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Rigenerazione urbana a Cernusco sul Naviglio: un caso di mistificazione o di incultura

“Oggi a Cernusco sul Naviglio viene aperta al pubblico una struttura privata con due nuovi punti vendita al posto di quello che fu il Super Cash, da oltre vent’anni rudere inutilizzato all’ingresso Nord della città e simbolo – insieme al mai finito Hotel Melghera, all’ex-Garzanti e ad alcune aree di via Torino – della necessità di interventi di rigenerazione urbana su aree industriali da tempo dismesse …”.(21 giugno 2018, post Fb del sindaco Ermanno Zacchetti)

Uno spazio commerciale abbandonato (circa 7000 mq), posto sul margine Nord del tessuto urbano di Cernusco fra due direttrici importanti del traffico cittadino (via Fiume e via Verdi), è stato recuperato realizzando una nuova struttura di vendita – un po’ più piccola della precedente (1000 mq in meno) –  insieme alle consuete infrastrutture di supporto (parcheggio pubblico, nuova illuminazione).

Dal punto di vista urbanistico l’area è classificata dal PGT  vigente come “tessuto urbano consolidato a prevalente connotazione commerciale per interventi di riqualificazione urbanistica, mentre per il precedente PRG era una “zona-mista” *(residenziale-produttiva), formula che il linguaggio urbanistico usava per descrivere quelle realtà socio-economiche in cui gli opifici erano contigui alle abitazioni.

Il Sindaco Ermanno Zacchetti ha definito questo intervento come “rigenerazione urbana su aree industriali”.

In realtà non siamo in un’area industriale ma dentro il tessuto urbano consolidato; né si tratta di una rigenerazione quanto di una ristrutturazione edilizia, cioè “insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”. Inoltre l’area d’intervento è circoscritta e la destinazione d’uso è rimasta sostanzialmente invariata.

Non è (solo) un problema di distinguo fra termini tecnici. La sostituzione lessicale nasconde sempre qualcosa di più profondo.

L’enfasi con cui l’intervento viene presentato dal sindaco Zacchetti  appare inappropriata: se si considerano i 10 ha. complessivi del comparto, si tratta di un micro-intervento, enucleato da tutto il resto.

La definizione di “zona a prevalente connotazione commerciale” è ambigua poiché consente comunque destinazioni d’uso contrapposte e coesistenti fra residenziale, commerciale e produttivo. In assenza di una visione complessiva che tenga conto dei consumi di suolo e delle esigenze della comunità, potrebbero essere realizzati interventi, ex novo o su immobili ristrutturati, volti ad estendere gli ambiti commerciali, così come quelli residenziali.

Il PGT lascia quindi numerosi elementi di discrezionalità, specie se le trasformazioni intervengono su singoli lotti e non su ambiti di macro-interesse.

Emblematico e singolare è che fino a qualche mese fa sulle recinzioni del  vecchio “Supercash” campeggiava un cartello con palazzine abitative-residenziali, segno del cambiamento di programmi e progetti da parte della proprietà e della conseguente sostituzione nell’iter autorizzato dei volumi di residenziale con volumi di commerciale. Operazione legittima, ma che è un preciso indicatore di mercato rispetto al quale l’amministrazione non ha svolto alcun ruolo di indirizzo.

E’ possibile che, a fronte di un mercato residenziale saturo e caratterizzato da invenduto, si preferiscano investimenti immobiliari nell’ambito commerciale, rispetto ai quali occorrerebbero però precise valutazioni sull’entità dei costi esterni che ricadono sul territorio comparata con quella relativa al residenziale.

Nel recente passato sono stati realizzati interventi di vera riqualificazione, come la riconversione a residenziale delle vicine aree di via Pasubio, che costituisce il riferimento di un ritrovato equilibrio urbanistico, ben diverso dal disordine urbanistico delle vecchie “zone miste. Tale positiva sperimentazione sembra oggi abbandonata.

