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La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La seconda variante al PGT di Cernusco dedica un intero capitolo al PLIS Est delle Cave ed alle variazioni che lo interessano.
Un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) è un’area che si estende nel territorio di vari comuni adiacenti, a cui dovrebbero essere applicate particolari regole per tutelare la naturalità e l’ambiente agricolo, costituendo una fascia verde di separazione tra i tessuti urbani dei vari comuni che lo circondano.
Il PLIS Est delle Cave, condiviso da Cernusco con Cologno, Vimodrone, Brugherio e Carugate, fu istituito nel 2009 per “garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est Milano, dal Parco delle Cascine fino al canale Villoresi, attraverso il Martesana”.
Dicevamo “dovrebbero essere applicate” perché in realtà il sistema delle tutele è molto debole, al punto che uno qualsiasi dei comuni coinvolti può modificarne i confini, per includere o escludere una qualunque area.
E’ quanto sta avvenendo con questa seconda variante al PGT di Cernusco, in cui uno degli interventi più significativi (l’ampliamento del centro sportivo) vede appunto la sottrazione di un’area agricola di più di 20.500 mq al PLIS, cambiandone la destinazione da “parchi e giardini” a “servizi per lo sport” (vedi foto 8.2.3 qui sotto, presa, come le altre, dal documento di Valutazione Strategica della variante).
Un’altra area in sottrazione sarà in Via Olmo (la strada che va a Cologno), dove un rettangolo di terreno, all’altezza della cava Gaggiolo, sarà adibito a parcheggio (vedi foto 8.2.2).
Entrambe queste aree fanno attualmente parte delle “Aree di tutela dei corridoi ambientali” (le frecce verdi che si vedono nelle foto) secondo il documento di Piano delle Regole (art. 17). Tali riduzioni implicano una netta restrizione delle aree che fungono da corridoio ecologico sul margine ovest del tessuto urbano consentendo la connessione diretta con il parco del Molgora, il Parco delle Cascine e il parco Media Valle del Lambro e per via indiretta con altri due parchi regionali vicini Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano.
Si tratta di aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità poiché permettono il passaggio di specie migratrici ma anche gli spostamenti quotidiani di molte specie animali
Proseguendo nell’analisi dell’impatto della variante sul PLIS, si scoprono alcuni aggiustamenti (in sottrazione ed ampliamento) attorno alla piattaforma ecologica in via Resegone e lungo la Provinciale 121, relativamente alla nuova stazione di controllo del metanodotto SNAM.
Il totale delle aree sottratte ammonta alla fine a 37.000 mq, mentre i documenti della variante parlano di un totale di aree proposte in ampliamento per 65.500 mq. Apparentemente, quindi, sembra esserci un aumento della superficie del PLIS di 28.500 mq.

Andando però ad analizzare i dettagli degli ampliamenti, vi si trovano due aree che erano già nella proposta di ampliamento del PGT 2010, ma non conferite poi effettivamente e quindi ci sembrerebbe corretto non conteggiarle una seconda volta, per non mischiare i fatti con le intenzioni.
La prima delle due aree in questione è un triangolo nel Parco degli Aironi (foto 8.2.1), oggetto della prevista espansione del centro Carosello, fortunatamente abbandonata per l’opposizione di cittadini e associazioni (anche la nostra). In totale, 10.000 mq promessi al PLIS dal PGT 2010, ma mai conferiti. La seconda area è una parte del cannocchiale davanti al ex albergo Melghera, che sarebbe collegato al resto del PLIS da un ridicolo corridoio largo 2 metri e costituito dal fosso lungo la Statale 11 (si vede nella foto 8.2.3), fino al confine con Vimodrone: in totale 30.000 mq, promessi dal PGT 2010, ma mai conferiti. Per quest’ultima area, poi, ci si chiede perché venga promessa solo la metà del cannocchiale e non l’intera superficie fino all’ex albergo.
Questi 40.000 mq quindi vengono inseriti nei conteggi per compensare la sottrazione dell’area necessaria all’ampliamento del centro sportivo, ma ci sembra un’operazione scorretta e inutile. Anche perchè tutte queste aree sono già verdi perciò non aggiungono valenza ambientale alla variante parziale; al contrario, la sottrazione di quanto necessario al centro sportivo trasformerà un’area naturale in antropizzata, con una perdita secca di naturalità, oltre ai danni previsti al corridoio ecologico ed alla relativa fauna presente e passante.
In conclusione, ci sembra che la Cernusco “città europea dello sport” non può farsi a spese dell’ambiente, della perdita dell’ecosistema costituito da un grande prato naturale, con la conseguente diminuzione di insetti e definitiva scomparsa di qualche specie animale. Per l’incremento delle strutture sportive, si possono cercare altre soluzioni, meno impattanti sull’ambiente e magari puntando sul recupero di aree abbandonate, che in città non mancano.
Insistere sulle proposte della variante, ci sembra una scelta in netta controtendenza rispetto agli impegni di sostenibilità ambientale assunti nei mesi scorsi anche in consiglio comunale ed agli indirizzi di pianificazione più recenti volti a privilegiare l’incremento e la valorizzazione degli ambiti di naturalità rispetto alle dotazioni di servizi, fossero anche strutture di pubblica utilità, come lo sport.

