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Filanda e partecipazione

La Filanda: un bene pubblico, un luogo della città, uno spazio che dovrebbe essere pensato a partire dai bisogni collettivi e non piegato, di fatto, a una logica centrata sugli interessi privati.

Su invito dell’assessora alla Filanda e Partecipazione Debora Comito, si è svolto ieri sera il primo dei tre incontri con le consulte cittadine, cui Bene Comune fa parte, con lo scopo di “raccogliere indicazioni utili e orientare le scelte future” sull’utilizzo di questo bene pubblico.

L’invito era rivolto soltanto ai componenti delle Consulte cittadine del Sociale, Cultura, Sport e Giovani, articolato in tre incontri serali. Il primo appuntamento ha visto però emergere la contraddizione di fondo: non può essere messo in discussione l’impianto di fondo che l’Amministrazione ha scelto con il processo di project financing. Questo ha creato un iniziale malcontento tra molti dei partecipanti, chiamati solo a riempiere di idee un contenitore definito da altri.

Pur partecipando a questo processo “consultivo”, vogliamo chiarire bene la nostra posizione:

  • Quando si decide il futuro di spazi oggi pubblici, che rischiano di diventare per molti anni appannaggio prevalente di privati, la partecipazione non può essere ridotta a tre incontri di scambio di idee riservati ai membri delle Consulte.
  • La partecipazione vera è coinvolgimento diretto della cittadinanza, trasparenza sugli scenari in campo, confronto pubblico sulle alternative, possibilità reale di incidere prima che le decisioni siano sostanzialmente definite.
  • La partecipazione così declinata dall’amministrazione diventa accompagnamento o copertura di un percorso già impostato, non è una costruzione condivisa della scelta pubblica.

Eppure la Filanda avrebbe meritato ben altro.

I costi di gestione non possono diventare l’alibi per coprire un’operazione che mette al centro interessi privati su uno degli spazi più importanti e appetibili della città. Proprio perché la Filanda è un bene strategico, serviva una visione diversa: coraggiosa, pubblica, innovativa.

Si sarebbero potute sperimentare pratiche nuove di gestione e animazione civica, investire in percorsi culturali e formativi stabili, dedicare un’attenzione specifica al mondo giovanile, costruire iniziative periodiche di valore cittadino — come festival culturali, rassegne, laboratori, progetti intergenerazionali — capaci di tenere insieme associazioni, scuole, gruppi informali e diverse componenti della comunità.

Colpisce, inoltre, l’arretratezza culturale di questo approccio. Oggi esistono strumenti strutturati di consultazione pubblica come ParteciPA, la piattaforma italiana per i processi partecipativi della pubblica amministrazione, basata sul software open source Decidim, che consente di organizzare percorsi aperti, trasparenti e documentati: raccolta pubblica di proposte, commenti, incontri, consultazioni, tracciabilità dei contributi e restituzione degli esiti. Qui invece si sceglie una formula chiusa e limitata, che rischia di trasformare la parola “partecipazione” in uno slogan.

Cernusco merita altro. Vogliamo un confronto pubblico vero, aperto alla città, prima delle decisioni perché un bene comune resti davvero tale.

Filanda: chi decide sull’uso di un ‘bene comune’?

Provate a immaginare questo scenario: avete ristrutturato la casa di famiglia investendo tempo, risorse, energie. L’avete resa un luogo dove ospitare persone, far crescere progetti. Pochi anni dopo, qualcuno bussa alla porta e vi propone di prendersi la parte migliore e utilizzarla per tutt’altro: spazi a pagamento, attività commerciali. E vi chiede anche di contribuire ai costi.

Assurdo? Eppure, è ciò che rischia di accadere alla Filanda.

La Filanda è un luogo storico che Cernusco ha recuperato spendendo oltre due milioni di euro di denaro pubblico, nato da un percorso partecipato e pensato come spazio sociale, intergenerazionale, identitario. Un bene comune prezioso.

