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Filanda: chi decide sull’uso di un ‘bene comune’?

Provate a immaginare questo scenario: avete ristrutturato la casa di famiglia investendo tempo, risorse, energie. L’avete resa un luogo dove ospitare persone, far crescere progetti. Pochi anni dopo, qualcuno bussa alla porta e vi propone di prendersi la parte migliore e utilizzarla per tutt’altro: spazi a pagamento, attività commerciali. E vi chiede anche di contribuire ai costi.

Assurdo? Eppure, è ciò che rischia di accadere alla Filanda.

La Filanda è un luogo storico che Cernusco ha recuperato spendendo oltre due milioni di euro di denaro pubblico, nato da un percorso partecipato e pensato come spazio sociale, intergenerazionale, identitario. Un bene comune prezioso.

Oggi, però, la narrazione prevalente, portata avanti anche dall’Amministrazione di Cernusco, è un’altra: «La Filanda è vuota, non è vissuta» «Il parco Trabattoni è terra di nessuno» «Tutti i ristoranti falliscono». Si crea un immaginario che spinge a pensare che la Filanda sia un problema da risolvere, in fretta.

Ma la Filanda non è un problema. Anzi, potrebbe diventare una parte della soluzione a molti dei nodi che Cernusco deve affrontare: la carenza di spazi per i giovani, la fragilità delle reti associative, la scarsità di luoghi per costruire comunità, la necessità di servizi di prossimità. Un’infrastruttura sociale che connette e sostiene energie oggi disperse.

Cosa sta succedendo?

La Giunta ha avviato un percorso di “Project financing” che prevede di sottoporre a bando pubblico la proposta di un operatore privato per la gestione della Filanda.

La proposta del privato prevede:

  • concessione per 15 anni di due terzi della struttura e del palco del Parco Trabattoni per ristorazione, caffè, coworking, eventi, affitto spazi
  • riduzione degli spazi dedicati alle associazioni e dell’uso pubblico da parte del Comune
  • canone di affitto zero
  • 50.000 euro l’anno di contributo da parte del Comune all’operatore privato per la manutenzione del verde

È un cambio di natura molto profondo: da bene comune multifunzionale a contenitore dove la componente commerciale diventa la funzione principale, per ben quindici anni.

Oggi la Filanda non soffre di mancanza di valore: soffre di assenza di strategia.

Gli spazi assegnati alle associazioni — come quelli dedicati agli anziani — funzionano, sono frequentati, generano socialità. Ma vivono “di anno in anno”, senza un progetto pluriennale che consenta di programmare, investire, crescere. Una logica di precarietà che impedisce a chi abita la Filanda di immaginare e costruire attività più solide e continuative.
La parte dedicata alla ristorazione è l’area “vuota”: diversi gestori non sono riusciti a mantenerla aperta. Perché?

Questi problemi raccontano un modello gestionale fragile, che ha bisogno di essere ripensato alla luce delle attuali esigenze della città.

La domanda che la Giunta avrebbe dovuto porsi è questa: quali sono i bisogni reali di Cernusco a cui la Filanda può contribuire a rispondere?

Un problema di metodo

Nel percorso avviato dalla Giunta ci sembra che manchino vari elementi fondamentali:

  • un’analisi approfondita delle cause che hanno portato alla situazione attuale
  • una valutazione comparativa di scenari alternativi (pubblico, terzo settore, partenariato misto)
  • una strategia complessiva sugli spazi sociali di Cernusco
  • una visione d’insieme e trasformativa del ruolo dell’Amministrazione come mobilitatore di energie civiche e cambiamento, e non come semplice “locatore” di spazi.

E soprattutto manca quel percorso partecipativo promesso già nel 2024 e che dovrebbe precedere — non seguire! — la definizione di un progetto che riguarda un importante bene comune.

Ma analisi e strategie richiedono dati, analisi, competenze. E la partecipazione deve prevedere una sequenza fatta di ascolto, scambi, verifiche, restituzioni. È complessa e faticosa, ma è ciò che dà legittimità e solidità alle scelte pubbliche.

