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🌧️ ALLERTA METEO E ASSENZA DI DATI LOCALI: COME SI PIANIFICA DAVVERO IL TERRITORIO?

Quanta pioggia sia caduta a Cernusco durante l’ondata di maltempo che ha colpito ieri gran parte delle regioni settentrionali non lo sapremo mai perché, ad oggi, Cernusco sul Naviglio non dispone di una centralina meteo locale con dati pubblici, continuativi e consultabili sulle precipitazioni.
E questo non è un dettaglio tecnico.
È un problema di conoscenza del territorio, di prevenzione, di pianificazione urbanistica e di trasparenza amministrativa.
Nei giorni scorsi erano state emesse allerte meteo: la Protezione Civile nazionale aveva segnalato criticità per temporali e Regione Lombardia aveva diffuso allerte per il nostro nodo territoriale, compresa un’allerta arancione per rischio idrogeologico nell’area in cui ricade anche Cernusco.

Eppure questi messaggi di rischio non risultano essere stati ripresi dalle pagine social del Comune, normalmente molto attente a comunicare eventi e iniziative cittadine.
La mancanza di dati meteorologici e e di una comunicazione tempestiva sui rischi non è un dettaglio tecnico, ma riguarda il modo in cui una città si prepara agli eventi estremi, informa i cittadini e pianifica il proprio futuro e segna la grave mancanza di visione, trasparenza e responsabilità amministrativa.
Questa assenza è ancora più grave perché Bene Comune Cernusco aveva proposto il ripristino di una centralina meteo già nel 2018 e il 21 maggio 2020 il Consiglio Comunale aveva approvato all’unanimità una mozione che impegnava l’Amministrazione a dare seguito a quel progetto.
Sul finire del 2024 l’Amministrazione, a seguito di una nostra segnalazione all’Ispettorato della Pubblica Amministrazione, ha comunicato l’acquisto di una nuova stazione meteorologica e l’intenzione di installarla entro gennaio 2025. Nel Consiglio Comunale dell’11 novembre 2025 l’assessore Enrico Quartiroli ha dichiarato che sarebbe stata installata “entro l’anno”. Ad oggi, però, non abbiamo notizie sulla sua installazione, sulla pubblicazione dei dati, sulla gestione, sulla conservazione delle serie storiche, né sul coinvolgimento delle scuole, come previsto nello spirito del progetto originario.

Dal 2018 avremmo oggi una serie storica di dati che avrebbe coperto più di cinque anni.
Da allora sono passati anni.
Anni di silenzio.
Anni di sollecitazioni senza risposta.
Anni di dati locali persi.

Dal 2020 avremmo potuto disporre di almeno cinque anni di dati pubblici e continuativi sulle precipitazioni locali.
E quei dati oggi sarebbero preziosi.

I dati meteorologici sono fondamentali per la pianificazione urbanistica, per la gestione delle reti idrauliche, per la prevenzione del rischio idrogeologico e per valutare gli effetti concreti della trasformazione del territorio.

E intanto il territorio cambia.
In via Cevedale-Bassano sono intanto arrivate le ruspe.

👉 Come possiamo valutare davvero la tenuta del territorio se Cernusco non dispone di dati meteorologici locali?

I dati meteorologici sono molto importanti per la pianificazione urbanistica e per la gestione delle reti idrauliche della città così, per valutare gli eventi meteo che interessano il nostro territorio, siamo costretti a fare riferimento alle centraline più vicine, come Milano Lambrate, di cui riportiamo come esempio i giorni con precipitazioni ≥ 20 mm e ≥ 50 mm.

Sono dati utili, non pienamente sostitutivi di una rilevazione locale ma che mostrano il ripetersi, in pochi anni, di eventi intensi e concentrati. E dunque in un territorio classificato ad alta criticità idraulica, in piena crisi climatica, con piogge sempre più concentrate e violente, la pianificazione urbanistica dovrebbe basarsi anche su dati locali, aggiornati, pubblici e accessibili.
Invece, la mancata attuazione della mozione approvata all’unanimità ha prodotto una perdita concreta: anni di dati ambientali che oggi mancano proprio quando sarebbero utili per valutare interventi come quello di via Cevedale-Bassano, dove si impermeabilizza nuovo suolo e si affida la gestione delle acque meteoriche a sistemi di drenaggio e infiltrazione.

Ci avete chiesto a cosa sia servito il nostro impegno contro la cementificazione delle ultime aree agricole di Cernusco, ora che nei campi di via Cevedale sono comparse le ruspe.
Le nostre osservazioni purtroppo non sono state accolte, ma sono servite a rompere il silenzio in cui il Piano Attuativo era stato adottato in piena campagna elettorale e a introdurre elementi di valutazione aggiuntivi nelle delibere di approvazione.

Ora chiediamo all’Amministrazione di dare seguito concretamente a quelle indicazioni.

Senza dati locali, la città pianifica al buio.

E una città che continua a consumare suolo, in un tempo di eventi meteorologici estremi, non può permettersi di pianificare al buio e neppure di approvare nuove costruzioni.

Via Cevedale: lo strano caso della delibera approvata due volte

L’11 agosto la Giunta comunale ha approvato la delibera n. 208 che chiudeva l’iter del Piano Attuativo con le controdeduzioni alle osservazioni inviate dopo l’adozione. Una settimana dopo, però, la Giunta è stata costretta a riunirsi nuovamente nell’ultimo giorno utile per confermare … la stessa delibera a causa di “errore formale” che ne avrebbe compromesso la validità: mancava infatti la registrazione puntuale dei votanti su ciascuna delle osservazioni esaminate.

E così c’è una delibera approvata due volte, procedura singolare ma che evidenza la volontà di voler chiudere in fretta la vicenda, rimediando in corner all’errore.