La variante al PGT in pillole – Via Brescia

Eccoci alla terza puntata di illustrazione delle modifiche al PGT vigente proposte dalla 2° variante parziale; ci occupiamo ora del campo della modificazione M2-3: Via Brescia.
Siamo nella zona sud di Cernusco, nel punto indicato con V5 nella mappa pubblicata qualche settimana fa, all’incrocio tra via Brescia e via Pio X.

Quest’ultima via segna proprio il confine con Pioltello: percorrendola verso sud, a sinistra è Cernusco, a destra Pioltello. L’area interessata è compresa tra le vie Brescia, Pio X e Scirea.

Vista dall’alto del comparto M2-3: via Brescia

Il PGT vigente già prevedeva questo intervento, che trasforma un’area industriale, di circa 14,000 metri quadri, quasi del tutto abbandonata, in un nuovo insediamento misto residenziale e commerciale. L’edilizia residenziale prevista era, fino all’80%, convenzionata e per il resto libera. Le attività commerciali si affacceranno su via Brescia, mentre le abitazioni sulla via Scirea, in continuità con quelle già esistenti sul lato nord della stessa via.

La variante introduce una prima modifica importante e cioè spezza il comparto in due (uno di 3,200 mq, l’altro di 10,800 mq circa), permettendone così l’attuazione in autonomia per ciascuno dei due e rendendo quindi più semplice l’intervento. Inoltre, introduce alcune varianti allo scopo di precisare meglio i dettagli realizzativi: l’altezza massima consentita aumenta da 10 a 13.5 metri, consentendo la realizzazione di un ulteriore piano per le abitazioni, che però dovranno essere al 100% in edilizia convenzionata. In ultimo, diminuisce del 11% l’indice di copertura (il rapporto tra metri quadri totali e metri quadri coperti), che passa da 0.45 a 0.40. Ci saranno poi parcheggi alberati, aree attrezzate, marciapiedi e percorsi ciclabili che collegheranno via Scirea a via Brescia sul lato est del comparto.

Nel filmato che segue, la nostra “incursione” in zona.

Nonostante il nostro giudizio su questo intervento sia sostanzialmente positivo (è sempre bene recuperare, in maniera intelligente, aree abbandonate, rivitalizzando un tessuto urbano compromesso da anni di incuria e abbandono), restano pur sempre alcune perplessità, che speriamo possano stimolare qualche riflessione da parte dell’Amministrazione comunale.
Prima di tutto constatiamo che l’edilizia convenzionata, eliminata dal comparto già esaminato, a nord di Cernusco (via Cevedale), viene relegata in quest’area veramente decentrata rispetto al centro della città, al punto che le attività commerciali essenziali, raggiungibili a piedi, saranno quelle di Pioltello; la connessione stradale più veloce per le auto passa da via Mantegna (di Pioltello), mentre la ex Statale 11 sarà un ostacolo non indifferente all’integrazione del nuovo comparto (e di quelli già esistenti) con il resto della città (si pensi alle scuole, la biblioteca, il mercato, la maggior parte dei negozi, le chiese, i trasporti pubblici, …).
In secondo luogo, il contesto generale in cui sorgerà questo nuovo insediamento abitativo rimane di tipo industriale: via Brescia ha solo attività industriali sul lato sud e parzialmente anche sul lato nord, il traffico è principalmente di tipo commerciale, di sera e nei giorni festivi tutta l’area diventa un deserto, come tutti i luoghi in cui vengono svolte attività principalmente diurne e legate al mondo del lavoro.
Andranno perciò attuate tutte le iniziative necessarie per migliorare il collegamento logistico e sociale con il resto della città, per far sentire anche alle persone che abiteranno in questo comparto l’appartenenza ad una comunità accogliente.

