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Ecuo sacco o della democrazia dai rifiuti

asssemblea17052016
Sudditi viziati. Così sono stati considerati gli abitanti di Cernusco perché godono del privilegio della raccolta due volte la settimana dei rifiuti secchi, mentre gli altri comuni serviti dal gestore del servizio di igiene urbana ne hanno una sola. Ma a partire dal 1 giugno, come hanno comunicato insieme il sindaco e l’assessore all’ecologia nell’assemblea convocata mercoledì 17 maggio per informare i cittadini della novità, la raccolta differenziata subirà un cambiamento strutturale con l’introduzione dell’ecuo sacco: alle famiglie verranno distribuiti sacchetti per i rifiuti indifferenziati in numero contingentato, calcolati proprio sulla base di una sola raccolta la settimana.
Far cambiare abitudini ad una comunità è sempre difficile, soprattutto se gli effetti positivi di lungo respiro della modifica non sono ben definiti e se ne percepiscono solo i contingenti aspetti negativi. Per questo sarebbe stato importante rendere partecipe del progetto la comunità cernuschese attraverso un percorso in primo luogo di comunicazione e poi di sperimentazione. Inoltre poiché la gestione dei rifiuti è un servizio di interesse collettivo, sarebbe stato l’ambito ideale di sperimentazione di quelle buone pratiche partecipative che stavano fra le promesse con cui si era presentata questa amministrazione.
Il sindaco ha invece trattato i suoi concittadini da sudditi cui comunicare solo le decisioni prese nel palazzo ed ha dichiarato di non credere affatto alla “democrazia assembleare”. Eppure proprio ad un’assemblea ha fatto ricorso per rivolgersi ai cernuschesi, perché in questo modo – come sanno bene tutti, specie quando le regole le stabilisce chi la conduce – la partecipazione dei cittadini diventa uno sfogatoio privo di incidenza concreta. La differenza fra comandare e governare sta nel modo con cui si assumono decisioni e se l’amministrazione comunale ha fatto ricorso alla democrazia assembleare piuttosto che alla democrazia partecipativa è perché preferisce evitare il percorso definito e regolato di dialettica fra la sfera dei decisori e quella degli altri soggetti coinvolti.
Gli elementi di debolezza del progetto sono emersi chiaramente. A cominciare dal motto “Chi inquina paga” usato (per il momento) come slogan di riferimento per la campagna dall’amministrazione e dal gestore. Le dirette conseguenze di ogni approccio punitivo legato a sanzioni sono sempre che chi ha i soldi inquina quanto vuole; chi fa il furbo non paga mai, nemmeno quando inquina; anche se ne becchi uno che ha infranto le regole, il ricorso favorevole è scontato e alla fine non paga mai nessuno. Meglio sarebbe passare al motto opposto: “chi non inquina viene premiato”: ad esempio, con un’applicazione solo un po’ più evoluta della CEM card si può fare il conteggio dei diversi conferimenti di ciascuna utenza a cui corrispondono poi degli sgravi fiscali o altre forme di incentivi.
Gli amministratori hanno dichiarato che la riduzione del servizio ad una sola raccolta settimanale del secco consente un risparmio di 30 mila Euro (su più di 4 milioni), disagio che sarebbe compensato da un’intensificazione di altri servizi (raccolta con mezzi piccoli nel centro, ampliamento dei giorni di raccolta post festivi, diserbo aggiuntivo). E’ quindi chiaro che non sarebbero i 30.000 euro a far saltare il banco, quanto la mancata omologazione alla scala dei comuni serviti da CEM dell’architettura complessiva del sistema di raccolta che è calibrato su costi di un solo giro ogni sette giorni.
Tale riduzione della frequenza non tiene però conto delle criticità che può comportare la conservazione in casa (o nei locali condominiali) per una settimana di pannolini, pannoloni usati e pure delle lettiere dei gatti. Ci sono categorie di persone con esigenze particolari per le quali occorreva prevedere clausole di salvaguarda con raccolte mirate, oppure – come è stato previsto in altri comuni – modalità diverse per i condomini più grandi. Così come sarebbe stato opportuno prevedere forme agevolate dal punto di vista procedurale e degli oneri urbanistici per l’adeguamento dei locali tecnici dedicati allo stoccaggio dei rifiuti.
Sarebbe stato un vero segnale di attenzione e cura da parte dell’amministrazione comunale. Ora c’è solo una vaga rassicurazione a rifare il punto della situazione fra qualche mese.
Infine, ma non ultime, le forme con cui è stata condotta l’assemblea, ove assessore all’ecologia e soprattutto il sindaco, invece che spiegare ai cittadini la bontà politica ed economica della scelta di un gestore del servizio rispetto ad un altro, si sono messi a discutere del numero di sacchetti, giorni e lettiere di gatto mentre i tecnici CEM facevano da guardaspalle. Così a difendere quella che è una scelta tecnico-operativa del gestore è stato il sindaco, che invece avrebbe dovuto convincere i cittadini della bontà di una scelta politica rivolta alla riduzione dei rifiuti e al miglioramento del sistema di raccolta.
Il risultato è stato l’incapacità di controllare l’ira funesta del pubblico e soprattutto delle signore, cui verrà dimezzata l’igiene domestica, per niente convinti dalle prevedibili e precostituite risposte del sindaco e più interessati agli interventi dei tecnici CEM.
L’ecuo sacco comunque dimostra come si possano attuare o meno buone pratiche di democrazia anche a partire dalla monnezza , un esempio di democrazia dai rifiuti.

