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L’ultimo terreno … Cronaca di una vicinanza

Prima di tutto, un grazie sincero a Voce Amica, il bollettino della Comunità Pastorale cernuschese: nel suo ultimo numero ci racconta l’assemblea dei soci della Cooperativa Edificatrice Constantes, tenutasi il 20 maggio all’Oasi di Santa Maria. E’ un articolo celebrativo, ma ugualmente prezioso: raramente due pagine hanno fotografato così bene la cultura amministrativa e l’ecosistema di relazioni che hanno portato a compimento la cementificazione di Via Cevedale – Bassano.
L’articolo completo è nelle foto. Qui ne estrapoliamo e commentiamo alcune frasi chiave. Tutte le citazioni (riportate in corsivo) sono testuali.

Un dialogo lungo 78 anni

All’assemblea dei soci di una cooperativa di costruttori erano presenti, oltre ad alcuni rappresentanti delle Parrocchie, la Sindaca Paola Colombo, il Vicesindaco Alessandro Galbiati e l’assessore all’Urbanistica Mauro Andreoni. Tre figure apicali dell’Amministrazione Comunale all’assemblea di un operatore immobiliare privato.
Nel suo saluto ai presenti, la Sindaca ha ricordato il “continuo dialogo avuto con Constantes… che ha profonde radici fin dal 1948!“; l’articolo annota che questa battuta “rimarca il ruolo primario di questa cooperativa nel tessuto sociale della nostra comunità” attraverso “tutte le precedenti compagini amministrative“.
Un rapporto lungo 78 anni, trasversale ad ogni giunta: non è una nostra accusa, come potrebbe sembrare, è la descrizione che ne danno, con orgoglio, i protagonisti stessi.
La domanda che ci facciamo è semplice: quale altro soggetto-cittadino, comitato, associazione, … può contare su un “continuo dialogo” di questa natura con l’Amministrazione? e quali obiettivi hanno accompagnato questo dialogo?

I tempi lunghi, superati insieme

E’ però nel racconto dell’iter che ha portato al permesso di costruire per via Cevedale-Bassano che la vicinanza smette di essere cortesia istituzionale e diventa metodo di lavoro.
La Sindaca ammette che “i tempi lunghi [dell’iter del progetto – n.d.r.] non sono stati facili da gestire“, “ma si sono superati grazie al continuo dialogo avuto con Constantes“. Il riferimento – lo dice l’articolo – è “al lavoro, durato anni, che ha visto l’approvazione finale dell’iter per il comparto abitativo della zona delle vie Cevedale e Bassano“.
Il presidente di Constantes, Maurizio Comi, completa il quadro: un impegno “durato, solo in questa fase preliminare, ben 7 anni“, fatto di “numerosi incontri” tra “i diversi operatori e l’Amministrazione comunale proprio per la complessità delle problematiche da risolvere“. E in apertura di serata aveva ringraziato ricordando “i tanti incontri con l’Amministrazione del comune”.
Mettiamo in file ciò che entrambe le parti, concordi, ci stanno dicendo: per 7 anni, operatori privati e uffici comunali si sono seduti allo stesso tavolo per “risolvere” insieme le “problematiche” di un progetto edilizio. Non un procedimento in cui il privato propone ed il pubblico valuta, ma un lavoro comune, prolungato, celebrato da entrambi come merito reciproco.
Sappiamo bene che un piano attuativo si negozia per sua natura: è la legge a prevederlo. Ciò che la legge non prevede è che la negoziazione venga celebrata così, con la controparte pubblica ospite d’onore che ringrazia.
Quando i “tempi lunghi” di un procedimento amministrativo si “superano grazie al continuo dialogo” con il soggetto interessato, la distinzione tra chi propone (in nome di alcuni) e chi decide (nell’interesse generale) – che è la garanzia posta a tutela di tutti gli altri cittadini – dove sta?
E quando poi la macchina parte, corre: concessione delle aree firmata il 6 marzo, richiesta di permesso di costruire protocollata il 9 marzo – tre giorni dopo – istruttoria chiusa il 14 maggio, permesso rilasciato l’8 giugno e cantiere da metà giugno. A chiunque abbia mai presentato una pratica edilizia lasciamo il confronto con i propri, di tempi.

Le politiche abitative … a cura di?

