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#PGT: cascina Colcellate

Un’altra piccola indagine su un intervento previsto dal PGT 2010 e oggetto anche della seconda variante dell’anno scorso.
La cascina Colcellate è sconosciuta alla maggior parte dei cernuschesi, nonostante la sua lunga storia: le prime tracce di questo gioiello risalgono al XIV secolo (1398). Allora ospitava una chiesa dedicata a S.Maria, “dove era istituito un clericato“, mentre pochi metri a ovest (vedi anche la mappa qui sopra, proveniente dal catasto teresiano del 1865) c’era la “fontana nuova“, una risorgiva che irrigava i campi circostanti ed ora naturalmente scomparsa. Da anni la cascina è completamente abbandonata, relegata in fondo alla zona industriale all’estremità sud del territorio comunale.

Un semplice recupero della struttura non pare abbastanza attraente, perciò, come accade spesso, il PGT offre la possibilità di un’espansione su un adiacente terreno agricolo, per rendere il tutto più appetibile.

Ancora una volta, è il consumo di suolo a rendere remunerativo l’intervento. E’ possibile non ci siano altre alternative?

#PGT: AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Cari consiglieri,

i prossimi mesi saranno cruciali per il futuro di Cernusco: la variante generale del Piano di Governo del Territorio determinerà l’evoluzione della nostra città. Le scelte fatte ormai dieci anni fa saranno rimesse in discussione e verranno formulati gli indirizzi che disegneranno il nostro futuro.

La pianificazione urbanistica ha profonde, estese e durature ripercussioni sul territorio e sulla qualità della vita della comunità che lo abita, più di ogni altra materia: da decisioni quali la collocazione di una scuola o l’edificazione di un terreno non si può, letteralmente, tornare indietro.

E queste decisioni vengono prese attraverso una lunga procedura di natura in gran parte tecnico-amministrativa, da cui resta di fatto esclusa la maggior parte della cittadinanza per l’oggettiva complessità dei temi trattati. Il linguaggio dell’urbanistica e un corpo normativo estremamente articolato hanno negli anni eretto un muro tra la pianificazione territoriale e i cittadini, eppure poter comprendere quale sarà il volto futuro della propria città ed esprimere il proprio parere in merito pensiamo siano elementi fondamentali del patto che lega cittadini ed eletti.

LA COMPLESSITA’ NON PUO’ ESSERE UN ALIBI PER L’ESCLUSIONE

Pensiamo che debba essere fatto ogni sforzo possibile per coinvolgere i cittadini nel percorso che definirà il nuovo PGT. I tempi sono maturi per un salto di qualità verso una modalità di partecipazione che promuova una dialettica ragionata e argomentata ed investa nella formazione di una cittadinanza preparata e responsabilizzata. Che sappia andare oltre “le chiacchiere da social”. 

Come? Con l’istituzione di un comitato formato da un gruppo di comuni cittadini (potrebbero essere tra venti e trenta) che, informato sulle ipotesi in esame e fornito di adeguati strumenti per comprenderle, possa interloquire sin dall’inizio con l’amministrazione esprimendo valutazioni e proposte. Tali cittadini, estratti a sorte con criteri che portino a rappresentare demograficamente l’intera città, dovrebbero poter maturare il proprio parere in modo informato grazie a un processo fatto di momenti di condivisione e di approfondimento, materiali da analizzare e possibilità di consultare esperti.

UNA CITTADINANZA ATTIVA E COINVOLTA È CORRELATA ALLA QUALITA’ DEL GOVERNO DI UN TERRITORIO

L’obiettivo ultimo di questa proposta non è di modificare o interferire con le funzioni del Consiglio Comunale, tantomeno con l’operato dei tecnici comunali, ma semplicemente di colmare il gap di trasparenza e partecipazione di uno dei procedimenti amministrativi più delicati e strategici per una città.