Ecuo sacco: le dieci regole dalla parte dei cittadini

foto_saccoTra due settimane Cernusco volterà pagina sulla raccolta differenziata. Ma cosa cambierà davvero, con quali obiettivi nel medio lungo periodo? Con quali stime di tempi e costi è stato affrontato questo progetto dal momento che i dati su indicatori di contesto, efficienza ambientale, efficienza economico-gestionale nella raccolta e trasporto non sono noti? I benefici attesi saranno maggiori dei costi?

La prima regola è individuare gli interlocutori e quindi coinvolgere tutti coloro che sono interessati e sui quali il progetto ha ripercussioni. Capire le loro esigenze e cercare di soddisfarle. Nonostante la data di inizio sia stata fissata da tempo e si tratti di un servizio di interesse collettivo, non è stata messa in atto nessuna pratica di coinvolgimento della comunità, neppure a livello sperimentale.

Seconda regola d’oro, stabilire un piano di comunicazione. Pensare che basti un momento di confronto pubblico per comunicare ai cittadini che tra due settimane cambiano le regole del gioco è, come abbiamo già sottolineato, un’ingenuità o una furbizia da parte dell’amministrazione comunale e del gestore del servizio. Non è così che si fa comunicazione e come amministratori dovreste saperlo meglio di noi perché il vostro mestiere è occuparvi della comunità.

Terza regola, sviluppare un piano dei tempi e dei costi. Confidiamo nelle procedure e siamo certi che il piano ci sia. Ma se così fosse, torniamo al punto due, non è stato comunicato e/o non c’è trasparenza.

Quarta regola, procedere per elaborazioni progressive ed imparare dagli errori. Partire con poco e poi man mano, poco alla volta, aggiungere. Cosa vuol dire concretamente? Si poteva prevedere una fase pilota del progetto, individuando una o più zone della città ove si potesse a sperimentare la nuova raccolta dei rifiuti. Questo primo passaggio è fondamentale per capire come mettere a punto tutto il processo, per avere tempo di far percepire il valore dell’iniziativa a tutta la città e stabilire dei meccanismi, premianti e non punitivi, di incentivo alla differenziata.

Quinta regola, sviluppare un vero e proprio piano dei rischi. Poiché si è consapevoli che esiste una fase iniziale nella quale si verificano numerosi abbandoni spazzatura di vario genere in città e persino in quelle limitrofe, non bastano le rassicurazioni tipo “siamo preparati, interverremo con le multe”. Un serio piano dei rischi dovrebbe evidenziare i livelli soglia di criticità in relazione all’abbandono dei rifiuti ed ai tempi di realizzazione degli obiettivi prefissati rispetto ai quali entrano in campo contromisure ed aggiustamenti.

Sesta regola, azioni solidali e positive verso le fasce deboli della cittadinanza. L’amministrazione comunale non è un’azienda e la gestione dei rifiuti è un servizio di interesse collettivo: il progetto non prevede forme di salvaguardia per chi ha redditi bassi, vive condizioni di disagio, disabilità o semplice anzianità. Un Ecuo Sacco Solidale (lo vogliamo chiamare ESS?), con recapito a casa e raccolte mirate e regolate due volte la settimana avrebbero dimostrato attenzione per i problemi della cittadinanza.

