’ambiente e l’occasione delle prossime elezioni offre l’opportunità di valutare chi propone almeno un’inversione di rotta.

*presentazione a cura di Sergio Pozzi che ringraziamo 

 

 

 

 

L’acqua della casa dell’acqua perde trasparenza

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Queste sono le analisi sulla qualità dell’acqua della Casa dell’acqua di via Buonarroti disponibili oggi sul portale di Cap Holding, gestore del servizio idrico, nella sezione destinata proprio alla qualità dell’acqua.

Tale sezione era stata realizzata proprio per rispondere ad uno degli impegni assunti da Cap Holding con la sottoscrizione della Carta d’intenti per la qualità dell’acqua, il protocollo che impegna gestore e comuni ad una informazione puntale e periodica sulla qualità dell’acqua erogata dalla rete idrica.

Come vedete sono riportate solo le analisi microbiologiche, mentre la scheda inviataci Amiacque nel 2014 in occasione dell’inaugurazione della Casa dell’acqua riporta l’analisi completa, sia quella microbiologica che quella chimica con tutti i parametri, Cromo totale compreso.

La Carta d’intenti per la qualità dell’acqua doveva servire a garanzia di maggiore informazione per i cittadini. Abbiamo segnalato in numerose occasione al gestore e all’amministrazione (Cernusco fa da comune pilota al progetto) che la Carta è stata disattesa, anche per quanto riguarda l’informazione sull’acqua emunta dai pozzi di Cernusco. Abbiamo anche sollecitato un incontro con il sindaco e l’assessore all’ecologia, richieste rimaste inevase. La mancanza di trasparenza non è mai una buona presentazione, neppure per chi la copre.

Case dell’acqua: costi ed occasione mancata

dkr_expo2 La DKR è la società che si è aggiudicata l’appalto per la fornitura di 32 Case dell’acqua per l’Expo 2015 al prezzo di 26.000 euro ciascuna (852.145,50:32=26629,54 euro).
Si tratta di chioschetti da cui i visitatori Expo possono rifornirsi gratuitamente di acqua refrigerata naturale e gassata. Analoghe installazioni si trovano ormai in molti comuni della provincia di Milano (anche a Cernusco), con design meno avveniristico, ma di analoga tecnologia il cui prezzo era di 20.980 euro (appalto 2011).

Il design Expo-dedicato ha quindi significato un incremento di circa 5000 euro per ciascuna struttura. Inoltre occorre aggiungere altri 200.000 euro spesi da CAP Holging per il supporto allo sviluppo del progetto sul piano tecnico, della comunicazione e della certificazione di sicurezza del settore alimentare, oltre che i costi della manutenzione del servizio per i sei mesi della manifestazione. Quindi sulle nostre bollette dell’acqua di utenti di CAP Holding peseranno anche tutti questi costi legati all’Expo.

Diciotto delle trentadue Case dell’Acqua dell’Expo 2015 verranno ricollocate in altrettanti comuni della provincia di Milano che hanno partecipato ad un concorso di idee di CAP Holding. Delle restanti 14 non se ne conosce al momento la sorte futura, una volta terminata l’Expo.

Ma un aspetto del tutto trascurato è l’occasione mancata di utilizzare le Case dell’Acqua come palestra di sperimentazione per pratiche di partecipazione cittadina. Alcune scelte possono essere anche onerose per la collettività – e le case dell’acqua, come abbiamo visto, lo sono – se fungono da canale di sviluppo della coscienza civica e crescita del senso di comunità.

Spiace rilevare come il comune di Cernusco abbia perso ancora una volta l’occasione per coinvolgere i suoi cittadini in un progetto di partecipazione deliberativa: in fondo sarebbe costato molto poco presentare alla cittadinanza il progetto di idee del riutilizzo della Casa dell’Acqua Expo nel nostro comune ed indire una consultazione su due o tre opzioni per scegliere dove potesse essere collocata.

