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Giornata Nazionale degli Alberi 2025: l’albero del cuore

Non è solo un albero. È un legame.
Il pioppo di via Cevedale – alto, imponente, silenzioso – è per noi l’albero del cuore. Ma ogni cittadino, ogni quartiere, ha il “suo” albero.

Gli alberi non sono solo arredo urbano o cornice verde. Sono presenze vive, fanno parte dei nostri percorsi quotidiani, delle memorie d’infanzia, dei paesaggi che ci fanno sentire a casa. Sono benessere, respiro, bellezza, radici.

Per cui vi chiediamo di farci sapere che legame avete con gli alberi di Cernusco, mandandoci:

  • una foto,
  • un disegno,
  • una breve storia o un ricordo!

Li raccoglieremo per costruire un racconto collettivo, per dimostrare in modo concreto e visibile il legame profondo tra i cittadini e il patrimonio arboreo della città.

Mandateci i vostri contributi via messaggio o via mail a benecomunecernusco@gmail.com

Insieme, possiamo mostrare che gli alberi non sono dettagli, ma parte della nostra identità e del nostro futuro.

PS: non è un concorso di arte, vanno bene le foto che hai già nella tua gallery, uno schizzo o una semplice frase!

#AlberoDelCuore
#PioppoCevedale
#BeneComuneCernusco
#Radici

Comunicato stampa congiunto

Gli alberi di via Don Sturzo sono in pericolo.

Il progetto di “riqualificazione” approvato dalla Giunta comunale il 23 dicembre 2024 prevede, per la realizzazione di una pista ciclopedonale lungo via Don Sturzo – costo stimato di 1.300.000 euro -l’abbattimento di almeno 15 alberi per fare spazio a nuovi stalli di sosta sul lato Sud della strada, mentre sul lato opposto della carreggiata i marciapiedi verranno depavimentati, trasformati in aiuole e allargati di 2,5 mt.

Si tratta ufficialmente di un ripensamento della mobilità e della messa in sicurezza dei marciapiedi, danneggiati dalla presenza delle radici. Ma, come già avvenuto in altri interventi simili (via Adua, viale Assunta), anche in questo caso la “riqualificazione” si fa a spese degli alberi.

È un progetto che risale al 2021, poi inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2024–2026, ma senza il promesso coinvolgimento dei residenti e senza alcuna valutazione sull’impatto ambientale e sul destino degli alberi.

Ulteriore elemento di preoccupazione sono le recenti dichiarazioni della sindaca su questo argomento che alimentano una narrativa scorretta anche dal punto di vista tecnico sui bagolari.

Al contrario, le perizie disponibili indicano che gli alberi non presentano condizioni di rischio grave, anzi tutte le anomalie individuate (radici superficiali, lievi danni alle chiome, lievi inclinazioni) possono essere gestite con soluzioni tecniche moderne e già collaudate, che permettono la messa in sicurezza senza dover abbattere gli alberi, come avviene in molte città che adottano pratiche innovative di cura del verde.

I bagolari di via Don Sturzo costituiscono ormai un elemento identitario del quartiere e di quella strada, che non può essere quindi considerata solo un’arteria viabilistica, così come gli alberi non possono essere considerati alla stregua di un arredo da inserire o togliere in funzione delle scelte degli amministratori o dei tecnici di turno. Gli alberi sono un bene comune, tutelato anche dalla Costituzione (art. 9) e pure dal recente regolamento europeo sul ripristino degli ecosistemi.

Come comitati civici, siamo a favore della messa in sicurezza dei marciapiedi e del potenziamento della mobilità sostenibile, ma non accettiamo che questo avvenga sacrificando alberi maturi, sani e parte integrante dell’ecosistema urbano. E per di più contro il parere dei cittadini cernuschesi e del quartiere.

Il nostro impegno congiunto nasce dalla consapevolezza che a Cernusco esiste un problema strutturale legato alla gestione delle alberature e che serva un cambio di rotta immediato, basato su:

  • rispetto dei criteri minimi ambientali (CAM) DM 63/2020
  • trasparenza amministrativa e accesso agli atti completo
  • coinvolgimento reale della cittadinanza nelle scelte che riguardano il territorio

Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a partecipare al presidio pubblico che si terrà in Piazza Matteotti sabato 8 novembre dalle 10 alle 12 per chiedere:

  • il ritiro del progetto attuale
  • la salvaguardia degli alberi esistenti
  • l’avvio di un tavolo di confronto aperto

Chiediamo un intervento realmente sostenibile, che garantisca marciapiedi sicuri ed una mobilità dolce, senza cancellare il patrimonio verde che da cinquanta anni caratterizza via Don Sturzo. Serve soprattutto un’interlocuzione strutturata e trasparente con la cittadinanza, prima che le decisioni vengano prese.