Settima regola, regole (!) certe. I cittadini attenti devono essere premiati e quelli che si comportano male sanzionati, ma sulla base di regole certe e sanzioni ben definite e chiare. Non basta dire: andate a guardarvi il Regolamento Comunale per la gestione dei rifiuti (mica tutti hanno internet e poi il regolamento non prevede neppure l’infrazione legata alla cattiva selezione dei rifiuti dell’ecuo sacco), l’amministrazione comunale ha il dovere di indicare i meccanismi premiali e le sanzioni cui i cittadini andranno incontro.

Ottava regola, non mistificare. Una riduzione di un servizio – perché il passaggio da una raccolta due volte la settimana ad una sola è una riduzione di servizio che comporta costi minori per il gestore – non può essere spacciata per una razionalizzazione del servizio.

Nona regola, l’ecuo sacco è una parte, non è tutto il rifiuto. Cernusco ha percentuali elevate di raccolta differenzata, ferme però allo stesso livello da diversi anni, l’ecuo sacco potrà forse segnare la differenza, ma occorre progettare e realizzare insieme ai cittadini un vero e proprio programma verso i rifiuti zero. Quindi ci aspettiamo azioni positive dell’amministrazione comunale che si impegna ad introdurre cestini per la raccolta differenziata nei luoghi pubblici, punti di raccolta dell’olio vegetale anche in città, punti di raccolta del sughero, convenzioni ed accordi con negozianti e supermercati perché si impegnino ad usare imballi di più facile differenziazione.

Decima regola, chi controlla i controllori. Occorre istituire un osservatorio cittadino che valuti l’andamento del servizio, le sue criticità e l’operato del gestore. Tale ambito deve comprendere rappresentanti di tutte le parti coinvolte dal progetto, in primo luogo i cittadini, l’ambito del civismo organizzato, gli amministratori dei condomini, il gestore del servizio, l’amministrazione e, soprattutto, figure di mediazione.

Ecuo Sacco: più eco e (forse) più equo

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“Ridurre la quantità di rifiuti e sviluppare nel tempo una tariffa più equa”: è l’obiettivo dell’ecuo-sacco, il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti indifferenziati che verrà adottato a Cernusco a partire dal prossimo 1 giugno.

La previsione di CEM Ambiente SpA – società a capitale pubblico che gestisce i servizi di igiene urbana di 49 Comuni dell’Est Milanese, costituita dai Comuni soci, insieme alle Province di Milano e Monza-Brianza – è di arrivare nel 2016 a produrre solo 3.396,28 tonnellate di rifiuto secco indifferenziato.

Purtroppo l’amministrazione non ha ancora reso noti i valori delle quantità di tale rifiuto gestite nel 2014 ed il 2015 dalla Cernusco Verde, elementi importanti che servono come base di valutazione per verificare l’efficacia della nuova modalità di raccolta.

andamento secco_cernuscoAl momento possiamo solo prendere come riferimento l’ultimo dato disponibile del 2013 con 4.708,96 tonnellate: significa una riduzione del 28%. L’assessore all’ecologia Ermanno Zacchetti è più ottimista: la riduzione a suo avviso sarà di più del 50%, tant’è vero che sulla base di questa previsione è stata ridotta nel contratto di servizio la cadenza di raccolta che passa da due volte la settimana ad una sola.

Si tratta di una variazione sensibile della frequenza del servizio di raccolta dei rifiuti indifferenziati (per l’umido rimane la cadenza bisettimanale) che dovrebbe avere ricadute sulla gestione collegata di tale rifiuto. Centrare l’obiettivo di dimezzare le tonnellate di secco dipenderà dalla “bravura” dei cittadini, secondo l’assessore che appunto fa appello al civismo ed alla buona volontà dei cernuschesi.