Ed è a questa platea – l’assemblea dei soci della cooperativa edilizia – che la Sindaca illustra due impegni del mandato in tema di urbanistica: le lenee guida per l’edilizia convenzionata ed il nuovo PGT “per dare risposte all’abitare”.
Non ci sono più grandi superfici come in passato” – constata la Sindaca – “ma l’offerta abitativa per Cernusco, grazie anche all’impegno ed all’esperienza di Constantes, ci indirizza a trovare soluzioni per i giovani“.
La frase non brilla per chiarezza, ma l’inciso sembra attribuire alla cooperativa un ruolo che va oltre quello di operatore immobiliare privato: quasi un co-protagonista nella definizione delle politiche abitative della città.
Su questo punto invece pretendiamo chiarezza assoluta: è l’Amministrazione che definisce l’interesse pubblico. Poi gli operatori – tutti gli operatori – possono contribuire a realizzarlo. L’interesse pubblico precede gli interessi particolari; non si adatta ad essi.

L’ultimo intervento possibile su aree libere

Il presidente Comi definisce il piano di via Cevedale-Bassano “l’ultimo intervento possibile su aree libere” del territorio locale.
Una notizia enorme per una città che discute di suolo da anni. E ce la dà un costruttore, in un consesso privato con Parrocchia e Amministrazione. Non la Sindaca in un incontro pubblico.
Ovviamente ci fa piacere sapere che a Cernusco non si consumerà più suolo libero e ci aspettiamo di vedere questa notizia tradotta nero su bianco nel prossimo PGT. Sul quale, a questo punto, forse gli aggiornamenti conviene chiederli ai costruttori anziché all’Amministrazione: ci sembrano ben informati e ben disposti a parlarne.

Aggiungi un posto al tavolo

Nell’articolo si parla di giovani, comunità, parrocchia, famiglie. Non una parola su consumo di suolo, criticità ambientali, rischio idraulico, dibattito cittadino. Il racconto descrive un progetto che è esclusivamente positivo: le criticità semplicemente non esistono.
L’obiettivo dichiarato è costruire case con “attenzione per i giovani e le famiglie“.
La salvaguardia dell’ambiente nell’interesse collettivo, invece, non sembra trovare posto. Due concezioni diverse, entrambe legittime. Il problema è che al tavolo con l’Amministrazione – per sette lunghi anni, con “numerosi incontri” e “continuo dialogo” – è stata invitata solo una delle due.
Chi ha rappresentato l’interesse di chi al tavolo non sedeva?
Una cooperativa rappresenta i propri soci. Un’impresa i propri azionisti. Un’associazioni i propri iscritti. Una Parrocchia la propria comunità. L’Amministrazione invece deve rappresentare anche:

  • chi non partecipa alle riunioni;
  • chi non ha un CdA, non ha un ufficio tecnico, un legale, una forza economica;
  • chi deve ancora nascere;
  • il paesaggio, il suolo, gli alberi, l’ambiente tutto;
  • il patrimonio pubblico.

Deve rappresentare l’interesse generale: il grande assente di quasi ogni tavolo e proprio per questo affidato alla custodia delle istituzioni.
Il racconto di Voce Amica fa emergere una domanda inevitabile: nella vicenda di via Cevedale, l’istituzione pubblica ha conservato la capacità di decidere dal punto di vista dell’interesse generale?

La giusta distanza

Quello di Voce Amica è il racconto di una relazione molto stretta tra tre mondi: Constantes, Parrocchia, Amministrazione comunale. Non è anomalo che esista un rapporto storico tra il Comune e la Cooperativa Constantes, né che un costruttore rappresenti i propri interessi: è il suo mestiere, ed è legittimo.
Spetta però alle istituzioni pubbliche garantire che quell’iniziativa e quella proprietà siano valutate alla luce dell’interesse generale, secondo il dettato costituzionale degli articoli 41 e 42, e non accompagnate come se il loro compimento fosse, di per sé, un risultato pubblico.
E’ opportuno che un’Amministrazione si mostri così vicina ad un soggetto privato che ha in corso un procedimento urbanistico di questa rilevanza – e che a breve ne avrà altri?
Qual è la giusta distanza che un’Amministrazione deve tenere da un soggetto privato sul quale esercita poteri di regolazione? Il problema non è che esistano interessi privati, il problema è quando l’interesse privato diventa il punto di vista dal quale si guarda la città.
Il ruolo di garanzia dell’Amministrazione sta nel mantenere la distanza necessaria per valutare le proposte degli operatori privati secondo i principi costituzionali di utilità sociale, tutela dell’ambiente, funzione sociale della proprietà e interesse collettivo.