Un rischio più ampio: un modello che può estendersi ad altri beni pubblici

L’Amministrazione ha imboccato una scorciatoia: accogliere una proposta preconfezionata che riflette la visione di un operatore privato, una comoda “soluzione rapida” a problemi di gestione.

La logica “un bene pubblico ha un problema → troviamo un privato che lo risolva” ci preoccupa molto, anche perché può estendersi rapidamente ad altri beni comuni oggi percepiti come problematici o in attesa di destinazione:

  • il Parco degli Aironi
  • Villa Alari
  • L’area della ex Cava Gaggiolo
  • Altri edifici pubblici dismessi o sottoutilizzati (es. immobili ASL, in Via Turati).

O anche l’edificio pubblico che sorgerà in via Cevedale, di cui l’Amministrazione ha approvato la costruzione senza sapere cosa farne (!).

È un modello che riduce il ruolo del pubblico e impoverisce la città nel lungo periodo.

La partecipazione: leva preziosa o ennesima occasione di propaganda?

La lista civica Vivere Cernusco ha recentemente presentato in Consiglio Comunale una mozione per obbligare l’Amministrazione ad avviare un percorso partecipato sul futuro della Filanda.

La mozione è stata approvata all’unanimità, anche dalle liste di maggioranza, ma alcune successive dichiarazioni della maggioranza fanno pensare ad una semplice mossa interlocutoria, per guadagnare tempo, non per aprire ad un vero confronto con la città e con le associazioni.
Anche le Consulte (Cultura e Sociale) hanno votato una dichiarazione in cui chiedono l’apertura di un tavolo di discussione, come previsto dagli statuti delle stesse quando si tratta di argomenti che coinvolgono le associazioni.

Sarà veramente una buona notizia? Bene Comune Cernusco esprime preoccupazione e chiede due cose, semplici e doverose:

1. Uscire dalla narrativa “Filanda = problema” e chiedersi piuttosto: “Come tutelare e valorizzare un prezioso bene comune, nell’interesse della città?”

2. Aprire un percorso partecipato autentico, che non sia una ratifica di decisioni già prese, ma una costruzione condivisa.

Chiudiamo con due messaggi: uno alla città e uno all’Amministrazione

Ai cittadini vogliamo rivolgere un invito: partecipate. Fate sentire la vostra voce.
Perché se la comunità non presidia i propri beni comuni, qualcun altro deciderà al nostro posto come usarli.

All’Amministrazione, invece, rivolgiamo una richiesta netta: chiarite cosa intendete per “bene comune” e per “partecipazione”. Finora queste parole sono comparse tantissime volte nei discorsi, ma ancora non riusciamo a vederle realizzate nei fatti e nelle decisioni concrete.

Parco Est delle Cave: un bilancio

foto di Daniela Donegà

Fine anno, tempo di bilanci, anche per il parco Est delle Cave, il parco che, istituito nel 2009, solo negli ultimi anni ha visto iniziative volte alla sua valorizzazione.

Sono ancora pochi quelli che lo conoscono e, soprattutto, ne frequentano gli ambiti più significativi dal punto di vista ambientale. Proprio per favorire una maggiore conoscenza e divulgazione abbiamo istituito, in collaborazione con il comitato di gestione del parco, il concorso “La Fotografia e l’arte nel Parco Est delle Cave”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione, con un significativo incremento di partecipanti e qualità dei materiali, che però hanno evidenziato e confermato come l’unica vera realtà riconosciuta sia il parco Increa di Brugherio e che ci sia ancora molto lavoro perché le nostre comunità ne percepiscano le valenze naturali, le azioni necessarie alla difesa della biodiversità ed alla salvaguardia di ecosistemi continuamente messi a rischio dalla inarrestabile riduzione delle aree verdi, dall’attività estrattiva e dall’inquinamento ambientale.