Veniamo invece a sapere a cose fatte che finirà in piazza Ghezzi, sulla base di quali criteri si sia arrivati a tale soluzione piuttosto che ad un’altra, non lo sappiamo. Sono però già emerse molte osservazioni di cittadini che hanno sottolineato l’utilità di un distributore di acqua in altre zone della città. Non era necessario un referendum, ma sarebbe stato importante ed utile sperimentare pratiche partecipative per il coinvolgimento dei cittadini cui, in fondo, basta poco per sentirsi utili: far scegliere la collocazione della Casa per l’Acqua alla comunità ne avrebbe in qualche modo sancito anche l’ingresso fra i beni comuni del territorio.

Se poi si fosse voluto strafare, sarebbe stato importante chiedersi se un’altra casa dell’acqua sia veramente utile/necessaria a Cernusco, visto che quella installata lo scorso anno non raggiunge ancora gli obiettivi di erogazione prefissati e, comunque, l’amministrazione per la messa in opera della nuova spenderà come minimo qualche decina di migliaia di euro (30.000 euro per la precedente).

E comunque, torniamo a ripeterlo, senza dati completi sull’analisi dell’acqua dei pozzi di Cernusco, un’altra casa dell’acqua, no grazie.

Casa dell’acqua: il bilancio di un anno

fuoridalcomune0615 E’ l’assessore all’Ambiente Ermanno Zacchetti che dobbiamo ringraziare per aver finalmente divulgato i dati relativi ai litri di acqua erogati dalla casa dell’acqua installata lo scorso anno. Il numero di giugno del notiziario Fuori dal Comune, nel presentare la notizia della prossima realizzazione di una nuova casa dell’acqua in piazza Ghezzi (ne abbiamo parlato anche noi qui), riprende le dichiarazioni dell’assessore che indicano un’erogazione media di 695 l/giorno per il 2014 ed una previsione, presumiamo calcolata sui valori dei primi mesi, di 1.125 l per il 2015.

Sono valori comunque sotto le aspettative di 1500 l/g stimati dall’Ufficio Tecnico del comune in fase progettuale, che quindi hanno bisogno di essere consolidati attraverso una migliore informazione sulla qualità dell’acqua in modo che i cittadini  aumentino il grado di confidenza rispetto alla bontà dell’acqua di rete.

Perché questo sia possibile – non ci stanchiamo di ribadirlo – occorre che siano noti con trasparenza e puntualità i dati relativi alle analisi effettuate sull’acqua dei pozzi di Cernusco, anche per rispondere agli impegni che il gestore ha assunto con il protocollo condiviso Acqua in Comune che prevedeva la divulgazione dei dati analitici rilevati per i pozzi di Cernusco relativi ai principali indicatori chimici e microbiologici per le situazioni di criticità segnalate dall’ASL, in particolare per il cromo.

Segnaliamo inoltre che le cifre sui litri erogati dovrebbero essere riportate nella sezione dedicata all’acqua del portale dell’amministrazione in modo che siano facilmente reperibili nel corso del tempo e non affogate in un articolo del notiziario comunale (per altro non disponibile in rete). Perché si possa distinguere l’informazione sui beni comuni dal marketing politico .

Casa dell’acqua: no, grazie, senza informazione

Presto avremo a Cernusco un’altra casa dell’acqua e sarà un lascito dell’Expo 2015 perché il comune di Cernusco è fra i vincitori del concorso di idee con cui CAP Holding (il gestore del servizio idrico della provincia di Milano) ha deciso di ridistribuire sul territorio le case dell’acqua costruite per l’Expo (per inciso, costate 850.000 euro).

“Le Case dell’acqua non saranno buttate e siamo orgogliosi di dire che il nostro impegno non si esaurisce con Expo”, dice il presidente del Gruppo Cap, Alessandro Russo.

E ci mancherebbe che venissero buttate con quello che sono costate! Riutilizzarle era solo e soltanto doveroso.