Che significato può avere una minore copertura di mille mq. a fronte del possibile incremento di altre migliaia e migliaia di superfici commercialinella stessa zona? Gli orari di rifornimento limitati per arrecare meno disturbo sono davvero poca cosa di fronte all’introduzione di un ulteriore elemento di polarizzazione del traffico. Così come i pali della luce di nuova generazione per le vie pubbliche non possono essere considerati un indennizzo sufficiente. Ed è del tutto improprio spacciare per parcheggi pubblici quelli che in realtà sono parcheggi privati funzionali all’esercizio commerciale.

Infine l’impatto della proliferazione degli esercizi commerciali sui negozi di vicinato non sembra essere un elemento sufficientemente valutato rispetto alle ripercussioni socio-economiche che determina sulla composizione della comunità cittadina.

E tutto questo senza alcuna statistica sul concesso edilizio, senza alcun dato relativo ai consumi di suolo, ai volumi previsti/concessi/realizzati, informazioni indispensabili a qualsiasi elemento di pianificazione e che l’Amministrazione Comunale non divulga dal 2011.

Senza questi elementi non è possibile valutare quali e quante siano le destinazioni “prevalenti” e quelle “minoritarie”, ripresentando così in modo ben più profondo il conflitto delle “zone miste”.

Ciò che si può dire comparando gli unici dati disponibili sul consumo del suolo  (vedi rapporti ISPRA) è che a Cernusco c’è stato fra il 2014 ed il 2015 un incremento del 7% annuo di consumo di suolo e, quindi, avendo raggiunto ormai indici edificatori limite con pesi insediativi residenziali insopportabili, l’unica soluzione per garantire continuità agli oneri concessori sia favorire il commerciale come sostitutivo del residenziale. Quest’ultimo per di più  fuori dalla veridica dei parametri sulla capacità insediativa del P.G.T.

Si tratta diun deficit culturale dirompente, frutto di strumenti urbanistici miopi che non sanno coniugare il vero significato della gestione del territorio con la tutelaPaesaggio e della conservazione dei beni comuniper le future generazioni.

A normative tecniche sempre più complesse ma non che affrontano l’insieme, bisogna contrapporre e pretendere una pianificazione di più ampia scala temporale e spaziale, non basta il singolo progetto isolato dal resto del contesto, soprattutto nelle zone con destinazioni “prevalenti-miste”.

Solo così si potrà parlare di “rigenerazione urbana”, che è quindi molto diversa da quella di cui parla il  sindaco di Cernusco.

Ma è un tema culturale, prima che urbanistico. Il sonno della cultura produce disastri.

a cura di Sergio Pozzi e Jasmine La Morgia

*Nota: Nelle “zone-miste”, ora anacronistiche, per oltre cinquant’anni dal dopo guerra fino alla soglia del nuovo millennio, la laboriosità lombarda ha sviluppato quell’artigianato manifatturiero che è stato fattore cardine di crescita economica e tecnologica, di concorrenza e dinamicità, evoluzione testimoniata anche dal passaggio da ambienti di lavoro quali baracche, cantine e tettoie a vere e proprie officine.

 

Consumo di suolo a Cernusco

I dati più recenti sul consumo di suolo a Cernusco si rilevano dalle tabelle ISPRA e sono sconcertanti: fra il 2014 ed il 2015 il consumo di suolo è aumentato di quasi il 7%, passando dal 42,3  del 2014 al 49% del 2015. Nel 2016 la percentuale è stata del 49,02%, con un incremento dello 0,2%.

fonte: dati sul consumo di suolo ISPRA

Sono valori comunque diversi dall’unico dato ufficiale disponibile che risale al 2012 relativo al parere sul PGT della giunta provinciale, dove l’indice di consumo di suolo è del 67,42%.