Cercheremo quindi con la prossima edizione del concorso di focalizzare l’attenzione su questi aspetti.

Un altro aspetto riguarda le attività istituzionali e la loro programmazione. A questo riguardo è molto utile far riferimento al bilancio annuale di recente approvato dal comitato di gestione e su cui, come componenti del Forum di partecipazione, siamo stati chiamati ad esprimere il nostro parere.

Finalmente, da due anni a questa parte, l’entità delle cifre stanziate (88.000 €) consente di uscire dalla mera gestione amministrativa, anche se permangono numerose questioni inevase che, al contrario, non consentono di avere una visione di lungo respiro in relazione all’identità ambientale del parco.

A nostro avviso è molto grave che non siano ancora state realizzate, e mancano ancora nel bilancio, le attività legate allo Sviluppo delle Conoscenze, in particolare gli studi delle presenze e delle potenzialità faunistiche e floristiche/ vegetazionali, gli studi sul mondo agricolo, censimento e recupero conoscenze su cascine manufatti rurali, emergenze storiche e architettoniche per i quali il PPI prevede 35.000€.

La mancanza anche quest’anno di fondi dedicati agli studi necessari per realizzare una base conoscitiva scientifica e storico-architettonica su cui sviluppare una corretta azione di tutela e di valorizzazione impedisce di sviluppare interventi coordinati e pianificati all’interno di una definita visione del parco.

Nel 2023 le spese di gestione coprono il 53% del totale e riguardano la segreteria (21.000€), l’amministrazione, la progettazione ed organizzazione del parco (26.000€). Con questo ordine di grandezza di spesa si può finalmente pensare ad un Direttore del Parco con una specifica formazione e non più individuato al di fuori della dotazione organica dei Comuni, come segnaliamo da diversi anni. L’occasione del prossimo pensionamento del funzionario capo dell’ufficio tecnico di Cernusco che ora svolge questa funzione fornisce l’opportunità di cercare una figura con queste caratteristiche.

Vorremmo inoltre richiamare l’attenzione sulla necessità che gli aggiornamenti cartografici (5.000€ in bilancio) forniscano dati certi e soprattutto comparabili e coerenti con quelli elaborati da altre istituzioni, per evitare quanto accaduto con la variante parziale del PGT di Cernusco, recentemente approvata, ove il totale dei metri quadri complessivi del Parco Est delle Cave attribuiti al comune di Cernusco secondo la convenzione risulta diverso da quello inserito nel computo della variante.

Ricordiamo infine che i PLIS costituiscono un sistema di tutela “debole”, modificabile in funzione delle scelte di pianificazione comunale in cui è possibile integrare – ma anche sottrarre – aree al perimetro del parco, come è accaduto per il corridoio ecologico del Gaggiolo.

 Interventi di questo tipo vengono presentati in comitato di gestione prima della discussione e del confronto previsto dalla normativa urbanistica per l’adozione, laddove tutti gli altri soggetti (istituzionali e non) partecipano alla valutazione in sede di osservazioni. Si tratta a nostro avviso di un’anomalia.

Questi elementi ci hanno portato ad esprimere un parere negativo sul bilancio del parco, sebbene abbiamo apprezzato l’incremento di spesa verso voci non legate alla mera gestione.

Nel complesso c’è dunque molto da fare, soprattutto riguardo alla crescita dell’identità ed alla riconoscibilità del parco, aspetti su cui saremo ancora impegnati il prossimo anno.

Infine, ma non ultima indicazione, segnaliamo il rinnovo del bando per la partecipazione al Forum consultivo di Partecipazione, l’organo cui partecipano anche le associazioni del territorio, insieme alle componenti istituzionali. La scadenza del bando è il prossimo 1 febbraio 2023 (nella home page del parco Est delle cave tutti i dettagli)

Per chi volesse conoscere con maggiore dettaglio il nostro parere lo trovate qui.