La variante del PGT in pillole – Via Cevedale

 Eccoci con i dettagli di un altro intervento previsto dal PGT e proposto per una modifica dalla seconda variante in discussione in queste settimane. Siamo a nord di Cernusco (via Cevedale appunto – siamo nel punto V2 della mappa pubblicata qui) e, secondo il PGT vigente (2010 + modifiche del 2012) questo bel campo di mais prima o poi sparirà. La variante introduce alcune variazioni, che non cambiano la sostanza dell’intervento.

Tutti i dettagli nel filmato che segue

A presto con le prossime pillole

 

La variante del PGT in pillole

Se volete scoprire cosa accadrà nelle zone di Cernusco evidenziate, seguiteci.
Vi racconteremo cosa prevede la variante parziale del Piano di Governo del Territorio.
Qui trovate la mappa che evidenzia dove sono localizzate le aree oggetto di modifica.

Le aree in grigio sono il tessuto urbano consolidato, in bianco le superfici libere.

Secondo il documento di scoping (2019) la superficie antropizzata risulta pari al 61,42%  (secondo la classificazione DUSAF relativa all’uso del suolo prodotta dalla regione Lombardia e questo valore si riferisce al 2015).

L’unico dato pubblico disponibile per una comparazione si trova nelle valutazioni sul PGT della provincia di Milano ed è del 2012.

 

Secondo tale bilancio nel 2012 k’indice di consumo di suolo per Cernusco era del 60,76% (DUSAF), ma arrivava al 67,42% con il PGT.

Dunque le analisi di corredo alla variante parziale del PGT utilizzano dati fermi al 2015 e quindi fotografano una situazione già superato ormai da cinque anni in relazione all’indice di consumo di suolo e non presentano il monitoraggio di tale parametro come avrebbe richiesto il Rapporto Ambientale che accompagna il PGT.

Non sarà così possibile valutare se le modifiche proposte dalla variante di piano rientrano o meno in obiettivi di consumo di suolo prefissati dall’amministrazione.

 

Variante PGT: il ruolo chiave della partecipazione

Così recita il documento di scoping della VAS per la variante del PGT di Cernusco. Ma quale partecipazione, se il documento è stato messo a disposizione il 15 novembre, un venerdì, e la conferenza è stata convocata per lunedì 18 alle 14.00?

Il risultato è stato una seduta praticamente deserta, ove la maggior parte degli attori invitati non ha partecipato per l’impossibilità di presentare osservazioni in tempo utile.

La seduta ha quindi inizio senza neppure la verifica dei presenti da parte del relatore che si è presentato solo dopo la nostra precisa richiesta (dr. Gianluca Vicini, estensore del documento di scoping) e che ha giustificato il poco preavviso con il fatto che si trattasse di argomenti ben noti e conosciuti da parte di tutti. In realtà la conoscenza del PGT e delle sue varianti non è un dato scontato e la possibilità di inviare contributi non può essere una frase retorica buttata lì, ma deve essere collegata ad azioni concrete.

Nel merito il documento, di natura solo compilativa e basato sui soli dati pubblicati, si presenta subito incompleto perché non riporta tutte le varianti nel quadro sinottico riepilogativo del PGT.


Pertanto viene meno la sua funzione di sintesi riepilogativa.

Nello stesso tempo l’oggetto della variante parziale del PGT:


anche in questo passaggio rimane indefinito, poiché non sono state esplicitate le aree oggetto di variante, così come era accaduto nell’incontro pubblico di presentazione svoltosi il 19 settembre che avrebbe dovuto essere l’occasione per presentare al pubblico tutti i dettagli della variante, ma risoltasi in una generica illustrazione priva delle indicazioni relative alle aree in variante e che, per stessa ammissione dell’assessore all’Urbanistica Paolo Della Cagnoletta, non chiariva nulla. Anche l’assenza del tecnico comunale andato via dopo pochi minuti non ha certo contribuito.  Dunque, di che cosa parliamo?