UN GIOCO CHE HA SOLO VINCITORI

I benefici di un’iniziativa fortemente innovativa come questa sono molteplici. Si tratterebbe di un esempio concreto di democrazia partecipata in cui le decisioni beneficiano del contributo diretto di cittadini svincolati da interessi di parte, sensibili a esigenze trasversali e ad obiettivi di lungo termine. Sarebbe un’occasione per rafforzare il dialogo tra i cittadini e la politica, in questo momento storico più che mai necessario, demolendo l’idea diffusa che la scarsa trasparenza, in fondo, faccia comodo. Rappresenterebbe un investimento nella formazione di persone consapevoli su una materia tanto importante quanto ostica come l’urbanistica. Infine, la comunità di Cernusco sul Naviglio diventerebbe un esempio a livello nazionale collocandosi in una posizione di netta avanguardia e ci sarebbe un ritorno d’immagine estremamente positivo per l’Amministrazione.

AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Siamo convinti che l’impegno e il coraggio che, ne siamo consapevoli, sono richiesti per intraprendere questa strada saranno ampiamente compensati dai benefici che ne ricaveremo come comunità.

Vi chiediamo di valutare questa proposta e di aiutarci a promuoverla.

In attesa di un vostro riscontro, rimaniamo a disposizione per qualsiasi esigenza di approfondimento.

Un campo non vale l’altro

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Il professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, evidenzia quella che è prima di tutto una tragedia culturale: le scelte urbanistiche sono indirizzate da decisori politici ignoranti perché

non sanno gli effetti che producono le loro decisioni perché ignorano l’essenza delle risorse ambientali, il loro funzionamento e i benefici che generano o gli effetti negativi che producono. È grave quel che stanno facendo anche perché non colgono l’occasione per impostare una spiegazione ai cittadini facendoli crescere, ecologicamente parlando. È grave perché alla fine si specula sulla debolezza delle persone e si usa l’ignoranza della gente per continuare a non fare cose migliori.

Dobbiamo fare di più e meglio. Noi dobbiamo trasformare le aree dismesse in ospedali se di ospedali abbiamo bisogno. Dobbiamo far crescere campi da calcio e scuole sulle parti abbandonate delle nostre città. Questa è l’unica competizione che dobbiamo innescare. Qui deve lavorare la politica e per farlo deve capire, imparare, appassionarsi. So bene che è dura, che non si è mai fatto e che gli strumenti giuridici sono spuntati, ma so anche che se i politici non ne hanno voglia possono tornare a fare altro.

Il destino del campo del Gaggiolo dipende da noi. Oggi. La variante al PGT in discussione in questi giorni che vuole trasformarlo in un campo da baseball va respinta. E va respinta la narrazione mistificante per cui il campo da baseball farebbe “il bene dei nostri figli”, riducendo così il campo agricolo a merce di scambio, laddove è invece un bene comune, paesaggio che è parte dell’identità collettiva e della memoria storica della nostra comunità.

Un grazie di cuore a Paolo Pileri per le sue parole e a quanti vorranno difendere e conservare il campo del Gaggiolo. La vostra testimonianza è preziosa, lasciateci un selfie davanti al nostro striscione lungo il Naviglio della Martesana.

Vi invitiamo a leggere l’intero articolo di Paolo Pilieri Quando un campo da baseball fa male al suolo. E non tutti lo capiscono pubblicato su Altraeconomia.

Pedalando a Cernusco

La foto qui sopra mostra lo striscione che, alla vigilia della seconda conferenza di VAS [prevista per il 30 settembre, poi nuovamente rimandata al 22 ottobre], abbiamo esposto lungo il Naviglio, in corrispondenza del prato che sarà trasformato in campo da baseball, secondo le intenzioni della nostra amministrazione cernuschese.

Non sappiamo esattamente quante persone si siano fermate, mentre percorrevano la ciclabile lungo Naviglio, per leggere la nostra segnalazione. Certamente qualcuno l’ha fatto e tra questi Paolo Pileri, professore di Pianificazione e Progettazione urbanistica presso il politecnico di Milano, nonchè studioso e appassionato difensore dell’ambiente, in particolare per i temi legati al consumo di suolo. Conosciamo anche la sua passione per la bici, al punto che è tra i promotori della ciclabile che, lungo il fiume Po, dovrebbe congiungere Torino con Venezia

Il prof. Pileri, che avevamo conosciuto nel 2015 ad una nostra conferenza organizzata per fermare l’ampliamento del Centro Commerciale Carosello e difendere il Parco degli Aironi, ha voluto lasciarci un suo messaggio di incoraggiamento e di condivisione, che riportiamo qui sotto.