Per questo chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con il civismo organizzato che dia voce ed incidenza a comitati, associazioni e residenti.

Bene Comune Cernusco
Comitato Quartiere Tre Torri
Salviamo gli alberi di via Don Sturzo

Le osservazioni sul Piano Attuativo Cevedale-Bassano

Le osservazioni sul Piano Attuativo sono state quasi tutte respinte, di seguito ve ne proponiamo una sinossi:


Cernusco in Comune e Osservatorio per la tutela del suolo e del paesaggio Nord Est milanese – due osservazioni:
rischio idraulico: respinta “in quanto assolta nel procedimento VAS della Variante 2 al PGT e negli elaborati del PA adottato” e che occorrerà il parere favorevole di CAP a corredo della richiesta del Permesso di Costruire,
destinazione ai giovani dell’edificio pubblico e sua realizzazione temporale: rubricata come “suggerimento”, senza effetti concreti.

Bene Comune Cernusco – sette osservazioni: tutte respinte.
Tempistiche e modalità di attuazione del procedimento: respinta perché conformi alle prescrizioni di legge.
Tale indicazione nulla toglie al dato politico da voi rilevato sull’adozione avvenuta a soli quindici giorni dalla conclusione della campagna elettorale, circostanza che solleva dubbi sull’opportunità politica e amministrativa del provvedimento che non ha avuto occasioni di confronto politico fra i candidati e, soprattutto, con la cittadinanza.


Potenziale conflitto di interessi nella progettazione respinto perché non ci sono conflitti rispetto alle norme vigenti.):
Lo studio professionale che ha redatto il Piano Attuativo è lo stesso che redatto il PGT del 2011 (vigente). È chiaro che in questo caso il professionista assume una veste double face, l’arbitro diventa giocatore nella partita, un caso di deontologia professionale e conflitto d’interessi..
– Consumo di suolo e costi ecosistemici: respinta in quanto il Piano Attuativo è conforme al PGT, la cui compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile è stata valutata Valutazione Ambientale Strategica.
Il PGT è stato approvato nel 2011, in quindici anni sono cresciuti gli elementi di conoscenza e consapevolezza dei rischi ambientali eppure l’amministrazione si trincera dietro il rispetto formale delle norme, mentre ribadiamo che “La mancata valutazione, da parte del Piano Attuativo sull’ambito m1_3, dei costi economico-finanziari della perdita di suolo e dei servizi ecosistemici correlati costituisce una grave lacuna, che rivela un approccio omissivo e irresponsabile nei confronti delle conseguenze ambientali, economiche e sociali dell’intervento, soprattutto in termini di giustizia intergenerazionale.”

Sensibilità paesaggistica e valore del paesaggio agricolo: respinta in quanto le azioni richieste sono state assolte nel procedimento istruttorio del piano.
L’amministrazione si trincera dietro l’iter amministrativo ed il parere “neutro” della commissione paesaggio; dunque, della tutela degli elementi identitari e paesaggistici del territorio nessuno se n’è preoccupato.

Valutazione del rischio idraulico: respinta in quanto le azioni richieste sono state assolte nel procedimento istruttorio del piano e saranno oggetto di approfondimento nei successivi adempimenti del piano.
Gli approfondimenti legati al rischio idraulico dell’area – soggetta a continui allagamenti in occasione di precipitazioni intense – saranno valutati solo al momento della concessione dei permessi di costruire. Come mai non sono stati richiesti studi aggiornati sull’andamento delle precipitazioni locali e le variazioni della falda in modo da valutare l’interferenza delle opere da realizzare e la loro incidenza sulla riduzione delle superfici drenanti e sui carichi di una rete già in sofferenza? Eppure i rischi sono così concreti che la giunta è costretta a richiedere al CAP un supplemento d’indagine rispetto al piano idraulico del 2022.

Compatibilità ecosistemica del progetto: respinta in quanto le azioni richieste saranno oggetto di approfondimento nei successivi adempimenti del piano.
Se “nessuna scelta progettuale è stata considerata approvata nel dettaglio” ci chiediamo a cosa siano servite servano le relazioni del progetto e soprattutto i pareri espressi dall’Ufficio Parchi e Verde Pubblico e del PLIS Est delle Cave, emessi prima del deposito di tali relazioni.
Contestiamo in particolare la considerazione per cui il parco non avrebbe titolo ad esprimere una di valutazione di merito, né sia stata richiesta formalmente: il parco ha tra le sue funzioni di “Indirizzare ed armonizzare le attività di pianificazione urbanistica e programmazione territoriale relative al territorio del Parco” dunque il parco poteva e doveva svolgere un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.
Compatibilità art. 41 e 42 della Costituzione: respinta in quanto assolta nel procedimento VAS della Variante 2 al PGT.
L’iniziativa privata secondo i principi sanciti dagli artt. 41 e 42 della Costituzione non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o recare danno all’ambiente Qual è la funzione sociale dei nove palazzi? L’Amministrazione comunale non risponde.

