Category: Senza categoria (page 1 of 3)

Gabbanaleaks: vedi alla voce distrazione

Una distrazione. Nient’altro che una distrazione.
Concentrati sul Gaggiolo, l’enorme lago di cava fra Cernusco e Vimodrone e sui problemi del suo ripristino, il “piccolo” lago Gabbana è diventato un dettaglio marginale. Continue reading

#Gabbanaleaks: le cave cessate ed il PLIS Est delle Cave

La cava Gabbana, su cui è in corso un contestato intervento di interramento del lago di cui abbiamo parlato qui, è una delle dodici cave dismesse presenti nel PLIS Est delle Cave (sul territorio di Vimodrone ce ne sono altre tre), secondo quanto si rileva dal catasto regionale delle cave cessate:

La cava Gabbana ha il codice R/441/g/MI, evidenziata in giallo nella tabella.
Nessuna delle cave dell’elenco è stata inserita nel Piano Pluriennale degli Interventi del PLIS Est delle Cave in fase di approvazione da parte dei consigli comunali dei comuni del Parco in questi giorni, né fra gli ambiti di recupero del nuovo Piano Cave di Città Metropolitana approvato lo scorso marzo.
Eppure qualcosa si poteva fare, ma nessuno dei comuni del PLIS (Brugherio fa parte della provincia di Monza e Brianza e quindi non rientra in questo piano cave) né lo stesso PLIS ha inviato alcuna osservazione, né partecipato alla conferenza dei servizi, con la seguente giustificazione:

la competenza sulle attività di escavazione, è di Città Metropolitana e di Regione Lombardia. Con la vigente normativa, i Comuni se pur intervenendo nel processo di formazione del Piano Cave non possono che adeguarsi a decisioni di Enti sovraordinati.

Eppure il comune di Cusago ha ottenuto che la cava ATEg33-C2  posta sul suo territorio venisse stralciata dal piano, proprio grazie alle osservazioni presentate ed alla strenua difesa fatta in conferenza dei servizi dalla sindaca e dal Parco Agricolo Sud Milano che hanno difeso le ragioni di tutela ambientale dell’area rispetto alle esigenze degli operatori del settore estrattivo.  Quindi anche i comuni ed il PLIS Est delle Cave avrebbero potuto richiedere stralci e/o inserimenti in ambiti di recupero, ma non lo hanno fatto.

Per quanto riguarda il nuovo PPI del PLIS Est delle cave abbiamo già segnalato la sua inadeguatezza, non solo nel nostro Memorandum Propositivo abbiamo segnalato la necessità di una progettualità sulle cave dismesse:

Pertanto occorre pensare al parco Increa, al parco degli Aironi, ma pure alle cave dismesse e da riconvertire ad uso pubblico come le ex cave Gaggiolo e dei Pescatori, come ambiti all’interno dei quali si trovano zone che possono ospitare attività ricreative e sportive leggere insieme ad aree di rilevanza ed interesse naturalistico ed ambientale che devono invece essere oggetto di protezione da forme di disturbo.

La cava Gabbana ed il suo lago da interrare costituiscono un pericoloso precedente:

    • d’ora in avanti basterà un permesso di costruire per interrare le cave cessate?
    • il destino dei laghi di cava sarà l’interramento mascherato da rinaturalizzazione?
    • oppure sarà bene pianificare per questi ambiti una visione complessiva che coinvolga tutti i comuni con progetti che ne analizzino prima le caratteristiche ambientali, ecosistemiche e paesaggistiche?

Giriamo queste domande ai sindaci componenti il comitato di gestione, al Presidente ed al Direttore del Parco Est delle Cave che si riuniranno il prossimo 13 novembre.

