Si riaffaccia il nucleare?

L’inizio di ogni nuovo anno, solitamente, è pieno di attese e di speranza e tutti ci auguriamo che l’anno appena iniziato sia migliore del precedente.

La realtà, invece, è spesso diversa e non ci mette molto a spegnere l’ottimismo che ci pervade e ci induce a credere che si possa solo migliorare.
Questo inizio di 2022 è uno di questi casi: è datato proprio 1° Gennaio 2022 il Comunicato stampa della Commissione Europea (presieduta da Ursula Von Der Leyen) in cui si informa che la Commissione stessa ha iniziato le consultazioni con gli esperti degli Stati Membri per inserire l’uso di gas naturale e del nucleare tra le fonti di energia rinnovabili.

In sostanza, la Commissione Europea ha redatto un documento, chiamato Taxonomy Complementary Delegated Act, in cui elenca una serie di sorgenti energetiche che potranno godere dei finanziamenti privati e pubblici previsti dal piano di riconversione alla neutralità climatica, cioè alle emissioni zero-carbonio nei prossimi 30 anni. Tra queste sorgenti energetiche, la Commissione propone di inserire, sotto “chiare e stringenti condizioni”, anche il gas naturale (proveniente da sorgenti rinnovabili) e l’energia nucleare (purché gli Stati assicurino che la stessa non provochi “danni significativi all’ambiente” includendovi anche il trattamento delle scorie radioattive).

Il gruppo di esperti degli Stati Membri ha tempo fino al 12 gennaio per fornire il proprio contributo, poi la Commissione emetterà il documento finale entro il mese di gennaio, inviandolo al Consiglio Europeo (l’assemblea dei Capi di Governo dei Paesi Membri) ed al Parlamento Europeo, per essere approvato definitivamente.

Al momento, alcuni Paesi si sono già apertamente dichiarati contrari alla risoluzione (la Germania in testa, seguita da Austria, Danimarca, Portogallo e Lussemburgo), mentre altri si sono già espressi a favore (Francia, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca). La maggioranza dei Paesi membri della UE, tra cui l’Italia, non si è espressa apertamente, almeno per ora.

Il nuovo governo tedesco, composto da Socialdemocratici, Verdi e Liberali, non ha fatto sconti nell’affermare la sua contrarietà a questo grande esempio di “greenwashing europeo“: Steffi Lemke, neo Ministro dell’Ambiente (Verdi), ha affermato che “è assolutamente sbagliato includere l’energia nucleare tra le attività economiche sostenibili, perché può portare a enormi disastri ambientali, lasciandosi dietro una grande quantità di pericolose scorie radioattive; per questo non può essere considerata sostenibile“.

Tra l’altro, proprio il 31 dicembre dell’anno appena concluso, il governo tedesco ha confermato lo spegnimento di altre tre centrali nucleari, riducendo il numero di quelle ancora attive a tre, che cesseranno definitivamente la loro attività entro il 2022, proseguendo nel piano di uscita dal nucleare iniziato nel 2011 dal governo di Angela Merkel.

La stessa ministra Lemke ha però dovuto ammettere che sarà impossibile trovare una maggioranza di Stati contrari alla risoluzione, quindi la Germania preannuncia la sua astensione al piano.

I governanti italiani non hanno le idee altrettanto chiare. Non sono bastati i due referendum del 1987 e del 2011 a far capire chiaramente che il popolo italiano non vuole il nucleare. L’attuale ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, si è più volte dichiarato favorevole ad una ripresa del “nucleare pulito” (un ossimoro dove l’aggettivo ‘pulito’ sta proprio a confermare che il nucleare è, di per sé, ‘sporco’), mentre alcuni partiti populisti vagheggiano referendum propositivi a favore del ritorno al nucleare, probabilmente senza comprenderne appieno le implicazioni ed i rischi per l’ambiente.

Bene Comune Cernusco ribadisce la propria contrarietà ad ogni rivalutazione del nucleare, tanto più in chiave “green”, per gli enormi rischi che questa tecnologia, anche se rinnovata, continua a portare con sè.

Ricordiamo poi che questo comitato per l’ambiente è nato proprio dopo aver animato la campagna referendaria del 2011 per l’acqua pubblica e per l’uscita dal nucleare: sappiamo perciò come si vincono queste battaglie e siamo pronti a ricominciare, se ce ne fosse bisogno.