Vivere Cernusco – un’osservazione articolata in tre punti:
Definizione della funzione pubblica dell’edificio in cessione: rubricata come suggerimento
L’edificio in cessione non deve essere inserito fra le opere di urbanizzazione a scomputo: respinta in quanto infondata.
Annullamento della perizia sul valore dei terreni di proprietà comunale e di Città Metropolitana: parzialmente accolta

Cittadina: un’osservazione articolata in tre punti:
l’assenza di coerenza procedurale tra il rilascio del parere ambientale del PLIS e – i documenti progettuali valutati:
– la non conformità del Piano Attuativo alle normative regionali, nazionali ed europee (in relazione al regolamento 1991/2024) in materia di specie esotiche invasive, tutela del suolo agricolo, conservazione della biodiversità e mantenimento della rete ecologica;
il mancato rispetto degli indirizzi tecnici e scientifici espressi dalla relazione naturalistica dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca commissionata dallo stesso PLIS.
respinta in quanto le azioni richieste sono state assolte nel procedimento istruttorio del piano e saranno oggetto di approfondimento nei successivi adempimenti del piano.
Inoltre la coerenza del parere rilasciato dal coordinatore del PLIS rispetto alle tempistiche di integrazione del piano si rileva che la documentazione era già completa alla data del rilascio del parere e le integrazioni successive non hanno apportato modifiche tale da ritenere necessario un ulteriore aggiornamento del parere.
… “tutte le piante previste nel presente intervento, non solo le piante posizionate nell’area PLIS, dovranno essere tassativamente specie autoctone”.
Dunque, come per altre osservazioni l’iter formale è stato rispettato e quelle del Piano Attuativo sono solo valutazioni preliminari che saranno oggetto di successivi approfondimenti. Nulla si risponde sul rispetto del regolamento europeo 1991/2024 Ripristino della Natura.

Via Cevedale: lo strano caso della delibera approvata due volte

L’11 agosto la Giunta comunale ha approvato la delibera n. 208 che chiudeva l’iter del Piano Attuativo con le controdeduzioni alle osservazioni inviate dopo l’adozione. Una settimana dopo, però, la Giunta è stata costretta a riunirsi nuovamente nell’ultimo giorno utile per confermare … la stessa delibera a causa di “errore formale” che ne avrebbe compromesso la validità: mancava infatti la registrazione puntuale dei votanti su ciascuna delle osservazioni esaminate.

E così c’è una delibera approvata due volte, procedura singolare ma che evidenza la volontà di voler chiudere in fretta la vicenda, rimediando in corner all’errore.

In sostanza le due delibere rigettano in blocco le criticità sollevate da cittadini e associazioni, salvo un paio di parziali accoglimenti .

Questa vicenda mostra con chiarezza la scelta dell’Amministrazione di assecondare gli interessi privati dell’operatore, sacrificando i beni comuni.

Nonostante i richiami di comitati e associazioni, la Giunta ha deciso di non rimettere in discussione un impianto progettuale che cancella l’occasione di conservare gli ultimi spazi agricoli, i servizi realmente utili, una pianificazione condivisa.

Cosa succede ora?

  • Entro 60 giorni dalla conclusione della procedura espropriativa deve essere stipulata la convenzione urbanistica, salvo proroga concessa dalla Giunta.
  • In assenza di espropri ancora pendenti, la stipula può avvenire anche più rapidamente, ma resta vincolata all’approvazione definitiva della delibera (che ora è stata confermata con l’atto n. 210).

Una volta stipulata la convenzione:

  • entro 120 giorni deve essere richiesto almeno un Permesso di Costruire o una SCIA per il 40% delle volumetrie previste;
  • la convenzione ha validità 10 anni, entro i quali devono essere completate tutte le edificazioni;
  • entro 60 giorni dal collaudo le opere e le aree cedute devono essere trasferite formalmente al Comune;
  • gli operatori restano obbligati a curare la manutenzione del verde per 2 anni dopo il collaudo, oltre a un ciclo stagionale

Tutti questi passaggi avverranno secondo una procedura che non è più pubblica, i cui atti vengono resi disponibili solo attraverso un formale accesso civico.

Per questo sarebbe molto importante che l’Amministrazione comunale garantisse trasparenza, rendendo pubblici i passaggi intermedi e mettendo a disposizione la documentazione relativa. Solo così si può assicurare un controllo diffuso sull’attuazione di un intervento di tale impatto per la città.

