Il caso Gabbana: la cava, il lago ed il progetto di interramento

1975: ricostruzione e boom economico che avevano caratterizzato gli anni post bellici con l’intenso sviluppo di costruzioni ed infrastrutture sono ormai finiti, ma sul territorio ne rimangono tracce profonde.
L’immagine del 1975 evidenzia una porzione della pianura padana ai margini orientali di Milano fra i comuni di Vimodrone e Cernusco sul Naviglio ove le cave di sabbie e ghiaie sono diventate elementi tipici del paesaggio: un’attività estrattiva forsennata e senza regole che porta via milioni di metri cubi di materiale lasciando ferite profonde. I fronti di cava perfettamente verticali coincidono con i limiti di proprietà, si scava così in profondità da arrivare sino allo sfruttamento dell’ultimo metro utile, come si vede chiaramente nell’immagine per la cava sulla sinistra  che risulta già abbandonata dopo il suo completo sfruttamento ed esaurimento. Le norme regolative dell’attività di cava che impongono metodi estrattivi meno rapaci ed il recupero delle aree post coltivazione arriveranno solo alla fine degli anni 80, così la cava ormai cessata di Vimodrone rimane un lago con sponde altissime il cui destino dipenderà dai proprietari dell’area.

 

Per molti anni sarà un’area dove si svolgevano le attività ricreative del circolo del dopolavoro della Cariplo che ha sede nella contigua cascina Gabbana, un complesso architettonico del XVIII secolo vincolato per le sue emergenze e peculiarità architettoniche ora in stato di abbandono, e che comunque caratterizza la zona cosicché per estensione finisce per identificare anche la ex cava ed il lago di risulta.

 

 

Nel frattempo però vegetazione e fauna si sono sviluppate costituendo un vero e proprio ecosistema, sia pur con i limiti di evoluzione e complessità propri di un ambito artificiale.

Lo scorso anno il nuovo proprietario fa richiesta al comune di Vimodrone di un permesso di costruire per un intervento di “riqualificazione ambientale, mediante riempimento del bacino d’acqua esistente con terra e roccia, installazione temporanea: di pesa a ponte interrata per automezzi, box adibito ufficio/pesatura e basamento per pulizia gomme automezzi”.
Il permesso viene concesso il 31 luglio 2018, la data ufficiale di inizio lavori è di maggio 2019, a luglio alcuni abitanti del palazzo che si affaccia sul lago si accorgono del cantiere a causa del taglio di diversi alberi e della realizzazione della strada ma, solo dopo l’emergere di polemiche sui social, l’amministrazione di Vimodrone puntualizza che l’autorizzazione riguarda “il riempimento della Cava con materiali puliti e il ritorno alla sua naturalità”. Il comunicato stampa non tranquilla affatto i condomini che si attivano per cercare di capire meglio cosa preveda il progetto, anche perché l’area ricade all’interno del Parco Locale di interesse Sovracomunale Est delle Cave.
Proprio in relazione al lavoro che come Bene Comune Cernusco abbiamo fatto sul PLIS siamo stati contattati dagli abitanti di Vimodrone, nel frattempo costituitisi in comitato, ed abbiamo fornito il nostro aiuto nella convinzione che paesaggio, l’aria, l’acqua non stanno nella disponibilità del proprietario dell’area o dell’amministrazione comunale ma, in quanto beni comuni, appartengono alla comunità.
E così viene fuori che i lavori sono iniziati senza gran parte della documentazione richiesta: non ci sono quindi elementi che attestino l’origine e la tipologia dei materiali di riempimento, né il piano di intervento che specifichi le modalità di salvaguardia della fauna presente nell’area oggetto dell’intervento.
Una relazione (datata luglio 2019) compare solo il 1 ottobre, è quindi posteriore all’inizio dei lavori, riguarda solo la fauna ittica del lago e delinea le modalità per interventi di cattura selettiva, ma evidenzia pure le numerose problematiche relative al trasferimento, soprattutto in relazione alla presenza delle numerose specie alloctone.
Nulla però si dice della sorte che toccherà a tutte le altre specie che comunque popolano o gravitano nell’area del lago che ormai è diventato un micro-ecosistema, dagli anfibi ai rettili, agli insetti, all’avifauna legata all’ambiente acquatico e non sino ai mammiferi, specie su cui non sono stati effettuati rilevamenti, né è previsto alcun monitoraggio.

Il riempimento del lago profondo 30 metri con 600.000 mc di materiale comporterà quindi la distruzione dell’ecosistema presente, oltre che una modifica sostanziale del contesto paesaggistico caratterizzato da più di cinquanta anni dalla presenza del lago di cava, elemento che viene evidenziato in tutti gli strumenti urbanistici (dal PGT, al PLIS, al PCTP).
Eppure viene spacciato come intervento di rinaturalizzazione.