Oggi, però, la narrazione prevalente, portata avanti anche dall’Amministrazione di Cernusco, è un’altra: «La Filanda è vuota, non è vissuta» «Il parco Trabattoni è terra di nessuno» «Tutti i ristoranti falliscono». Si crea un immaginario che spinge a pensare che la Filanda sia un problema da risolvere, in fretta.

Ma la Filanda non è un problema. Anzi, potrebbe diventare una parte della soluzione a molti dei nodi che Cernusco deve affrontare: la carenza di spazi per i giovani, la fragilità delle reti associative, la scarsità di luoghi per costruire comunità, la necessità di servizi di prossimità. Un’infrastruttura sociale che connette e sostiene energie oggi disperse.

Cosa sta succedendo?

La Giunta ha avviato un percorso di “Project financing” che prevede di sottoporre a bando pubblico la proposta di un operatore privato per la gestione della Filanda.

La proposta del privato prevede:

  • concessione per 15 anni di due terzi della struttura e del palco del Parco Trabattoni per ristorazione, caffè, coworking, eventi, affitto spazi
  • riduzione degli spazi dedicati alle associazioni e dell’uso pubblico da parte del Comune
  • canone di affitto zero
  • 50.000 euro l’anno di contributo da parte del Comune all’operatore privato per la manutenzione del verde

È un cambio di natura molto profondo: da bene comune multifunzionale a contenitore dove la componente commerciale diventa la funzione principale, per ben quindici anni.

Oggi la Filanda non soffre di mancanza di valore: soffre di assenza di strategia.

Gli spazi assegnati alle associazioni — come quelli dedicati agli anziani — funzionano, sono frequentati, generano socialità. Ma vivono “di anno in anno”, senza un progetto pluriennale che consenta di programmare, investire, crescere. Una logica di precarietà che impedisce a chi abita la Filanda di immaginare e costruire attività più solide e continuative.
La parte dedicata alla ristorazione è l’area “vuota”: diversi gestori non sono riusciti a mantenerla aperta. Perché?

Questi problemi raccontano un modello gestionale fragile, che ha bisogno di essere ripensato alla luce delle attuali esigenze della città.

La domanda che la Giunta avrebbe dovuto porsi è questa: quali sono i bisogni reali di Cernusco a cui la Filanda può contribuire a rispondere?

Un problema di metodo

Nel percorso avviato dalla Giunta ci sembra che manchino vari elementi fondamentali:

  • un’analisi approfondita delle cause che hanno portato alla situazione attuale
  • una valutazione comparativa di scenari alternativi (pubblico, terzo settore, partenariato misto)
  • una strategia complessiva sugli spazi sociali di Cernusco
  • una visione d’insieme e trasformativa del ruolo dell’Amministrazione come mobilitatore di energie civiche e cambiamento, e non come semplice “locatore” di spazi.

E soprattutto manca quel percorso partecipativo promesso già nel 2024 e che dovrebbe precedere — non seguire! — la definizione di un progetto che riguarda un importante bene comune.

Ma analisi e strategie richiedono dati, analisi, competenze. E la partecipazione deve prevedere una sequenza fatta di ascolto, scambi, verifiche, restituzioni. È complessa e faticosa, ma è ciò che dà legittimità e solidità alle scelte pubbliche.

Un rischio più ampio: un modello che può estendersi ad altri beni pubblici

L’Amministrazione ha imboccato una scorciatoia: accogliere una proposta preconfezionata che riflette la visione di un operatore privato, una comoda “soluzione rapida” a problemi di gestione.

La logica “un bene pubblico ha un problema → troviamo un privato che lo risolva” ci preoccupa molto, anche perché può estendersi rapidamente ad altri beni comuni oggi percepiti come problematici o in attesa di destinazione:

  • il Parco degli Aironi
  • Villa Alari
  • L’area della ex Cava Gaggiolo
  • Altri edifici pubblici dismessi o sottoutilizzati (es. immobili ASL, in Via Turati).