Ma torniamo a Cernusco, ove lo scorso anno è stata inaugurato la prima casa dell’acqua (in prossimità degli impianti sportivi di via Buonarroti) che sembra avere incontrato il favore della cittadinanza perché c’è sempre qualcuno che riempe le bottiglie, specie con l’acqua gassata. Però ad un anno di distanza varrebbe la pena fare il bilancio di questa opera, comunque costata 50.000 euro, che era previsto che dovesse erogare almeno 1500 litri di acqua al giorno per coprire i costi dell’appalto della manutenzione.

Qual è stata la risposta della cittadinanza? Senza dati non si può capire se nel corso del tempo è cambiato il gradi di confidenza nei confronti dell’acqua di rete, se i cittadini hanno iniziato a comprare meno acqua minerale perché la crisi ha ridotto i consumi oppure perché si fidano di più dell’acqua che arriva nelle case e casette.

Comportamenti più virtuosi ed attenti alla riduzione della produzione di plastica e dei consumi energici necessari al trasporto delle bottiglie sono importanti, ma occorre ricordare che non c’è motivo per preferire l’acqua delle casette a quella di casa, a meno che non si abbia un problema di tubature, perché si tratta della stessa acqua. Inoltre un aspetto da non trascurare è legato ad eventuali problemi di contaminazione di bottiglie e caraffe che, anche se ben sciacquate, non sono sterili e l’acqua delle casette, come quella del rubinetto, va consumata in giornata o al massimo entro 48 ore.

Pertanto va garantita in primo luogo la qualità dell’acqua di rete, attraverso investimenti sul piano dei trattamenti di depurazione e soprattutto sull’informazione ai cittadini.

A questo riguardo da mesi il comitato Bene Comune Cernusco, che del protocollo Acqua in comune (teso proprio a fornire l’informazione ai cittadini sulla qualità dell’acqua che bevono) è stato l’ispiratore, chiede a CAP Holding la divulgazione dei dati completi relativi all’acqua dei pozzi di Cernusco, così come previsto dal protocollo sottoscritto un anno fa, senza ancora ad ottenere dati diversi da quelli già noti dell’etichetta dell’acqua.

Ricordiamo che i pozzi di Cernusco attingono da un acquifero vulnerabile, soggetto a diversi inquinanti tanto che l’acqua subisce dei trattamenti in tutti i pozzi prima di essere immessa in rete e, per alcuni di essi, ci sono valori troppo vicini a quelli soglia stabiliti dalla normativi. Inoltre nei prossimi anni a causa dell’aumento della profondità di escavazione della cava vicino al centro commerciale Carosello gli studi indicano un aumento del 20% di drenanza verso l’acquifero, aumento che potrà implicare una variazione nei livelli di concentrazione degli inquinanti.

Per questo torniamo a sollecitare il rispetto della Carta d’intenti per la qualità dell’acqua della provincia di Milano sottoscritta un anno fa. Cittadini informati hanno comportamenti più attenti.

Senza dati, ad un’altra casa dell’acqua, preferiamo più informazione. 

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Acqua e informazione – un anno dopo

