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#Gabbanaleaks: PLIS Est delle Cave – quale cambiamento?



13 novembre: comitato di gestione del PLIS Est delle Cave
20 novembre: Forum Consultivo di partecipazione del PLIS Est delle Cave

La sequenza di convocazione è emblematica: Il Forum Consultivo di partecipazione, l’organismo del PLIS Est delle Cave aperto alla partecipazione civica ed ai consiglieri comunali viene dopo il comitato di gestione, significa che è solo chiamato a ratificare o meno (ma il parere espresso non neppure vincolante) quanto deciso dal comitato di gestione.

Una sequenza inversa consentirebbe di ascoltare le istanze che arrivano dal civismo e dai consiglieri comunali ed eventualmente di recepirle in sede di comitato di gestione.

La vicenda del lago Gabbana ha anche avuto il merito di far emergere le contraddizioni di un parco che sta solo sulla carta, non funziona perché non tutela i territori e le emergenze naturali che ne fanno parte.

Occorre ripensare completamente la convenzione regolativa in senso di maggiore coordinamento fra comuni, cancellando la falsa partecipazione ed inserendo una reale incidenza dell’ambito civico ed estendendo le tutele. Oppure valutare soluzioni più radicali, come l’annessione ad un parco regionale o la procedura di riconoscimento come sito di importanza comunitaria  per le aree di maggior valenza ambientale.

Il parco delle Cave è un ossimoro, perché di fatto tutela solo l’attività estrattiva. E infatti neppure un’osservazione volta a chiedere la riduzione o cancellazione degli ambiti estrattivi presenti nel suo perimetro è arrivata dal comitato di gestione o dai comuni che ne fanno parte  al nuovo piano cave appena approvato da Città Metropolitana.

Parlano i fatti: chi si è battuto, ha visto stralciate le cave dal suo territorio (vedi Cusago).

Nel PLIS Est delle Cave invece accade che a Vimodrone si possa interrare un lago di cava, ove ormai ci sono ecosistemi consolidati, con un semplice permesso di costruire, creando così un precedente. Oppure a Cernusco aree vincolate dal PLIS come corridoi ecologici possono esserne cancellate, questa volta con una variante parziale di PGT, perché funzionali alla costruzione di nuovi impianti sportivi (che comunque producono consumo di suolo).

Qual è il cambiamento?

 

#Gabbanaleaks: le cave cessate ed il PLIS Est delle Cave

La cava Gabbana, su cui è in corso un contestato intervento di interramento del lago di cui abbiamo parlato qui, è una delle dodici cave dismesse presenti nel PLIS Est delle Cave (sul territorio di Vimodrone ce ne sono altre tre), secondo quanto si rileva dal catasto regionale delle cave cessate:

La cava Gabbana ha il codice R/441/g/MI, evidenziata in giallo nella tabella.
Nessuna delle cave dell’elenco è stata inserita nel Piano Pluriennale degli Interventi del PLIS Est delle Cave in fase di approvazione da parte dei consigli comunali dei comuni del Parco in questi giorni, né fra gli ambiti di recupero del nuovo Piano Cave di Città Metropolitana approvato lo scorso marzo.
Eppure qualcosa si poteva fare, ma nessuno dei comuni del PLIS (Brugherio fa parte della provincia di Monza e Brianza e quindi non rientra in questo piano cave) né lo stesso PLIS ha inviato alcuna osservazione, né partecipato alla conferenza dei servizi, con la seguente giustificazione:

la competenza sulle attività di escavazione, è di Città Metropolitana e di Regione Lombardia. Con la vigente normativa, i Comuni se pur intervenendo nel processo di formazione del Piano Cave non possono che adeguarsi a decisioni di Enti sovraordinati.

Eppure il comune di Cusago ha ottenuto che la cava ATEg33-C2  posta sul suo territorio venisse stralciata dal piano, proprio grazie alle osservazioni presentate ed alla strenua difesa fatta in conferenza dei servizi dalla sindaca e dal Parco Agricolo Sud Milano che hanno difeso le ragioni di tutela ambientale dell’area rispetto alle esigenze degli operatori del settore estrattivo.  Quindi anche i comuni ed il PLIS Est delle Cave avrebbero potuto richiedere stralci e/o inserimenti in ambiti di recupero, ma non lo hanno fatto.