Negli anni scorsi il comitato Bene Comune Cernusco ha chiesto più volte che venissero comunicati i dati relativi al consumo di suolo, anche attraverso il censimento del cemento del Forum Salviamo il Paesaggio di cui BCC fa parte, ma l’amministrazione comunale di Cernusco non ha mai risposto.

E’ arrivato il momento della trasparenza , specie su un elemento così importante di valutazione della qualità ambientale.

Qual è  oggi l’indice di consumo di suolo di Cernusco? qual è stata la sua evoluzione negli ultimi 5-10 anni?

Lo chiediamo al sindaco Ermanno Zacchetti, all’assessore al Territorio Paolo Della Cagnoletta, all’assessore all’Ambiente Daniele Restelli, perché diano finalmente seguito a questa richiesta di trasparenza.

(Assenza di) visione di un territorio

via alla Castellana – ingresso (o uscita) su via Cavour

 

via alla Castellana

via alla Castellana

 

via Castellana – ingresso via Dante?

 

via castellana

 

La nuova scuola di via Goldoni

La scuola di via Goldoni è presentata come rispettosa dell’ambiente perché realizzata con materiali ecologici e tecnologie improntate al risparmio energetico, in realtà una valutazione del suo impatto ambientale non è stata fatta. Vi raccontiamo l’altra faccia della scuola. Continue reading

Tangenzialina: una storia tutta sbagliata

Presentazione(*) da scaricare: TANGENZIALINA&C

Una tangenziale serve a dirottare il transito degli autoveicoli fuori dalle zone urbanizzate, può avere due o più corsie per ogni senso di marcia, oppure una sola corsia, come accade a Cernusco, dove il diminutivo tangenzialina indica la strada che alla fine degli anni ottanta venne costruita per creare un collegamento Nord-Sud della città evitando centro abitato. Così vennero usati i campi sul margine orientale e piano piano intorno a quel nastro di asfalto si sono sviluppate nel tempo prima le case e poi la viabilità annessa. Il vecchio vincolo che prevedeva una fascia di rispetto di 100 (cento!) metri venne presto messo da parte ed oggi i risultati sono quelli che avete visto nella presentazione, dove persino la nuova scuola è stata costruita in quello che è uno dei poli di espansione edilizia e viabilistica.

Così per difendersi dagli effetti nefasti del traffico (ci passano migliaia di auto al giorno) sono state realizzate a ridosso delle costruzioni dei rilevati con terra di riporto con funzione di barriera acustica che costituiscono un impedimento strutturale che restringe l’orizzonte di chi abita ai piani bassi delle costruzioni retrostanti. Chi abita lì, vive in trincea.

“É una storia di periferia, è una storia un poco scontata, è una storia sbagliata”

La tangenzialina, così chiamata con lessico edulcorato come se usare il diminutivo ne azzerasse gli impatti, è stata una formidabile occasione di sviluppo urbanistico e consumo di suolo, in barba alle previsioni del PGT che tanto si possono cambiare ed assecondare alla volontà del governo di turno.

Anche il nuovo polo scolastico non fa eccezione: nonostante venga proposto come esempio di edilizia scolastica green, è stato costruito su terreni privati e non pubblici e soprattutto dentro quella che era la fascia di rispetto prevista per la tangenziale e così si ritrova anch’esso circondato da una montagna di terra più alta della scuola stessa e più larga dell’area a prato a disposizione dei bambini (vedi diapositiva 20 della presentazione).  E’ stato cancellato l’orizzonte: i bambini non potranno più vedere i profili del Monte Rosa, del Resegone, della Grigna e dei Corni di Canzo, ma avranno un il prato interno dove giocare.

Alle scelte sbagliate del passato si aggiungono gli errori del presente, scuola e rotonde comprese. Ma si è raggiunto il limite, è giunto il momento di porre un punto, occorre darsi regole più rispettose dell’ambiente e l’occasione delle prossime elezioni offre l’opportunità di valutare chi propone almeno un’inversione di rotta.