Introdurre comportamenti (più) virtuosi in senso ecologico non è mai semplice, né immediato, specie quando ci si rapporta con le comunità che tendono ad avere comportamenti conservatori delle abitudini precedenti e sono inclini al cambiamento solo a fronte di effettivi ed evidenti benefici oppure a causa di eventi che causano discontinuità forti (tipo calamità). Per questa ragione appare improvvido lo scarso tempismo – solo un mese prima dell’inizio della sperimentazione – con cui si è iniziata la distribuzione dei rotoli di ecuo-sacchi spettanti alle famiglie (circa uno ogni due settimane) e del tutto inadeguato per tempo e modi l’unico momento di confronto pubblico con la cittadinanza, convocato per il prossimo martedì 17 maggio.  A venti giorni dall’avvio del nuovo servizio pensare che un'”Assemblea pubblica informativa per la presentazione del progetto Ecuo Sacco” basti ad offrire le risposte a tutte le domande che in questi giorni circolano in rete è un’ingenuità oppure un modo calcolato per coprire l’assenza di coinvolgimento (sino a questo momento) della cittadinanza e delle associazioni che si occupano di ambiente e territorio in un progetto legato ad una buona pratica civica.

Ma c’è di più dietro la diffidenza sinora emersa dai commenti in rete: la nuova modalità di raccolta prelude (o preluderebbe), dopo la positiva sperimentazione, ad un servizio di gestione dei rifiuti meno oneroso per i cittadini, meglio, porterebbe a tariffe più eque rispetto alla tassa sui rifiuti.

costo_servizioNel 2013 a Cernusco la spesa per annua per abitante per il servizio di igiene urbana era di 126,83 euro, valore fra i più elevati rispetto a quelli analizzati in uno studio della SDA Bocconi usato come strumento di valutazione dell’adeguatezza del servizio. La CEM presenta un costo di 102,44 euro per abitante all’anno ed ha esposto una previsione per il 2016 di costi per il comune di Cernusco pari a 1.135.510 euro*.

Ma questi sono i grandi numeri cui speriamo si possa presto avere dei riscontri rispetto ai costi degli anni precedenti, ciò che invece ciascuna delle 16.400 utenze domestiche si aspetta è una riduzione effettiva della TARI a fronte di un comportamento virtuoso.

Perché quest’aspettativa non sia solo un’illusione è necessario che l’amministrazione faccia chiarezza rispetto agli obiettivi che si pone il progetto: ad esempio, a fronte di una riduzione del 25% del rifiuto secco entro il primo semestre di sperimentazione, ci sarà una riduzione della TARI del X%. Si può fare: l’ecuo sacco è infatti tracciabile grazie al un codice, inoltre sulla CEM card si potrebbero caricare le quantità di rifiuti selezionati (carta, vetro, plastica, compost**) e così si verrebbe a premiare chi ha comportamenti virtuosi.

Occorre cioè passare da: “se lo butti, ti multo” a “ti premio se mi porti rifiuti ben differenziati”.

Nello stesso tempo è necessario che venga istituito un osservatorio cittadino che valuti l’andamento del servizio, le sue criticità e l’operato del gestore. Tale ambito deve comprendere rappresentanti di tutte le parti coinvolte dal progetto, in primo luogo i cittadini,  l’ambito del civismo organizzato, gli amministratori dei condomini, il gestore del servizio, l’amministrazione e, soprattutto, figure di mediazione.

Senza queste premesse il prossimo anno ci ritroveremo, se va bene, le stesse tariffe, qualche multa, ecuo-sacchetti di plastica costosissimi e non sapremo mai se la nostra attenzione per la raccolta differenziata  sarà servita a far diminuire le quantità di indifferenziata.

*(fonte: TRATTAMENTO RIFIUTI ANNO 2016 – Allegato a relazione di Budget prot. 2446 del 19 novembre 2015)

**a proposito di compost: che fine ha fatto l’impegno del “conferimento gratuito ai privati che dispongono di spazi adeguati, di una compostiera da 300-400 litri” (vedi Cernusco Fuori dal comune – dic. 2015)?

Sociologia dei rifiuti a Cernusco

I dati sulla raccolta dei rifiuti recentemente pubblicati dal comune di Cernusco si riferiscono ad un intervallo temporale significativo (gli ultimi dieci anni) che consente di ricostruire il volto della nostra città proprio a partire dai rifiuti (una sorta di quadro sociologico d’accatto), partendo dall’assunzione che i rifiuti costituiscano uno specchio più o meno fedele della città rispetto ai consumi ed alle abitudini dei suoi abitanti.

