Facciamo il punto – incontro aperto 14 ottobre 2019

Nell’incontro aperto di lunedì 14 ottobre 2019 alle ore 21

presso la casa delle associazioni, via Buonarroti 59 a Cernusco

presenteremo

e sarà presente una delegazione di cittadini di Vimodrone per illustrare quanto sta accadendo al lago Gabbana, oggetto di un intervento di riempimento con materiali di scavo.

Il BOSCO di Cernusco sul Naviglio: una ricerca tutta da scoprire…

Quattro passi nel bosco del Fontanone

Bastano quattro passi dalle case e sei nel bosco del Fontanone.

Praticamente un bosco in città, come si vede dalla foto aerea, a cui si arriva anche con la pista ciclabile dal margine meridionale di via Falcone e Borsellino.
Un’area riforestata che segue il profilo di un antico fontanile, il Fontanile di Lodi, già segnalato nel catasto di Carlo VI del 1721 e in quello del 1865, proprio per la fondamentale importanza per l’agricoltura che avevano queste emergenze di acqua, tipiche della pianura padano-veneta. L’acqua della falda freatica riesce a risalire in superficie perché i livelli impermeabili che la racchiudono tendono a ridursi ed innalzarsi lungo il margine meridionale padano sino ad emergere in una particolare fascia della pianura chiamata appunto la fascia dei fontanili. Il fontanile di Lodi era attivo sino agli anni sessanta, poi l’attività estrattiva della vicina cava ne ha cancellato completamente l’esistenza.

La perdita di questa emergenza ambientale, che dà origine ad un microclima che favorisce l’insediamento di flora e fauna peculiari e che era utilizzata per l’alimentazione di rogge e canali, ne ha determinato anche la rimozione semantica, dal momento che il bosco vicino ha cominciato ad essere chiamato del “Legionario” oppure “parco verde delle allodole“: un’area che è parte del verde pubblico di Cernusco, l’unica – insieme al bosco di cascina Torriano Guerrina – che è riconosciuta e mappata come bosco nel Piano di Indirizzo Foresta della Città Metropolitana, ma che non è mai diventata come il famoso bosco in città milanese.

I boschi urbani sono difficili da gestire, perché hanno bisogno di attenzioni e manutenzione, ma rappresentano un patrimonio inestimabile per la comunità, spiace quindi vedere le condizioni del bosco del Fontanone che, pur essendo stato oggetto di un importante intervento di manutenzione solo due anni fa, è praticamente in stato di abbandono: i sentieri quasi ricoperti e cancellati, la segnaletica sbiadita, ma soprattutto le piante infestate dalle larve di Ifantria ed il sottobosco infestato da fitolacca.

larve di Ifantria

albero infestato da Ifantria

fitolacca

Per non parlare delle condizioni in cui sono le panchine o la struttura di tronchi installate solo tre anni fa.

 

Non cè più alcuna manutenzione, tant’è vero che lo stesso sindaco Ermanno Zacchetti finisce per ringraziare la Protezione Civile per aver ripulito i sentieri dagli alberi caduti. E solo grazie all’intervento dei volontari della Protezione Civile che è quindi possibile attraversare il bosco del Fontanone, altrimenti  impraticabile.

Eppure la manutenzione è compito dell’amministrazione comunale, ma ci chiediamo se e quando venga effettuata viste le condizioni di abbandono in cui versa il bosco.

Nel contempo  segnaliamo che questo bosco rientra nell’ambito del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Est delle  Cave  all’interno del quale è stato realizzato il progetto di recupero che però ha mancato sia l’obiettivo di farlo diventare uno degli elementi di forza che quello di migliorarne le condizioni.

Il parco del Fontanone, insieme al parco degli Aironi ed al sistema delle aree verdi pubbliche di Cernusco, hanno bisogno di risorse finanziare ed umane, ma soprattutto di essere messi al centro di un progetto in cui la comunità si riconosce e della volontà di realizzarlo.

 

Alla discarica di Cernusco sul Naviglio: un rischio intollerabile.

Le piante tagliate in via G.Galilei a Cernusco sul Naviglio rinascono!

Le foto (5 ago 2019) sono più significative di qualsiasi commento.

La denuncia dei paradisi fiscali europei e le vicende locali

02/07/2019 Roma,Partecipazione alla presentazione della relazione annuale della AGCM  nella foto il presidente Roberto Rustichelli

Nella relazione annuale presentata lo scorso 2 luglio il neo presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Roberto Rustichelli ha denunciato senza mezzi termini  le “asimmetrie e distorsioni competitive” del mercato europeo, ove alcuni paesi sono diventi dei veri e propri paradisi fiscali:

La concorrenza fiscale posta in essere da alcuni Stati quali,ad esempio, l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Regno Unito è utilizzata, come rilevato dalla stessa Commissione europea, dalle imprese multinazionali per porre in essere forme di pianificazione fiscale aggressiva…

… Gli investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale: l’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%. Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo.