Il suo messaggio ci ha fatto molto piacere, perchè ci conferma che siamo sulla strada giusta e ci incoraggia a perseverare nel nostro impegno civile e concreto a difesa dell’ambiente e dei beni comuni.

A tutti i nostri sostenitori, a chi legge questo post e lo condivide, chiediamo di inviarci un selfie fatto davanti allo striscione (che è ancora al suo posto). Li pubblicheremo sulla nostra pagina fb, per dare maggior forza alla nostra richiesta: un ripensamento della variante al PGT da parte dell’Amministrazione comunale ed un gesto di responsabilità nei confronti delle generazioni future, cancellando l’ampliamento del centro sportivo e conservando intatto il corridoio ecologico che passa proprio da questi campi. O dobbiamo aspettare politici migliori?

Grazie al professor Pileri e grazie a tutti!


Questo il messaggio ricevuto:

Da: PAOLO PILERI 
Oggetto: Bravi
Corpo del messaggio:
Buongiorno
ho visto lo striscione lungo la Martesana che interroga e informa i cittadini sull’inappropriata scelta del comune o di un privato di consentire la distruzione di un suolo agrario per farci un campo da baseball.
Bravi a comunicare così.
Bravi a ricordare che ogni filo d’erba fa parte del grande bene comune di cui dovremmo occuparci.
Molti diranno che un campo da baseball non fa male a nessuno e invece non è così. Non è più così. Il presente che stiamo vivendo è un presente nel quale siamo dentro un guasto climatico che è esattamente il risultato di milioni di scelte urbanistiche apparentemente innocue legittime e necessarie ma che invece ci hanno tolto il fiato.
Il baseball è bello e lo sport è importantissimo. Nessuno nega questo. Ma oggi la sfida è trovare il modo di fare un nuovo campo da baseball senza torcere un solo filo d’erba. Se c’è la possibilità va fatto in ogni modo. Possibile che in Cernusco non vi sia un’area dismessa….un parcheggio di troppo…un piazzale abbandonato da desigillare per farne un campo da baseball? Questa è la cosa da fare e da spiegare. Questo è fare politica per la sostenibilità oggi. Il resto rimane a libro paga della comodità, del danaro, del non capire, della pigrizia a non innovare.
Eppure i politici della Martesana dovrebbero ricordare l’esondazione del naviglio nell’aprile 2009….o l’hanno dimenticata? Ecco ricordiamogli allora che se le acque della Martesana si sversano su un campo permeabile questo assorbe quelle acque e il danno si minimizza. Se invece le stesse acque esondano su un campo di baseball non saranno assorbite allo stesso modo, se ne andranno in giro e faranno molti danni. Non andiamo poi a piangere dallo Stato o non imprechiamo contro la natura cattiva….perché sono queste scelte urbanistiche a essere miopi ed enormemente inopportune oggi, era dell’antropocene ovvero epoca nel mezzo di una tempesta climatica.
Abbiamo bisogno di una politica migliore e di politici migliori. Bravi voi a far notare queste cose.
Paolo Pileri

Conferenza VAS per la variante di PGT: ci siamo!

Siamo ormai alla vigilia della riunione per la conferenza di VAS relativa alla 2° variante al PGT. Si terrà mercoledi 30 Settembre, ore 10 del mattino, presso il Municipio di Cernusco. Lo scopo di questa riunione è di dare risposta alle decine di osservazioni presentate da associazioni, partiti, cittadini sulle modifiche proposte attraverso la 2° variante del PGT e sul loro impatto ambientale.

Anche noi di Bene Comune Cernusco abbiamo presentato le nostre osservazioni (che potete trovare qui) e di conseguenza abbiamo chiesto di partecipare alla conferenza di VAS, anche se per le direttive sul COVID i posti saranno limitati.