gocciaFONDOLo scorso 1 aprile siamo stati invitati a partecipare al tavolo di lavoro incaricato di fare il punto sulla Carta per l’Acqua, il protocollo procedurale sull’informazione dell’acqua che arriva nelle nostre case, scaturito da una proposta del nostro comitato.
L’incontro è stato promosso dal gruppo CAP, il gestore del servizio idrico di quella che era la provincia di Milano, ed ha visto riuniti appunto i rappresentanti di CAP (Lorenzo Barilli, Davide Chiuch, Matteo Colle), del Contratto Mondiale per l’Acqua (Rosario Lembo), del comitato Bene Comune Cernusco (Fabio Battagion, Jasmine La Morgia) e di Cernusco, comune capofila del progetto, presente con la responsabile dell’ufficio ecologia (Caterina Streitenberger). Mancavano Legambiente ed i sottoscrittori istituzionali: Conferenza dei Sindaci, presidente della Provincia di Milano e ATO provincia di Milano.
L’assenza dei profili istituzionali ha rappresentato di per sé un limite funzionale, dal momento che mancavano gli interlocutori deputati ad esprimere una valutazione complessiva ad un anno dalla sottoscrizione e a mettere in campo le disponibilità rispetto all’estensione dell’applicazione della Carta ad un più ampio ventaglio di comuni attraverso la messa a disposizione di strumenti concreti per l’adesione.
Il gruppo CAP ha messo in evidenza la profonda ristrutturazione dei portali informativi e l’inserimento in una sezione dedicata delle informazioni previste dal protocollo d’intenti sull’Acqua, segnalandone però lo scarso seguito rilevato in termini di accessi. Pertanto, a loro avviso, la comunicazione sulla qualità dell’acqua va ridefinita in modo da risultare più accattivante e/o di più immediata percezione. Un’ulteriore criticità segnalata è la difficoltà di presentare in modo semplice a profili di utenti con diverso grado e consapevolezza culturale dati ed informazioni di natura tecnico-scientifica.
Analoga segnalazione è arrivata dal comune di Cernusco, che ritiene le informazioni sulla qualità dell’acqua un elemento che finisce per creare confusione e preoccupazione nei cittadini che, a causa del basso grado basso di conoscenza del tema, spesso hanno una lettura non corretta dei dati. Viene comunque ammessa la scarsa evidenza dedicata alla Carta dell’Acqua sul portale dell’amministrazione (la sezione è relegata in una pagina secondaria) e addirittura l’assenza di riferimenti diretti o indiretti alla Casa dell’Acqua, inaugurata a Marzo dell’anno scorso proprio in occasione della firma del protocollo d’intenti sull’acqua, come rilevato nel nostro report.
Il segretario del Contratto Mondiale per l’Acqua ed i portavoce del Comitato Bene Comune Cernusco hanno riaffermato la necessità di recuperare lo spirito della Carta che considera l’informazione parte dei diritti di cittadinanza – così come espresso sin dall’epigrafe del premio Nobel E. Ostrom che l’accompagna – in modo da garantire a tutti i cittadini l’accesso ai dati sulla qualità dell’acqua, secondo quanto previsto dal protocollo. Lo sforzo da fare sarà quindi quello di presentare in modo adeguato l’insieme dei dati e delle informazioni, magari differenziandole in relazione alla maggiore o minore complessità, tenendo presente che l’ambito delle istituzioni ed il gestore hanno precise responsabilità rispetto ad un bene comune qual è l’acqua in quanto soggetti pubblici.
E, poiché la Carta, lo ricordiamo, è nata per sanare un deficit informativo, l’esigenza cui deve rispondere è quella dell’informazione, costituendo una sorta di Freedom of Information Act sull’acqua di rete. Infine, ma non ultima, la necessità di ampliare il numero dei soggetti (comuni ed associazioni): a questo riguardo gli interlocutori istituzionali devono considerare la Carta per l’Acqua un elemento di governance, da inserire nel costituendo profilo della Città Metropolitana in termini di attività di indirizzo, gestionali, regolazione e controllo.
Facciamo quindi riferimento al nostro primo cittadino Eugenio Comincini, perché nella sua veste di Sindaco di Cernusco sul Naviglio, capofila del progetto, vice Sindaco metropolitano, nonché presidente del Comitato di Indirizzo Strategico di CAP Holding, si faccia parte attiva nel promuovere la Carta per l’Acqua e nell’adottare gli strumenti atti a farla funzionare meglio.

La giornata mondiale dell’acqua e la Carta per l’Acqua

wwd2015-logoIl 22 marzo, giornata mondiale per l’acqua, compie un anno la Carta d’intenti per l’Acqua, il protocollo d’intenti nato da una proposta del comitato Bene Comune Cernusco per rispondere all’esigenza dei cittadini della provincia di Milano di un’informazione puntale e periodica sulla qualità dell’acqua che arriva nelle loro case.
Ad un anno di distanza facciamo un bilancio cercando di mettere a fuoco cosa è cambiato, i punti di forza e le criticità da migliorare.