#cheariatira: il ‘botto’ finale

Siamo alla fine del 2021 e questa volta l’allarme lo lanciamo in anticipo: i botti di fine anno, oltre a spaventare in maniera innaturale i nostri amici animali, inquinano. In particolare, fanno impennare i livelli di polveri sottili nell’atmosfera, che, grazie anche alle sfavorevoli condizioni meteo di questi giorni, rimane irrespirabile e pericolosa per ore.

Pubblichiamo qui sotto il grafico che mostra i valori registrati prima e dopo la mezzanotte del 31 dicembre, che mostrano l’andamento della media oraria di PM2.5 e PM10, misurata in tempo reale dal nostro strumento a Cernusco sul Naviglio.

Il nostro strumento di misura di Polveri Sottili PMS5003

Purtroppo sul sito del comune non c’è traccia di eventuali ordinanze che vietino botti e petardi allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre: peccato, un’occasione persa dalla nostra Amministrazione per “pre-occuparsi” della qualità dell’aria che respiriamo. Molti altri comuni l’hanno fatto, in primis il comune di Milano che, nella pagina delle notizie, scrive:

Questo provvedimento, normato dal ‘Regolamento dell’aria‘ approvato dal Consiglio comunale, non vuole essere un banale divieto ai botti, ma vuole sensibilizzare la cittadinanza sui temi della sicurezza e della tutela della salute delle persone, degli animali e dell’ambiente“.
Così l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi, che prosegue:
L’esplosione di fuochi d’artificio e botti è particolarmente dannoso e rilascia diverse sostanze nocive in quantità massicce come potassio, stronzio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo. Oltre al meteo e alle misure antismog strutturali o temporanee, anche i comportamenti individuali concorrono al miglioramento della qualità dell’aria cittadina

Evidentemente l’Amministrazione di Cernusco non ha sufficientemente a cuore la salute dei suoi cittadini, oppure le dichiarazioni di “interesse pubblico” si utilizzano solo quando “interessa davvero”.

#occhiapertiurbanistica: i campi di via Cevedale-Bassano

i campi di via Cevedale

Un silenzio assordante è seguito alla dichiarazione di interesse pubblico lo scorso 10 novembre per la riduzione di superfice immobiliare edificabile nell’area di via Cevedale-via Bassano, uno degli interventi più importanti e, nello stesso tempo contestati, della variante parziale del PGT.

Variante di cui si erano perse le tracce dopo il parere favorevole condizionato al recepimento delle osservazioni dello scorso 19 gennaio che, come prescritto dalla procedura di Valutazione Ambientale strategica iniziata nel luglio 2019, dovrebbe essere discussa in consiglio comunale.

Sinora non ci sono stati passaggi o evidenze pubbliche delle variazioni prescritte e dunque questo provvedimento della giunta che, di fatto, avalla l’intervento immobiliare proposto dalla variante, arriva senza che siano emersi i dati conoscitivi aggiornati sulle caratteristiche ambientali e quindi sugli impatti che si produrranno.

Il provvedimento riconosce implicitamente la grande importanza dei campi di via Cevedale su cui verranno costruiti palazzine per 11.098 mq, così importanti da poter reclamare nei confronti degli operatori immobiliari un indennizzo per la loro perdita costituito da una riduzione del 25% delle superfici previste ed una cessione in compensazione di circa 70.000 mq.

Dunque, i campi di via Cevedale-Bassano sono aree pregiate, ma molto di più valgono le palazzine che ci verranno costruite, anche perché l’onerosa cessione di aree e la riduzione dei mq verrà fatta ricadere sul prezzo delle abitazioni, su cui andrà ad incidere anche la cancellazione prevista dalla variante della quota di edilizia convenzionata spostata nel comparto di via Brescia meno appetibile dal punto di vista immobiliare: il risultato è quindi un comparto di sola edilizia residenziale, affacciato sul parco Est delle Cave e circondato da verde agricolo, case che potrà permettersi solo chi ha un reddito elevato.

prospetti degli edifici previsti su via Cevedale

Degli effetti perversi sulla trasformazione del tessuto sociale e soprattutto della perdita di aree verdi che nessuna compensazione potrà mai risarcire, nessuna traccia. Anzi nella delibera si parla di miglior risultato possibile in termini ambientali ed urbanistici, con riduzione di consumo di suolo e sfruttamento volumetrico, compatibilmente con un generale principio di affidamento degli atti e sostenibilità tecnico-giuridica.