Postilla sull'”insolita”

Il sotto-titolo dell’articolo parla di una “insolita assemblea della Constantes con importanti novità”. Insolita, secondo l’autore, per le novità annunciate quella sera.
Per noi l’aggettivo evoca altro: insolito è che tutto questo venga raccontato con serenità sul bollettino parrocchiale, tra un applauso ed un saluto al Prevosto, come si racconterebbe una sagra ben riuscita.
Insolito è soprattutto che l’autore non senta il bisogno di dire perché la Sindaca e due Assessori di peso siano a quella riunione, ad esempio. Nessuna spiegazione, nessuna contestualizzazione. E’ tutto perfettamente normale.
E’ esattamente questa “normalità” che vogliamo mettere in discussione. L’assuefazione a questa modalità di gestire la cosa pubblica, descritta nell’articolo, soprattutto quando c’è di mezzo il bene comune.

PS: un punto di attenzione per l’immediato futuro

A breve l’Amministrazione sarà chiamata a decidere il futuro dell’area ex-Garzanti ed il regolamento per l’edilizia convenzionata. Entrambe le questioni toccano interessi significativi della Cooperativa Constantes: l’area ex-Garzanti ed un’area destinata ad edilizia convenzionata in via Brescia (se ne parla anche nell’articolo di Voce Amica).
Una domanda è necessaria: quali “anticorpi” abbiamo perché decisioni di questa portata vengano prese guardando all’interesse collettivo?
In attesa di una risposta dall’Amministrazione, su questo e sui temi ancora aperti sulla cementificazione di via Cevedale, continueremo ad osservare, ad approfondire, a raccontare.
E a dare forza a chi – spesso – non trova posto ai tavoli che contano: il bene comune.

Fonte delle citazioni: Voce Amica, n.6/2026, pp.44-45: “Passato e futuro dell’abitare a Cernusco” e “Significativi interventi ‘in cantiere'”.

Filanda: una buona notizia

Una buona notizia dal fronte “Filanda”: il partner privato che si era proposto per la gestione della “nuova Filanda” si ritira, non è più interessato al Project Financing.

Dopo i tre incontri con le Consulte, che avevano decretato sostanzialmente la bocciatura della proposta dell’Amministrazione di una collaborazione onerosa tra comune e privato, arriva finalmente lo stop. Ma non ad opera di una Amministrazione attenta che raccoglie i pareri degli interessati e decide di conseguenza, ma per mano dello stesso privato, che forse intuisce che tutta la città avrebbe remato contro. E rinuncia. Come scrive in un comunicato l’Amministrazione: “la rinuncia è riconducibile ad una scelta imprenditoriale dettata da motivazioni strettamente legate all’organizzazione e alle valutazioni interne dell’impresa“. In altri termini, nel le conveniva più, troppo complicato.

I tre incontri con le Consulte avevano mostrato quanto le associazioni cittadine ci tenessero ad una Filanda funzionante e attiva, senza i condizionamenti di un privato che avrebbe dovuto principalmente “guadagnarci”. Le richieste avanzate perciò erano tutte orientate alla funzionalità, al coordinamento tra associazioni, ad evitare balzelli economici che avrebbero spento ogni iniziativa pubblica e volontaristica. Acconto a questo, però, le associazioni avevano proposto una valanga di idee, di iniziative, di spunti in tutti i campi, per tutte le età, per ogni aspetto fruibile in quel prezioso spazio cittadino.

Ed alla fine, l’Amministrazione ha dovuto ammainare la bandiera del Project Financing, suo malgrado.

Ora ci aspettiamo che venga intrapresa una nuova strada, che si dia ascolto alle sollecitazioni pervenute, che si voglia finalmente aprirsi alla partecipazione, quella vera, quella che valorizza il volontariato, quella che la città chiede da tempo, senza successo.

Le associazioni disponibili sono molte, sono competenti, sono generose e disinteressate. Speriamo sia giunto il tempo di ascoltarle e valorizzarle.