Il caso Gabbana: la cava, il lago ed il progetto di interramento

1975: ricostruzione e boom economico che avevano caratterizzato gli anni post bellici con l’intenso sviluppo di costruzioni ed infrastrutture sono ormai finiti, ma sul territorio ne rimangono tracce profonde.
L’immagine del 1975 evidenzia una porzione della pianura padana ai margini orientali di Milano fra i comuni di Vimodrone e Cernusco sul Naviglio ove le cave di sabbie e ghiaie sono diventate elementi tipici del paesaggio: un’attività estrattiva forsennata e senza regole che porta via milioni di metri cubi di materiale lasciando ferite profonde. I fronti di cava perfettamente verticali coincidono con i limiti di proprietà, si scava così in profondità da arrivare sino allo sfruttamento dell’ultimo metro utile, come si vede chiaramente nell’immagine per la cava sulla sinistra  che risulta già abbandonata dopo il suo completo sfruttamento ed esaurimento. Le norme regolative dell’attività di cava che impongono metodi estrattivi meno rapaci ed il recupero delle aree post coltivazione arriveranno solo alla fine degli anni 80, così la cava ormai cessata di Vimodrone rimane un lago con sponde altissime il cui destino dipenderà dai proprietari dell’area.

 

Per molti anni sarà un’area dove si svolgevano le attività ricreative del circolo del dopolavoro della Cariplo che ha sede nella contigua cascina Gabbana, un complesso architettonico del XVIII secolo vincolato per le sue emergenze e peculiarità architettoniche ora in stato di abbandono, e che comunque caratterizza la zona cosicché per estensione finisce per identificare anche la ex cava ed il lago di risulta.

 

 

Nel frattempo però vegetazione e fauna si sono sviluppate costituendo un vero e proprio ecosistema, sia pur con i limiti di evoluzione e complessità propri di un ambito artificiale.

Lo scorso anno il nuovo proprietario fa richiesta al comune di Vimodrone di un permesso di costruire per un intervento di “riqualificazione ambientale, mediante riempimento del bacino d’acqua esistente con terra e roccia, installazione temporanea: di pesa a ponte interrata per automezzi, box adibito ufficio/pesatura e basamento per pulizia gomme automezzi”.
Il permesso viene concesso il 31 luglio 2018, la data ufficiale di inizio lavori è di maggio 2019, a luglio alcuni abitanti del palazzo che si affaccia sul lago si accorgono del cantiere a causa del taglio di diversi alberi e della realizzazione della strada ma, solo dopo l’emergere di polemiche sui social, l’amministrazione di Vimodrone puntualizza che l’autorizzazione riguarda “il riempimento della Cava con materiali puliti e il ritorno alla sua naturalità”. Il comunicato stampa non tranquilla affatto i condomini che si attivano per cercare di capire meglio cosa preveda il progetto, anche perché l’area ricade all’interno del Parco Locale di interesse Sovracomunale Est delle Cave.
Proprio in relazione al lavoro che come Bene Comune Cernusco abbiamo fatto sul PLIS siamo stati contattati dagli abitanti di Vimodrone, nel frattempo costituitisi in comitato, ed abbiamo fornito il nostro aiuto nella convinzione che paesaggio, l’aria, l’acqua non stanno nella disponibilità del proprietario dell’area o dell’amministrazione comunale ma, in quanto beni comuni, appartengono alla comunità.
E così viene fuori che i lavori sono iniziati senza gran parte della documentazione richiesta: non ci sono quindi elementi che attestino l’origine e la tipologia dei materiali di riempimento, né il piano di intervento che specifichi le modalità di salvaguardia della fauna presente nell’area oggetto dell’intervento.
Una relazione (datata luglio 2019) compare solo il 1 ottobre, è quindi posteriore all’inizio dei lavori, riguarda solo la fauna ittica del lago e delinea le modalità per interventi di cattura selettiva, ma evidenzia pure le numerose problematiche relative al trasferimento, soprattutto in relazione alla presenza delle numerose specie alloctone.
Nulla però si dice della sorte che toccherà a tutte le altre specie che comunque popolano o gravitano nell’area del lago che ormai è diventato un micro-ecosistema, dagli anfibi ai rettili, agli insetti, all’avifauna legata all’ambiente acquatico e non sino ai mammiferi, specie su cui non sono stati effettuati rilevamenti, né è previsto alcun monitoraggio.