E’ chiaro che si tratta di una forzatura e che una lettura basata solo sull’evoluzione temporale degli indicatori quantitativi dei rifiuti e della relativa raccolta differenziata non può essere un’analisi in grado di restituire il profilo sociale della città, ma il nostro tentativo può essere utile ad individuare le aree di criticità di un servizio che riguarda la collettività ed incide sul bilancio cittadino in modo significativo (4.200.000 euro nel 2013).

E serve soprattutto a valutare le strategie possibili perché in una città intesa come “bene comune” si possa arrivare all’obiettivo rifiuti zero.

Popolazione, rifiuti e raccolta differenziata

In dieci anni a Cernusco la produzione complessiva di rifiuti è diminuita del 5,76%, la raccolta differenziata è aumentata di 7,7 punti percentuali, mentre la popolazione ha avuto un incremento a due cifre percentuali (13,29%). Dunque in dieci anni la città è cresciuta ad un ritmo elevato, doppio rispetto a quello della raccolta differenziata, ma è riuscita comunque a contenere la sua produzione di rifiuti.

L’incremento dei costi di gestione dal 2006 al 2014 del servizio è stato invece del 20,36% (mancano i dati del 2004 e del 2005) ma, se viene considerato al netto della rivalutazione percentuale calcolata rispetto al periodo analizzato sull’indice dei prezzi al consumo per famiglie, operai e impiegati, l’aumento è pari all’3,86%.
La percentuale di raccolta differenziata si è collocata, dopo un iniziale trend positivo, intorno ad una media del 62%, comunque al di sotto della soglia critica del 65%, barriera rispetto alla quale per avere incrementi significativi occorrono modifiche strutturali al sistema di raccolta tradizionale.
E’ pertanto utile dare un’occhiata all’evoluzione della tipologia di rifiuti differenziati che sono stati ripartiti in tre categorie in funzione del diverso peso percentuale in tonnellate smaltite.

Rifiuti compresi fra le 100 e 2500 ton.

Solo l’umido, gli scarti vegetali, il vetro e la plastica dai multi materiali vedono un trend positivo, in forte calo carta e cartone, legno, imballaggi misti/Rsu assimilabili (secco).
Si tratta delle categorie di rifiuti che pesano di più in termini di tonnellate di prodotto da gestire e smaltire.fig.2

Rifiuti sotto le 250 tonnellate

In questo gruppo sono i rottami di ferro, il recupero assimilati agli urbani e le apparecchiature elettroniche a subire la maggiore diminuzione, specie a partire dal 2009-2010 (inizio ciclo crisi economica). Crescono di fatto solo le lavatrici.

fig2bis

Rifiuti < 1 tonnellata

Nell’ultima categoria, rifiuti inferiori ad 1 tonnellata, l’olio vegetale subisce un drastico crollo (le famiglie non buttano più l’olio?), le altre categorie hanno un trend evolutivo positivo, anche se più o meno costante nel tempo. Per le pile e l’olio minerale la caduta a partire dal 2012 non sembra indicare un dato strutturale, ma un elemento contingente.

fig3

Considerazioni

Alcuni elementi base che si possono estrapolare dalle tabelle precedenti:
1. Alcune categorie di rifiuti, chiamiamoli per comodità “base” sono in aumento: l’umido, il vetro e la plastica dal multi materiale. Si tratta di rifiuti “facili da riconoscere” e che ormai hanno molti anni di pratica selettiva.
2. La diminuzione di carta e cartone, legno, rottami di ferro, apparecchiature elettroniche a partire dagli anni della crisi è probabilmente correlata alla diminuzione dei consumi e/o ad uno smaltimento diretto per recuperarne i costi di tale materie.
3. Alcune categorie di rifiuti di secondo livello, vale a dire quelli che implicano la selezione selettiva e poi il conferimento diretto da parte dei cittadini in discarica, sono in aumento, segno che l’informazione relativa al loro corretto smaltimento comincia ad essere efficace.