Ma se alcuni Paesi ci guadagnano, è l’Unione europea a perderci, visto che i gruppi multinazionali reagiscono alla concorrenza fiscale localizzando le loro imprese più profittevoli proprio nei Paesi europei.

A questo proposito, l’Italia è certamente uno dei Paesi più penalizzati: si pensi, ad esempio, al rilevante danno economico per le entrate dello Stato causato dal recente trasferimento della sede fiscale a Londra di quella che era la principale azienda automobilistica italiana, nonché dal trasferimento della sede legale e fiscale in Olanda della società sua controllante.

I valori in gioco sono di estremo rilievo: la concorrenza fiscale genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l’anno, con un danno per l’Italia stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno.

Una concorrenza fiscale di cui, di fatto, beneficiano le più astute multinazionali pone le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, ma anche le grandi società la cui proprietà mantiene comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese, in una situazione di grave svantaggio competitivo.

Inoltre, la riduzione degli introiti dovuta agli egoismi di pochi impedisce di abbassare le tasse alle imprese e ai cittadini, anzi spesso impone ai governi che la subiscono politiche fiscali più severe.

E’ dunque chiara la denuncia del presidente dell’AGMC: le società che hanno sede fiscale in paradisi fiscali europei (Olanda compresa) fanno concorrenza sleale a quelle società che mantengono comportamenti fiscalmente etici, sottraggono risorse agli introiti del nostro paese e quindi a tutti noi. Occorre quindi porre fine alle distorsioni del mercato attualmente esistenti, assicurando che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili ed il valore sono generati.

E poiché dovrebbero essere le istituzioni per prime a mettere in atto comportamenti etici e forme dissuasive di quelli sleali, ricordiamo di aver sempre segnalato come sbagliata la posizione delle amministrazioni di Carugate e Cernusco che hanno intrapreso la strada di un accordo  per l’ampliamento del centro commerciale Carosello con una società che ha la sede fiscale in Olanda.

Le parole di Rustichelli oggi sanciscono che avevamo ragione: ci sono costi esterni, concorrenza fiscale sleale e distorsioni del mercato che non sono stati affatto considerato dell’accordo e che invece pesano.

Albero, devi morire

L’ordine è preciso e si rinnova ogni anno: “quell’albero deve morire” e così da cinque anni il povero albero posto alla fine del filare di via Sant’Ambrogio, un bagolaro, viene sottoposto ad un barbaro trattamento col il fine preciso di farlo morire.

Hanno iniziato con la capitozzatura nel 2014, come testimonia questa foto scattata nell’agosto di quell’anno.

Ad ogni primavera il povero bagolaro ributta, cerca disperatamente di continuare a vivere, la sue fronde scomposte che si sviluppano dal tronco segato dicono che lui continua a combattere e non vuole morire.

Ed ogni anno, più volte l’anno continuano a tagliargli i nuovi germogli. Perché accanirsi così contro un albero? Perché tagliare lui solo di un intero filare? Solo lui era malato? Ma se dopo cinque anni di torture non è ancora morto, vuol dire che forse tanto male non stava.

La stessa sorte capita a molti alberi a Cernusco, tagliati a  circa due metri di altezza e poi abbandonati al loro destino. Chi ha deciso la loro sorte? quali erano le patologie che ne hanno segnato il destino?

foto di R. M. Agrati

La stessa sorte capita a molti alberi a Cernusco, tagliati a  circa due metri di altezza e poi abbandonati al loro destino. Chi ha deciso la loro sorte? quali erano le patologie che ne hanno segnato il destino?

foto di R. M. Agrati

Bene Comune Cernusco invierà una richiesta di informazioni ambientali al comune di Cernusco per capire le ragioni di tali interventi dissennati.

 

L’occasione mancata del nuovo Programma Pluriennale degli Interventi del PLIS Est delle Cave

Il PLIS Est delle Cave era nato con molte buone intenzioni per tentare di inserire un sistema di vincoli – sia pur blando – in un contesto fortemente compromesso da urbanizzazione ed attività estrattiva fra i cinque comune di Brugherio, Carugate, Cernusco, Cologno e Vimodrone, ma non ha mai funzionato: le sue valenze non sono conosciute e percepite dalle comunità, le amministrazioni che lo costituiscono hanno solo in piccola parte dato seguito agli strumenti di tutela e pianificazione coordinati.