Il riempimento del lago profondo 30 metri con 600.000 mc di materiale comporterà quindi la distruzione dell’ecosistema presente, oltre che una modifica sostanziale del contesto paesaggistico caratterizzato da più di cinquanta anni dalla presenza del lago di cava, elemento che viene evidenziato in tutti gli strumenti urbanistici (dal PGT, al PLIS, al PCTP).
Eppure viene spacciato come intervento di rinaturalizzazione.

600.000 mc in due anni: chissà se l’amministrazione ha fatto il conto di quanti camion al giorno comporti l’interramento, le sue ricadute sul traffico locale e sull’incremento delle emissioni in atmosfera. Un altro elemento legato alle esternalità di cui non si trova traccia nel procedimento autorizzativo.

Così come non si trova alcun riscontro rispetto ai problemi legati al fatto che il lago si trovi in una zona di ricarica dell’acquifero e ad elevata vulnerabilità, elementi che dovrebbero suggerire un adeguato piano di monitoraggio della falda ed un’analisi del potenziale rischio di inquinamento connesso all’immissione nell’acqua di materiali soggetti ad un controllo solo visivo in cantiere.

Nel progetto finale il lago non c’è più, al suo posto ci saranno gli alberi. Rinaturalizzato, dunque.

E qui ci fermiamo per il momento, perché c’è anche un grave problema di mistificazione del linguaggio, che distorce il senso delle parole sino a renderle irriconoscibili.
Alla prossima puntata, perché intanto gli amici del comitato di Vimodrone hanno ottenuto per il prossimo 28 ottobre un incontro con l’amministrazione.

Vi teniamo aggiornati.

a cura di Jasmine La Morgia

Il BOSCO di Cernusco sul Naviglio: una ricerca tutta da scoprire…

Alla discarica di Cernusco sul Naviglio: un rischio intollerabile.

La denuncia dei paradisi fiscali europei e le vicende locali

02/07/2019 Roma,Partecipazione alla presentazione della relazione annuale della AGCM  nella foto il presidente Roberto Rustichelli

Nella relazione annuale presentata lo scorso 2 luglio il neo presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Roberto Rustichelli ha denunciato senza mezzi termini  le “asimmetrie e distorsioni competitive” del mercato europeo, ove alcuni paesi sono diventi dei veri e propri paradisi fiscali:

La concorrenza fiscale posta in essere da alcuni Stati quali,ad esempio, l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Regno Unito è utilizzata, come rilevato dalla stessa Commissione europea, dalle imprese multinazionali per porre in essere forme di pianificazione fiscale aggressiva…

… Gli investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale: l’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%. Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo.

Ma se alcuni Paesi ci guadagnano, è l’Unione europea a perderci, visto che i gruppi multinazionali reagiscono alla concorrenza fiscale localizzando le loro imprese più profittevoli proprio nei Paesi europei.

A questo proposito, l’Italia è certamente uno dei Paesi più penalizzati: si pensi, ad esempio, al rilevante danno economico per le entrate dello Stato causato dal recente trasferimento della sede fiscale a Londra di quella che era la principale azienda automobilistica italiana, nonché dal trasferimento della sede legale e fiscale in Olanda della società sua controllante.

I valori in gioco sono di estremo rilievo: la concorrenza fiscale genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l’anno, con un danno per l’Italia stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno.

Una concorrenza fiscale di cui, di fatto, beneficiano le più astute multinazionali pone le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, ma anche le grandi società la cui proprietà mantiene comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese, in una situazione di grave svantaggio competitivo.

Inoltre, la riduzione degli introiti dovuta agli egoismi di pochi impedisce di abbassare le tasse alle imprese e ai cittadini, anzi spesso impone ai governi che la subiscono politiche fiscali più severe.

E’ dunque chiara la denuncia del presidente dell’AGMC: le società che hanno sede fiscale in paradisi fiscali europei (Olanda compresa) fanno concorrenza sleale a quelle società che mantengono comportamenti fiscalmente etici, sottraggono risorse agli introiti del nostro paese e quindi a tutti noi. Occorre quindi porre fine alle distorsioni del mercato attualmente esistenti, assicurando che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili ed il valore sono generati.