Emblematico che la convenzione preveda 6.000 euro per “Spese di comunicazione” per la pianificazione urbanistica da versarsi alla stipula: dunque, il Comune, consapevole della grande opposizione pubblica a questo piano, destina una parte dei soldi per promuovere il suo operato .

La sindaca Paola Colombo porta la responsabilità della cementificazione di Cernusco.
La giustificazione secondo cui “non si poteva fare altrimenti” non regge: il Piano Attuativo poteva essere respinto, Bene Comune Cernusco denuncia le responsabilità dell’Amministrazione che, invece di ripensare l’intervento alla luce delle osservazioni dei cittadini, ha blindato il piano.

Con questo Piano Attuativo, invece, si sarebbe potuto cambiare verso: un’Amministrazione coraggiosa, cui stiano davvero a cuore i beni comuni, avrebbe scelto la difesa dei beni comuni, perché oggi la consapevolezza culturale e ambientale impone scelte radicalmente diverse da quelle del passato e oggi la crisi climatica richiama ciascuno a fare la propria parte, anche a livello locale con azioni concrete che implicano:

  • arresto del consumo di suolo,
  • conservazione della copertura verde e la biodiversità,
  • pratiche concrete per la riduzione dei cambiamenti climatici.

Avevamo anche segnalato alla Sindaca che avrebbe potuto essere la prima in Italia a seguire il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), il nuovo strumento giuridico che riguarda il ripristino degli ecosistemi e la conservazione del suolo e della copertura vegetale, ma non ha voluto cogliere questo suggerimento importante,

Non solo, registriamo anche la mancanza di interlocuzione: la sindaca non ha risposto alla nostra lettera aperta e ci ha ricevuto solo la formale richiesta di incontro a seguito della polemica apparsa sulla stampa.

Anche il presidente del parco Est delle Cave ha brillato per la sua assenza, nonostante la nostra lettera aperta in cui chiedevamo al parco di svolgere un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.

Il caso del Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è emblematico: quando la politica si piega alle esigenze dei privati, gli interessi generali – il paesaggio, gli ecosistemi, la biodiversità – che sono beni comuni, restano fuori gioco e viene pure messo a rischio l’equilibrio idraulico della zona.

Infine, ma non ultima evidenziamo l’inerzia dell’Amministrazione rispetto alla nostra segnalazione della presenza del pioppo con caratteristiche di albero monumentale.

A questo link trovate il dettaglio delle osservazioni e controdeduzioni.

Comunicato a seguito dell’incontro con l’Amministrazione su via Cevedale-Bassano

Siamo stati ricevuti ieri dalla Sindaca Paola Colombo, insieme all’Assessore all’Urbanistica Mauro Andreoni e all’Assessore all’Ambiente Alessandro Galbiati a seguito della richiesta di incontro inviata la scorsa settimana.

Abbiamo presentato l’attività della nostra associazione, che da più di dieci anni si occupa di beni comuni, e soprattutto esposto le preoccupazioni legate alla realizzazione del Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano: un intervento che determinerà la perdita irreversibile degli ecosistemi presenti, dello storico paesaggio agrario, delle piante monumentali, dei servizi ecosistemici, con un rischio idraulico sottovalutato e che pone in secondo piano l’interesse generale della comunità rispetto ad interessi privati.

Abbiamo evidenziato che la Giunta Comunale ha la piena podestà di rigettare un Piano Attuativo, pur conforme allo strumento urbanistico vigente, quando ci siano ragioni di interesse pubblico, interesse che un’Amministrazione comunale è chiamata a soppesare e tutelare nelle proprie valutazioni e decisioni.

Ciò che cancelliamo oggi è perso per sempre e dunque abbiamo la responsabilità di preservare i beni comuni per chi verrà dopo di noi.

Ora la scelta è nelle mani dell’Amministrazione comunale.

Da parte nostra – e delle oltre 1.600 persone che hanno già firmato la petizione – la richiesta è chiara: i campi di Via Cevedale-Bassano non hanno il destino già scritto, né possono essere sacrificati in nome di scelte urbanistiche del passato o di automatismi procedurali. Quei campi rappresentano un bene comune da tutelare, oggi, per le generazioni future.

Bene Comune Cernusco Ets

Cernusco s/N, 24.07.2025

Lettera aperta alla Sindaca Paola Colombo

Cara Sindaca Paola Colombo

ci rivolgiamo a lei e alla sua Giunta perché quello che si deciderà nelle prossime settimane sul Piano Attuativo dell’ambito M1_3 “Cevedale-Bassano” riguarda il futuro della nostra città e la qualità della vita di chi la abita oggi e la abiterà domani.