Cosa c’è che non va e cosa serve per farlo funzionare meglio? A queste domande il nuovo Programma Pluriennale degli Interventi, presentato il mese scorso, poteva dare una risposta. In realtà troppe sono le ombre rimaste legate al metodo ed al merito.

Come già evidenziato nel nostro memorandum, il PLIS soffre di un problema strutturale di gestione che le proposte del PPI non risolvono.

In primo luogo le modalità con cui si è arrivati all’approvazione non lasciano dubbi: il Forum consultivo di partecipazione è stato chiamato solo a posteriori ad esporre il suo parere, i suoi componenti sono stati ascoltati solo dopo la stesura del PPI e le proposte inviate nella fase preliminare non sono neppure state prese in considerazione. La partecipazione viene così trasformata in un espediente retorico, poiché nulla è l’incidenza dei soggetti del Forum chiamati ad esprimere a posteriori  un parere e neppure vincolante.

Nel merito vengono proposte quattro linee d’intervento rispetto alle quali vi proponiamo le nostre valutazioni:

  1. Gestione
  • Gestione ordinaria

Per migliorare la gestione ordinaria il PPI propone di potenziare la struttura tecnica con personale a tempo pieno (ora ci sono solo 16 ore settimanali di segreteria), un tecnico di livello C per 60.000 euro l’anno ed il supporto di un “cacciatore di bandi” a 25.000 euro l’anno.

Si poteva ripensare, come già suggerito, il profilo del Direttore del parcoprevisto nella convenzione: tale funzione viene ora svolta dal dirigente tecnico del comune capofila, con tutti i limiti che la somma di incarichi comporta, ma con 85.000 euro si può affidare l’incarico ad un tecnico esterno di categoria D che si occupi solo e soltanto del PLIS.

  • Gestione condivisa

Per quella che è chiamata gestione condivisa il PPI propone invece di allargare la composizione del Forum consultivo di partecipazione a tutti gli ambiti del civismo organizzato (scolastico, sportivo, associazioni di migranti, Protezione Civile).  Nel segnalare che il Forum è un soggetto misto, vale a dire composto da componenti istituzionali (consiglieri di maggioranza e minoranza dei comuni coinvolti) e componenti civiche (associazioni che si occupano di tutela del territorio), se davvero si intende realizzare un maggiore “coinvolgimento della cittadinanza nella tutela degli ambienti naturali” non serve a nulla aumentare il numero dei componenti se poi tale organismo non ha alcuna capacità decisionale e deliberativa.

Pertanto è necessaria una radicale revisione nella convenzione delle funzioni attribuite al Forum.

  1. Sviluppo delle conoscenze

Studi sulle valenze ambientali e territoriali

La mancata valorizzazione delle valenze ecologiche e storico architettoniche presenti nel PLIS in relazione a fauna, flora, ambiti agricoli e cascine è stata uno degli elementi che abbiamo sempre sottolineato. Questo deficit informativo viene attribuito nel PPI ad una carenza di studi specifici sul territorio, da colmare attraverso l’elaborazione di studi dedicati a ciascun ambito per complessivi 35.000 euro.

In realtà ci sono già diversi studi ambientali cui riferirsi per il PLIS (ad esempio a corredo della VAS degli ambiti estrattivi presenti, dell’ampliamento del centro commerciale Carosello, dei PGT dei comuni), inoltre nel vecchio PPI ci sono sezioni dedicate alle emergenze ambientali ed architettoniche.

Gli studi proposti nel PPI sono finalizzati al censimento delle presenze faunistiche e vegetali presenti ed al loro monitoraggio, ma tali azioni hanno senso se inquadrate in un progetto complessivo che faccia del PLIS  Est delle cave un vero parco, vale a dire un ambito di tutela dell’ambiente e del territorio. Tale obiettivo è però inconciliabile con l’attività estrattiva presente.

  • Il piano cave e le istanze di tutela

Nei prossimi dieci anni il piano cave appena approvato da Città Metropolitana prevede che vengano estratti per le due cave che rientrano nel PLIS (e che sono sul territorio di Cernusco) 3.500.000 di mc di sabbie e ghiaie. Ma né il comune di Cernusco né il PLIS hanno fatto nulla per evitare tale scempio (per una cava che si sviluppa per 35 m sotto il livello della falda non è più possibile alcun ripristino ambientale), mentre il comune di Cusago ed il parco Sud che avevano presentato osservazioni al piano cave e richiesto lo stralcio dell’ambito estrattivo l’ATEg11 dal loro territorio dalla Proposta di Piano hanno visto accolta la loro richiesta. Segno evidente della scelta di campo delle amministrazioni coinvolte in favore della tutela del territorio.