Saremo comunque presenti all’esterno per dare informazioni e spiegare ai cittadini, che vorranno essere informati, tutti i dettagli relativi alle nostre osservazioni alla VAS ed alle modifiche che saranno introdotte con la variante.

Dopo la conferenza di VAS, se avrà esito positivo, la Variante sarà sottoposta al Consiglio Comunale, assieme al Parere Motivato dell’Autorità procedente (Uff.Tecnico) per “l’adozione”, a cui seguirà nuovamente una fase di raccolta di ulteriori osservazioni, prima dell’approvazione finale.

Avremo modo quindi di riparlare di questo procedimento di variante. Per il momento, concentriamoci su questo importante passaggio e speriamo sia il buonsenso a prevalere, evitando l’ennesimo spreco di prezioso suolo agricolo.

Seguiteci per gli aggiornamenti!

La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La seconda variante al PGT di Cernusco dedica un intero capitolo al PLIS Est delle Cave ed alle variazioni che lo interessano.
Un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) è un’area che si estende nel territorio di vari comuni adiacenti, a cui dovrebbero essere applicate particolari regole per tutelare la naturalità e l’ambiente agricolo, costituendo una fascia verde di separazione tra i tessuti urbani dei vari comuni che lo circondano.
Il PLIS Est delle Cave, condiviso da Cernusco con Cologno, Vimodrone, Brugherio e Carugate, fu istituito nel 2009 per “garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est Milano, dal Parco delle Cascine fino al canale Villoresi, attraverso il Martesana”.
Dicevamo “dovrebbero essere applicate” perché in realtà il sistema delle tutele è molto debole, al punto che uno qualsiasi dei comuni coinvolti può modificarne i confini, per includere o escludere una qualunque area.
E’ quanto sta avvenendo con questa seconda variante al PGT di Cernusco, in cui uno degli interventi più significativi (l’ampliamento del centro sportivo) vede appunto la sottrazione di un’area agricola di più di 20.500 mq al PLIS, cambiandone la destinazione da “parchi e giardini” a “servizi per lo sport” (vedi foto 8.2.3 qui sotto, presa, come le altre, dal documento di Valutazione Strategica della variante).
Un’altra area in sottrazione sarà in Via Olmo (la strada che va a Cologno), dove un rettangolo di terreno, all’altezza della cava Gaggiolo, sarà adibito a parcheggio (vedi foto 8.2.2).
Entrambe queste aree fanno attualmente parte delle “Aree di tutela dei corridoi ambientali” (le frecce verdi che si vedono nelle foto) secondo il documento di Piano delle Regole (art. 17). Tali riduzioni implicano una netta restrizione delle aree che fungono da corridoio ecologico sul margine ovest del tessuto urbano consentendo la connessione diretta con il parco del Molgora, il Parco delle Cascine e il parco Media Valle del Lambro e per via indiretta con altri due parchi regionali vicini Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano.
Si tratta di aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità poiché permettono il passaggio di specie migratrici ma anche gli spostamenti quotidiani di molte specie animali
Proseguendo nell’analisi dell’impatto della variante sul PLIS, si scoprono alcuni aggiustamenti (in sottrazione ed ampliamento) attorno alla piattaforma ecologica in via Resegone e lungo la Provinciale 121, relativamente alla nuova stazione di controllo del metanodotto SNAM.
Il totale delle aree sottratte ammonta alla fine a 37.000 mq, mentre i documenti della variante parlano di un totale di aree proposte in ampliamento per 65.500 mq. Apparentemente, quindi, sembra esserci un aumento della superficie del PLIS di 28.500 mq.