Filanda e partecipazione

La Filanda: un bene pubblico, un luogo della città, uno spazio che dovrebbe essere pensato a partire dai bisogni collettivi e non piegato, di fatto, a una logica centrata sugli interessi privati.

Su invito dell’assessora alla Filanda e Partecipazione Debora Comito, si è svolto ieri sera il primo dei tre incontri con le consulte cittadine, cui Bene Comune fa parte, con lo scopo di “raccogliere indicazioni utili e orientare le scelte future” sull’utilizzo di questo bene pubblico.

L’invito era rivolto soltanto ai componenti delle Consulte cittadine del Sociale, Cultura, Sport e Giovani, articolato in tre incontri serali. Il primo appuntamento ha visto però emergere la contraddizione di fondo: non può essere messo in discussione l’impianto di fondo che l’Amministrazione ha scelto con il processo di project financing. Questo ha creato un iniziale malcontento tra molti dei partecipanti, chiamati solo a riempiere di idee un contenitore definito da altri.

Pur partecipando a questo processo “consultivo”, vogliamo chiarire bene la nostra posizione:

  • Quando si decide il futuro di spazi oggi pubblici, che rischiano di diventare per molti anni appannaggio prevalente di privati, la partecipazione non può essere ridotta a tre incontri di scambio di idee riservati ai membri delle Consulte.
  • La partecipazione vera è coinvolgimento diretto della cittadinanza, trasparenza sugli scenari in campo, confronto pubblico sulle alternative, possibilità reale di incidere prima che le decisioni siano sostanzialmente definite.
  • La partecipazione così declinata dall’amministrazione diventa accompagnamento o copertura di un percorso già impostato, non è una costruzione condivisa della scelta pubblica.

Eppure la Filanda avrebbe meritato ben altro.

I costi di gestione non possono diventare l’alibi per coprire un’operazione che mette al centro interessi privati su uno degli spazi più importanti e appetibili della città. Proprio perché la Filanda è un bene strategico, serviva una visione diversa: coraggiosa, pubblica, innovativa.

Si sarebbero potute sperimentare pratiche nuove di gestione e animazione civica, investire in percorsi culturali e formativi stabili, dedicare un’attenzione specifica al mondo giovanile, costruire iniziative periodiche di valore cittadino — come festival culturali, rassegne, laboratori, progetti intergenerazionali — capaci di tenere insieme associazioni, scuole, gruppi informali e diverse componenti della comunità.

Colpisce, inoltre, l’arretratezza culturale di questo approccio. Oggi esistono strumenti strutturati di consultazione pubblica come ParteciPA, la piattaforma italiana per i processi partecipativi della pubblica amministrazione, basata sul software open source Decidim, che consente di organizzare percorsi aperti, trasparenti e documentati: raccolta pubblica di proposte, commenti, incontri, consultazioni, tracciabilità dei contributi e restituzione degli esiti. Qui invece si sceglie una formula chiusa e limitata, che rischia di trasformare la parola “partecipazione” in uno slogan.

Cernusco merita altro. Vogliamo un confronto pubblico vero, aperto alla città, prima delle decisioni perché un bene comune resti davvero tale.

Filanda: chi decide sull’uso di un ‘bene comune’?

Provate a immaginare questo scenario: avete ristrutturato la casa di famiglia investendo tempo, risorse, energie. L’avete resa un luogo dove ospitare persone, far crescere progetti. Pochi anni dopo, qualcuno bussa alla porta e vi propone di prendersi la parte migliore e utilizzarla per tutt’altro: spazi a pagamento, attività commerciali. E vi chiede anche di contribuire ai costi.

Assurdo? Eppure, è ciò che rischia di accadere alla Filanda.

La Filanda è un luogo storico che Cernusco ha recuperato spendendo oltre due milioni di euro di denaro pubblico, nato da un percorso partecipato e pensato come spazio sociale, intergenerazionale, identitario. Un bene comune prezioso.

Oggi, però, la narrazione prevalente, portata avanti anche dall’Amministrazione di Cernusco, è un’altra: «La Filanda è vuota, non è vissuta» «Il parco Trabattoni è terra di nessuno» «Tutti i ristoranti falliscono». Si crea un immaginario che spinge a pensare che la Filanda sia un problema da risolvere, in fretta.