O anche l’edificio pubblico che sorgerà in via Cevedale, di cui l’Amministrazione ha approvato la costruzione senza sapere cosa farne (!).

È un modello che riduce il ruolo del pubblico e impoverisce la città nel lungo periodo.

La partecipazione: leva preziosa o ennesima occasione di propaganda?

La lista civica Vivere Cernusco ha recentemente presentato in Consiglio Comunale una mozione per obbligare l’Amministrazione ad avviare un percorso partecipato sul futuro della Filanda.

La mozione è stata approvata all’unanimità, anche dalle liste di maggioranza, ma alcune successive dichiarazioni della maggioranza fanno pensare ad una semplice mossa interlocutoria, per guadagnare tempo, non per aprire ad un vero confronto con la città e con le associazioni.
Anche le Consulte (Cultura e Sociale) hanno votato una dichiarazione in cui chiedono l’apertura di un tavolo di discussione, come previsto dagli statuti delle stesse quando si tratta di argomenti che coinvolgono le associazioni.

Sarà veramente una buona notizia? Bene Comune Cernusco esprime preoccupazione e chiede due cose, semplici e doverose:

1. Uscire dalla narrativa “Filanda = problema” e chiedersi piuttosto: “Come tutelare e valorizzare un prezioso bene comune, nell’interesse della città?”

2. Aprire un percorso partecipato autentico, che non sia una ratifica di decisioni già prese, ma una costruzione condivisa.

Chiudiamo con due messaggi: uno alla città e uno all’Amministrazione

Ai cittadini vogliamo rivolgere un invito: partecipate. Fate sentire la vostra voce.
Perché se la comunità non presidia i propri beni comuni, qualcun altro deciderà al nostro posto come usarli.

All’Amministrazione, invece, rivolgiamo una richiesta netta: chiarite cosa intendete per “bene comune” e per “partecipazione”. Finora queste parole sono comparse tantissime volte nei discorsi, ma ancora non riusciamo a vederle realizzate nei fatti e nelle decisioni concrete.

Giornata Nazionale degli Alberi 2025: l’albero del cuore

Non è solo un albero. È un legame.
Il pioppo di via Cevedale – alto, imponente, silenzioso – è per noi l’albero del cuore. Ma ogni cittadino, ogni quartiere, ha il “suo” albero.

Gli alberi non sono solo arredo urbano o cornice verde. Sono presenze vive, fanno parte dei nostri percorsi quotidiani, delle memorie d’infanzia, dei paesaggi che ci fanno sentire a casa. Sono benessere, respiro, bellezza, radici.

Per cui vi chiediamo di farci sapere che legame avete con gli alberi di Cernusco, mandandoci:

  • una foto,
  • un disegno,
  • una breve storia o un ricordo!

Li raccoglieremo per costruire un racconto collettivo, per dimostrare in modo concreto e visibile il legame profondo tra i cittadini e il patrimonio arboreo della città.

Mandateci i vostri contributi via messaggio o via mail a benecomunecernusco@gmail.com

Insieme, possiamo mostrare che gli alberi non sono dettagli, ma parte della nostra identità e del nostro futuro.

PS: non è un concorso di arte, vanno bene le foto che hai già nella tua gallery, uno schizzo o una semplice frase!

#AlberoDelCuore
#PioppoCevedale
#BeneComuneCernusco
#Radici

Comunicato stampa congiunto

Gli alberi di via Don Sturzo sono in pericolo.

Il progetto di “riqualificazione” approvato dalla Giunta comunale il 23 dicembre 2024 prevede, per la realizzazione di una pista ciclopedonale lungo via Don Sturzo – costo stimato di 1.300.000 euro -l’abbattimento di almeno 15 alberi per fare spazio a nuovi stalli di sosta sul lato Sud della strada, mentre sul lato opposto della carreggiata i marciapiedi verranno depavimentati, trasformati in aiuole e allargati di 2,5 mt.