Non abbiamo capito quale sia il generale principio di affidamento degli atti, mentre sulla sostenibilità tecnico-giuridica del provvedimento riteniamo che l’interesse pubblico venga tutelato preservando i beni comuni, evitando il consumo di suolo e non avallando ulteriori interventi immobiliari.

I campi di via Cevedale-Bassano rientrano in un comparto destinato a trasformazione immobiliare, rimasto sinora inattuato, ereditato senza modifiche nel PGT del 2011 dalle precedenti pianificazioni urbanistiche, ma costituiscono l’ultimo lembo di verde rimasto prima del tessuto urbano, contiguo alle aree del parco Est delle Cave.

sulla destra i campi di via Cevedale, perimetrati in rosso, interessati dal progetto immobiliare

Negli ultimi anni la cultura ambientale è cambiata e cresciuta, portando elementi di maggiore consapevolezza rispetto alle conseguenze ed ai costi esterni delle realizzazioni immobiliari (dal consumo di suolo, alla qualità dell’aria, agli impatti del carico antropico correlati alla maggiore domanda di servizi, infrastrutture), nel contempo la nostra città si è ingrandita occupando gran parte delle poche aree rimaste libere. E dunque la variante parziale era l’occasione per fare il punto e rivedere un’espansione immobiliare che sacrifica aree verdi preziose.

Certo ci vuole un’amministrazione coraggiosa, disposta a far prevalere l’interesse generale della comunità rispetto all’interesse economico di pochi, disposta a sostenere un eventuale contenzioso con i proprietari dell’area in nome del bene comune. Ci sono ormai numerosi esempi a questo riguardo, anche molto vicini a noi (vedi vicenda del parco agricolo di Segrate).

A Cernusco è giunto il momento di rivedere le scelte urbanistiche sbagliate fatte in passato perché le conseguenze non vengano pagate dalle generazioni future. Apprendiamo invece con preoccupazione di una città che arriverà a 40.000 abitanti, 5.000 più degli attuali ed 8.000 in più di quelli previsti dal PGT.

Come dice Saramago “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

Non possiamo restare ciechi o, peggio, far finta di non vedere che Cernusco diventerà un ammasso di mattoni, sia pur attraversato dal Naviglio, dagli arredi urbani sciccosi, densificato urbanisticamente, gentrificato e con il verde residuale dei giardini pubblici.

Prima o poi la variante parziale arriverà in consiglio comunale per l’approvazione e ci sarà il confronto pubblico fra chi intende preservare i beni comuni e chi difende gli interessi immobiliari.

*** per saperne di più su cosa prevede la variante parziale del PGT su via Cevedale consultate la nostra pillola di urbanistica dedicata.

Gli alberi in città: un equilibrio (im)possibile?

“Gli alberi sono utili, ma sono anche un costo e nelle città creano molti problemi”.
“Una bella potatura è quel che ci vuole: l’albero dà meno fastidio e si rinforza.”
“Se un albero è malato va tagliato! Eventualmente si compensa piantandone un altro”.

Affermazioni come queste sono molto comuni e purtroppo sono alla base di molte delle scelte di gestione del verde delle nostre città. Il problema è che poggiano su presupposti non aggiornati, parziali, semplificati o – peggio – sbagliati.

Oggi, 21 novembre, è la Giornata Nazionale degli Alberi: il giorno ideale per fare qualche passo avanti nella conoscenza di questi esseri viventi che ogni giorno svolgono tantissime funzioni utili anche per noi, in rigoroso silenzio.

Un albero è un organismo perfetto.

Cresce costantemente e si modifica per adattarsi all’ambiente in cui vive, indirizzando tutta la sua attività verso il suo principale (se non unico) obiettivo: assicurarsi il giusto apporto di energie per vivere, minimizzando l’uso di risorse ed evitando ogni spreco.