Il documento di scoping non aiuta, anzi confonde le idee perché a pag. 12 riporta:

Chiediamo a quale campo della modificazione ci si riferisca e viene fuori che è la frase soprariportata è un “refuso“.

Magari rileggere con attenzione gli elaborati tecnici eviterebbe figuracce di questo tipo.

 

#Caroselloleaks: come (rin)negare il PGT

… “L’obiettivo strategico è stato quello di evitare la saldatura edificata tra il territorio di Cernusco sul naviglio e quello degli altri comuni. In questo modo abbiamo creato una sorta di corona costituita dal Plis, a ovest e a nord, e dalle aree agricole che vanno verso Bussero così da bloccare una ipotetica futura espansione edificatoria” … (Giordano Marchetti, assessore al Territorio, Fuori dal comune, giugno 2015)

Peccato che proprio la corona del Plis delle Cave presenti ben due ferite, le aree destinate all’ampliamento del centro commerciale Carosello. E si fa cattiva informazione non ricordando che a Nord di Cernusco la struttura commerciale e tutta la viabilità commessa  costituiscono un vulnus rispetto al principio guida del PGT di lasciare corridoi ecologi di salvaguardia.

Il centro commerciale Carosello è – e diventerà ancora di più con l’ampliamento che comporta anche la cessione di un pezzo del parco degli Aironi – un elemento di risucchio teso a cancellare le già esili barriere presenti.

Quella sottile linea rossa

Perimetrazione centro abitato - gennaio 2013

Perimetrazione centro abitato – gennaio 2013 – Uff. Tecnico Comune di Cernusco

Il monitoraggio del limite e delle relazioni fra  il “tessuto urbano consolidato” e lo “spazio rurale” era una delle prescrizioni del PGT di Cernusco: ogni venti mesi, era l’indicazione, ci doveva essere una verifica degli obiettivi quantitativi del piano. Ma più della vigilanza, ha funzionato la crisi economica che ha tenuto bassi i volumi delle costruzioni, anche se a tutt’oggi sono rimaste inevase le richieste di quantificazione delle superfici realizzate (vedi censimento del cemento).

E oggi, a quattro anni dall’approvazione, ci chiediamo cosa è rimasto dei caposaldi del PGT che raccomandavano di evitare i processi di saldatura tra diversi centri edificati e gli insediamenti lineari lungo Ie infrastrutture, di preservare i corridoi ecologici previsti e, soprattutto, di verificare la compatibilità paesistico-ambientale delle trasformazioni.

Insomma di tener d’occhio quella sottile linea rossa” tracciata tra città e campagna (l’espressione è di Vezio De Lucia), che definisce con perentorietà il territorio urbanizzato. 

Territorio  che la legge toscana sul governo del Territorio considera come un patrimonio (e non più una risorsa) costituito «dai centri storici, le aree edificate con continuità dei lotti a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale, direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici, i lotti e gli spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria» (art. 4). A partire dall’entrata in vigore della legge, ogni nuova edificazione residenziale al di là della linea rossa – cioè sui terreni agricoli e fertili – sarà interdetta. Oltre tale linea, nuovi progetti per edifici produttivi e per grandi strutture di vendita costituiranno oggetto di verifica di conformità alle previsioni del PIT (piano di indirizzo territoriale) da parte di una «conferenza di copianificazione» nella quale il parere sfavorevole della Regione è vincolante (art. 25, c. 6). Resta valido comunque il principio che «nuovi impegni di suolo a fini insediativi o infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti» (Ilaria Agostini).

Anche nella legge regionale lombardia (“Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo”) sono previsti divieti di trasformazione delle aree agricoli, ma i vincoli scatteranno solo fra trenta mesi e, nel frattempo,  ad allentare i vincoli ci penserà anche il decreto

DL 133/2014, detto “Sblocca Italia”, che ha trasformato in senso privatistico l’accordo di programma, attribuendo (con l’art. 26) valore di variante urbanistica a quelle convenzioni tra enti pubblici finalizzate alla realizzazione di progetti di recupero di immobili demaniali, in vista di una loro alienazione; a tali progetti, cui può ora partecipare anche il privato, è attribuito carattere di «pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza», o, per meglio dire, di “privata utilità”, naturalmente in deroga ai piani comunali.