  • Perimetrazione degli ambiti estrattivi

Si segnala inoltre fra la azioni proposte nel PPI la mancanza di uno studio che evidenzi gli ambiti estrattivi presenti e la loro perimetrazione, sia rispetto al Piano Cave che del PGT di riferimento (Cernusco), dal momento che abbiamo rilevato numerose incongruità fra i due dispositivi vigenti.

  1. Azioni materiali/Interventi sul territorio

La subalternità al modello vigente

La preminenza dell’attività estrattiva rispetto alla tutela ambientale viene conferma nel piano delle azioni che prevede come intervento cardine un progetto di percorso ciclabile di interconnessione del PLIS chiamato proprio la via delle cave. Anziché emanciparsi dall’identità delle cave, così forte che è stata usata come toponimo del PLIS, nel PPI si conferma, anche dal punto di vista linguistico, la subalternità al contesto ed al modello di sviluppo legato alle cave e la sua l’inviolabilità.

  • La via delle cave e la mappa dei sentieri

Nei tratti proposti ci sono spesso percorsi misti ciclopedonali e promiscui affiancati alla viabilità stradale già esistente, laddove sarebbe stata opportuna una valorizzazione della viabilità minore presente. La mappatura dei sentieri è un altro studio che non è stato inserito nelle azioni del PPI e che invece costituirebbe un riferimento essenziale per la fruizione del parco.

Si segnala inoltre che i percorsi proposti tagliano fuori il comune di Carugate, mentre circuiti studiati sui sentieri e la viabilità minore già presente avrebbero consentito una connessione completa dei territori.

  • Il recupero della cava dismessa di cascina Gaggiolo

Gli interventi proposti per il recupero dell’area estrattiva dismessa di Cascina Gaggiolo evidenziano la difficoltà ed i notevoli costi di tali interventi, ulteriore conferma che una cava è una profonda ferita del territorio da rimarginare a prezzi altissimi e con cicatrici che rimangono per sempre.

  • La rimozione semantica del Parco degli Aironi

Inspiegabile appare la rimozione semantica operata sul parco degli Aironi: mai chiamato con il suo nome, ma attraverso la perifrasi “ramo Nord-Est del bacino di ATEg23”, cancellandone così l’identità, sebbene il suo perimetro sia quasi tutto interno al PLIS e faccia parte a pieno titolo dei parchi pubblici del comune di Cernusco, insieme al parco dei Germani ed al bosco del Fontanone.

A questo riguardo, proprio per restituire continuità al bosco del parco degli Aironi ed omogeneità agli strumenti urbanistici che prevedono sull’intera area la destinazione a forestazione urbana, è necessario che vengano ricomprese all’interno della perimetrazione del PLIS delle Cave le aree su cui grava il progetto di ampliamento del contiguo centro Commerciale Carosello e che venga restituita dignità di toponimo al parco degli Aironi.

Solo se le istanze di tutela ambientale risulteranno prevalenti rispetto agli interessi privati, il parco avrà un senso e verrà percepito come tale dalla sua comunità.

  1. Conoscenza

L’identità del PLIS

Infine ma non ultima l’identità del PLIS Est delle Cave, a cosa serve e cosa si può far diventare.  Nel Memorandum propositivo avevamo proposto che diventasse presidio ambientale e sede di laboratori funzionali alla conservazione della biodiversità ed all’osservazione dei cambiamenti climatici attraverso l’installazioni di stazioni meteorologiche di rilevamento e lo sviluppo di percorsi collegati alla formazione scolastica e non scolastica.

  • La valorizzazione delle competenze dei cittadini

Molto importante a questo riguardo è il coinvolgimento ed il contributo che cittadini dotati di particolari competenze e conoscenze possono mettere a disposizione della comunità, occorre pertanto favorire ed agevolare tutte le forme di collaborazione fra cittadino e PLIS.

Le cose da fare: l’acqua

 

Il 22 marzo è la giornata mondiale per dell’acqua.

A Cernusco è passata senza alcuna iniziativa o intervento.

Eppure a Cernusco, senza il decreto con cui il 31 dicembre 2018 la ministra della salute Grillo ha prorogato  sino alla fine dell’anno l’entrata in vigore dei limiti più restrittivi sulla presenza di sostanze inquinanti, quasi tutti i pozzi sarebbero fuori legge per le elevate concentrazioni di Cromo esavalente presenti.