In sostanza le due delibere rigettano in blocco le criticità sollevate da cittadini e associazioni, salvo un paio di parziali accoglimenti .

Questa vicenda mostra con chiarezza la scelta dell’Amministrazione di assecondare gli interessi privati dell’operatore, sacrificando i beni comuni.

Nonostante i richiami di comitati e associazioni, la Giunta ha deciso di non rimettere in discussione un impianto progettuale che cancella l’occasione di conservare gli ultimi spazi agricoli, i servizi realmente utili, una pianificazione condivisa.

Cosa succede ora?

  • Entro 60 giorni dalla conclusione della procedura espropriativa deve essere stipulata la convenzione urbanistica, salvo proroga concessa dalla Giunta.
  • In assenza di espropri ancora pendenti, la stipula può avvenire anche più rapidamente, ma resta vincolata all’approvazione definitiva della delibera (che ora è stata confermata con l’atto n. 210).

Una volta stipulata la convenzione:

  • entro 120 giorni deve essere richiesto almeno un Permesso di Costruire o una SCIA per il 40% delle volumetrie previste;
  • la convenzione ha validità 10 anni, entro i quali devono essere completate tutte le edificazioni;
  • entro 60 giorni dal collaudo le opere e le aree cedute devono essere trasferite formalmente al Comune;
  • gli operatori restano obbligati a curare la manutenzione del verde per 2 anni dopo il collaudo, oltre a un ciclo stagionale

Tutti questi passaggi avverranno secondo una procedura che non è più pubblica, i cui atti vengono resi disponibili solo attraverso un formale accesso civico.

Per questo sarebbe molto importante che l’Amministrazione comunale garantisse trasparenza, rendendo pubblici i passaggi intermedi e mettendo a disposizione la documentazione relativa. Solo così si può assicurare un controllo diffuso sull’attuazione di un intervento di tale impatto per la città.

Emblematico che la convenzione preveda 6.000 euro per “Spese di comunicazione” per la pianificazione urbanistica da versarsi alla stipula: dunque, il Comune, consapevole della grande opposizione pubblica a questo piano, destina una parte dei soldi per promuovere il suo operato .

La sindaca Paola Colombo porta la responsabilità della cementificazione di Cernusco.
La giustificazione secondo cui “non si poteva fare altrimenti” non regge: il Piano Attuativo poteva essere respinto, Bene Comune Cernusco denuncia le responsabilità dell’Amministrazione che, invece di ripensare l’intervento alla luce delle osservazioni dei cittadini, ha blindato il piano.

Con questo Piano Attuativo, invece, si sarebbe potuto cambiare verso: un’Amministrazione coraggiosa, cui stiano davvero a cuore i beni comuni, avrebbe scelto la difesa dei beni comuni, perché oggi la consapevolezza culturale e ambientale impone scelte radicalmente diverse da quelle del passato e oggi la crisi climatica richiama ciascuno a fare la propria parte, anche a livello locale con azioni concrete che implicano:

  • arresto del consumo di suolo,
  • conservazione della copertura verde e la biodiversità,
  • pratiche concrete per la riduzione dei cambiamenti climatici.

Avevamo anche segnalato alla Sindaca che avrebbe potuto essere la prima in Italia a seguire il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), il nuovo strumento giuridico che riguarda il ripristino degli ecosistemi e la conservazione del suolo e della copertura vegetale, ma non ha voluto cogliere questo suggerimento importante,

Non solo, registriamo anche la mancanza di interlocuzione: la sindaca non ha risposto alla nostra lettera aperta e ci ha ricevuto solo la formale richiesta di incontro a seguito della polemica apparsa sulla stampa.

Anche il presidente del parco Est delle Cave ha brillato per la sua assenza, nonostante la nostra lettera aperta in cui chiedevamo al parco di svolgere un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.

Il caso del Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è emblematico: quando la politica si piega alle esigenze dei privati, gli interessi generali – il paesaggio, gli ecosistemi, la biodiversità – che sono beni comuni, restano fuori gioco e viene pure messo a rischio l’equilibrio idraulico della zona.

Infine, ma non ultima evidenziamo l’inerzia dell’Amministrazione rispetto alla nostra segnalazione della presenza del pioppo con caratteristiche di albero monumentale.

A questo link trovate il dettaglio delle osservazioni e controdeduzioni.

Comunicato stampa

Il Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è stato adottato il 12 maggio e pubblicato il 19 maggio. Sono seguite settimane di silenzio tombale della politica, rotto solo dalla nostra voce che ha cercato di illustrare i contenuti del piano e le conseguenze su ambiente, paesaggio ed ecosistemi.

Il 12 luglio abbiamo inviato alla Sindaca Paola Colombo una richiesta formale di incontro – anche a nome dei più di 1500 cittadini che hanno firmato la nostra petizione – cui non è stata data alcuna risposta.

Dopo due mesi dall’adozione del piano, la Sindaca affida alla stampa locale una dichiarazione in cui – con l’Assessore Galbiati – sostiene che su via Cevedale “è stata creata molta confusione” e che “non è vero dire che si può intervenire”.  Sindaca e Assessore ci accusano dunque di falso e di aver fomentato confusione, accuse gravi e lesive della nostra immagine rispetto alle quali ci aspettiamo scuse formali dal momento che, mentre la politica taceva, solo la nostra voce civica ha ritenuto importante raccontare il piano attuativo e le sue conseguenze ai cittadini. Una voce che l’Amministrazione ha scelto di screditare pubblicamente, anziché ascoltare e a cui non ha dato risposta, connotandosi così come inadempiente.

Nel contempo evidenziamo che rispondere a una richiesta di incontro con un’intervista priva del punto di vista della controparte è una modalità elusiva di confronto ed un grave segnale di chiusura al dialogo.