Andando però ad analizzare i dettagli degli ampliamenti, vi si trovano due aree che erano già nella proposta di ampliamento del PGT 2010, ma non conferite poi effettivamente e quindi ci sembrerebbe corretto non conteggiarle una seconda volta, per non mischiare i fatti con le intenzioni.
La prima delle due aree in questione è un triangolo nel Parco degli Aironi (foto 8.2.1), oggetto della prevista espansione del centro Carosello, fortunatamente abbandonata per l’opposizione di cittadini e associazioni (anche la nostra). In totale, 10.000 mq promessi al PLIS dal PGT 2010, ma mai conferiti. La seconda area è una parte del cannocchiale davanti al ex albergo Melghera, che sarebbe collegato al resto del PLIS da un ridicolo corridoio largo 2 metri e costituito dal fosso lungo la Statale 11 (si vede nella foto 8.2.3), fino al confine con Vimodrone: in totale 30.000 mq, promessi dal PGT 2010, ma mai conferiti. Per quest’ultima area, poi, ci si chiede perché venga promessa solo la metà del cannocchiale e non l’intera superficie fino all’ex albergo.
Questi 40.000 mq quindi vengono inseriti nei conteggi per compensare la sottrazione dell’area necessaria all’ampliamento del centro sportivo, ma ci sembra un’operazione scorretta e inutile. Anche perchè tutte queste aree sono già verdi perciò non aggiungono valenza ambientale alla variante parziale; al contrario, la sottrazione di quanto necessario al centro sportivo trasformerà un’area naturale in antropizzata, con una perdita secca di naturalità, oltre ai danni previsti al corridoio ecologico ed alla relativa fauna presente e passante.
In conclusione, ci sembra che la Cernusco “città europea dello sport” non possa farsi a spese dell’ambiente, della perdita dell’ecosistema costituito da un grande prato naturale, con la conseguente diminuzione di insetti e definitiva scomparsa di qualche specie animale. Per l’incremento delle strutture sportive, si possono cercare altre soluzioni, meno impattanti sull’ambiente e magari puntando sul recupero di aree abbandonate, che in città non mancano.
Insistere sulle proposte della variante, ci sembra una scelta in netta controtendenza rispetto agli impegni di sostenibilità ambientale assunti nei mesi scorsi anche in consiglio comunale ed agli indirizzi di pianificazione più recenti volti a privilegiare l’incremento e la valorizzazione degli ambiti di naturalità rispetto alle dotazioni di servizi, fossero anche strutture di pubblica utilità, come lo sport.

La variante del PGT in pillole – Via Cevedale

 Eccoci con i dettagli di un altro intervento previsto dal PGT e proposto per una modifica dalla seconda variante in discussione in queste settimane. Siamo a nord di Cernusco (via Cevedale appunto – siamo nel punto V2 della mappa pubblicata qui) e, secondo il PGT vigente (2010 + modifiche del 2012) questo bel campo di mais prima o poi sparirà. La variante introduce alcune variazioni, che non cambiano la sostanza dell’intervento.

Tutti i dettagli nel filmato che segue

A presto con le prossime pillole

 

La variante del PGT in pillole

Se volete scoprire cosa accadrà nelle zone di Cernusco evidenziate, seguiteci.
Vi racconteremo cosa prevede la variante parziale del Piano di Governo del Territorio.
Qui trovate la mappa che evidenzia dove sono localizzate le aree oggetto di modifica.

Le aree in grigio sono il tessuto urbano consolidato, in bianco le superfici libere.

Secondo il documento di scoping (2019) la superficie antropizzata risulta pari al 61,42%  (secondo la classificazione DUSAF relativa all’uso del suolo prodotta dalla regione Lombardia e questo valore si riferisce al 2015).

L’unico dato pubblico disponibile per una comparazione si trova nelle valutazioni sul PGT della provincia di Milano ed è del 2012.

 

Secondo tale bilancio nel 2012 k’indice di consumo di suolo per Cernusco era del 60,76% (DUSAF), ma arrivava al 67,42% con il PGT.

Dunque le analisi di corredo alla variante parziale del PGT utilizzano dati fermi al 2015 e quindi fotografano una situazione già superato ormai da cinque anni in relazione all’indice di consumo di suolo e non presentano il monitoraggio di tale parametro come avrebbe richiesto il Rapporto Ambientale che accompagna il PGT.

Non sarà così possibile valutare se le modifiche proposte dalla variante di piano rientrano o meno in obiettivi di consumo di suolo prefissati dall’amministrazione.