Per quanto riguarda il nuovo PPI del PLIS Est delle cave abbiamo già segnalato la sua inadeguatezza, non solo nel nostro Memorandum Propositivo abbiamo segnalato la necessità di una progettualità sulle cave dismesse:

Pertanto occorre pensare al parco Increa, al parco degli Aironi, ma pure alle cave dismesse e da riconvertire ad uso pubblico come le ex cave Gaggiolo e dei Pescatori, come ambiti all’interno dei quali si trovano zone che possono ospitare attività ricreative e sportive leggere insieme ad aree di rilevanza ed interesse naturalistico ed ambientale che devono invece essere oggetto di protezione da forme di disturbo.

La cava Gabbana ed il suo lago da interrare costituiscono un pericoloso precedente:

    • d’ora in avanti basterà un permesso di costruire per interrare le cave cessate?
    • il destino dei laghi di cava sarà l’interramento mascherato da rinaturalizzazione?
    • oppure sarà bene pianificare per questi ambiti una visione complessiva che coinvolga tutti i comuni con progetti che ne analizzino prima le caratteristiche ambientali, ecosistemiche e paesaggistiche?

Giriamo queste domande ai sindaci componenti il comitato di gestione, al Presidente ed al Direttore del Parco Est delle Cave che si riuniranno il prossimo 13 novembre.

Il caso Gabbana: la cava, il lago ed il progetto di interramento

1975: ricostruzione e boom economico che avevano caratterizzato gli anni post bellici con l’intenso sviluppo di costruzioni ed infrastrutture sono ormai finiti, ma sul territorio ne rimangono tracce profonde.
L’immagine del 1975 evidenzia una porzione della pianura padana ai margini orientali di Milano fra i comuni di Vimodrone e Cernusco sul Naviglio ove le cave di sabbie e ghiaie sono diventate elementi tipici del paesaggio: un’attività estrattiva forsennata e senza regole che porta via milioni di metri cubi di materiale lasciando ferite profonde. I fronti di cava perfettamente verticali coincidono con i limiti di proprietà, si scava così in profondità da arrivare sino allo sfruttamento dell’ultimo metro utile, come si vede chiaramente nell’immagine per la cava sulla sinistra  che risulta già abbandonata dopo il suo completo sfruttamento ed esaurimento. Le norme regolative dell’attività di cava che impongono metodi estrattivi meno rapaci ed il recupero delle aree post coltivazione arriveranno solo alla fine degli anni 80, così la cava ormai cessata di Vimodrone rimane un lago con sponde altissime il cui destino dipenderà dai proprietari dell’area.

 

Per molti anni sarà un’area dove si svolgevano le attività ricreative del circolo del dopolavoro della Cariplo che ha sede nella contigua cascina Gabbana, un complesso architettonico del XVIII secolo vincolato per le sue emergenze e peculiarità architettoniche ora in stato di abbandono, e che comunque caratterizza la zona cosicché per estensione finisce per identificare anche la ex cava ed il lago di risulta.

 

 

Nel frattempo però vegetazione e fauna si sono sviluppate costituendo un vero e proprio ecosistema, sia pur con i limiti di evoluzione e complessità propri di un ambito artificiale.