Paola Colombo potrebbe essere ricordata come la Sindaca che ha fermato la cementificazione a Cernusco, oggi invece si connota come la Sindaca che ha rifiutato il confronto con i cittadini, trattandoli da sudditi più che da interlocutori.

La Sindaca e l’Assessore Galbiati affermano inoltre che fermare il Piano Attuativo di via Cevedale è una questione ‘tecnica’ e che non approvare il piano attuativo non è possibile. Una narrazione ancora una volta elusiva perché, dietro al paravento tecnico e burocratico della “inevitabilità”, evita di affrontare il nodo politico legato alla volontà o meno di fermare il progetto, ma soprattutto evita di dare una valutazione sulla preminenza degli interessi generali rispetto a quelli dei costruttori.

Ribadiamo: fermare il progetto è possibile. La giurisprudenza e la normativa urbanistica chiariscono che non esistono “diritti edificatori acquisiti” in senso assoluto. Ogni progetto può essere rivisto o bloccato se non più conforme all’interesse pubblico. La questione dunque non è tecnica, ma quella della Sindaca è una sua precisa scelta politica che dimentica le conseguenze che il Piano Attuativo avrà su beni comuni, quali suolo, paesaggio, biodiversità e pure effetti sociali, dal momento che l’edilizia convenzionata è stata cancellata. Anche le opere pubbliche proposte sono del tutto funzionali a dare maggior valore al progetto immobiliare e il loro rilievo di pubblica utilità è tutto da dimostrare.

La Sindaca e l’Assessore riportano anche un quadro della vicenda discordante rispetto ai documenti ufficiali, sarà utile una ricostruzione più puntuale che prepareremo a breve.

Tornando alla proposta di incontro, ribadiamo: attendiamo la sua risposta alla nostra richiesta di incontro su via Cevedale. È su questo progetto che chiediamo un confronto immediato e trasparente.  Il PGT sarà un altro capitolo: ci auguriamo che finalmente si inizi a parlare di pianificazione urbanistica orientata all’interesse pubblico, con un reale coinvolgimento della cittadinanza.

Infine, una cosa ci ha colpito profondamente: nell’intervista non c’è una parola sul danno ambientale, sulla perdita di suolo agricolo, sul valore ecologico di quei campi, sul paesaggio storico che sarà cancellato. Nemmeno una parola sulle 1500 firme raccolte, sulle preoccupazioni della cittadinanza.

Di tutto questo, del cuore della questione, del bene comune, nelle parole della Sindaca Colombo e dell’Assessore Galbiati non c’è traccia.

Bene Comune Cernusco

—

Lettera aperta alla Sindaca Paola Colombo

Cara Sindaca Paola Colombo

ci rivolgiamo a lei e alla sua Giunta perché quello che si deciderà nelle prossime settimane sul Piano Attuativo dell’ambito M1_3 “Cevedale-Bassano” riguarda il futuro della nostra città e la qualità della vita di chi la abita oggi e la abiterà domani.

Il progetto, come sa, prevede di costruire nove palazzi ed una serie di opere connesse sull’ultimo terreno agricolo di Cernusco, una zona preziosa dal punto di vista paesaggistico ed altrettanto importante dal punto di vista ambientale ed ecosistemico. Come conseguenze ci saranno la perdita irreversibile di suolo agricolo e del paesaggio rurale, l’impatto sugli ecosistemi del vicino Parco Est delle Cave, l’abbattimento di alberi storici, il potenziale rischio idraulico dell’area.

Elementi che hanno destato la preoccupazione di tanti cittadini e cittadine che si sono mobilitati, hanno scritto osservazioni e firmato una petizione che ha raccolto più di 1500 firme in pochissimi giorni, sostenuta anche da figure di grande autorevolezza come Luca Mercalli, Tomaso Montanari e Paolo Pileri.

Non esiste nessun automatismo che vi obblighi ad approvare questo piano: può essere approvato, spianando e facilitando la strada agli interessi privati, oppure bocciato, se subentrano motivazioni di interesse pubblico, che abbiamo ampiamente documentato. Chi amministra ha il dovere di ascoltare i propri cittadini e valutare con attenzione le conseguenze delle decisioni che assume, specie se riguardano i beni comuni. Non approvare questo piano non implica alcuna inadempienza, sarebbe un atto di coraggio, di responsabilità e di rispetto verso la nostra comunità e verso le future generazioni e.

Per questo, con questa lettera aperta, torniamo a chiedere ciò che abbiamo già chiesto in forma ufficiale: l’Amministrazione, che rappresenta tutta la comunità di Cernusco, scelga di stare dalla parte dell’interessi generali e non da quella degli interessi privati. Perché non si tratta solo di cemento o di edifici, ma di scelte che cambiano per sempre il volto e l’identità del nostro territorio.

Fermi il Piano Attuativo come primo atto del suo mandato: sarà ricordata come la sindaca che ha bloccato la cementificazione di Cernusco,

Bene Comune Cernusco
e i cittadini e le cittadine che hanno a cuore il futuro di Cernusco sul Naviglio.

Il P.A. Cevedale-Bassano nei luoghi del P.A. Cevedale-Bassano

Ieri sera, all’incrocio tra Via Cevedale e Via Bassano, si è svolta la conferenza stampa organizzata da Bene Comune Cernusco per la presentazione delle osservazioni al P.A. Cevedale-Bassano ai cittadini e alla stampa.

Ha partecipato un folto gruppo di persone, oltre 50, tutte molto interessate alla questione e incredule del fatto che l’insediamento sia ormai destinato alla realizzazione.
A meno di una presa di coscienza, improbabile, da parte dell’Amministrazione di Cernusco.