 

Rigenerazione urbana a Cernusco sul Naviglio: un caso di mistificazione o di incultura

“Oggi a Cernusco sul Naviglio viene aperta al pubblico una struttura privata con due nuovi punti vendita al posto di quello che fu il Super Cash, da oltre vent’anni rudere inutilizzato all’ingresso Nord della città e simbolo – insieme al mai finito Hotel Melghera, all’ex-Garzanti e ad alcune aree di via Torino – della necessità di interventi di rigenerazione urbana su aree industriali da tempo dismesse …”.(21 giugno 2018, post Fb del sindaco Ermanno Zacchetti)

Uno spazio commerciale abbandonato (circa 7000 mq), posto sul margine Nord del tessuto urbano di Cernusco fra due direttrici importanti del traffico cittadino (via Fiume e via Verdi), è stato recuperato realizzando una nuova struttura di vendita – un po’ più piccola della precedente (1000 mq in meno) –  insieme alle consuete infrastrutture di supporto (parcheggio pubblico, nuova illuminazione).

Dal punto di vista urbanistico l’area è classificata dal PGT  vigente come “tessuto urbano consolidato a prevalente connotazione commerciale per interventi di riqualificazione urbanistica, mentre per il precedente PRG era una “zona-mista” *(residenziale-produttiva), formula che il linguaggio urbanistico usava per descrivere quelle realtà socio-economiche in cui gli opifici erano contigui alle abitazioni.

Il Sindaco Ermanno Zacchetti ha definito questo intervento come “rigenerazione urbana su aree industriali”.

In realtà non siamo in un’area industriale ma dentro il tessuto urbano consolidato; né si tratta di una rigenerazione quanto di una ristrutturazione edilizia, cioè “insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”. Inoltre l’area d’intervento è circoscritta e la destinazione d’uso è rimasta sostanzialmente invariata.

Non è (solo) un problema di distinguo fra termini tecnici. La sostituzione lessicale nasconde sempre qualcosa di più profondo.

L’enfasi con cui l’intervento viene presentato dal sindaco Zacchetti  appare inappropriata: se si considerano i 10 ha. complessivi del comparto, si tratta di un micro-intervento, enucleato da tutto il resto.

La definizione di “zona a prevalente connotazione commerciale” è ambigua poiché consente comunque destinazioni d’uso contrapposte e coesistenti fra residenziale, commerciale e produttivo. In assenza di una visione complessiva che tenga conto dei consumi di suolo e delle esigenze della comunità, potrebbero essere realizzati interventi, ex novo o su immobili ristrutturati, volti ad estendere gli ambiti commerciali, così come quelli residenziali.

Il PGT lascia quindi numerosi elementi di discrezionalità, specie se le trasformazioni intervengono su singoli lotti e non su ambiti di macro-interesse.

Emblematico e singolare è che fino a qualche mese fa sulle recinzioni del  vecchio “Supercash” campeggiava un cartello con palazzine abitative-residenziali, segno del cambiamento di programmi e progetti da parte della proprietà e della conseguente sostituzione nell’iter autorizzato dei volumi di residenziale con volumi di commerciale. Operazione legittima, ma che è un preciso indicatore di mercato rispetto al quale l’amministrazione non ha svolto alcun ruolo di indirizzo.

E’ possibile che, a fronte di un mercato residenziale saturo e caratterizzato da invenduto, si preferiscano investimenti immobiliari nell’ambito commerciale, rispetto ai quali occorrerebbero però precise valutazioni sull’entità dei costi esterni che ricadono sul territorio comparata con quella relativa al residenziale.

Nel recente passato sono stati realizzati interventi di vera riqualificazione, come la riconversione a residenziale delle vicine aree di via Pasubio, che costituisce il riferimento di un ritrovato equilibrio urbanistico, ben diverso dal disordine urbanistico delle vecchie “zone miste. Tale positiva sperimentazione sembra oggi abbandonata.

Che significato può avere una minore copertura di mille mq. a fronte del possibile incremento di altre migliaia e migliaia di superfici commercialinella stessa zona? Gli orari di rifornimento limitati per arrecare meno disturbo sono davvero poca cosa di fronte all’introduzione di un ulteriore elemento di polarizzazione del traffico. Così come i pali della luce di nuova generazione per le vie pubbliche non possono essere considerati un indennizzo sufficiente. Ed è del tutto improprio spacciare per parcheggi pubblici quelli che in realtà sono parcheggi privati funzionali all’esercizio commerciale.