Si tratta ufficialmente di un ripensamento della mobilità e della messa in sicurezza dei marciapiedi, danneggiati dalla presenza delle radici. Ma, come già avvenuto in altri interventi simili (via Adua, viale Assunta), anche in questo caso la “riqualificazione” si fa a spese degli alberi.

È un progetto che risale al 2021, poi inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2024–2026, ma senza il promesso coinvolgimento dei residenti e senza alcuna valutazione sull’impatto ambientale e sul destino degli alberi.

Ulteriore elemento di preoccupazione sono le recenti dichiarazioni della sindaca su questo argomento che alimentano una narrativa scorretta anche dal punto di vista tecnico sui bagolari.

Al contrario, le perizie disponibili indicano che gli alberi non presentano condizioni di rischio grave, anzi tutte le anomalie individuate (radici superficiali, lievi danni alle chiome, lievi inclinazioni) possono essere gestite con soluzioni tecniche moderne e già collaudate, che permettono la messa in sicurezza senza dover abbattere gli alberi, come avviene in molte città che adottano pratiche innovative di cura del verde.

I bagolari di via Don Sturzo costituiscono ormai un elemento identitario del quartiere e di quella strada, che non può essere quindi considerata solo un’arteria viabilistica, così come gli alberi non possono essere considerati alla stregua di un arredo da inserire o togliere in funzione delle scelte degli amministratori o dei tecnici di turno. Gli alberi sono un bene comune, tutelato anche dalla Costituzione (art. 9) e pure dal recente regolamento europeo sul ripristino degli ecosistemi.

Come comitati civici, siamo a favore della messa in sicurezza dei marciapiedi e del potenziamento della mobilità sostenibile, ma non accettiamo che questo avvenga sacrificando alberi maturi, sani e parte integrante dell’ecosistema urbano. E per di più contro il parere dei cittadini cernuschesi e del quartiere.

Il nostro impegno congiunto nasce dalla consapevolezza che a Cernusco esiste un problema strutturale legato alla gestione delle alberature e che serva un cambio di rotta immediato, basato su:

  • rispetto dei criteri minimi ambientali (CAM) DM 63/2020
  • trasparenza amministrativa e accesso agli atti completo
  • coinvolgimento reale della cittadinanza nelle scelte che riguardano il territorio

Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a partecipare al presidio pubblico che si terrà in Piazza Matteotti sabato 8 novembre dalle 10 alle 12 per chiedere:

  • il ritiro del progetto attuale
  • la salvaguardia degli alberi esistenti
  • l’avvio di un tavolo di confronto aperto

Chiediamo un intervento realmente sostenibile, che garantisca marciapiedi sicuri ed una mobilità dolce, senza cancellare il patrimonio verde che da cinquanta anni caratterizza via Don Sturzo. Serve soprattutto un’interlocuzione strutturata e trasparente con la cittadinanza, prima che le decisioni vengano prese.

Per questo chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con il civismo organizzato che dia voce ed incidenza a comitati, associazioni e residenti.

Bene Comune Cernusco
Comitato Quartiere Tre Torri
Salviamo gli alberi di via Don Sturzo

Concorso Foto e Disegno nel PLIS: cambia il luogo della premiazione

A seguito di problemi relativi alla sicurezza nell’accesso alla galleria espositiva di Palazzo Ghirlanda Silva (biblioteca) – di cui siamo stati avvisati solo pochi giorni fa – e grazie alla disponibilità degli uffici preposti del comune di Brugherio, ci è stato proposto un luogo alternativo per la sola cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso.
La tradizionale mostra delle opere migliori sarà purtroppo posticipata dopo la soluzione dei problemi di accesso alla biblioteca, oppure non appena riusciremo a trovare la disponibilità in un altro comune.