Mettiamo qui di seguito il documento a disposizione di tutti, corredato dell’Allegato sugli aspetti naturalistici, in modo che ci si possa rendere conto di quanto sia grave e invasivo questo ennesimo sfregio alla campagna agricola che ci circonda

Elezioni comunali 2025: le proposte dei candidati sui beni comuni

“Le elezioni possono essere drammaticamente inadeguate a rendere la complessità della politica”, come dice Amartya Sen, ma sono uno degli strumenti più usati nella scelta della rappresentanza e dunque nel fine settimana le elezioni comunali ci porteranno al rinnovo del consiglio comunale.

Ci sono quattro candidati sindaca/o e più di 200 candidati consiglieri che in questi mesi hanno esposto le loro proposte per il governo di una città apprezzata per il suo verde e la buona qualità della vita, sui quali però pendono numerose minacce e danno segni di criticità.

Ricordiamo in particolare i problemi della grave siccità del 2022, gli eventi meteorologici estremi del luglio 2023, l’eccezionale piovosità del 2024, fenomeni affrontati con improvvisazione o inadeguatezza e senza una riflessione sull’emergenza ambientale che stiamo vivendo che deve essere affrontata anche a livello locale. Valutiamo con preoccupazione la salute del nostro patrimonio arboreo: il ciliegio di via Tonale è stato sacrificato agli interessi immobiliari, quindici bagolari di via Don Sturzo verranno abbattuti secondo un progetto di riqualificazione della mobilità, il gelso di piazza Matteotti era malato e nessuno se n’era accorto. Sono solo esempi, ma emblematici di una gestione del verde da ripensare ed innovare con dispositivi urbanistici e regolativi aggiornati ed efficaci, che tengano conto delle più moderne indicazioni di tutela del verde e della biodiversità, anche attraverso il supporto di professionisti con competenze specifiche.

Siamo consapevoli che nella scelta elettorale i programmi elettorali contino poco, entrano in gioco anche altre componenti – dall’empatia del candidato alla scelta ideologica – e che siano troppo spesso solo promesse elettorali. Ma da quelli siamo partiti per valutare le posizioni dei candidati sui temi che ci stanno a cuore: i beni comuni legati all’ambiente ed al territorio, e pure quelli legati all’informazione ed alla trasparenza.

Abbiamo fatto analizzare all’IA i programmi elettorali dei candidati sindaco selezionando gli impegni proposti sui seguenti temi:

  •  Gestione e manutenzione del verde pubblico
  • Forestazione urbana e biodiversità
  • Parco Est delle Cave (PLIS)
  • Partecipazione civica e strumenti di pianificazione
  • Connessione con le normative europee
  • Partecipazione e coinvolgimento civico nella gestione dei beni comuni
  • monitoraggio ambientale e accesso pubblico ai dati

e successivamente abbiamo rivisto e controllato le indicazioni.

Segue l’analisi con i candidati in ordine alfabetico


Paola Colombo – Disegniamo Cernusco

Verde e forestazione:

  • Prosecuzione delle politiche attuali; aggiornamento Regolamento del Verde.
  • Progetti innovativi: orto botanico e chilometro verde della scienza.
  • Promozione della biodiversità in ambito urbano.

Parco Est delle Cave:

  • Connessioni verdi con altri parchi (Aironi, Increa, Gaggiolo).
  • Valorizzazione del PLIS come infrastruttura sovracomunale.
  • Recupero naturalistico dell’area boschiva della cava Gaggiolo.

Manutenzione e fruizione:

  • Riqualificazione aree verdi, aree gioco, inclusione del tema nei percorsi educativi scolastici.


Claudio Mereghetti – Meglio si può

Verde e forestazione:

  • Piani manutentivi anche per opere esistenti.
  • Maggiore cura e ordine negli spazi verdi cittadini.
  • Promozione dell’apicoltura e rispetto della fauna urbana.

Parco Est delle Cave:

  • Non esplicitamente menzionato, ma presenza di riferimenti alla tutela del suolo e alla sostenibilità ambientale.

Manutenzione e fruizione:

  • Collaborazione civica per la manutenzione con possibili incentivi.
  • Coinvolgimento attivo della cittadinanza nel decoro urbano.

Danilo Radaelli – Il futuro è Adesso per una città da Vivere

Verde e forestazione:

  • Obiettivo 100 m² di verde per abitante.
  • Nuovo Regolamento del Verde; gestione differenziata per zone.
  • Piantumazioni con piante autoctone e a bassa manutenzione.

Parco Est delle Cave:

  • Stop all’espansione delle cave.
  • Eventi, sentieri e cartellonistica per rendere il parco più accessibile.
  • Concessioni agricole e promozione della filiera corta e agricoltura sostenibile.

Manutenzione e fruizione:

  • Coinvolgimento della cittadinanza tramite Consulta ambientale.
  • Educazione ambientale e percorsi per la manutenzione del verde privato.

Valentina Tedesco – La città in Comune / Sinistra per Cernusco / M5S

Verde e forestazione:

  • Depavimentazione delle superfici grigie per ricreare suolo verde.
  • Piantumazione di nuovi alberi, rilancio dell’iniziativa “Un albero per ogni nuovo nato”.
  • Festa dell’albero con le scuole; incentivazione anche per il verde privato.
  • Monitoraggio imprese inquinanti e spinta a ridurre l’impatto ambientale.

Parco Est delle Cave:

  • Progetto partecipato con cittadini, scuole e agricoltori.
  • Creazione di una piattaforma per la filiera corta e pratiche agroecologiche.
  • Recupero cava Gaggiolo con finalità naturalistica.
  • Collegamento del PLIS Est delle Cave con PLIS Martesana e Parco Cascine di Pioltello.
  • Rete ciclopedonale intercomunale e manutenzione sentieri.

Manutenzione e fruizione:

  • Fontanelle in tutti i parchi, aree cani attrezzate, cura continua dei parchi gioco.
  • Ufficio per la gestione delle segnalazioni su degrado urbano.