*presentazione a cura di Sergio Pozzi che ringraziamo 

 

 

 

 

Cernusco e l’assedio

elaborazione di S. Pozzi su base PGT Cernusco s/N

Cernusco è oggi una città sotto assedio da tre direttrici: da Nord per l’ampliamento del centro commerciale Carosello, ad Est con il nuovo polo scolastico, ad Ovest la scuola Aurora-Bachelet diventeranno aree di espansione urbanistica legate alle superfici costruite o da costruire ed alla viabilità connessa.
Chi si candida ad amministrare la città deve sapere che le scelte di oggi avranno ripercussioni importanti nei prossimi anni perché implicano il consumo o la distruzione di risorse e beni non riproducibili come il suolo, la modifica del territorio e del paesaggio, elementi che sono parte della comunità.
Nel 2012 l’indice di consumo di suolo della nostra città era pari 67,42%, oggi non sappiamo a quanto sia arrivato, nonostante le ripetute richieste. Neppure nel bilancio sociale di fine mandato 2012-2017 appena pubblicato si trovano riferimenti utili a capire quale sia stata la sua evoluzione.
Ai futuri amministratori chiediamo di cambiare direzione, di togliere l’assedio alla città.

Ricominciamo dal suolo: note a margine

libro_pgt_cernusco2 Un libro da portare sotto braccio ai convegni e da tenere in bella evidenza sul tavolo. Ecco cosa resterà del Piano di Governo del Territorio  di Cernusco sul Naviglio.
Il bel libro sul PGT di Cernusco è infatti rimasto sul tavolo nell’incontro “Ricominciamo dal suolo” organizzato martedì 19 maggio dal nostro comitato Bene Comune Cernusco, insieme ad ACLI, ProLoco e WWF locali.

Il 2015 è l’anno del suolo e ci era sembrato importante proporre spunti di analisi e proposte su suolo e territorio proprio a Cernusco, città che con il suo PGT aveva scelto di ridurre la dissennata espansione urbanistica della città, ma che oggi è al centro del controverso progetto di espansione del centro commerciale Carosello a spese di un pezzo del parco degli Aironi.

Abbiamo così scelto di ripartire dai fondamentali – suolo e territorio, appunto – chiedendo a due docenti del Politecnico di Milano, Maria Agostina Cabiddu e Paolo Pileri – di aiutarci ad inquadrarli dal punto di vista della pianificazione ambientale e del diritto urbanistico, insieme ad un’interlocuzione con il sindaco di Cernusco Eugenio Comincini.

Il sindaco Comincini, nella sua presentazione, ha rivendicato la scelta di non aver voluto più considerare il suolo merce di scambio e di non usare più gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente, laddove la legge 12/2005 aveva istituzionalizzato l’urbanistica contrattata.

Per Paolo Pileri  (professore associato di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano ed autore di Che cosa c’è sotto, Altreconomia) occorre non solo fermare la cementificazione, ma arrivare ad un’idea di rispetto dell’ambiente e della città. Suolo in tedesco si dice boden che vuol dire corpo, perché è proprio ciò che dà corpo a tutto ciò che c’è sopra. Ricorda i dati impressionanti di consumo di suolo – 70 ettari di suolo l’anno, 8 metri quadrati di suolo fertile al secondo – a causa dell’edilizia e della nuova viabilità, specie autostradale. E tutto questo su una scala che non è in relazione alla grandezza dei comuni coinvolti, anzi spesso sono proprio i comuni più piccoli a consumare percentualmente più suolo. Suggerisce quindi Pileri di ridurre la frammentazione amministrativa e di ridisegnare le competenza sull’uso del suolo. Segnala inoltre come le proteste dei cittadini stiano diventando più “fini”: hanno capito che il suolo è in relazione con il paesaggio che frequento e quindi il consumo di suolo ci riguarda direttamente dal momento che il suolo non è una commodity ma un commons. Anche perché i danni derivanti dal consumo del suolo incidono pesantemente sulla spesa pubblica. La capacità di negoziazione dei comuni in Italia ha margini stretti, laddove ad esempio a ‎Berlino‬ gli oneri di urbanizzazione incidono per circa il 30% del valore commerciale dell’immobile, mentre a ‪‎Milano‬ dal 4 all’8%. Ma soprattutto occorre ricordare che il suolo perduto, è perduto per sempre.