Azioni positive verso una città a Rifiuti zero

Per completare la nostra “sociologia del rifiuto” mancano elementi significativi di valutazione che riguardano le criticità della raccolta nei diversi quartieri, le percentuali e tipologie di abbandono indiscriminato ed i relativi costi di smaltimento.
Stiamo cercando di reperire i dati relativi a questi aspetti perché il nostro obiettivo è un progetto per la nostra città teso all’obiettivo “Rifiuti zero”.
Il progetto implica diversi piani operativi sui quali chiediamo la collaborazione di tutti, istituzioni, gestore del servizio e cittadini rispetto ai seguenti livelli:
– sensibilizzazione e comunicazione
– individuazione delle azioni correttive
– informazione e coinvolgimento dei cittadini
– strategie operative tese a creare abitudini positive e non meccanismi sanzionatori.
– meccanismi di controllo e verifica dell’azione pubblica
– formazione di politiche in materia ambientale

 

Rifiuti: un’analisi dell’andamento negli ultimi dieci anni a Cernusco sul Naviglio

Premessa

All’inizio del 2014 il Comune di Cernusco sul Naviglio ha pubblicato i dati relativi alla gestione dei rifiuti dal 2004 al 2013, dati che consentono di ricavare significative informazioni rispetto all’evoluzione demografica della città, dei suoi consumi e produzione/riciclo di rifiuti.

E’ tuttavia necessario premettere che i dati del Comune non coincidono con quelli pubblicati dall’ARPA Lombardia sul proprio sito web[1]: le differenze riscontrate si riferiscono alla percentuale di raccolta differenziata ed alle singole voci di rifiuti riciclati, probabilmente a causa della diversa valutazione dei categorie di rifiuti (?). Ciò premesso di seguito verranno esaminati esclusivamente i dati pubblicati sul sito web del comune per avere un’unica base dati di riferimento.

I dati della gestione dei rifiuti di Cernusco sul Naviglio

a)     Produzione di rifiuti

La quantità di rifiuti prodotti dai cittadini di Cernusco sul Naviglio è aumentata fino al 2007 per poi avere una decisa inversione di tendenza da quell’anno in poi (figura 1).

fig1

Per valutare tale andamento però è necessario rapportare la produzione dei rifiuti al numero di cittadini residenti

Difatti dalla tabella figura 2 emerge che l’aumento della produzione dei rifiuti è dovuto in buona parte all’aumento della popolazione (nel periodo 2004-2007 l’aumento della produzione pro-capite è stato del 3,5% contro un incremento del 6,6% della produzione totale). La riduzione della produzione totale osservabile dal 2008 in poi viene confermata anche a livello pro-capite con una diminuzione in termini percentuali del 20%.

fig2

La riduzione della produzione dei rifiuti, dovuta alla crisi economica che ha portato ad una riduzione significativa dei consumi, è un aspetto positivo che dovrebbe portare in linea generale ad una una gestione più efficiente dei rifiuti (un volume inferiore di rifiuti da “smaltire” implica e minori oneri.

b)     Raccolta differenziata

Dai dati forniti dal Comune è possibile rilevare un incremento significativo della raccolta differenziata dal 2004 fino al 2011 (figura 3). Tale tendenza si inverte nel corso del 2011 con una riduzione significativa nel 2012 e nel 2013, in questo ultimo anno la percentuale di raccolta differenziata ritorna quasi ai valori 2010 (64,78% contro 64,64%).

fig3

Tale riduzione viene confermata anche dalle classifiche di Legambiente che riporta Cernusco tra i comuni “ricicloni” dal 2010 ma progressivamente in posizioni inferiori rispetto all’anno precedente (dal 665° al 1050° posto in classifica assoluta e dal 104° al 139° nella classifica dei comuni oltre ai 10.000 abitanti).

ricicloni

Estratto dal sito http://www.ricicloni.it

Al fine di comprendere le cause alla base della riduzione della raccolta differenziata è utile osservare le variazioni subite dal 2011 al 2013 delle varie componenti dei rifiuti (tab. 1 e 2). Da un primo esame complessivo (tab. 1) si assiste, negli anni in esame, ad una riduzione significativa dei rifiuti pro-capite con una riduzione ancora più accentuata della raccolta differenziata. La riduzione di quest’ultima però non è bilanciata da una riduzione dei rifiuti indifferenziati che sono rimasti pressoché identici nel triennio considerato:

Tab. 1 – PRODUZIONE RIFIUTI Variazione %
INDIFFERENZIATA (Ton) -0,37%
DIFFERENZIATA (Ton) -5,44%
TOTALE -3,47%
RIFIUTI procapite (Ton) -8,98%
DIFFERENZIATA procapite (Ton) -10,83%