E poiché dovrebbero essere le istituzioni per prime a mettere in atto comportamenti etici e forme dissuasive di quelli sleali, ricordiamo di aver sempre segnalato come sbagliata la posizione delle amministrazioni di Carugate e Cernusco che hanno intrapreso la strada di un accordo  per l’ampliamento del centro commerciale Carosello con una società che ha la sede fiscale in Olanda.

Le parole di Rustichelli oggi sanciscono che avevamo ragione: ci sono costi esterni, concorrenza fiscale sleale e distorsioni del mercato che non sono stati affatto considerato dell’accordo e che invece pesano.

Albero, devi morire

L’ordine è preciso e si rinnova ogni anno: “quell’albero deve morire” e così da cinque anni il povero albero posto alla fine del filare di via Sant’Ambrogio, un bagolaro, viene sottoposto ad un barbaro trattamento col il fine preciso di farlo morire.

Hanno iniziato con la capitozzatura nel 2014, come testimonia questa foto scattata nell’agosto di quell’anno.

Ad ogni primavera il povero bagolaro ributta, cerca disperatamente di continuare a vivere, la sue fronde scomposte che si sviluppano dal tronco segato dicono che lui continua a combattere e non vuole morire.

Ed ogni anno, più volte l’anno continuano a tagliargli i nuovi germogli. Perché accanirsi così contro un albero? Perché tagliare lui solo di un intero filare? Solo lui era malato? Ma se dopo cinque anni di torture non è ancora morto, vuol dire che forse tanto male non stava.

La stessa sorte capita a molti alberi a Cernusco, tagliati a  circa due metri di altezza e poi abbandonati al loro destino. Chi ha deciso la loro sorte? quali erano le patologie che ne hanno segnato il destino?

foto di R. M. Agrati

La stessa sorte capita a molti alberi a Cernusco, tagliati a  circa due metri di altezza e poi abbandonati al loro destino. Chi ha deciso la loro sorte? quali erano le patologie che ne hanno segnato il destino?

foto di R. M. Agrati

Bene Comune Cernusco invierà una richiesta di informazioni ambientali al comune di Cernusco per capire le ragioni di tali interventi dissennati.

 

Le cose da fare: l’acqua

 

Il 22 marzo è la giornata mondiale per dell’acqua.

A Cernusco è passata senza alcuna iniziativa o intervento.

Eppure a Cernusco, senza il decreto con cui il 31 dicembre 2018 la ministra della salute Grillo ha prorogato  sino alla fine dell’anno l’entrata in vigore dei limiti più restrittivi sulla presenza di sostanze inquinanti, quasi tutti i pozzi sarebbero fuori legge per le elevate concentrazioni di Cromo esavalente presenti.

L’amministrazione avrebbe potuto utilizzare questo momento che a livello mondiale pone l’attenzione sull’importanza delle risorse idriche del pianeta per una serie di buone pratiche (proprio quelle cose da fare su cui ci eravamo soffermati a proposito dello sciopero del 15 marzo sull’ambiente).

Alcune indicazioni:

  • aggiornamento della sezione dedicata alla qualità dell’acqua del portale del comune di Cernusco che ora è  un copia-incolla di contenuti ripresi senza citare le fonti e neppure aggiornati (la relazione sul monitoraggio dei pozzi è ferma al 2015);
  • richiesta al gestore del servizio della messa in atto di misure per l’abbattimento del Cromo esavalente nei pozzi che più risentono della contaminazione e relativa informazione ai cittadini del programma degli interventi e definizione degli obiettivi di miglioramento
  • richiesta di verifica al gestore dell’efficienza della rete idrica comunale (perdite percentuali) e definizione degli obiettivi di miglioramento
  • richiesta di verifica al gestore dell’efficienza della rete fognaria comunale al fine di evitare i frequenti allagamenti

Si tratta di azioni concrete che se messe in atto potrebbero migliorare la qualità dell’acqua della nostra città, l’efficienza del servizio idrico e fognario e, non ultima, l’informazione dei cittadini dando seguito a quanto viene dichiarato nel DUP in linea con gli obiettivi del Servizio Idrico Integrato di:

  • favorire la trasparenza delle informazioni sulla qualità acqua come bene pubblico;
  • Con l’obbiettivo di aumentare la trasparenza e la disponibilità dei dati relativi alla qualità dell’acqua proveniente dai pozzi cittadini il Comune continua l’iter approvato con La Carta d’intenti per la promozione della qualità dell’acqua di rete nel territorio della provincia di Milano.