Il progetto, come sa, prevede di costruire nove palazzi ed una serie di opere connesse sull’ultimo terreno agricolo di Cernusco, una zona preziosa dal punto di vista paesaggistico ed altrettanto importante dal punto di vista ambientale ed ecosistemico. Come conseguenze ci saranno la perdita irreversibile di suolo agricolo e del paesaggio rurale, l’impatto sugli ecosistemi del vicino Parco Est delle Cave, l’abbattimento di alberi storici, il potenziale rischio idraulico dell’area.

Elementi che hanno destato la preoccupazione di tanti cittadini e cittadine che si sono mobilitati, hanno scritto osservazioni e firmato una petizione che ha raccolto più di 1500 firme in pochissimi giorni, sostenuta anche da figure di grande autorevolezza come Luca Mercalli, Tomaso Montanari e Paolo Pileri.

Non esiste nessun automatismo che vi obblighi ad approvare questo piano: può essere approvato, spianando e facilitando la strada agli interessi privati, oppure bocciato, se subentrano motivazioni di interesse pubblico, che abbiamo ampiamente documentato. Chi amministra ha il dovere di ascoltare i propri cittadini e valutare con attenzione le conseguenze delle decisioni che assume, specie se riguardano i beni comuni. Non approvare questo piano non implica alcuna inadempienza, sarebbe un atto di coraggio, di responsabilità e di rispetto verso la nostra comunità e verso le future generazioni e.

Per questo, con questa lettera aperta, torniamo a chiedere ciò che abbiamo già chiesto in forma ufficiale: l’Amministrazione, che rappresenta tutta la comunità di Cernusco, scelga di stare dalla parte dell’interessi generali e non da quella degli interessi privati. Perché non si tratta solo di cemento o di edifici, ma di scelte che cambiano per sempre il volto e l’identità del nostro territorio.

Fermi il Piano Attuativo come primo atto del suo mandato: sarà ricordata come la sindaca che ha bloccato la cementificazione di Cernusco,

Bene Comune Cernusco
e i cittadini e le cittadine che hanno a cuore il futuro di Cernusco sul Naviglio.

Lettera aperta al presidente del PLIS Est delle cave

Caro Presidente Stefano Zanelli,

ci rivolgiamo a Lei a nome delle associazioni sottoriportate per esprimere la profonda preoccupazione per l’iter del Piano Attuativo M1_3 – via Cevedale-Bassano a Cernusco, la cui approvazione potrebbe avvenire nelle prossime settimane.

Il progetto prevede la realizzazione di nove edifici residenziali, parcheggi (72 posti auto), una piazza pubblica, una pista ciclabile e un edificio a destinazione pubblica a ridosso di alcune delle aree ecologicamente più delicate del PLIS Est delle Cave, come documentato nel recente Studio delle presenze floristiche e faunistiche redatto dall’Università Bicocca.

Segnaliamo che le prescrizioni contenute nel parere tecnico firmato dal coordinatore del PLIS (protocollo 16312 del 24 marzo 2025) – probabilmente formulate in assenza della documentazione aggiornata relativa alle opere a verde – non risultano sufficienti a garantire la tutela effettiva delle emergenze naturalistiche e del paesaggio. Come evidenziato nella nota già inviataLe nei giorni scorsi da parte di Bene Comune Cernusco, la relazione “S15 – Opere a verde”, redatta successivamente al parere, prevede l’utilizzo di specie vegetali alloctone e invasive, in contrasto con le raccomandazioni del PLIS e della normativa regionale vigente. Questo elemento da solo basterebbe a giustificare un immediato riesame del Piano Attuativo.

Riteniamo indispensabile che il Parco Est delle Cave svolga un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.

Trai maggiori elementi critici, segnaliamo:

  • la cancellazione irreversibile di uno degli ultimi ambiti agricoli contigui al Parco, con perdita di suolo fertile, biodiversità e servizi ecosistemici;
  • la cancellazione e compromissione degli habitat di numerose specie di particolare rilievo ecologico segnalate nello studio della Bicocca sopracitato;
  • l’abbattimento di un esemplare di pioppo nero di rilevante valore naturalistico e paesaggistico, potenzialmente classificabile come albero monumentale e posto all’interno del perimetro del parco;
  • la presenza per almeno cinque anni di un cantiere in una zona ad alta sensibilità ecologica;
  • l’uso previsto di specie invasive e alloctone, in violazione delle raccomandazioni dello studio della Bicocca e della normativa lombarda.