Infine l’impatto della proliferazione degli esercizi commerciali sui negozi di vicinato non sembra essere un elemento sufficientemente valutato rispetto alle ripercussioni socio-economiche che determina sulla composizione della comunità cittadina.

E tutto questo senza alcuna statistica sul concesso edilizio, senza alcun dato relativo ai consumi di suolo, ai volumi previsti/concessi/realizzati, informazioni indispensabili a qualsiasi elemento di pianificazione e che l’Amministrazione Comunale non divulga dal 2011.

Senza questi elementi non è possibile valutare quali e quante siano le destinazioni “prevalenti” e quelle “minoritarie”, ripresentando così in modo ben più profondo il conflitto delle “zone miste”.

Ciò che si può dire comparando gli unici dati disponibili sul consumo del suolo  (vedi rapporti ISPRA) è che a Cernusco c’è stato fra il 2014 ed il 2015 un incremento del 7% annuo di consumo di suolo e, quindi, avendo raggiunto ormai indici edificatori limite con pesi insediativi residenziali insopportabili, l’unica soluzione per garantire continuità agli oneri concessori sia favorire il commerciale come sostitutivo del residenziale. Quest’ultimo per di più  fuori dalla veridica dei parametri sulla capacità insediativa del P.G.T.

Si tratta diun deficit culturale dirompente, frutto di strumenti urbanistici miopi che non sanno coniugare il vero significato della gestione del territorio con la tutelaPaesaggio e della conservazione dei beni comuniper le future generazioni.

A normative tecniche sempre più complesse ma non che affrontano l’insieme, bisogna contrapporre e pretendere una pianificazione di più ampia scala temporale e spaziale, non basta il singolo progetto isolato dal resto del contesto, soprattutto nelle zone con destinazioni “prevalenti-miste”.

Solo così si potrà parlare di “rigenerazione urbana”, che è quindi molto diversa da quella di cui parla il  sindaco di Cernusco.

Ma è un tema culturale, prima che urbanistico. Il sonno della cultura produce disastri.

a cura di Sergio Pozzi e Jasmine La Morgia

*Nota: Nelle “zone-miste”, ora anacronistiche, per oltre cinquant’anni dal dopo guerra fino alla soglia del nuovo millennio, la laboriosità lombarda ha sviluppato quell’artigianato manifatturiero che è stato fattore cardine di crescita economica e tecnologica, di concorrenza e dinamicità, evoluzione testimoniata anche dal passaggio da ambienti di lavoro quali baracche, cantine e tettoie a vere e proprie officine.

 

Consumo di suolo a Cernusco

I dati più recenti sul consumo di suolo a Cernusco si rilevano dalle tabelle ISPRA e sono sconcertanti: fra il 2014 ed il 2015 il consumo di suolo è aumentato di quasi il 7%, passando dal 42,3  del 2014 al 49% del 2015. Nel 2016 la percentuale è stata del 49,02%, con un incremento dello 0,2%.

fonte: dati sul consumo di suolo ISPRA

Sono valori comunque diversi dall’unico dato ufficiale disponibile che risale al 2012 relativo al parere sul PGT della giunta provinciale, dove l’indice di consumo di suolo è del 67,42%.

Negli anni scorsi il comitato Bene Comune Cernusco ha chiesto più volte che venissero comunicati i dati relativi al consumo di suolo, anche attraverso il censimento del cemento del Forum Salviamo il Paesaggio di cui BCC fa parte, ma l’amministrazione comunale di Cernusco non ha mai risposto.

E’ arrivato il momento della trasparenza , specie su un elemento così importante di valutazione della qualità ambientale.

Qual è  oggi l’indice di consumo di suolo di Cernusco? qual è stata la sua evoluzione negli ultimi 5-10 anni?

Lo chiediamo al sindaco Ermanno Zacchetti, all’assessore al Territorio Paolo Della Cagnoletta, all’assessore all’Ambiente Daniele Restelli, perché diano finalmente seguito a questa richiesta di trasparenza.

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