La risposta del Presidente del PLIS Est delle Cave


Spett.li Associazioni
ACEA ONLUS
BENE COMUNE CERNUSCO
FORUM AMBIENTE AREA METROPOLITANA P. ARCO EST DELLE CAVE
LEGAMBIENTE ADDA MARTESANA

In riferimento alla Vostra nota dell’11 febbraio 2018, colgo l’occasione per esprimere i più sentiti ringraziamenti per il lavoro che svolgete volontariamente, per l’interessamento e il sostegno alla mia figura.

Vi comunico che il testo del bando di Fondazione Cariplo, che ho inviato alla struttura tecnica per una verifica preventiva, verrà discusso anche nel prossimo Comitato di gestione, convocato per il prossimo 26 febbraio 2018, assieme al Piano pluriennale degli interventi.

Riconfermo come importante il Vostro sostegno e decisiva l’attività di comunicazione per consentire una migliore conoscenza di tutte le risorse e potenzialità del territorio vincolato a parco. È mia volontà costruire un percorso di collaborazione con le associazioni al fine di migliorare l’operatività e conoscenza del Plis stesso, chiedendo altresì un Vostro fattivo contributo nella stesura del progetto da inviare a Fondazione Cariplo.
Cordiali saluti

IL SINDACO
Dario Veneroni

Lettera al Presidente del PLIS Est delle Cave

Egregio Presidente,

abbiamo appreso dai media della sua nomina avvenuta lo scorso 29 novembre 2017 nella conferenza dei Sindaci. Augurandole buon lavoro, auspichiamo che d’ora in avanti per il Parco si apra una nuova governance in grado di realizzare pienamente gli obiettivi per cui il Parco era stato pensato.

Negli anni scorsi abbiamo inviato numerosi suggerimenti e proposte, rimaste inevase ma valide ancora oggi, che la invitiamo a valutare attentamente. Ci preme inoltre, in un’ottica di reciproca collaborazione, stabilire con lei un dialogo aperto e franco al fine di realizzare insieme obiettivi concreti, per rendere finalmente fruibile e far conoscere ad un pubblico più vasto la potenzialità del parco nei diversi territori che ne fanno parte.

Il Plis dovrà dotarsi nel breve del nuovo programma pluriennale degli interventi (PPI) e su questo argomento vorremmo dire la nostra prima della stesura definitiva. Crediamo sia giunto il momento di dare agibilità al Forum attraverso un tavolo di lavoro permanente dove le nostre proposte possano trovare spazio.

Abbiamo maturato l’idea che sia giunto il tempo di andare oltre le vicende che ne hanno bloccato e penalizzato lo sviluppo e che si debba lavorare perché diventi occasione strategica di contrasto ai gravi problemi ambientali della nostra regione attraverso obiettivi alti di tutela del territorio.

Cogliamo con favore le sue dichiarazioni alla stampa all’indomani della nomina di voler garantire il massimo impegno per l’acquisizione di una visione comune e la realizzazione di una progettualità ampia e non limitata ai singoli comuni.

Nel rinnovare la nostra volontà di collaborazione, restiamo in attesa di cortese riscontro. Saluti cordiali

Le associazioni:
ACEA ONLUS
BENE COMUNE CERNUSCO
FORUM AMBIENTE AREA METROPOLITANA PARCO EST DELLE CAVE LEGAMBIENTE ADDA MARTESANA

i consiglieri comunali: Cologno Monzese – Loredana Verzino, Carugate – Daniela Varisco

 

Older posts