LA CARTA PER L’ACQUA

  • Cosa prevedeva per il gestore

Riassunti dalla triade TAP (Trasparenza, Accountability e Partecipazione), gli impegni per il gruppo CAP implicavano la ristrutturazione entro il 30 luglio 2014 dei portali aziendali in modo da raccogliere ed esporre i seguenti elementi informativi:

  • report annuale sull’andamento del servizio per ciascuno dei comuni serviti;
  • nota sul sistema dei controlli e le norme di riferimento sulla potabilità dell’acqua
  • risultati dei controlli svolti dal laboratorio analisi del gruppo CAP;
  • sintesi dei fatti salienti ed eventuali non conformità riscontrate, possibili situazioni di rischio ed azioni intraprese e programmate;
  • invio trimestrale dell’etichetta dell’acqua.

Completavano il quadro azioni di monitoraggio della gestione del servizio idrico e campagne di coinvolgimento delle associazioni no profit e del civismo organizzato.

  • Cosa è stato fatto ad un anno di distanza dal gestore

Il gruppo CAP ha realizzato nei tempi promessi la riorganizzazione strutturale dei portali internet: ora gli elementi informativi previsti dal protocollo sulla situazione idrica di ciascuno dei comuni serviti sono reperibili in modo chiaro ed agevole.

Segnaliamo però che i dati esposti non rispondono completamente ai criteri concordati nella Carta degli intenti per l’acqua che prevedevano, oltre all’etichetta dell’acqua, la presentazione dei risultati dei controlli svolti dal Laboratorio Analisi del Gruppo CAP comprensivi dei principali indicatori chimici e microbiologici per le situazioni di criticità insieme ad una breve sintesi degli eventuali fatti salienti e non conformità verificatisi, con le possibili situazioni di rischio, le azioni intraprese e gli interventi programmati. Pertanto, almeno nei contesti ove emergano situazioni di criticità, si richiede che se ne rendano disponibili anche i dati relativi dei pozzi coinvolti.

Così come è importante indicare:

–  nella relazione annuale la presenza o meno di non conformità e non solo il numero complessivo delle analisi effettuate.

– nelle relazioni il riferimento temporale dei dati presentati e la fonte da cui sono tratti.

  • Cosa prevedeva per gli Enti locali

Alla Conferenza dei Comuni erano affidate attività di promozione sul territorio della Carta d’intenti per l’acqua attraverso alcune azioni positive:

  • l’inserimento sul portale internet di ciascun comune di almeno un banner o link di rinvio alla sezione “Qualità dell’acqua” del gruppo CAP e pubblicazione della relazione annuale di monitoraggio dei pozzi fornita dalla ASL;
  • attività di diffusione dei dati e campagne di promozione e valutazione della gestione del servizio idrico.

 

  • Cosa è stato fatto ad un anno di distanza dagli Enti locali

Cernusco costituisce il comune pilota del progetto e dovrebbe quindi svolgere il ruolo attivo di capofila ed indicatore del suo andamento. In realtà le indicazioni relative alla qualità dell’acqua sul portale istituzionale risultano ancora di non facile identificazione dal momento che si trovano in una sottosezione del menù principale, sebbene il portale internet sia stato recentemente ridisegnato ed aggiornato. Inoltre, fra i molti banner in home page dedicati alla promozione di progetti specifici, quello dedicato alla Carta per l’Acqua non c’è e spiace così rilevare come nella ristrutturazione del portale si sia persa un’occasione per metterla nella dovuta evidenza.

Suggeriamo poi di dividere il contenuto della sezione dedicata all’acqua in paragrafi di più immediata percezione e segnaliamo la necessità di indicare le fonti di provenienza delle citazioni utilizzate.

Infine è opportuno, a nostro avviso, dare rilevo alla Casa dell’Acqua, inaugurata lo scorso anno, attraverso l’inserimento ad esempio di indicazioni relative ai litri erogati ed al conseguente risparmio di bottiglie di plastica.

  • Cosa prevedeva per le associazioni

Alle associazioni competevano attività di promozione e monitoraggio.