Ci sono però alcuni elementi che non abbiamo trovato che invece pensiamo siano importanti fattori culturali dal punto di vista ambientale per coloro che si candidano a governare la città.

il Piano del Verde

Dall’analisi dei programmi elettorali dei candidati sindaco emerge una lacuna significativa: nessuno fa riferimento all’elaborazione di un Piano del Verde, strumento adottato da quei comuni che pongono attenzione alla pianificazione urbanistica, in particolare se collegato al Piano di Governo del Territorio, al Regolamento del Verde ed al coinvolgimento della cittadinanza.

Il Piano del Verde è uno strumento adottato da molti comuni italiani come documento di pianificazione ambientale e urbanistica che permette di:

  • avere una visione strategica e integrata delle politiche del verde;
  • definire standard minimi e indicatori di qualità ambientale;
  • programmare in modo trasparente la manutenzione, tutela e valorizzazione del patrimonio verde;
  • favorire la partecipazione attiva dei cittadini.

Il Garante del Verde: un istituto inefficace e ignorato

A Cernusco, la figura del Garante del Verde è stata formalmente istituita sul finire dello scorso anno, ma si è rivelata priva di visibilità, riconoscibilità, strumenti e impatto reale.

Nessun candidato propone una riforma o rilancio del Garante del Verde, confermandone l’inefficacia come strumento per la partecipazione civica nella tutela del verde urbano.


Il PLIS Est delle Cave

Tutti i candidati riconoscono l’importanza del Parco Est delle Cave, ma nessuno fa riferimento all’imminente modifica della convenzione regolativa, legata all’ingresso del Comune di Segrate: un’occasione per ripensarne l’assetto gestionale, troppo lento e farraginoso, introducendo elementi utili ad individuare una nuova governance del parco, con capacità di incidere sulla destinazione delle risorse, sulla progettazione, sui modelli di fruizione e sul rapporto con il mondo agricolo. Ignorare questo passaggio significa perdere un’occasione di rilancio politico e funzionale del PLIS, proprio partendo dalla considerazione che Cernusco è il Comune capofila.

Ci auguriamo che il PLIS Est delle Cave si strutturi come ambito sovracomunale, da governare in modo integrato, trasparente e partecipato.


la Nature Restoration Law

In nessuno dei programmi ci sono riferimenti alla Nature Restoration Law, il regolamento europeo approvato nel 2024 sul ripristino degli ecosistemi che fissa obiettivi vincolanti per:

  • l’arresto del consumo di suolo urbano e periurbano;
  • la conservazione della copertura vegetale delle aree urbanizzate;
  • la protezione di impollinatori e fauna selvatica, in particolare uccelli e insetti impollinatori.

Si tratta di un quadro normativo europeo che influenzerà direttamente le politiche ambientali locali nei prossimi anni e che sarà utile per quelle amministrazioni che intendono tutelare suolo, verde ed ecosistemi all’interno di una cornice normativa sovraordinata. Importante è inoltre il coinvolgimento delle comunità nel monitoraggio degli obiettivi.


Monitoraggio ambientale e accesso pubblico ai dati

Infine ma non ultimo, vogliamo ricordare l’importanza dei dati ambientali, in particolare quelli locali e dunque la centralina meteorologica, che avrebbe dovuto essere realizzata già da molti anni: una nostra proposta, disattesa nonostante un unanime mozione del consiglio comunale del 2020 che ce ne affidava la cura e responsabilità. È stata deliberata nel dicembre scorso l’assegnazione ad un altro soggetto che avrebbe dovuto realizzarla entro la fine di gennaio, ma sinora non se trova traccia.

Ci auguriamo che anche in questo caso si inizi a registrare e monitorare i dati ambientali e che vengano messi a disposizione come open data per la cittadinanza.


Aggiungiamo che siamo stati contattati da tutti i candidati, ad eccezione di Paola Colombo, per avere un confronto dialettico sui temi ambientali. Ringraziamo Claudio Mereghetti, Danilo Radaelli e Valentina Tedesco, per l’attenzione e per il riconoscimento del nostro ruolo di interlocutore affidabile e competente.

Chiudiamo, ricordando le parole di Norberto Bobbio: si può essere imparziali, ma non neutrali.

Bene Comune Cernusco continuerà a monitorare ambiente, territorio, biodiversità, a promuovere la trasparenza, la partecipazione incidente valutando la coerenza tra parole e azioni.

via Tonale, il ciliegio e la densificazione

La storia del ciliegio di via Tonale presenta aspetti che si legano alla sua vicenda urbanistica: era un campo di proprietà del comune con destinazione a verde comune nel PRG, poi nel 2010 con il PGT l’area viene trasformata a residenziale a bassa densità, nel frattempo la proprietà era passata alla società VAL.IM. srl attraverso una una permuta stipulata nel 2009 con cui veniva regolata la cessione della porzione delle ali di villa Alari, di proprietà del comune, in cambio del campo di via Tonale insieme ad un’altra area in via Aquileia e definito il relativo piano di lottizzazione.

La convenzione ha un iter complesso, viene periodicamente estesa, sino alla definitiva approvazione nel consiglio comunale del 17 aprile 2023, con un piano di lottizzazione aggiornato.

Non entreremo qui nei dettagli della parte relativa a villa Alari, ci soffermiamo sull’area di via Tonale che eradi proprietà del comune, con destinazione verde collettivo, ed è stata trasformata nel PGT in area edificabile.

E’ stato qui applicato il principio della densificazione, vale a dire costruire anche nel centro abitato utilizzando le poche aree libere rimaste, presentato come una scelta ecologista, ma che – come dimostra il caso di via Tonale – presenta conseguenze drammatiche per l’ecosistema urbano.