Quindi basterà dichiarare nell’accordo di programma la pubblica utilità del recupero ambientale del parco degli Aironi (per paradosso è proprio l’amministrazione, il soggetto che ha le responsabilità del suo abbandono, che se ne lamenta e utilizza come pretesto per affidarne il recupero ad un soggetto privato per il recupero) oppure della cista ciclabile di connessione Cernusco-Carugate, sino alla svincolo di accesso diretto dalla tangenziale al centro commerciale, che il gioco sarà fatto: gli strumenti urbanistici vigenti verranno modificati per consentire l’ampliamento del centro commerciale a spese di patrimonio pubblico e attraverso la creazione di opache plusvalenze sui terreni interessati dalla compensazione ecologica richiesta.

Un’amministrazione premiata solo un anno e mezzo fa per la buona politica del suo territorio oggi ha intenzione di vendere il suo territorio – che è patrimonio della comunità – per trenta denari. Un tradimento.

Bene Comune Cernusco: l’incontro con il sindaco Comincini

comincini

Bene Comune Cernusco BeCoCe continua il suo percorso di incontri con le istituzioni cittadine per avere un quadro di riferimento delle prospettive della città legate al bene comune.

Il 18 marzo ha incontrato Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio. 

La discussione parte dalla lettera inviata  dal comitato lo scorso anno alle forze politiche ed ai candidati sindaco che sollecitava la pubblicazione aggiornata degli indicatori di qualità ambientale, in particolare i valori relativi alla qualità dell’aria e dell’acqua. Ma soprattutto li invitava ad istituire pratiche condivise di partecipazione deliberativa nella gestione dei beni comuni e ad una maggiore trasparenza e condivisione in rete degli atti amministrativi legati all’essenza stessa della vita istituzionale (consigli comunali, bilanci, piano pluriennale delle opere pubbliche, rapporto annuale sullo stato dell’ambiente cittadino). La lettera, rimasta sinora senza risposta, non ha perso affatto la sua ragion d’essere e su questi temi siamo tornati a sollecitare il sindaco.

Comincini si è impegnato a ricordare nell’assemblea straordinaria di CAP Holding (Cernusco ha una partecipazione societaria) che si tiene oggi la necessità di aggiornare i dati relativi alla qualità dell’acqua della nostra città.

cominciniamiacque

Vedremo se Amiacque manterrà gli impegni. A nostro avviso, come avevamo suggerito nell’incontro con l’assessore Giordano Marchetti sarebbe utile istituire un protocollo d’intesa fra comune e gestore che regoli le procedure di comunicazione.

Un altro impegno del sindaco riguarda la risposta del nostro comune al questionario promosso dal Forum Salviamo il Paesaggio – cui BeCoCe aderisce – sul censimento del cemento. I dati serviranno a fare il punto della situazione rispetto alla Cernusco di domani in relazione all’incremento dei volumi e della popolazione, anche in relazione alle previsioni del PGT.

Altro strumento utile a valutare lo stato di salute della nostra città è il Rapporto sullo stato dell’ambiente che fornisce il quadro completo degli indicatori ambientali e sociali. Cernusco non si è dotata nel passato di tale strumento, né i vincoli di bilancio ne consentono oggi la programmazione. A nostro avviso sarebbe però importante valutarne i costi di realizzazione.

Abbiamo poi sottolineato che scelte importanti che riguardano il bene comune, quali ad esempio la costruzione della nuova scuola o il parco solare, vanno pensate anche alla luce della loro impronta ecologica. E a tale riguardo la strada è ancora tutta da percorrere.

Resta aperto anche il tema della comunicazione e condivisione in rete degli atti amministrativi: occorre continuare ad adottare procedure atte a favorire la partecipazione dei cittadini all’azione politica e amministrativa tramite la rete internet, tenendo conto della varietà delle caratteristiche personali, sociali e culturali. Occorre prestare maggiore attenzione al sito istituzionale del comune, spesso di difficile consultazione oppure con pagine inesorabilmente datate. Perché anche la rete è un bene comune, inteso come strumento di partecipazione alla vita della comunità e di diffusione dell’informazione.

Infine, ma non ultimo l’impegno di BeCoCe ad istituire con l’amministrazione una collaborazione volta a mettere in circolo disponibilità e competenze per la tutela del nostro bene comune.