Chiediamo pertanto formalmente che il PLIS Est delle Cave richieda alla Giunta di Cernusco la revoca in autotutela del Piano Attuativo M1_3, alla luce delle evidenti contraddizioni rispetto alle finalità di conservazione del Parco, e che si attivi con urgenza per mettere in atto tutte le misure necessarie alla tutela e conservazione degli ecosistemi e del paesaggio rurale ancora presenti nell’area.

A sostegno di queste richieste, segnaliamo che la petizione pubblica (vedi link in calce) lanciata per la salvaguardia dei campi di via Cevedale ha superato in pochi giorni le 1400 firme, tra cui quella del climatologo Luca Mercalli, dei professori Tomaso Montanari e Paolo Pileri.

Conoscendo la sua sensibilità verso la partecipazione civica, confidiamo che si faccia interprete presso la Giunta comunale di queste istanze, affinché vengano ascoltate e accolte.

A queste criticità si aggiunge il conflitto d’interessi – più volte segnalato, ma che qui assume veste concreta – per cui il direttore del parco è anche la figura tecnica del comune chiamato a valutare il Piano Attuativo e dunque in quest’ottica, ribadiamo l’urgenza di rivedere la Convenzione del PLIS, in modo che la direzione sia affidata ad un tecnico esterno e non più al capo dell’Ufficio Tecnico del Comune capofila.

Ribadiamo che il PLIS Est delle Cave rappresenta un presidio fondamentale per la biodiversità, la connettività ecologica e la memoria del paesaggio rurale nella zona est della Città Metropolitana. La sua funzione non può ridursi a una mera formula procedurale, ma deve manifestarsi in atti concreti di tutela e difesa del territorio.

Restiamo a disposizione per ogni confronto e confidiamo in un suo sollecito intervento a tutela del territorio, della biodiversità e del paesaggio.

Cordiali saluti

Bene Comune Cernusco ETS

Cernusco in Comune,

Salviamo il Lago Gabbana

Osservatorio per la tutela del suolo e del paesaggio

del Nord Est Milanese

La petizione è disponibile a questo link:

openpetition.eu/!btdln

Lettera aperta a Don Antonio Novazzi contro il consumo di suolo a Cernusco

Lettera aperta a Don Antonio Novazzi
Vicario episcopale per la Zona VII – Cernusco sul Naviglio

Appello alla coscienza cristiana contro il consumo di suolo a Cernusco

Cernusco sul Naviglio, 09.07.2025

Caro Don Antonio,

ci rivolgiamo a Lei con profonda preoccupazione per il Piano Attuativo M1_3 – via Cevedale-Bassano a Cernusco sul Naviglio, la cui approvazione da parte della Giunta Comunale potrebbe avvenire nelle prossime settimane.

Il piano prevede la costruzione di nove palazzi, parcheggi, una piazza e un edificio pubblico, in una delle ultime aree agricole libere della città, a ridosso del Parco Est delle Cave e in una zona riconosciuta per la sua rilevanza ecologica, agricola e paesaggistica. Un intervento che comporterebbe la cancellazione definitiva del suolo fertile, la perdita della biodiversità, l’abbattimento di alberi storici e l’interruzione della continuità ecologica del territorio.

Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a un intervento irreversibile di distruzione del creato.

Siamo convinti che le parole di Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ ci interpellino direttamente:

«Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS, n. 139),

«Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. […] L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme» (n. 118)

Anche la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace si è espressa con grande chiarezza sul consumo di suolo in “Custodire le nostre terre. Il suolo bene comune”:

«Il suolo è una realtà viva, la cui distruzione equivale a un suicidio ambientale. È urgente un cambiamento culturale, economico e politico. Le istituzioni locali hanno una responsabilità fondamentale.»

Parole che ci sembrano profondamente disattese da quanto sta accadendo a Cernusco.

Come comunità cristiana, non possiamo ignorare la responsabilità morale e civile che ci chiama a custodire per le generazioni future il paesaggio rurale della Martesana – fatto di campi, rogge, filari, siepi e alberi storici – parte della nostra memoria collettiva e che rappresenta un bene comune. Cancellarlo in nome della rendita immobiliare, significa tradire la responsabilità che ci è stata affidata come custodi del creato.

Confidiamo nella Sua voce profetica, affinché richiami tutti a operare davvero per il bene comune e non per gli interessi di pochi.

Ci rivolgiamo a Lei, che da sempre rappresenta una guida spirituale attenta ai temi sociali e ambientali, affinché si faccia interprete presso gli amministratori pubblici di un richiamo etico forte e chiaro che restituisca voce a chi crede in una città più giusta, solidale e attenta ai beni comuni.

Un invito che trova fondamento nella nostra Costituzione, laddove l’art. 42 afferma con chiarezza che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, ma deve avere una funzione sociale.
La proprietà e l’urbanistica non possono essere strumenti di rendita, ma devono essere orientati alla giustizia, all’equità e alla sostenibilità.