Ma la Filanda non è un problema. Anzi, potrebbe diventare una parte della soluzione a molti dei nodi che Cernusco deve affrontare: la carenza di spazi per i giovani, la fragilità delle reti associative, la scarsità di luoghi per costruire comunità, la necessità di servizi di prossimità. Un’infrastruttura sociale che connette e sostiene energie oggi disperse.

Cosa sta succedendo?

La Giunta ha avviato un percorso di “Project financing” che prevede di sottoporre a bando pubblico la proposta di un operatore privato per la gestione della Filanda.

La proposta del privato prevede:

  • concessione per 15 anni di due terzi della struttura e del palco del Parco Trabattoni per ristorazione, caffè, coworking, eventi, affitto spazi
  • riduzione degli spazi dedicati alle associazioni e dell’uso pubblico da parte del Comune
  • canone di affitto zero
  • 50.000 euro l’anno di contributo da parte del Comune all’operatore privato per la manutenzione del verde

È un cambio di natura molto profondo: da bene comune multifunzionale a contenitore dove la componente commerciale diventa la funzione principale, per ben quindici anni.

Oggi la Filanda non soffre di mancanza di valore: soffre di assenza di strategia.

Gli spazi assegnati alle associazioni — come quelli dedicati agli anziani — funzionano, sono frequentati, generano socialità. Ma vivono “di anno in anno”, senza un progetto pluriennale che consenta di programmare, investire, crescere. Una logica di precarietà che impedisce a chi abita la Filanda di immaginare e costruire attività più solide e continuative.
La parte dedicata alla ristorazione è l’area “vuota”: diversi gestori non sono riusciti a mantenerla aperta. Perché?

Questi problemi raccontano un modello gestionale fragile, che ha bisogno di essere ripensato alla luce delle attuali esigenze della città.

La domanda che la Giunta avrebbe dovuto porsi è questa: quali sono i bisogni reali di Cernusco a cui la Filanda può contribuire a rispondere?

Un problema di metodo

Nel percorso avviato dalla Giunta ci sembra che manchino vari elementi fondamentali:

  • un’analisi approfondita delle cause che hanno portato alla situazione attuale
  • una valutazione comparativa di scenari alternativi (pubblico, terzo settore, partenariato misto)
  • una strategia complessiva sugli spazi sociali di Cernusco
  • una visione d’insieme e trasformativa del ruolo dell’Amministrazione come mobilitatore di energie civiche e cambiamento, e non come semplice “locatore” di spazi.

E soprattutto manca quel percorso partecipativo promesso già nel 2024 e che dovrebbe precedere — non seguire! — la definizione di un progetto che riguarda un importante bene comune.

Ma analisi e strategie richiedono dati, analisi, competenze. E la partecipazione deve prevedere una sequenza fatta di ascolto, scambi, verifiche, restituzioni. È complessa e faticosa, ma è ciò che dà legittimità e solidità alle scelte pubbliche.

Un rischio più ampio: un modello che può estendersi ad altri beni pubblici

L’Amministrazione ha imboccato una scorciatoia: accogliere una proposta preconfezionata che riflette la visione di un operatore privato, una comoda “soluzione rapida” a problemi di gestione.

La logica “un bene pubblico ha un problema → troviamo un privato che lo risolva” ci preoccupa molto, anche perché può estendersi rapidamente ad altri beni comuni oggi percepiti come problematici o in attesa di destinazione:

  • il Parco degli Aironi
  • Villa Alari
  • L’area della ex Cava Gaggiolo
  • Altri edifici pubblici dismessi o sottoutilizzati (es. immobili ASL, in Via Turati).

O anche l’edificio pubblico che sorgerà in via Cevedale, di cui l’Amministrazione ha approvato la costruzione senza sapere cosa farne (!).

È un modello che riduce il ruolo del pubblico e impoverisce la città nel lungo periodo.

La partecipazione: leva preziosa o ennesima occasione di propaganda?

La lista civica Vivere Cernusco ha recentemente presentato in Consiglio Comunale una mozione per obbligare l’Amministrazione ad avviare un percorso partecipato sul futuro della Filanda.

La mozione è stata approvata all’unanimità, anche dalle liste di maggioranza, ma alcune successive dichiarazioni della maggioranza fanno pensare ad una semplice mossa interlocutoria, per guadagnare tempo, non per aprire ad un vero confronto con la città e con le associazioni.
Anche le Consulte (Cultura e Sociale) hanno votato una dichiarazione in cui chiedono l’apertura di un tavolo di discussione, come previsto dagli statuti delle stesse quando si tratta di argomenti che coinvolgono le associazioni.