#10anni: referendum sull’acqua

“I beni comuni ci parlano dell’irriducibilità del mondo alla logica del mercato, indicano un limite, illuminano un aspetto nuovo della sostenibilità”

(Stefano Rodotà, “Il diritto di avere diritti”, Editori Laterza, 2012)

Sono passati dieci anni dal referendum sull’acqua e, purtroppo, non c’è nulla da festeggiare perché la vittoria dei cittadini contro la privatizzazione dell’acqua è continuamente messa in pericolo.

L’ultima minaccia è la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan che punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno. Così come è ferma da mesi alla Commissione ambiente della Camera la legge per la gestione dell’acqua pubblica (‘Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque’).

Bene Comune Cernusco, nato proprio per raccogliere l’eredità del referendum nella difesa dei beni comuni, si unisce al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con le richieste di ridurre le perdite delle reti idriche, di salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico e, soprattutto, di riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

#PGT: AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Cari consiglieri,

i prossimi mesi saranno cruciali per il futuro di Cernusco: la variante generale del Piano di Governo del Territorio determinerà l’evoluzione della nostra città. Le scelte fatte ormai dieci anni fa saranno rimesse in discussione e verranno formulati gli indirizzi che disegneranno il nostro futuro.

La pianificazione urbanistica ha profonde, estese e durature ripercussioni sul territorio e sulla qualità della vita della comunità che lo abita, più di ogni altra materia: da decisioni quali la collocazione di una scuola o l’edificazione di un terreno non si può, letteralmente, tornare indietro.

E queste decisioni vengono prese attraverso una lunga procedura di natura in gran parte tecnico-amministrativa, da cui resta di fatto esclusa la maggior parte della cittadinanza per l’oggettiva complessità dei temi trattati. Il linguaggio dell’urbanistica e un corpo normativo estremamente articolato hanno negli anni eretto un muro tra la pianificazione territoriale e i cittadini, eppure poter comprendere quale sarà il volto futuro della propria città ed esprimere il proprio parere in merito pensiamo siano elementi fondamentali del patto che lega cittadini ed eletti.

LA COMPLESSITA’ NON PUO’ ESSERE UN ALIBI PER L’ESCLUSIONE

Pensiamo che debba essere fatto ogni sforzo possibile per coinvolgere i cittadini nel percorso che definirà il nuovo PGT. I tempi sono maturi per un salto di qualità verso una modalità di partecipazione che promuova una dialettica ragionata e argomentata ed investa nella formazione di una cittadinanza preparata e responsabilizzata. Che sappia andare oltre “le chiacchiere da social”. 

Come? Con l’istituzione di un comitato formato da un gruppo di comuni cittadini (potrebbero essere tra venti e trenta) che, informato sulle ipotesi in esame e fornito di adeguati strumenti per comprenderle, possa interloquire sin dall’inizio con l’amministrazione esprimendo valutazioni e proposte. Tali cittadini, estratti a sorte con criteri che portino a rappresentare demograficamente l’intera città, dovrebbero poter maturare il proprio parere in modo informato grazie a un processo fatto di momenti di condivisione e di approfondimento, materiali da analizzare e possibilità di consultare esperti.

UNA CITTADINANZA ATTIVA E COINVOLTA È CORRELATA ALLA QUALITA’ DEL GOVERNO DI UN TERRITORIO

L’obiettivo ultimo di questa proposta non è di modificare o interferire con le funzioni del Consiglio Comunale, tantomeno con l’operato dei tecnici comunali, ma semplicemente di colmare il gap di trasparenza e partecipazione di uno dei procedimenti amministrativi più delicati e strategici per una città.

UN GIOCO CHE HA SOLO VINCITORI

I benefici di un’iniziativa fortemente innovativa come questa sono molteplici. Si tratterebbe di un esempio concreto di democrazia partecipata in cui le decisioni beneficiano del contributo diretto di cittadini svincolati da interessi di parte, sensibili a esigenze trasversali e ad obiettivi di lungo termine. Sarebbe un’occasione per rafforzare il dialogo tra i cittadini e la politica, in questo momento storico più che mai necessario, demolendo l’idea diffusa che la scarsa trasparenza, in fondo, faccia comodo. Rappresenterebbe un investimento nella formazione di persone consapevoli su una materia tanto importante quanto ostica come l’urbanistica. Infine, la comunità di Cernusco sul Naviglio diventerebbe un esempio a livello nazionale collocandosi in una posizione di netta avanguardia e ci sarebbe un ritorno d’immagine estremamente positivo per l’Amministrazione.

AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Siamo convinti che l’impegno e il coraggio che, ne siamo consapevoli, sono richiesti per intraprendere questa strada saranno ampiamente compensati dai benefici che ne ricaveremo come comunità.

Vi chiediamo di valutare questa proposta e di aiutarci a promuoverla.

In attesa di un vostro riscontro, rimaniamo a disposizione per qualsiasi esigenza di approfondimento.

21 Novembre: giornata nazionale degli alberi

Arredo urbano a chi?
Definire gli alberi in città “arredo urbano” è riduttivo e ingiusto. Soprattutto oggi, 21 novembre, Giornata nazionale degli alberi, questi nostri amici “ben piantati per terra”.
Riduttivo, perché un albero in città è molto di più: è un piccolo polmone che assorbe anidride carbonica e produce ossigeno, senza il quale non ci sarebbe vita sulla Terra. E poi è un riparo dalla calura estiva, è una barriera contro i venti, è indispensabile per innumerevoli animali che ne utilizzano le fronde o le radici o il fusto, aiuta a trattenere l’umidità del terreno, a produrre l’humus che rigenera il suolo, a risparmiare energia elettrica ombreggiando le nostre case d’estate.
E, non ultimo, un albero è un essere vivente.
E, dicevamo, è ingiusto, perché a ben pensarci loro, gli alberi, c’erano prima di noi, occupavano il suolo dove ora sorgono le nostre città e noi li abbiamo sostituiti con costruzioni e nastri di asfalto all’infinito.
Eppure li trattiamo come un complemento d’arredo.

La convivenza tra noi e gli alberi, in città, è diventata conflittuale: c’è da far spazio a un parcheggio? Concedere più metri quadri a una nuova costruzione? Tracciare una nuova pista ciclabile? La motosega è subito pronta, e a rimetterci sono proprio gli alberi. Raramente, o potremmo dire anche mai, vengono valutate soluzioni alternative.
Parassiti, condizioni ambientali particolarmente critiche, una cattiva manutenzione ne compromettono la salute e spesso vengono grossolanamente potati o addirittura eliminati piuttosto che curati.
Come un oggetto qualunque, che si butta quando è rotto o occupa troppo spazio in garage.

Ogni albero è patrimonio della comunità. È un bene comune e come tale va tutelato.

In questa giornata speciale che ha per protagonisti i nostri alberi vorremmo iniziare un progetto di conoscenza e di sensibilizzazione rivolto a tutti i cittadini, articolato in tre filoni.

  1. Gli alberi cernuschesi
    Abbiamo iniziato a riempire una mappa navigabile, che vedete qui di seguito e che resterà sempre consultabile nella colonna destra del nostro sito, sulla quale mapperemo:
    • gli alberi che vediamo tagliati, in maniera a volte incomprensibile, sparsi a decine lungo le strade e nei parchi di Cernusco. Con un “moncherino” che viene lasciato a perenne memoria.
    • gli alberi importanti, monumentali o comunque particolarmente imponenti e belli. Quelli individuati sinora sono anch’essi riportati sulla mappa, evidenziati con un colore diverso.
      Il nostro obiettivo è iniziare a conoscerli, a dare loro un nome ed un volto, perché ciascuno di loro ci appartiene.
      Vuoi contribuire anche tu? Segnalaci altri esemplari non ancora presenti nella mappa, possibilmente con foto e posizione, e noi li aggiungeremo.
  1. Le funzioni degli alberi
    Un albero contribuisce al benessere della città e ad attenuare le criticità ambientali. Pubblicheremo degli approfondimenti per far conoscere meglio l’importanza e la funzione indispensabile del verde urbano.
  1. Ripensare la qualità ambientale della nostra città
    Nel terzo filone affronteremo il tema della qualità urbana della nostra città attraverso la lente della qualità ecologica ed ambientale, anche in considerazione dei cambiamenti climatici e, come ignorarli, dei problemi legati alla pandemia.
    Oggi occorre progettare il verde urbano e la vegetazione per generare benessere, favorire l’esercizio fisico, supportare la mobilità lenta, migliorare la qualità dell’aria e la mitigazione delle temperature estive. Vorremmo che nella nostra città queste buone pratiche venissero adottate dall’amministrazione.
    Da parte nostra (e anche qui chiederemo la vostra collaborazione), faremo sentire ancora più forte la voce di chi vuole proteggere l’ambiente e migliorarne le condizioni attraverso alcune iniziative.