La perdita del ciliegio e delle altre piante presenti sull’area comporta la cancellazione delle funzioni ecologiche dei loro apparati radicali, la scomparsa degli insetti impollinatori, degli uccelli che si cibavano dei frutti, la perdita di produzione di ossigeno da parte delle foglie, delle funzioni di termoregolazione e di assorbimento delle acque meteoriche, vale a dire di tutti quelli che si chiamano servizi ecosistemici, elementi che la concessione del permesso di costruire e, prima, del piano attuativo non ha considerato.

Sono invece aspetti essenziali e non più trascurabili rispetto ai quali un’amministrazione che si preoccupa del bene della sua comunità e della conservazione dei suoi beni comuni, fra cui il suolo ed il verde costituiscono parte fondamentale, deve tenere conto.

La tutela del ciliegio di via Tonale costituisce l’occasione per segnare un’inversione di tendenza. Aspettiamo segnali concreti da parte dell’amministrazione.

Il PGT non è un pranzo di gala

La prematura scomparsa del sindaco Ermanno Zacchetti prima ed ora la pausa estiva hanno interrotto il percorso della variante generale al PGT.

Questo momento di sospensione ci consente di fare qualche riflessione sul percorso che è stato scelto dall’amministrazione come rimedio alle dure critiche di mancanza di pratiche partecipative che erano state espresse nella conferenza VAS per la Variante generale. L’impegno espresso in quell’occasione si è concretizzato nella costituzione di sei tavoli di lavoro realizzati nel mese di maggio e di una “restituzione” pubblica che avrebbe dovuto svolgersi il 15 giugno, rinviata per l’indisponibilità del sindaco.

Gli incontri – rigorosamente ad invito e con l’esplicita richiesta della presenza di un solo delegato – erano rivolti a soggetti e portatori di interesse diversi e già qui avevamo criticato l’impostazione perché come cittadini siamo portatori prima di diritti, poi di interessi.

I sei temi definiti “strategici” per il nuovo piano erano:

  1. ambiente e paesaggio;
  2. centralità e servizi;
  3. politiche abitative;
  4. rigenerazione urbana;
  5. attività economiche e spazi del lavoro;
  6. mobilità.

Siamo stati invitati a partecipare a quello su ambiente e paesaggio e poi a quello sulla rigenerazione urbana. Dunque solo a due su sei (perché?). Abbiamo chiesto di conoscere quali fossero i criteri con cui erano stati individuati i cosiddetti soggetti dialogatori, i criteri di invito ad un tema piuttosto che ad un altro e le regole del tavolo di lavoro, ma abbiamo ricevuto come risposta un laconico commento che non era possibile comunicare anticipazioni (sic).

Eppure non era un pranzo di gala in cui il galateo vieta di chiedere di conoscere gli altri ospiti, al contrario il PGT è lo strumento della pianificazione amministrativa con cui si definiscono il modello di città per i prossimi anni insieme alle regole urbanistiche della nostra comunità e a cui tutti i cittadini hanno diritto di partecipare.

Nel tavolo su ambiente e paesaggio le associazioni ambientaliste sono state messe insieme ai rappresentati dei cavatori, mentre in quello sulla rigenerazione urbana agli operatori immobiliari e tecnici locali (architetti e ingegneri). Su questa scelta di mettere a confronto interessi ma, soprattutto, diritti divergenti torneremo in seguito.

La variante al PGT è stata trasformata in una sorta di pranzo gala (semicitazione), cui si è invitati in virtù di relazioni (amicali?) con la richiesta di RSVP, ove le regole del tavolo, in questo caso il confronto dei dialogatori, non sono note a priori e neppure possono essere messe in discussione.

Gli incontri erano gestiti e coordinati dal team del Centro Studi PIM: dopo una presentazione inziale del tema in discussione in cui venivano ripresi le indicazioni principali della VAS, veniva richiesto ai dialogatori di compilare un questionario e successivamente esporre eventuali proposte.

Come sa chi si occupa di partecipazione deliberativa, i questionari sono uno strumento utile di acquisizione di dati ma la loro valenza è maggiore quando vengono utilizzati prima e dopo la dialettica fra le parti, in modo che si possa valutare l’efficacia del confronto. Purtroppo la nostra richiesta di usare questa impostazione è stata respinta e questo dimostra come i tavoli proposti non siano reali ambiti deliberativi, ma solo una copertura retorica della partecipazione.

Sul merito del tavolo su ambiente e paesaggio e su quello sulla rigenerazione urbana torneremo in dettaglio, intanto è il metodo utilizzato che non risponde affatto alla richiesta di apertura ai cittadini, che non significa un indiscriminato sfogatoio delle loro istanze, ma la costituzione di ambiti strutturati di deliberazione ove una cittadinanza qualificata viene posta in interlocuzione dialettica con l’amministrazione ed i suoi tecnici.

Di che suolo parliamo?

Il 5 dicembre, giornata dedicata al suolo su iniziativa delle le Nazioni Unite e la FAO per far crescere la consapevolezza sulla sua importanza per la vita umana, è stato praticamente ignorato, sebbene l’erosione di suolo libero costituisca ormai un’emergenza: l’Italia perde 2 metri quadri di suolo al secondo e la progressiva impermeabilizzazione del territorio, collegata all’intensificazione dei fenomeni meteo estremi, determina conseguenze devastanti sulle aree più fragili.

Anche a Cernusco la giornata del suolo è passata sotto silenzio, un silenzio assordante dopo l’approvazione estiva della variante del Piano di Governo del Territorio con cui verranno costruiti sui prati di via Cevedale più di 10.000 mq di palazzi e un nuovo campo da baseball prenderà il posto del secolare campo del Gaggiolo.