Maria Agostina Cabiddu (professore ordinario di diritto pubblico al Politecnico di Milano ed autrice de Il Governo del territorio, Laterza), è meno ottimista sugli effetti regolativi di una legge urbanistica nazionale rispetto alla frammentazione amministrativa, poiché dal progetto di riforma urbanistica del 1962, voluto dal ministro Fiorentino Sullo e dichiarato parzialmente illegittimo, siamo passati ad una legge ponte che a distanza di più di cinquanta anni non è stata ancora riformata. Nel frattempo molte cose sono cambiate e, rispetto ai concentrati interessi immobiliari del tempo, oggi che le proprietà sono sicuramente più diffuse, ci sarebbe la possibilità concreta di una revisione.
Cabiddu sottolinea come il territorio sia una nozione aperta, non limitata al solo ambito giuridico: il legame che sentono le persone con il territorio non ce lo dice il diritto, ma è una nozione più ampia che si riferisce ad una nuova forma di rapporto fra l’individuo ed il contesto ambientale che lo circonda e nel quale svolge la sua attività. Tale legame identitario e fondamentale connota piuttosto il bene territoriale, che non è legato alle categorie tradizionali della proprietà, del possesso e del domicilio, ma fa riferimento ad una serie di interessi immateriali caratterizzati dall’essere e sentirsi partedi un contesto fisico. Se c’è un bene comune, questo è il territorio, dice Cabiddu, ed è un bene inclusivo, capace cioè di fondare uno spazio sociale, comunità della quale si è parte e nella quale ci si riconosce.
Il governo del territorio non è solo edilizia ed urbanistica, ma è un punto di vista superiore che deve far convivere interessi diversi e l’esigenza di equilibrio fra la protezione delle cose e lo sfruttamento delle stesse in vista del benessere e del progresso economico e civile della comunità, deve fare da cerniera fra il momento conservativo e quello promozionale.

Con queste premesse argomentative era chiaro che il convitato di pietra della discussione sarebbe subito venuto fuori: infatti gli interventi del pubblico hanno chiesto conto al sindaco della contraddizione fra il progetto di ampliamento del centro commerciale Carosello ed il percorso sin qui seguito; hanno sottolineato come la forma urbana dei nostri giorni sia il risultato di scelte del passato e che le scelte di oggi avranno ripercussioni su quelle di domani. Fra le scelte del passato e quelle di oggi, però, è cambiata la nostra consapevolezza del senso del limite (le risorse naturali sono limitate e non riproducibili) e soprattutto la consapevolezza dei diritti legati agli ambiti collettivi, a quei beni il cui valore è dato dalla funzione e dall’uso che assolvono (ad esempio un parco) piuttosto che al loro valore di mercato.

Il sindaco Comincini nelle sue repliche, tutte tese a ricordare quanto di buono sia stato fatto sino a questo momento rispetto alla conservazione del territorio grazie al PGT ed all’allargamento della perimetrazione del PLIS Est delle Cave, ha liquidato come minoritarie e quindi non meritevoli di considerazione le istanze contrarie al progetto. Sul progetto di ampliamento del Carosello ha fatto riferimento all’acquisizione dei terreni ora privati lungo l’asse della Martesana che verrebbero a far parte del costituendo PLIS della Martesana grazie alla compensazione ambientale che prevede la cessione di quattro mq per mq di superficie costruita. Quanto agli spazi di partecipazione, ci sono quelli consentiti dalle normative rispetto al PGT e, dal momento che hanno visto una limitata attenzione da parte della popolazione, non meritano di essere sviluppati.