La premiazione delle opere migliori, nelle varie categorie, avverrà quindi:

Scusandoci per l’inconveniente, indipendente dalla nostra volontà, speriamo di incontrarvi numerosi per la conclusione del nostro tradizionale concorso fotografico e di disegno nel Parco Est delle Cave.

Concorso di foto e disegno nel PLIS – Premiazione ed esposizione delle opere

La quarta edizione del nostro ormai tradizionale concorso fotografico e di disegno ambientato nel Parco Est delle Cave corre veloce verso la sua conclusione.

Le opere ricevute sono state valutate e la giuria ha espresso il suo verdetto.

La premiazione delle opere migliori, nelle varie categorie, avverrà

Vi aspettiamo per premiare i vincitori e per l’inaugurazione della mostra che rimarrà aperta per tutta la settimana successiva (negli orari di apertura della biblioteca) fino a sabato 4 ottobre

Ci uniamo alla Global Sumud Flotilla

Siamo molto in ansia per i coraggiosi equipaggi della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa umanitaria che cerca di portare cibo e acqua alla popolazione stremata di Gaza.

Se quelle piccole imbarcazioni solcano in questi giorni il Mediterraneo è solo grazie all’attivismo e alla determinazione dei cittadini e delle cittadine, mentre le istituzioni – a tutti i livelli – sono rimaste spesso latitanti, se non addirittura elusive, davanti al genocidio in corso contro il popolo palestinese.

Ringraziamo la sindaca Paola Colombo per le parole di sostegno rivolte alla Sumud Flotilla, ma non possiamo limitarci agli auspici: servono atti concreti, anche a livello locale. Come hanno dimostrato i camalli di Genova, ognuno può fare la propria parte.

Per questo chiediamo alla nostra sindaca Paola Colombo che si adoperi perché Cernusco interrompa qualsiasi tipo di relazione che il nostro comune intrattiene con Israele e intraprenda iniziative atte a favorire l’accoglienza degli studenti palestinesi che hanno ottenuto borse di studio in Italia nell’ambito del progetto IUPALS, promosso dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ma non riescono ad uscire da Gaza. 

Il futuro del popolo palestinese – e il nostro – dipende dalla capacità del mondo civile di dire basta a violenza, odio e complicità. #GlobalSumudFlotilla #FreePalestine #BeneComuneCernusco

La Giunta approva il Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano: la cementificazione e gli interessi privati vincono sul bene comune

Dopo mesi di silenzio – interrotto solo dalle iniziative di informazione della nostra Associazione che hanno portato alla luce le conseguenze della costruzione di nove palazzi sugli ultimi campi agricoli di Cernusco – l’Amministrazione annuncia la «conclusione di un capitolo dell’urbanistica cittadina aperto da tanti anni».

La decisione è stata rivendicata dalla Sindaca Paola Colombo come gesto di “concretezza e responsabilità”: nella visione di questa Amministrazione, evidentemente, distruggere per sempre importanti beni comuni, eliminare suolo fertile, cancellare ecosistemi che garantiscono regolazione ambientale e biodiversità, alterare il paesaggio, memoria identitaria del territorio, il tutto a favore di interessi privati, è una scelta “responsabile” e “concreta”.

E dunque difenderli e salvaguardarli per le generazioni future è irresponsabile e vacuo.

Si dichiara che «rispetto al progetto originario, le volumetrie sono state ridotte di un quarto» e che «vengono introdotte importanti opere pubbliche e tutti gli interventi di mitigazione possibili». Ricordiamo che la riduzione delle volumetrie non elimina affatto gli impatti (anzi, a suo tempo fu la contropartita per eliminare l’edilizia convenzionata a vantaggio del profitto dei costruttori, elemento che nel comunicato della Sindaca viene omesso) e che le opere pubbliche definite “strategiche” consistono in parcheggi per 71 posti auto funzionali unicamente agli immobili costruiti, in 600 metri di pista ciclabile ed in un edificio di uso pubblico con destinazione funzionale ignota, mentre i “palazzi dipinti di verde” sono gli interventi di mitigazione con cui si baratta il bene comune.