Il tutto però, ci raccontano, a consumo di suolo zero, perché i campi di via Cevedale erano già considerati edificabili dal vecchio piano regolatore e il PGT non ne ha modificato la destinazione e dunque, dal punto di vista teorico, non c’è consumo di suolo. Una narrazione mistificante: la realtà è che fra qualche mese al posto dei campi verdi vedremo palazzi e al posto del prato del Gaggiolo dove cacciano gli insetti le rondini che nidificano nella vicina cascina, un campo da baseball. E nessuna compensazione potrà restituirceli.

Dal 2011, anno di approvazione del PGT, sono cambiate molte cose, soprattutto è cresciuta la consapevolezza culturale delle conseguenze che la perdita di aree verdi determina per l’ambiente e le comunità. In dieci anni e, soprattutto, nei tre anni di discussione sulla variante si potevano mettere in atto misure volte a preservare le aree verdi di Cernusco per sottrarle alla speculazione immobiliare e per evitare consumo di suolo per realizzare strutture che avrebbero potuto essere costruite su aree di minor pregio ambientale.

Sarebbe stata una scelta onerosa per il contenzioso da sostenere con gli immobiliaristi sui mancati guadagni, ma sono ormai diverse le amministrazioni coraggiose che hanno visto riconosciuta dal punta di vista giuridico la volontà di preservare le aree verdi rimaste come di interesse preminente per la comunità rispetto agli interessi privati.

Ma in gioco non ci sono solo gli interessi privati: capita che vengano sacrificate aree ancora verdi anche per strutture pubbliche. È accaduto con il polo scolastico di via Goldoni realizzato sui prati della cascina Galanta, accadrà per il già citato campo da baseball sui prati del Gaggiolo ed è in programma per il giardino della scuola primaria del plesso di via Don Milani su cui verrà costruito un nuovo nido.

Che siano strutture di pubblica utilità non cambia la sostanza: è il verde che sarà cancellato per sempre e con il verde perderemo la biodiversità che porta con sé.

Consideriamo grave la mancata valutazione delle alternative: in tutti i casi citati non sono state prese in considerazione soluzioni che prevedessero il riuso di altre aree già compromesse, di minor pregio ambientale o funzionalità sociale.

Realizzare il nuovo nido a spese del giardino della scuola primaria è l’indicatore esplicito di come vengano considerate le aree verdi e la biodiversità: significa che sono una merce a disposizione, da poter utilizzare in funzione di esigenze private e pubbliche.

Ma i beni ambientali sono beni comuni, non sono a disposizione: devono essere tutelati e, soprattutto, devono essere valutate tutte le alternative praticabili per la loro conservazione.

Il giardino della scuola di via Don Milano ha avuto il merito di rompere il silenzio sul consumo di suolo, ha fatto capire cosa significhi perdere un prato, perdere gli alberi sotto cui si gioca, reso palesi le conseguenze della perdita della funzione sociale di un bene ambientale.

Bene Comune Cernusco condivide le perplessità dei genitori del consiglio d’Istituto e del Comitato dei Genitori dell’Istituto Rita Levi Montalcini che chiedono all’amministrazione un ripensamento ed una più attenta valutazione del progetto.

#occhiapertivariante: approvata la variante parziale n. 2

Vergogna. Imbarazzo.

Sono i sentimenti che si porta con sé la variante parziale del PGT approvata dal consiglio comunale dopo un iter durato tre anni.

Chi ci segue sa bene che non ne abbiamo mai condiviso i caposaldi: nata (ufficialmente) per consentire la realizzazione del campo da baseball sui campi agricoli pluricentenari del Gaggiolo che però costituiscono il corridoio ecologico che funge da connessione fra i parchi naturali limitrofi, ha inserito interventi sugli ambiti della pianificazione rimasti inattuati nel PGT vigente, in particolare quello di via Cevedale-Pasubio, l’area verde più vasta ( 82.000 mq) su cui gravava una previsione di immobiliare di quasi 15.000 mq, ereditata dai precedenti strumenti urbanistici e rimasta sinora inattuata.

Sul corridoio ecologico abbiamo segnalato l’importanza di conservare la connessione fra aree naturali in modo da consentire il passaggio delle specie migratrici e gli spostamenti di molte altre specie animali, le conseguenze che avrebbe avuto la costruzione del campo da baseball soprattutto sulle rondini che nidificano nella contigua cascina Gaggiolo e che in quei prati trovano gli insetti di cui si alimentano ed il fango con cui costruiscono i loro nidi. Per non parlare delle conseguenze del disturbo antropico legate alla frequentazione della struttura sportiva su quella che prima era un’area naturale.

Di fronte a questi problemi appaiono davvero imbarazzanti le contromisure proposte fatte proprie negli argomenti di voto dai consiglieri: dall’utilizzo dell’erba naturale al posto del prato sintetico, solo un palliativo perché la biodiversità iniziale è comunque distrutta, al frutteto da piantare in tre anni sul margine del Naviglio che non aiuta le rondini che si nutrono di insetti e che comunque andrebbe a costituire un ecosistema diverso dal precedente ed in tempi molto lunghi. Intanto le rondini le avremo perdute per sempre.

Come ha scritto Paolo Pileri:

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Si è consumata davvero la tragedia culturale di cui parla Pileri, perché abbiamo assistito a decisori che spacciano per salvifica la funzione pubblica del campo da baseball rispetto alla perdita eterna di un bene ambientale, senza neppure più l’alibi dell’ignoranza perché abbiamo cercato di spiegare in tutti i modi le conseguenze negative di questa decisione sulle risorse ambientali, di una pianificazione degli impianti sportivi pubblici slegata da quella complessiva. Non è servito di fronte al pregiudizio ideologico che considera preminente l’attività sportiva rispetto a tutto il resto. 