  • Cosa è stato fatto ad un anno di distanza dal Comitato Bene Comune Cernusco

Come comitato Bene Comune Cernusco abbaiamo svolto attività di promozione della Carta dell’Acqua in tutte le occasioni di confronto pubblico (ad titolo di esempio: è stata realizzata una scheda informativa sulla qualità dell’acqua erogata dalla casa dell’acqua distribuita in occasione della sua inaugurazione e in altre occasioni di banchetti pubblici).

Il nostro sito ha una sezione dedicata alla Carta per l’acqua e, compatibilmente, con le informazioni che riusciamo a reperire, cerchiamo di tenere informati i cittadini sulla qualità dell’acqua della nostra città. A questo riguardo abbiamo richiesto più volte, purtroppo senza esito positivo, le analisi relative ad alcuni inquinanti che da tempo interessano alcuni pozzi della nostra città per realizzare un’analisi comparata e valutarne l’evoluzione temporale. Ci auguriamo che nei prossimi mesi i canali di comunicazione dei dati diventino più efficaci.

Proposte

  • Elementi informativi aggiuntivi

Proponiamo alcuni elementi, a nostro avviso, utili a completare il quadro degli elementi informativi sull’acqua

  • Serie storiche delle analisi
  • Situazioni di emergenza: sia sui portali dei comuni che in quello del gruppo CAP andrebbe inserita una sezione dedicata alle emergenze, con i numeri da chiamare e le procedura da seguire in caso di anomalie rilevate dai cittadini per l’acqua di rete. Segnaliamo l’utilità di questo elemento sulla base dell’episodio di contaminazione verificatosi nel comune di Cassina de’ Pecchi: la possibilità di sapere come segnalare situazioni anomale e cosa fare in tali occasioni è un elemento importante nella gestione dei rischi.
  • Nuove adesioni

La Carta per l’Acqua prevedeva l’adesione di altri comuni ed associazioni oltre ai primi firmatari del 21 marzo 2014, ma è rimasto indefinito a chi si dovesse indirizzare la richiesta. Il soggetto ideale può essere l’ATO che, però, lo scorso anno non aveva sufficienti risorse da dedicare a tale scopo. Auspichiamo che nella ridefinizione delle funzioni con l’istituzione della Città Metropolitana sia possibile far riferimento a questo soggetto per la raccolta delle nuove adesioni.

In ogni caso per aumentare il numero dei comuni coinvolti è opportuno utilizzare degli incentivi che rendano l’adesione al progetto accattivante attraverso meccanismi premiali: ad esempio l’istituzione da parte del gestore di un premio da assegnare alle migliori pratiche realizzate nei comuni serviti, alle migliori performance in tema di riduzione dei consumi idrici, alla realizzazione di campagne di informazione.

  • La Carta per l’Acqua e l’EXPO

Il 2015 è anche l’anno dell’Expo di Milano dedicata all’alimentazione e, a pochi giorni dalla sua inaugurazione, ci sembra più che mai opportuno che la Carta di Milano dedicata al cibo in via di definizione tenga conto anche dell’acqua: dalla messa a disposizione di questa risorsa essenziale alla per tutte le comunità, all’impronta idrica legata alle produzioni agricole, alle strategie di consumo responsabile ed informato. Su quest’ultimo aspetto il protocollo previsto dalla Carta dell’Acqua volto all’informazione dei cittadini potrebbe essere utilizzato proprio come riferimento all’interno della Carta di Milano.

l’acqua che beviamo e la carta di Cernusco

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L’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua minerale. Ogni anno ne entrano nelle nostre case 12 miliardi di litri, vale a dire circa 200 litri pro capite. E un italiano su due beve esclusivamente acqua imbottigliata. Sempre uno su due la considera più pura dell’acqua del rubinetto, uno su tre la reputa migliore al gusto, uno su sei dice che è «meno dura». Ma davvero sappiamo che cosa beviamo? E le acque minerali sono migliori dell’acqua distribuita dalla rete idrica? Come se ne valuta la qualità?