Ci aspetta un grande lavoro, che ci auguriamo possa raccogliere attorno a questi progetti l’adesione di molte persone, grandi e piccine, particolarmente attente e sensibili verso i temi ambientali.
Sperando di festeggiare la prossima Giornata degli alberi, tra un anno, con un po’ più di speranza.

Un campo non vale l’altro

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Il professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, evidenzia quella che è prima di tutto una tragedia culturale: le scelte urbanistiche sono indirizzate da decisori politici ignoranti perché

non sanno gli effetti che producono le loro decisioni perché ignorano l’essenza delle risorse ambientali, il loro funzionamento e i benefici che generano o gli effetti negativi che producono. È grave quel che stanno facendo anche perché non colgono l’occasione per impostare una spiegazione ai cittadini facendoli crescere, ecologicamente parlando. È grave perché alla fine si specula sulla debolezza delle persone e si usa l’ignoranza della gente per continuare a non fare cose migliori.

Dobbiamo fare di più e meglio. Noi dobbiamo trasformare le aree dismesse in ospedali se di ospedali abbiamo bisogno. Dobbiamo far crescere campi da calcio e scuole sulle parti abbandonate delle nostre città. Questa è l’unica competizione che dobbiamo innescare. Qui deve lavorare la politica e per farlo deve capire, imparare, appassionarsi. So bene che è dura, che non si è mai fatto e che gli strumenti giuridici sono spuntati, ma so anche che se i politici non ne hanno voglia possono tornare a fare altro.

Il destino del campo del Gaggiolo dipende da noi. Oggi. La variante al PGT in discussione in questi giorni che vuole trasformarlo in un campo da baseball va respinta. E va respinta la narrazione mistificante per cui il campo da baseball farebbe “il bene dei nostri figli”, riducendo così il campo agricolo a merce di scambio, laddove è invece un bene comune, paesaggio che è parte dell’identità collettiva e della memoria storica della nostra comunità.

Un grazie di cuore a Paolo Pileri per le sue parole e a quanti vorranno difendere e conservare il campo del Gaggiolo. La vostra testimonianza è preziosa, lasciateci un selfie davanti al nostro striscione lungo il Naviglio della Martesana.

Vi invitiamo a leggere l’intero articolo di Paolo Pilieri Quando un campo da baseball fa male al suolo. E non tutti lo capiscono pubblicato su Altraeconomia.

Vedi alla voce Cromo per le case dell’acqua di Cernusco

fonte: portale isituzionale CAP Holding

Valori medi ponderati – I semestre 2016 – case dell’acqua di Cernusco

Come si vede, la concentrazione di Cromo totale, valutata come media ponderata per il primo semestre 2016, è di 13 µg/l.
Qual è la concentrazione del Cromo esavalente? Quali sono i valori aggiornati al primo semestre 2017 della qualità dell’acqua dei pozzi di Cernusco e delle due case dell’acqua?
L’amministrazione chieda al gestore del servizio i valori aggiornati. Acqua ed informazione sono beni comuni da tutelare.