Lo scorso anno il nuovo proprietario fa richiesta al comune di Vimodrone di un permesso di costruire per un intervento di “riqualificazione ambientale, mediante riempimento del bacino d’acqua esistente con terra e roccia, installazione temporanea: di pesa a ponte interrata per automezzi, box adibito ufficio/pesatura e basamento per pulizia gomme automezzi”.
Il permesso viene concesso il 31 luglio 2018, la data ufficiale di inizio lavori è di maggio 2019, a luglio alcuni abitanti del palazzo che si affaccia sul lago si accorgono del cantiere a causa del taglio di diversi alberi e della realizzazione della strada ma, solo dopo l’emergere di polemiche sui social, l’amministrazione di Vimodrone puntualizza che l’autorizzazione riguarda “il riempimento della Cava con materiali puliti e il ritorno alla sua naturalità”. Il comunicato stampa non tranquilla affatto i condomini che si attivano per cercare di capire meglio cosa preveda il progetto, anche perché l’area ricade all’interno del Parco Locale di interesse Sovracomunale Est delle Cave.
Proprio in relazione al lavoro che come Bene Comune Cernusco abbiamo fatto sul PLIS siamo stati contattati dagli abitanti di Vimodrone, nel frattempo costituitisi in comitato, ed abbiamo fornito il nostro aiuto nella convinzione che paesaggio, l’aria, l’acqua non stanno nella disponibilità del proprietario dell’area o dell’amministrazione comunale ma, in quanto beni comuni, appartengono alla comunità.
E così viene fuori che i lavori sono iniziati senza gran parte della documentazione richiesta: non ci sono quindi elementi che attestino l’origine e la tipologia dei materiali di riempimento, né il piano di intervento che specifichi le modalità di salvaguardia della fauna presente nell’area oggetto dell’intervento.
Una relazione (datata luglio 2019) compare solo il 1 ottobre, è quindi posteriore all’inizio dei lavori, riguarda solo la fauna ittica del lago e delinea le modalità per interventi di cattura selettiva, ma evidenzia pure le numerose problematiche relative al trasferimento, soprattutto in relazione alla presenza delle numerose specie alloctone.
Nulla però si dice della sorte che toccherà a tutte le altre specie che comunque popolano o gravitano nell’area del lago che ormai è diventato un micro-ecosistema, dagli anfibi ai rettili, agli insetti, all’avifauna legata all’ambiente acquatico e non sino ai mammiferi, specie su cui non sono stati effettuati rilevamenti, né è previsto alcun monitoraggio.

Il riempimento del lago profondo 30 metri con 600.000 mc di materiale comporterà quindi la distruzione dell’ecosistema presente, oltre che una modifica sostanziale del contesto paesaggistico caratterizzato da più di cinquanta anni dalla presenza del lago di cava, elemento che viene evidenziato in tutti gli strumenti urbanistici (dal PGT, al PLIS, al PCTP).
Eppure viene spacciato come intervento di rinaturalizzazione.

600.000 mc in due anni: chissà se l’amministrazione ha fatto il conto di quanti camion al giorno comporti l’interramento, le sue ricadute sul traffico locale e sull’incremento delle emissioni in atmosfera. Un altro elemento legato alle esternalità di cui non si trova traccia nel procedimento autorizzativo.

Così come non si trova alcun riscontro rispetto ai problemi legati al fatto che il lago si trovi in una zona di ricarica dell’acquifero e ad elevata vulnerabilità, elementi che dovrebbero suggerire un adeguato piano di monitoraggio della falda ed un’analisi del potenziale rischio di inquinamento connesso all’immissione nell’acqua di materiali soggetti ad un controllo solo visivo in cantiere.

Nel progetto finale il lago non c’è più, al suo posto ci saranno gli alberi. Rinaturalizzato, dunque.

E qui ci fermiamo per il momento, perché c’è anche un grave problema di mistificazione del linguaggio, che distorce il senso delle parole sino a renderle irriconoscibili.
Alla prossima puntata, perché intanto gli amici del comitato di Vimodrone hanno ottenuto per il prossimo 28 ottobre un incontro con l’amministrazione.

Vi teniamo aggiornati.

a cura di Jasmine La Morgia

Facciamo il punto – incontro aperto 14 ottobre 2019

Nell’incontro aperto di lunedì 14 ottobre 2019 alle ore 21

presso la casa delle associazioni, via Buonarroti 59 a Cernusco

presenteremo

e sarà presente una delegazione di cittadini di Vimodrone per illustrare quanto sta accadendo al lago Gabbana, oggetto di un intervento di riempimento con materiali di scavo.