A sostegno di queste richieste, la petizione da noi promossa per salvare i campi di via Cevedale (vedi link in calce) ha già raccolto oltre 1400 firme in pochi giorni, a dimostrazione di una profonda sensibilità civica. Tra i firmatari vi è anche il climatologo Luca Mercalli.

La invitiamo a incontrare le associazioni e i cittadini firmatari, ad ascoltare le loro ragioni e a farsi promotore di una riflessione condivisa sul significato autentico di “abitare” e “costruire” in un tempo segnato dalla crisi ecologica e climatica.

La ringraziamo fin d’ora per l’ascolto e restiamo in attesa di un Suo riscontro.

Un cordiale saluto

Il presidente

Fabio Battagion

Bene Comune Cernusco ETS

La petizione è disponibile a questo link:

https://www.openpetition.eu/it/petition/online/p-a-cevedale-bassano-salviamo-lultimo-terreno-agricolo-dal-cemento

Il gelso di piazza Matteotti: un monito per la città

Martedì sera un evento meteorologico annunciato, ma che ha avuto un’intensificazione locale come spesso accade negli ultimi tempi, ha colpito Cernusco causando allagamenti in alcune zone della città e danneggiato irrimediabilmente il gelso di piazza Matteotti.

Alle ben note criticità idrauliche della città si aggiunge così un’emergenza legata alla perdita di un albero che rappresentava un pezzo di memoria collettiva: il gelso era stato piantato nella piazza centrale proprio per ricordare la presenza, nei campi di Cernusco, delle piante da cui si ricavavano le foglie per l’allevamento dei bachi da seta, i cui bozzoli venivano lavorati nella filanda. Una memoria legata alla storia produttiva e sociale della città di cui il gelso era diventato emblema.

Un albero importante e dunque meritevole di attenzione e cura o, almeno, di un monitoraggio costante delle sue condizioni, come si dovrebbe fare per ogni pianta della città, specie quelle che si trovano degli spazi pubblici e frequentati dalla cittadinanza. La rottura di una grossa branca, avvenuta nella notte, ha causato il crollo di gran parte della chioma, mostrando un deterioramento interno significativo.

L’amministrazione ha reso noto di aver fatto eseguire una perizia secondo cui il fusto risultava compromesso e così il gelso è stato abbattuto con la promessa di un reimpianto, non appena possibile.

La piazza vuota e la perdita di questa pianta ci portano ad alcune considerazioni:

si trattava di un albero situato al centro di una piazza pubblica, sotto le cui fronde si sono svolti negli anni eventi e manifestazioni, e che quindi richiedeva una valutazione attenta delle condizioni di stabilità, anche per la sicurezza delle persone.

La rottura è avvenuta durante la notte e dunque nessuno è rimasto coinvolto, ma se fosse accaduto di giorno?

La vice sindaca ha dichiarato che l’albero era monitorato, ma le gravi patologie interne non erano state rilevate. È lecito interrogarsi sull’efficacia dei controlli adottati, inoltre il gelso era stato sottoposto ad interventi di potatura, era circondato da una pavimentazione che lasciava pochissimo spazio alla base del tronco e, forse, l’apparato radicale era stato danneggiato nel corso dei lavori di sistemazione della piazza. Tutti elementi che possono averne compromesso la salute.

Da tempo insistiamo sulla necessità di prendersi cura del patrimonio arboreo urbano, attraverso azioni concrete: dal censimento delle alberature alla valutazione delle condizioni di stabilità, fino a una gestione professionale che comprenda pratiche corrette di manutenzione e potatura. Ricordiamo ancora una volta che potare non significa necessariamente mettere in sicurezza, anzi, spesso è una delle cause principali di indebolimento strutturale delle piante.

Con la perdita del gelso, oltre che il simbolo di Cernusco, sono venuti meno tutti i servizi ecosistemici forniti dalla pianta, da quelli legati alla funzione sociale a quelli di rilevanza ambientale, con una significativa perdita di immagine ed economica per la città.

Ci auguriamo che la perdita del gelso, simbolo di Cernusco, costituisca un monito per attivare una gestione del verde urbano realmente attenta e realizzata da professionisti, che abbia come obiettivo la tutela effettiva del patrimonio vegetale.

Registriamo inoltre il mancato apporto dei Garanti del Verde e del Comitato cittadino, istituti di partecipazione costituiti proprio per affrontare criticità come queste, ma che finora non hanno prodotto indicazioni pubbliche, neanche come linee guida utili a orientare l’azione della prossima amministrazione.