Sarà veramente una buona notizia? Bene Comune Cernusco esprime preoccupazione e chiede due cose, semplici e doverose:

1. Uscire dalla narrativa “Filanda = problema” e chiedersi piuttosto: “Come tutelare e valorizzare un prezioso bene comune, nell’interesse della città?”

2. Aprire un percorso partecipato autentico, che non sia una ratifica di decisioni già prese, ma una costruzione condivisa.

Chiudiamo con due messaggi: uno alla città e uno all’Amministrazione

Ai cittadini vogliamo rivolgere un invito: partecipate. Fate sentire la vostra voce.
Perché se la comunità non presidia i propri beni comuni, qualcun altro deciderà al nostro posto come usarli.

All’Amministrazione, invece, rivolgiamo una richiesta netta: chiarite cosa intendete per “bene comune” e per “partecipazione”. Finora queste parole sono comparse tantissime volte nei discorsi, ma ancora non riusciamo a vederle realizzate nei fatti e nelle decisioni concrete.

Giornata Nazionale degli Alberi 2025: l’albero del cuore

Non è solo un albero. È un legame.
Il pioppo di via Cevedale – alto, imponente, silenzioso – è per noi l’albero del cuore. Ma ogni cittadino, ogni quartiere, ha il “suo” albero.

Gli alberi non sono solo arredo urbano o cornice verde. Sono presenze vive, fanno parte dei nostri percorsi quotidiani, delle memorie d’infanzia, dei paesaggi che ci fanno sentire a casa. Sono benessere, respiro, bellezza, radici.

Per cui vi chiediamo di farci sapere che legame avete con gli alberi di Cernusco, mandandoci:

  • una foto,
  • un disegno,
  • una breve storia o un ricordo!

Li raccoglieremo per costruire un racconto collettivo, per dimostrare in modo concreto e visibile il legame profondo tra i cittadini e il patrimonio arboreo della città.

Mandateci i vostri contributi via messaggio o via mail a benecomunecernusco@gmail.com

Insieme, possiamo mostrare che gli alberi non sono dettagli, ma parte della nostra identità e del nostro futuro.

PS: non è un concorso di arte, vanno bene le foto che hai già nella tua gallery, uno schizzo o una semplice frase!

#AlberoDelCuore
#PioppoCevedale
#BeneComuneCernusco
#Radici

Comunicato stampa congiunto

Gli alberi di via Don Sturzo sono in pericolo.

Il progetto di “riqualificazione” approvato dalla Giunta comunale il 23 dicembre 2024 prevede, per la realizzazione di una pista ciclopedonale lungo via Don Sturzo – costo stimato di 1.300.000 euro -l’abbattimento di almeno 15 alberi per fare spazio a nuovi stalli di sosta sul lato Sud della strada, mentre sul lato opposto della carreggiata i marciapiedi verranno depavimentati, trasformati in aiuole e allargati di 2,5 mt.

Si tratta ufficialmente di un ripensamento della mobilità e della messa in sicurezza dei marciapiedi, danneggiati dalla presenza delle radici. Ma, come già avvenuto in altri interventi simili (via Adua, viale Assunta), anche in questo caso la “riqualificazione” si fa a spese degli alberi.

È un progetto che risale al 2021, poi inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2024–2026, ma senza il promesso coinvolgimento dei residenti e senza alcuna valutazione sull’impatto ambientale e sul destino degli alberi.

Ulteriore elemento di preoccupazione sono le recenti dichiarazioni della sindaca su questo argomento che alimentano una narrativa scorretta anche dal punto di vista tecnico sui bagolari.

Al contrario, le perizie disponibili indicano che gli alberi non presentano condizioni di rischio grave, anzi tutte le anomalie individuate (radici superficiali, lievi danni alle chiome, lievi inclinazioni) possono essere gestite con soluzioni tecniche moderne e già collaudate, che permettono la messa in sicurezza senza dover abbattere gli alberi, come avviene in molte città che adottano pratiche innovative di cura del verde.