Si tratta di affermazioni gravi che denotano una concezione autoritaria del potere, dal momento che nelle democrazie evolute si fa riferimento anche alla condizione non maggioritaria – come ricordano Bobbio e Pettit – quando occorre fare scelte dove sono in gioco i principi e gli strumenti regolativi – quale è il PGT – o che riguardano beni comuni – quale è il parco degli Aironi – poiché sono ambiti preliminari e fondativi (beni territoriali) la cui modifica ha bisogno di procedure più complesse perché sia sottratta all’arbitrio della maggioranza di turno.
Emerge pure la subordinazione degli interessi pubblici rispetto a quelli privati, dal momento che il parco degli Aironi viene considerato un asset morto (una sponda di cava, citazione testuale) e così trasformato in una merce, facendogli perdere il valore legato alla funzione pubblica di parco che aveva assunto nel corso del tempo. Le precarie condizioni in cui oggi versa sono la colpevole conseguenza dell’omessa tutela del bene pubblico da parte delle amministrazioni che hanno portato alla sottrazione di uno spazio pubblico alla comunità, sottrazione che l’intervento di ripristino a totale cura del privato aggraverebbe.
Quanto all’istituto della compensazione ambientale, è importante sottolinearne gli elementi di discrezionalità che comporta se non inquadrato – prima degli interventi – all’interno di una pianificazione degli obiettivi di consumo di suolo e valutato rispetto a precisi indici ambientali. In questo caso inoltre, si verrebbe a produrre anche una significativa plusvalenza per le aree richieste per la compensazione che verrebbero acquistate da terzi (come abbiamo già sottolineato qui e qui).
L’altro elemento grave è considerare il PLIS Est delle Cave poco più che un perimetro tracciato sulla carta, piuttosto che un’occasione di innovazione rispetto alle tematiche ambientali e di partecipazione.

Con tatto, ma con franchezza, i relatori Cabiddu e Pileri hanno rilevato come a Cernusco si sia aperta una crepa rispetto agli indirizzi del passato e come nel processo decisionale conti anche la sua apertura alla possibilità della contestazione (modale o legata alla contro valutazione) e non solo che l’origine storica della decisione sia in una qualche forma di consenso, sia pur maggioritario.

Noi pensiamo che la crepa sia in realtà una voragine.

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“Falla te la terra se sei buono!” – spettacolo teatrale sabato 24 gennaio

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Cosa ha da dire in sua difesa?”  Martino Scarpa, detto Tino è chiamato a difendersi dall’accusa di danneggiamento dei macchinari di una ditta che deve costruire un laghetto artificiale per la pesca sportiva. La sua arringa per spiegare un gesto che va contro la legge è in realtà una difesa della terra per ristabilire la verità dei fatti, la verità dell’uomo e del suo ambiente. Tino, come una moderna Antigone, infrange la legge in nome di una legge superiore volta a preservare diritti negati e a combattere i soprusi.

Il monologo di Tino costituisce la base dello spettacolo teatrale “CEMENTO, e l’eroica vendetta del letame” in scena sabato 24 gennaio alle ore 21.00, presso la Casa delle Arti di Cernusco Sul Naviglio, grazie al patrocinio del WWF Martesana.

A questa iniziativa ha aderito il comitato Bene Comune Cernusco, insieme alla Proloco  ed alle ACLI di Cernusco, perché il nostro ambiente, il territorio ed il suolo su cui viviamo, si configurano come beni fondamentali da tutelare contro le speculazioni ed il loro utilizzo dissennato.

Vi aspettiamo sabato alle 21.