Osservando le varie componenti (tab. 2) che costituiscono la raccolta differenziata si evidenziano situazioni non omogenee:

Tab. 2- DETTAGLI RACCOLTA DIFFERENZIATA Variazione Ton. Variazione %
Imballaggi in carta e cartone (Ton) (152,83) -7,61%
Imballaggi in vetro (Ton) 21,49 1,75%
Imballaggi in plastica (Ton) 1,90 3,89%
Imball misti/Rsu assimilabili (Ton) (134,03) -33,88%
Imballaggi misti/multimateriale (Ton) 19,36 3,25%
Imballaggi plastica da multimateriale 47,74 11,21%
Imballaggi acciaio da multimateriale (10,56) -14,01%
Imballaggi alluminio da multimateriale 0,54 6,76%
Rottami ferro (Ton) (54,48) -24,65%
Legno (Ton) (212,50) -33,14%
Umido (Ton) 56,54 2,28%
Scarti vegetali (Ton) 7,56 0,31%
Pile esauste (Ton) (1,03) -30,65%
Medicinali scaduti (Ton) 0,23 8,71%
Batterie al piombo (Ton) (0,20) -2,13%
Olio minerale (Ton) 0,64 21,48%
Olio vegetale (Ton) (0,45) -6,77%
Frigoriferi (Ton) (8,87) -25,67%
T e/o F (Ton) (2,82) -11,22%
Tubi fluorescenti (Ton) 0,04 2,91%
Pneumatici (Ton) (7,20) -45,45%
Apparecchiature elettron (Ton) (62,46) -56,19%
Lavatrici/Lavastoviglie (Ton) 18,03 17,78%
Macerie (Ton) (67,00) -20,10%
Cartucce toner (Ton) (0,09) -5,12%
Abbigliamento (Ton) (6,06) -26,67%
Altro (Ton) (0,43) -34,52%
DIFFERENZIATA (Ton) (584,65) -5,44%

Dalla tabella emergono positivamente l’aumento della raccolta dell’umido, degli scarti vegetali e delle lavatrici. Di contro si osservano riduzioni significativi nella raccolta di imballaggi in carta, legno e apparecchiature elettroniche. Le cause delle disomogeneità tra una categoria andrebbero approfondite dal momento che alcune categorie di rifiuti sono in aumento (ad esempio le lavatrici/lavastoviglie) mentre altre risultano in forte diminuzione (frigoriferi).

c)     Costo della Gestione dei rifiuti

Diminuzione dei rifiuti prodotti da una parte ed aumento della raccolta differenziata dall’altra implicherebbero una diminuzione del costo della gestione dei rifiuti, mentre si rileva che dopo un periodo di assestamento (dal 2006 al 2008) il costo pro-capite della gestione dei rifiuti è aumentato nel biennio 2009-2010 per assestarsi su valori vicini ai massimi negli anni successivi (fig. 4).

fig4

L’aumento del costo della Gestione dei rifiuti è ancora più evidente se si osserva il costo totale che dal 2006 al 2013 è cresciuto di circa il 20%. Dalla fig. 5 si rileva continuo aumento del costo di gestione dei rifiuti che nel 2013 ha superato i 4 milioni di euro.

fig5

 Considerazioni finali

Dai dati analizzati emerge che, indipendentemente dalle criticità evidenziate nelle singole categorie di rifiuti, la raccolta differenziata si è assestata a livelli leggermente inferiori al 65%. Questa soglia rappresenta spesso un valore limite per i comuni che hanno una popolazione sopra i 10.000 abitanti e che hanno una Gestione[2] dei rifiuti “tradizionale”.

Tale limite tuttavia non è invalicabile e diversi comuni sono riusciti a superarla come ad esempio il comune di Castelfranco Veneto che con i suoi 33.000 abitanti si trova al decimo posto della classifica di Legambiente tra i comuni oltre i 30 mila abitanti (Cernusco è al 139° posto). Infine desta preoccupazione il costo di gestione dei rifiuti che di anno in anno aumenta e che rappresenta quasi il 10% delle uscite totali del comune.

a cura di Francesco Spurio

[1] http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grul/estrifiuti2012.asp

[2] Gestione dei rifiuti deve intendersi la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi la supervisione di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento nonché le operazioni effettuate in qualità di commercianti o intermediari

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