Infine, cogliamo l’occasione per segnalare la mancanza, a Cernusco, di un Piano del Verde: uno strumento di pianificazione da affiancare quello urbanistico e che molte città hanno già adottato per gestire e progettare la copertura vegetale.

Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente e comitato cittadino: facciamo il punto

credits: comune di Cernusco sul Naviglio

Il Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente anzi, i tre garanti, avevano avuto il via libera in consiglio comunale lo scorso gennaio 2024 dopo un travagliato iter che li aveva declassanti da organo tecnico a semplice istituto di partecipazione. La portata innovativa di questo organismo, molto sbandierata prima della sua istituzione, veniva dunque a ridimenzionarsi in un ambito meramente consultivo cui viene affiancato un comitato cittadino con la funzione di favorire la partecipazione attiva dei cittadini, di fatto una cassa di risonanza alle attività realizzate sui temi ambientali .

In ottobre, dopo nove mesi, finalmente arriva anche la nomina dei professionisti incaricati attraverso un bando ma, ricordiamo all’interno di una logica meramente spartitoria: su indicazione della vice sindaca il prof. Maurizio Bradasca, della maggioranza l’architetto Andrea Bellocchio e dell’opposizione il dott. Stefano Monti. I tre professionisti svolgono il loro ruolo senza remunerazione ed hanno attività professionali in contesti territoriali lontani da Cernusco.

In novembre si conclude pure l’iter per l’istituzione del comitato cittadino grazie ad un bando cui aderiscono diciotto persone.

Il primo incontro fra questi due nuovi istituti di partecipazione viene convocato il 2 dicembre 2024 alle 15.00, un orario inadeguato a favorire la partecipazione civica per chi lavora. Le richieste di spostamento di orario non vengono accolte, la riunione si tiene ugualmente, ma almeno emerge la necessità che occorre rimodulare i tempi su orari più compatibili per i soggetti che lavorano.

Il comitato cittadino si organizza e si riunisce con periodicità, definendo come preliminare la necessità di dare identità e riconoscibilità al comitato stesso e dunque negli incontri avuti con l’assessora alla Partecipazione Debora Comito e con l’assessore all’Ambiente e Verde Daniele Restelli in gennaio viene avanzata la richiesta di avere a disposizione una mail istituzionale e l’inserimento sul portale dell’amministrazione nella sezione dedicata agli istituti di partecipazione.

Emerge pure una difficoltà di interlocuzione fra i garanti (che si dimostrano elusivi) ed il comitato cittadino, resa più accentuata dalla mancanza di canali ufficiali e diretti di comunicazione.

Passano le settimane e le richieste del comitato rimangono inevase, sino ad arrivare al 3 marzo in cui finalmente si realizza una riunione on line fra due dei garanti, il comitato cittadino e l’assessora Comito in cui però emerge che i garanti non conoscono i problemi legati a verde, ambiente e territorio di Cernusco, né sono consapevoli che il loro mandato terminerà fra due mesi, con il rinnovo del consiglio comunale, mentre l’assessora, di fronte all’evidenza, ammette che non è stato dato alcun seguito alle richieste del comitato cittadino.

Arriva così il 6 marzo l’attivazione di un indirizzo email per il comitato, insieme all’inserimento del Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente nella sezione “Chi Amministra” del sito del comune , forse per rimediare alla brutta figura.

La mancanza di conoscenza dei problemi di Cernusco da parte dei garanti e di operatività (a quattro mesi dall’istituzione non avevano attuato fra di loro alcuna forma di interlocuzione o scambio di idee), unita all’inazione da parte dell’amministrazione, mettono in evidenza ciò che avevamo sottolineato sin dall’inizio: si tratta di un’operazione di puro marketing ambientale, perché il comitato dei garanti ed il comitato cittadino sono istituti di partecipazione del tutto privi di incidenza, con funzioni di monitoraggio sull’evoluzione del consumo di suolo e la dotazione di superfici verdi, di alberi e lo stato dell’ambiente naturale sul territorio ed informative della cittadinanza. Ma l’indicazione che il Garante del Verde “…viene informato dagli uffici comunali sulle iniziative di compensazione legate al consumo di suolo, alla gestione del verde ed alle sue previsioni di incremento”, implicata che si dà per acquisito che il consumo di suolo possa essere compensato e dunque il parere dei garanti viene usato come un avallo.

Infine ma non ultimo, nel bilancio sociale di fine mandato 2022-2025 distribuito in questi giorni in tutte famiglie di Cernusco, non c’è una riga dedicata a tali istituzioni, nonostante vi compaia tutto ciò che rende la città efficiente, innovativa, ricca di offerta sportiva, culturale ed ambientale. Evidentemente svolgono un ruolo così marginale da non essere degni di citazione.

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