600.000 mc in due anni: chissà se l’amministrazione ha fatto il conto di quanti camion al giorno comporti l’interramento, le sue ricadute sul traffico locale e sull’incremento delle emissioni in atmosfera. Un altro elemento legato alle esternalità di cui non si trova traccia nel procedimento autorizzativo.

Così come non si trova alcun riscontro rispetto ai problemi legati al fatto che il lago si trovi in una zona di ricarica dell’acquifero e ad elevata vulnerabilità, elementi che dovrebbero suggerire un adeguato piano di monitoraggio della falda ed un’analisi del potenziale rischio di inquinamento connesso all’immissione nell’acqua di materiali soggetti ad un controllo solo visivo in cantiere.

Nel progetto finale il lago non c’è più, al suo posto ci saranno gli alberi. Rinaturalizzato, dunque.

E qui ci fermiamo per il momento, perché c’è anche un grave problema di mistificazione del linguaggio, che distorce il senso delle parole sino a renderle irriconoscibili.
Alla prossima puntata, perché intanto gli amici del comitato di Vimodrone hanno ottenuto per il prossimo 28 ottobre un incontro con l’amministrazione.

Vi teniamo aggiornati.

a cura di Jasmine La Morgia

2 Comments

  1. PRIMA PARTE.
    Premessa la mia ignoranza sul tema idro-geologico, credo che il re-interro completo del laghetto Gabbana, debba essere affrontato anche e soprattutto sotto questo aspetto. Mi guidano sensazioni ricavate dalla vicenda Aironi-Carosello e, salvo fraintendimenti, la tua ricostruzione storica che si sovrappone con i miei ricordi da ragazzo.
    AIRONI-CAROSELLO. Continuo a chiedermi perché il progetto degli Olandesi, appoggiati dai Comuni di Carugate e Cernusco, hanno cambiato strategia e tipologia d’intervento dopo impiego di grandi risorse finanziarie progettuali e dispendi di “captatio benevolentiae” politiche.
    La torta, più o meno, era equamente spartita fra i due Comuni. Idem per il disastro ecologico-ambientale. Ora è tutto sulle spalle di Carugate. Cernusco sembra aver mollato l’osso. Ma quali sono i veri motivi? Perché si è rinunciato a varare la corazzata Potemkin?
    Ipotizzo Vuoi che una più seria analisi idro-geologica per il PROGETTO ESECUTIVO ha evidenziato l’impossibilità di costruire dentro l’ex Cava Lago Blu degli Aironi tutta su Cernusco? Sarebbe il più bello degli autogol e la più umiliante sconfitta tecnologica, non divulgabile!
    RICORDI. Quanto ai miei ricordi e la storia, qualche precisazione confermata dalla foto (a dx, non a sx) dell’enorme Cava Gaggiolo spartita fra Cernusco e Vimodrone. L’estrazione principale era comandata dall’enorme draga posta vicino al Naviglio con la benna scorrevole su cavi trascinata da catene (l’allora tecnologia) che limitava lo sfruttamento in estensione e profondità. Per contro, e lo si vede bene nella foto, che nella parte nord dove la Cava Olmo si confonde col Gaggiolo, già opera il sistema “piattaforma con nastro trasportatore” che lavora più in profondità. Metodo poi esteso a tutto il Gaggiolo come da stato attuale. Le profonde “rughe” e gli “isolotti con le cannette” emergenti e visibili nella foto del 1975, non erano il fondo cava.
    E LA GABBANA? A presto…

  2. SECONDA PARTE. Posso sbagliarmi ma facendo scorrere i documenti del Pgt di Vimodrone non ho trovato traccia che sul Gabbana, ci fosse qualche campitura che indicasse Campo di Modificazione. E siamo di fronte a circa 40mila mq. di superficie (salvo errori). Se fosse una svista Tecnica si doveva – poteva rimediare perchè non è una buca o pozzanghera stradale da rimantare. Di certo è una svista polica almeno grande come il laghetto. Dicono che Veneroni è bravo e navigato: come ha potuto non gestire in via previa con il dialogo fra la Gente questo avvenimento? Mi meraviglio che l’amico Moretti di Lega Ambiente, ribaltando le responsabilità e le regole del confronto serio e democratico, sostenga che “prima bisognava parlare col Sindaco”. Quando mai tombare il Gabbana non è stato percepito come un preminente interesse collettivo da far conoscere PRIMA? E’ sfuggito-sottaciuto e relegato in un angolo burocratico l’asseveramento e il provvedimento tecnico-amministrativo? Peggio ancora! Questo è il punto! Poi a chi Amministra compete la decisione.

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