L’amministrazione avrebbe potuto utilizzare questo momento che a livello mondiale pone l’attenzione sull’importanza delle risorse idriche del pianeta per una serie di buone pratiche (proprio quelle cose da fare su cui ci eravamo soffermati a proposito dello sciopero del 15 marzo sull’ambiente).

Alcune indicazioni:

  • aggiornamento della sezione dedicata alla qualità dell’acqua del portale del comune di Cernusco che ora è  un copia-incolla di contenuti ripresi senza citare le fonti e neppure aggiornati (la relazione sul monitoraggio dei pozzi è ferma al 2015);
  • richiesta al gestore del servizio della messa in atto di misure per l’abbattimento del Cromo esavalente nei pozzi che più risentono della contaminazione e relativa informazione ai cittadini del programma degli interventi e definizione degli obiettivi di miglioramento
  • richiesta di verifica al gestore dell’efficienza della rete idrica comunale (perdite percentuali) e definizione degli obiettivi di miglioramento
  • richiesta di verifica al gestore dell’efficienza della rete fognaria comunale al fine di evitare i frequenti allagamenti

Si tratta di azioni concrete che se messe in atto potrebbero migliorare la qualità dell’acqua della nostra città, l’efficienza del servizio idrico e fognario e, non ultima, l’informazione dei cittadini dando seguito a quanto viene dichiarato nel DUP in linea con gli obiettivi del Servizio Idrico Integrato di:

  • favorire la trasparenza delle informazioni sulla qualità acqua come bene pubblico;
  • Con l’obbiettivo di aumentare la trasparenza e la disponibilità dei dati relativi alla qualità dell’acqua proveniente dai pozzi cittadini il Comune continua l’iter approvato con La Carta d’intenti per la promozione della qualità dell’acqua di rete nel territorio della provincia di Milano.

Le cose da fare: la qualità dell’aria

Proprio per dare concretezza alla voglia di fare qualcosa per risanare l’ambiente, prima che sia troppo tardi, cominciamo ad approfondire uno dei temi che più stanno a cuore a Bene Comune Cernusco: la qualità dell’aria.

Cernusco è solo un puntino, se guardiamo dall’alto la pianura padana, ma la somma delle azioni virtuose, di cittadini ed amministrazioni, degli infiniti puntini porteranno, pian piano, ai risultati sperati.
Il comune di Milano ha iniziato, con l’introduzione dell’AREA B, un percorso che, anno dopo anno, porterà al divieto di circolazione completo degli automezzi inquinanti: dalla fine di febbraio, auto a benzina Euro 0 e Diesel fino a Euro 3 non possono entrare, per gran parte del giorno, nel territorio comunale. Dall’anno prossimo, il divieto sarà esteso anche ai Benzina Euro 1 e Diesel Euro 4 ed il programma continuerà fino al 2030, in cui saranno messi al bando tutti i diesel (noti al momento).
E’ questa una iniziativa molto coraggiosa, non compresa e criticata da molti, ma probabilmente unico rimedio, al momento, per limitare la diffusione di polveri sottili e di altri inquinanti pericolosi, come il Biossido di azoto (NO2), l’Ozono (O3) eccetera.

E’ evidente però che il comune di Milano, da solo, non riuscirà a migliorare la qualità dell’aria della Lombardia o del nord Italia. Perciò crediamo che sia indispensabile che le misure adottate dalla città capoluogo vengono estese prima a tutta la provincia di Milano, poi all’intera Lombardia, poi a tutta la Pianura Padana. Perchè l’Area B non viene subito adottata anche dal nostro Comune? Per ora valgono solo dei divieti parziali, legati a condizioni particolari di innalzamento dei valori di PM10, ma se non si decide di accellerare nella direzione già intrapresa da pochi, si rischia di vanificare i meritevoli sforzi di qualcuno con lo spreco di molti altri.

Le favorevoli condizioni meteorologiche degli ultimi giorni (in particolare il vento che ha caratterizzato l’ultima settimana), hanno prodotto un netto miglioramento dell’inquinamento atmosferico, come rilevato da ARPA ed anche dal nostro strumento (vedi grafico qui sopra), ma non hanno risolto il problema. La risalita dei valori di PM10 ( e degli altri inquinanti) è sempre in agguato, finchè non verranno eliminate le cause.
La prova è nell’immagine qui sotto, che mostra come nella mattinata di oggi, non appena le condizioni meteo sono tornate favorevoli all’accumulo di polveri sottili (calma di vento, pressione in diminuzione, ma su valori ancora alti), la risalita sia immediata e preoccupante. 

Non possiamo più aspettare, è il momento di azioni decise e coraggiose. Qualcuno l’ha fatto, e noi?

 

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