“Strategiche” sono quindi opere la cui unica funzione certa è alzare il valore degli immobili.

Non è strategico, invece, salvaguardare risorse ambientali importantissime per il benessere delle persone. E nemmeno salvaguardare gli abitanti della zona, che ogni giorno fanno i conti con pesanti disagi nella mobilità e a ogni evento meteorologico estremo con allagamenti e problemi agli impianti idrici. Problemi che saranno aggravati dall’arrivo di più di cento ulteriori nuclei familiari e da almeno cinque anni di cantiere.

La Giunta ammette la necessità di «un’ulteriore valutazione di soluzioni progettuali alternative» nella fase successiva del permesso di costruire: elementi fondamentali, come il patrimonio arboreo esistente – in particolare il pioppo monumentale – non erano stati adeguatamente considerati e saranno oggetto di «verifiche tecniche e fitosanitarie» solo a seguito delle nostre segnalazioni.

Si evoca inoltre una generica “Città Spugna” come garanzia contro il rischio idraulico, senza dire in cosa consista realmente. Forse si preferisce tacere perché sarebbe stato paradossale dover dire che nelle Città Spugna uno degli elementi fondamentali è proprio incrementare le aree verdi.

Per più di vent’anni i campi di Via Cevedale-Bassano sono stati oggetto di valutazioni, decisioni, provvedimenti: in tutto questo lungo e tortuoso percorso non una decisione è stata presa a favore dell’ambiente.

Ed oggi Il primo atto della sindaca Paola Colombo e della sua Giunta è stata la cementificazione di via Cevedale e per questo saranno ricordati.

È necessario un deciso cambiamento di rotta, concreto e non solo dichiarato, e per questo continueremo a batterci e a informare e coinvolgere i cittadini. Per riequilibrare quella bilancia che pende ancora decisamente troppo a favore dell’interesse privato.

Serve la forza, il sostegno e il contributo di tutti coloro che hanno a cuore il bene della città di Cernusco, della sua comunità e del suo futuro.

Ringraziamo tutti coloro che sono stati al nostro fianco in questi mesi e che lo faranno anche in futuro.

Firma anche tu per fermare il P.A. Cevedale-Bassano

C’è bisogno di te, di una tua firma, per fermare il Piano Attuativo Cevedale-Bassano e conservare uno degli ultimi terreni agricoli di Cernusco.

Chiediamo al Sindaco, alla giunta ed al Consiglio Comunale di non approvare questa ennesima speculazione edilizia, che distruggerà per sempre, per noi e per i nostri eredi, questo storico campo coltivato, con tutta la sua capacità di mitigare gli avversi cambiamenti climatici sempre più frequenti

Siamo già a buon punto, firma anche tu, vai su: openpetition.eu/!btdln

Il P.A. Cevedale-Bassano nei luoghi del P.A. Cevedale-Bassano

Ieri sera, all’incrocio tra Via Cevedale e Via Bassano, si è svolta la conferenza stampa organizzata da Bene Comune Cernusco per la presentazione delle osservazioni al P.A. Cevedale-Bassano ai cittadini e alla stampa.

Ha partecipato un folto gruppo di persone, oltre 50, tutte molto interessate alla questione e incredule del fatto che l’insediamento sia ormai destinato alla realizzazione.
A meno di una presa di coscienza, improbabile, da parte dell’Amministrazione di Cernusco.

Mettiamo qui di seguito il documento a disposizione di tutti, corredato dell’Allegato sugli aspetti naturalistici, in modo che ci si possa rendere conto di quanto sia grave e invasivo questo ennesimo sfregio alla campagna agricola che ci circonda

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