I bagolari di via Don Sturzo costituiscono ormai un elemento identitario del quartiere e di quella strada, che non può essere quindi considerata solo un’arteria viabilistica, così come gli alberi non possono essere considerati alla stregua di un arredo da inserire o togliere in funzione delle scelte degli amministratori o dei tecnici di turno. Gli alberi sono un bene comune, tutelato anche dalla Costituzione (art. 9) e pure dal recente regolamento europeo sul ripristino degli ecosistemi.

Come comitati civici, siamo a favore della messa in sicurezza dei marciapiedi e del potenziamento della mobilità sostenibile, ma non accettiamo che questo avvenga sacrificando alberi maturi, sani e parte integrante dell’ecosistema urbano. E per di più contro il parere dei cittadini cernuschesi e del quartiere.

Il nostro impegno congiunto nasce dalla consapevolezza che a Cernusco esiste un problema strutturale legato alla gestione delle alberature e che serva un cambio di rotta immediato, basato su:

  • rispetto dei criteri minimi ambientali (CAM) DM 63/2020
  • trasparenza amministrativa e accesso agli atti completo
  • coinvolgimento reale della cittadinanza nelle scelte che riguardano il territorio

Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a partecipare al presidio pubblico che si terrà in Piazza Matteotti sabato 8 novembre dalle 10 alle 12 per chiedere:

  • il ritiro del progetto attuale
  • la salvaguardia degli alberi esistenti
  • l’avvio di un tavolo di confronto aperto

Chiediamo un intervento realmente sostenibile, che garantisca marciapiedi sicuri ed una mobilità dolce, senza cancellare il patrimonio verde che da cinquanta anni caratterizza via Don Sturzo. Serve soprattutto un’interlocuzione strutturata e trasparente con la cittadinanza, prima che le decisioni vengano prese.

Per questo chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con il civismo organizzato che dia voce ed incidenza a comitati, associazioni e residenti.

Bene Comune Cernusco
Comitato Quartiere Tre Torri
Salviamo gli alberi di via Don Sturzo

Concorso Foto e Disegno nel PLIS: cambia il luogo della premiazione

A seguito di problemi relativi alla sicurezza nell’accesso alla galleria espositiva di Palazzo Ghirlanda Silva (biblioteca) – di cui siamo stati avvisati solo pochi giorni fa – e grazie alla disponibilità degli uffici preposti del comune di Brugherio, ci è stato proposto un luogo alternativo per la sola cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso.
La tradizionale mostra delle opere migliori sarà purtroppo posticipata dopo la soluzione dei problemi di accesso alla biblioteca, oppure non appena riusciremo a trovare la disponibilità in un altro comune.

La premiazione delle opere migliori, nelle varie categorie, avverrà quindi:

Scusandoci per l’inconveniente, indipendente dalla nostra volontà, speriamo di incontrarvi numerosi per la conclusione del nostro tradizionale concorso fotografico e di disegno nel Parco Est delle Cave.

Concorso di foto e disegno nel PLIS – Premiazione ed esposizione delle opere

La quarta edizione del nostro ormai tradizionale concorso fotografico e di disegno ambientato nel Parco Est delle Cave corre veloce verso la sua conclusione.

Le opere ricevute sono state valutate e la giuria ha espresso il suo verdetto.

La premiazione delle opere migliori, nelle varie categorie, avverrà

Vi aspettiamo per premiare i vincitori e per l’inaugurazione della mostra che rimarrà aperta per tutta la settimana successiva (negli orari di apertura della biblioteca) fino a sabato 4 ottobre

Ci uniamo alla Global Sumud Flotilla

Siamo molto in ansia per i coraggiosi equipaggi della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa umanitaria che cerca di portare cibo e acqua alla popolazione stremata di Gaza.

Se quelle piccole imbarcazioni solcano in questi giorni il Mediterraneo è solo grazie all’attivismo e alla determinazione dei cittadini e delle cittadine, mentre le istituzioni – a tutti i livelli – sono rimaste spesso latitanti, se non addirittura elusive, davanti al genocidio in corso contro il popolo palestinese.

Ringraziamo la sindaca Paola Colombo per le parole di sostegno rivolte alla Sumud Flotilla, ma non possiamo limitarci agli auspici: servono atti concreti, anche a livello locale. Come hanno dimostrato i camalli di Genova, ognuno può fare la propria parte.