Ai decisori che si trincerano dietro il parere favorevole dell’ARPA, che solo dice che nei documenti della variante sono state considerate le condizioni ambientali presenti nel Rapporto Ambientale, ricordiamo che è il minimo che si richiede dal punto di vista formale. Ma il problema sta proprio nel rapporto ambientale basato su dati non aggiornati e che comunque ha evidenziato delle criticità, ma viene usato come copertura decisionale con l’ipocrisia di ammettere nello stesso tempo che in sede di variante generale ci vorranno dati aggiornati.

C’è un altro elemento da considerare: il campo del Gaggiolo era dentro il perimetro del PLIS Est delle cave da cui è stato stralciato, perché tale vincolo non era compatibile con il campo da baseball. Si tratta di un precedente pericoloso: d’ora in poi tutti i comuni del parco sanno che possono variare in funzione delle proprie esigenze locali i limiti del parco che dunque non tutelano proprio nulla, come abbiamo sempre fatto rilevare. Anche in questo caso c’è il parere favorevole del comitato di gestione ma, come ben sa chi segue le vicende del parco, il progetto è stato presentato senza esporne gli elementi critici. E poi è ben difficile che qualcuno dei comuni dica di no ad un progetto, poiché sa che un domani potrebbe presentarne uno ed avrà bisogno del parere favorevole degli altri.

Scompariranno anche i campi di via Cevedale-Bassano: un lembo di verde agricolo ai margini del tessuto urbano ed affacciato sul parco delle cave su cui verranno realizzate palazzine per circa 11.000 mq. La possibilità di costruire su questi terreni era la pesante eredità dei dispositivi urbanistici del passato, rimasta però inattuata per decenni. Si sarebbe potuto scegliere, di fronte alle richieste degli immobiliaristi, di conservare i prati perché i diritti edificatori non sono affatto diritti acquisiti. Era scelta che implicava coraggio, perché avrebbe impegnato l’amministrazione in un contezioso giuridico, i cui esiti non possono però essere definiti a priori “soccombenti” dal momento che ci sono ormai diversi precedenti giuridici che hanno considerato prevalenti gli interessi pubblici di tutela dei beni ambientali rispetto a quelli immobiliari. Sarebbe stato probabilmente oneroso ma, di fronte ad un avanzo di bilancio di quasi sei milioni di euro, si può pensare di spenderne una parte per salvare dei beni comuni, magari chiedendo con trasparenza il parere alla cittadinanza. In questi tre anni c’era tutto il tempo.

Invece abbiamo assistito ad una giunta che si fa dettare le delibere ed i tempi dagli immobiliaristi e spaccia la riduzione di superfice immobiliare edificabile del 25% come una conquista ambientale, non considerando che il male minore appartiene sempre alla categoria del male perché i campi non ci saranno più. 

Ci hanno detto che ci saranno 120 persone in meno rispetto a quelle previste inizialmente, ma pensate che questo basti? Nei giorni crudi dell’emergenza caldo e siccità legata ai cambiamenti climatici prodotto del riscaldamento globale vedere approvare un provvedimento che cancella aree verdi è davvero distopico.

C’è un altro aspetto si cui occorre soffermarsi: gli immobiliaristi accettano, anzi sono loro stessi a proporre, la riduzione del 25% della superficie edificabile in cambio della cancellazione della quota di edilizia convenzionata. E l’amministrazione accetta, non solo, fa propri gli argomenti usati nell’istanza degli operatori evidenziando nella delibera di adozione del provvedimento come l’edilizia convenzionata dia adito a comportamenti elusivi o speculativi.

Il riferimento è particolarmente grave poiché l’Amministrazione non può Iimitarsi ad una generica indicazione ma, se ne ha effettivo riscontro, deve dar seguito ad azioni conseguenti di denuncia e regolazione. In caso contrario si tratta di illazioni che non possono stare alla base di un dispositivo amministrativo, che per di più dichiara un “interesse pubblico”. 

Abbiamo tutti ascoltato nel consiglio comunale le balbettanti giustificazioni a questo riguardo secondo cui si tratta di episodi isolati e ben noti. Eppure sono stati usati come base argomentativa per un’istanza e poi per una delibera. E ancora, perché se questi argomenti sono validi per via Cevedale, non valgono pure per l’altro comparto immobiliare di via Brescia?

Come conseguenza ci saranno in via Cevedale appartamenti prestigiosi vista parco di edilizia residenziale, in via Brescia l’edilizia convenzionata vista zona industriale dismessa.

Infine ma non ultima l’ipocrisia con cui si dichiara che la costruzione di palazzine per 11.000 mq non è consumo suolo. La realtà fattuale è che ieri c’erano i campi, domani non ci saranno più, il suolo consumato non si rigenera.

Poi, siamo nelle terre di Manzoni e ricordiamo tutti l’azzeccagarbugli, e dunque è gioco facile dire che rispetto a quanto già previsto dal PGT non c’è consumo di suolo e che l’intervento è compatibile con le normative regionali di riduzione del consumo di suolo e con il Piano Territoriale Metropolitano. Ma noi ricordiamo bene l’artificio che si portava dietro il PGT del 2010 considerato a consumo di suolo zero, pur avendo al suo interno molti comparti edificabili, via Cevedale compreso, perché tale consumo veniva in qualche modo bilanciato dalle compensazioni e dal fatto che alcune trasformazioni previste, pur sottraendo aree libere, ricadevano entro il tessuto urbano consolidato. 

Eppure la raccomandazione di monitorare tutti gli interventi immobiliari c’era, ma non ne abbiamo trovato traccia, come non è stato possibile sapere se il comune utilizzi l’applicativo regionale SIMON per il monitoraggio attuativo dei PGT, né conoscere il bilancio di consumo del suolo di Cernusco perché il PGT è stato approvato prima della legge regionale 31 che lo prescrive a partire dal 2014.

Beata ignoranza.

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