(Lo spettacolo è interpretato da Giorgio Ganzerli, scritto e diretto da Massimo Donati e Alessandra Nocilla con la collaborazione di Giulia Detomati ed alla fisarmonica Carlo Ponta)

La festa degli alberi, PGT e consumo di suolo

DSC_0757Oggi, 21 novembre è la festa degli alberi. Lo scorso anno la Cernusco Verde l’aveva festeggiata mettendo a dimora 15 carpini lungo via Fontanile in un’iniziativa che aveva coinvolto otto classi delle scuole primarie.
Quest’anno niente festa, almeno, non di evidenza pubblica. In effetti sono tempi difficili per gli alberi di Cernusco, specie per quelli del parco degli Aironi, il parco dimenticato alla periferia Nord della città, che vedrebbe sacrificata una parte del suo patrimonio arboreo qualora venisse approvato il progetto di espansione del contiguo centro commerciale Carosello.
E in generale sono tempi difficili per il territorio della Lombardia, dove il 19 novembre scorso è stata approvata la proposta di legge “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo” che a giudicare dal nome sembrerebbe porre un freno all’enorme consumo di suolo della Lombardia (120.000 metri quadrati al giorno – l’equivalente di circa 15 campi da calcio) grazie al divieto costruire sulle aree agricole e verdi. In realtà concede un intervallo temporale di 30 mesi ai Comuni per modificare gli strumenti urbanistici dei PGT (Piani di Governo del Territorio) prima che tale divieto entri in vigore.

E saranno i trenta mesi più ricchi di iniziative in una corsa ad utilizzare tutti i territori utili.

Fra questi anche le aree interessate dal progetto di ampliamento del centro commerciale Carosello, l’area agricola dove dovrebbe svilupparsi la viabilità di accesso al centro (intervento per altro privo di riscontri positivi da parte della Serravalle) ed il pezzo di bosco del Parco degli Aironi su cui verrebbero ampliati gli spazi commerciali.
Su queste aree, perché si possa costruire, è necessaria una variazione degli strumenti urbanistici vigenti. E torniamo a chiedere come mai l’amministrazione rinneghi a distanza di così poco tempo i principi guida di pianificazione ambientale ed urbanistica che si era data solo pochi anni fa con il PGT. Un PGT di cui fino a qualche tempo fa andava orgogliosa e che ora mette da parte come se fosse un abito usato.

Il PGT di Cernusco aveva ridotto del 40% le superfici di ampliamento previste dal precedente PRG, ma non era un piano a consumo zero di suolo. Eppure, come ha ricordato recentemente Tomaso Montanari, all’indomani delle alluvioni dei giorni scorsi,

si può scegliere una strada diversa come hanno fatto Cassinetta di Lugagnano, Solza (Bg), Rocco Briantino (Mb), e poi Desio (Mi) [ndr: 41.530 abitanti, quindi più grande di Cernusco] che ha tagliato un milione e mezzo di metri cubi dal piano di governo del territorio, e Pregnana Milanese, che alla vigilia di Expo ha deciso di non consumare più suolo agricolo. Tutte queste amministrazioni hanno imboccato un’altra strada: quella di fermare la crescita urbanistica (non quella economica) puntando tutto sul recupero del patrimonio esistente, sulla salvaguardia dei suoli agricoli e naturali, sulla valorizzazione del paesaggio.

La stessa strada della nuova legge regionale toscana:

«nuovi impegni di suolo a fini insediativi o infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti». Cioè: prima si riutilizza e solo dopo, ma molto dopo, si accende semmai la betoniera.
Un’idea semplice, ma rivoluzionaria, perché capovolge la scala dei valori dicendo – come, del resto, hanno detto molte sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato – che l’ambiente e il territorio sono valori non negoziabili: perché la loro salvezza è una condizione essenziale per la nostra salute e per la nostra vita. Il paesaggio, insomma, non come categoria estetica: ma come diritto fondamentale della persona.

Un’idea semplice e rivoluzionaria che la nostra amministrazione non ha voluto percorrere.