Sono passati quattro anni dall’inchiesta de Le Scienze sulla qualità dell’acqua e poco è cambiato da allora. I dati Istat più recenti indicano che i consumi di acqua minerale continuano ad essere elevati: nel 2010 il 61,8% delle famiglie italiane ha acquistato acqua minerale con una spesa media mensile di 19.5 euro. Inoltre gli italiani continuano a non avere troppa fiducia nei confronti dell’acqua del rubinetto: il 30% delle famiglie nel 2011 ha al suo interno uno o più componenti che non la bevono perché non si fidano.

I dati Istat non indagano sulle ragioni della diffidenza, come fa invece l’EPAL (Empresa Portuguesa das Águas Livres, società per azioni a capitale pubblico, di proprietà al 100% di AdP- Águas de Portugal) che nel suo rapporto annuale sull’indice di soddisfazione del cliente riporta come motivi: qualità/sapore (59.1%); preferenza per altra acqua (25%), mancanza di fiducia (4,5%), problemi di salute (4.5%), altri motivi (6,8%). C’è da dire però che la percentuale di utenti EPAL che bevono acqua del rubinetto è del 83,1%, un valore molto lontano dalle percentuali italiane.

Sarebbe interessante anche per l’Italia un’analisi comparativa delle ragioni che spingono a bere l’acqua in bottiglia piuttosto che quella del rubinetto e l’incidenza  della scarsa/carente informazione sulla sua qualità. Lo studio Che cosa sappiamo dell’acqua che beviamo?, realizzato nel 2011 da Cittalia (fondazione Anci Ricerche) per conto di Coop Italia, dà un quadro di riferimento della disponibilità ed accessibilità dei dati sulla qualità dell’acqua presentati sui siti Internet di 184 gestori di acquedotti aderenti a Federutility e sui siti delle amministrazioni locali ai quali queste rimandano per la comunicazione al cittadino. Nella maggior parte dei casi analizzati le informazioni sulla qualità dell’acqua sono così limitate che i cittadini orientano le scelte di consumo sulla base di indicatori soggettivi (gusto, olfatto) piuttosto che sui dati relativi agli indicatori chimici e microbiologici. E Cernusco non fa eccezione.

Per contribuire a sanare questo deficit informativo il comitato Bene Comune Cernusco chiede da tempo a gestore locale ed amministrazione un protocollo procedurale condiviso regolativo dell’informazione sull’acqua distribuita dall’acquedotto locale (il piano per l’acqua). Tale esigenza è stata recepita ed è stato avviato nei mesi scorsi un confronto con CAP Holding ed amministrazione che ha portato alla definizione di un memorandum propositivo. Nell’ultimo incontro dello scorso 15 gennaio CAP Holding aveva presentato una proposta di lavoro, invitando le altre parti coinvolte a far pervenire osservazioni e rilievi entro il 30 gennaio.

Lo scorso 29 gennaio abbiamo inviato a CAP Holding ed amministrazione la nostra revisione della proposta: la Carta per l’acqua, un “quadro di azioni condiviso” dove ciascuna componente assume impegni definiti dalla funzione specifica che attiene all’ambito di appartenenza (istituzioni, gestore, cittadinanza), più vicino agli indirizzi concordati nel memorandum propositivo.

Nella Carta per l’acqua (e se la chiamassimo Carta di Cernusco?) abbiamo inserito i riferimenti valoriali all’acqua come bene comune ed al coinvolgimento delle comunità sull’informazione e gestione dei beni comuni. Fra le azioni positive da intraprendere, il monitoraggio della gestione del servizio idrico attraverso campagne di valutazione basate su indicatori della tipologia consumi idrici dei cittadini e del loro grado di soddisfazione negli confronti del servizio.

La proposta della Carta per l’acqua/Carta di Cernusco è partita dall’esigenza locale di sanare il deficit di informazione sull’acqua che è, però, un dato così comune a molti contesti da assumere valenza più generale, utile a coinvolgere realtà territorialmente più ampie. Con questo spirito ne abbiamo chiesto la valutazione alle associazioni del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ed alle altre associazioni che si occupano di beni comuni.

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