Per questo chiediamo alla nostra sindaca Paola Colombo che si adoperi perché Cernusco interrompa qualsiasi tipo di relazione che il nostro comune intrattiene con Israele e intraprenda iniziative atte a favorire l’accoglienza degli studenti palestinesi che hanno ottenuto borse di studio in Italia nell’ambito del progetto IUPALS, promosso dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ma non riescono ad uscire da Gaza. 

Il futuro del popolo palestinese – e il nostro – dipende dalla capacità del mondo civile di dire basta a violenza, odio e complicità. #GlobalSumudFlotilla #FreePalestine #BeneComuneCernusco

La Giunta approva il Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano: la cementificazione e gli interessi privati vincono sul bene comune

Dopo mesi di silenzio – interrotto solo dalle iniziative di informazione della nostra Associazione che hanno portato alla luce le conseguenze della costruzione di nove palazzi sugli ultimi campi agricoli di Cernusco – l’Amministrazione annuncia la «conclusione di un capitolo dell’urbanistica cittadina aperto da tanti anni».

La decisione è stata rivendicata dalla Sindaca Paola Colombo come gesto di “concretezza e responsabilità”: nella visione di questa Amministrazione, evidentemente, distruggere per sempre importanti beni comuni, eliminare suolo fertile, cancellare ecosistemi che garantiscono regolazione ambientale e biodiversità, alterare il paesaggio, memoria identitaria del territorio, il tutto a favore di interessi privati, è una scelta “responsabile” e “concreta”.

E dunque difenderli e salvaguardarli per le generazioni future è irresponsabile e vacuo.

Si dichiara che «rispetto al progetto originario, le volumetrie sono state ridotte di un quarto» e che «vengono introdotte importanti opere pubbliche e tutti gli interventi di mitigazione possibili». Ricordiamo che la riduzione delle volumetrie non elimina affatto gli impatti (anzi, a suo tempo fu la contropartita per eliminare l’edilizia convenzionata a vantaggio del profitto dei costruttori, elemento che nel comunicato della Sindaca viene omesso) e che le opere pubbliche definite “strategiche” consistono in parcheggi per 71 posti auto funzionali unicamente agli immobili costruiti, in 600 metri di pista ciclabile ed in un edificio di uso pubblico con destinazione funzionale ignota, mentre i “palazzi dipinti di verde” sono gli interventi di mitigazione con cui si baratta il bene comune.

“Strategiche” sono quindi opere la cui unica funzione certa è alzare il valore degli immobili.

Non è strategico, invece, salvaguardare risorse ambientali importantissime per il benessere delle persone. E nemmeno salvaguardare gli abitanti della zona, che ogni giorno fanno i conti con pesanti disagi nella mobilità e a ogni evento meteorologico estremo con allagamenti e problemi agli impianti idrici. Problemi che saranno aggravati dall’arrivo di più di cento ulteriori nuclei familiari e da almeno cinque anni di cantiere.

La Giunta ammette la necessità di «un’ulteriore valutazione di soluzioni progettuali alternative» nella fase successiva del permesso di costruire: elementi fondamentali, come il patrimonio arboreo esistente – in particolare il pioppo monumentale – non erano stati adeguatamente considerati e saranno oggetto di «verifiche tecniche e fitosanitarie» solo a seguito delle nostre segnalazioni.

Si evoca inoltre una generica “Città Spugna” come garanzia contro il rischio idraulico, senza dire in cosa consista realmente. Forse si preferisce tacere perché sarebbe stato paradossale dover dire che nelle Città Spugna uno degli elementi fondamentali è proprio incrementare le aree verdi.

Per più di vent’anni i campi di Via Cevedale-Bassano sono stati oggetto di valutazioni, decisioni, provvedimenti: in tutto questo lungo e tortuoso percorso non una decisione è stata presa a favore dell’ambiente.

Ed oggi Il primo atto della sindaca Paola Colombo e della sua Giunta è stata la cementificazione di via Cevedale e per questo saranno ricordati.

È necessario un deciso cambiamento di rotta, concreto e non solo dichiarato, e per questo continueremo a batterci e a informare e coinvolgere i cittadini. Per riequilibrare quella bilancia che pende ancora decisamente troppo a favore dell’interesse privato.

Serve la forza, il sostegno e il contributo di tutti coloro che hanno a cuore il bene della città di Cernusco, della sua comunità e del suo futuro.

Ringraziamo tutti coloro che sono stati al nostro fianco in questi mesi e che lo faranno anche in futuro.

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