Questo meraviglioso “pianificatore”, questo sopraffino “elaboratore vivente” calcola l’esatta superficie fogliare e l’esatta dimensione del proprio apparato radicale necessarie per supportare la propria sussistenza e la propria crescita.

Lasciato libero e nelle condizioni giuste, questo sistema “funziona” in modo impeccabile, facendo sviluppare all’albero una chioma dalle dimensioni e forma ideali, commisurate alla quantità di luce che può ricevere. Dimensiona inoltre il suo apparato radicale in modo che assicuri, da un lato, l’equilibrio strutturale della pianta, dall’altro l’approvvigionamento della giusta quantità di acqua e sostanze nutritive dal terreno, con le radici più superficiali e che si dedicano ai nutrienti e quelle più profonde e robuste all’equilibrio.

In caso di malattia o di attacco di parassiti o funghi, inoltre, l’albero è in grado di reagire e di contrattaccare. Il suo approccio è molto diverso da quello umano: non ricorre a medicine, ma tenta di isolare la parte malata, privandola di nutrimento per farla morire (togliendo la fonte di sussistenza al patogeno, che di conseguenza viene soppresso). Nel caso la parte malata sia un ramo, l’epilogo è la caduta della branca malata, nel caso sia il tronco, è una modificazione della crescita dei tessuti in modo da costruire una barriera fisica contro la malattia e da compensare eventuali squilibri strutturali.

Un albero, è scientificamente provato, è un vero e proprio maestro dell’autoregolazione.

Questo accade quando l’albero, come accennato, si trova in una condizione ideale. Ma sappiamo bene che nel contesto urbano raramente tale situazione si verifica.

Asfalto che soffoca le radici, escavazioni che le danneggiano, drastiche potature “di contenimento” ma di fatto spesso immotivate che in pochi minuti annullano anni di misurata e attenta crescita, cellula dopo cellula. Piantumazioni di alberi giovani e quindi ancora fragili in contesti inadatti, senza il necessario e periodico apporto d’acqua, con la corteccia lasciata alla mercé dei tagliaerba, le cui ferite sono una porta aperta per i patogeni.

A tutto questo non possono che seguire svariati “effetti indesiderati”:

  • L’albero le cui radici non riescono a trovare spazio e a ossigenare i propri tessuti, non può che sollevare l’asfalto (un esempio tra i tanti a Cernusco è il caso dei bagolari di Via Don Sturzo, su cui proprio in queste settimane si sta animatamente discutendo)
  • l’albero sottoposto a potature eccessive e mal eseguite, risponde “ricacciando” rami a crescita superveloce (per tornare rapidamente a un adeguato approvvigionamento di luce e CO2), ma proprio per questo più deboli e soggetti a malattie (quale miglior modo per assicurarci la caduta di rami alla prima neve o per una raffica di vento appena più forte del solito!)
  • l’albero le cui radici vengono compresse o danneggiate oppure a cui vengono tagliati rami importanti risponde cambiando il proprio assetto o la propria chioma per rimanere in equilibrio, magari inclinandosi
  • gli alberi, magari capitozzati in passato, che oggi avrebbero bisogno di un intervento (potature mirate) e che invece vengono trascurati, fino al momento in cui qualcuno dirà: “Sono troppo compromessi, vanno abbattuti!” (quante volte abbiamo sentito questa frase?)
  • infine, ci sono alberi che hanno avuto la sfortuna di crescere troppo vicini ad una nuova costruzione, togliendole la luce o la vista: non si sposta mai una nuova costruzione “perché ci sono gli alberi da salvaguardare”, si fa sempre il contrario: si eliminano gli alberi, per far posto al nuovo progetto; un caso emblematico ed ancora vivo nella nostra memoria è quello di via Verdi, al civico 26, dove due grandi tigli sono stati eliminati perché interferivano col nuovo cantiere.

Non si può più considerare un albero in città come semplice “arredo urbano”. L’albero è un essere vivente la cui complessità e perfezione commuovono. Se le conosci, ti lasciano letteralmente senza fiato.
In più, nell’emergenza ambientale in cui ci troviamo, l’albero di città assume funzioni nuove, da studiare e utilizzare in maniera appropriata: la mitigazione delle bolle di calore, il rallentamento o la deviazione delle raffiche di vento, la cattura degli inquinanti dispersi nell’atmosfera. Sono solo alcune delle potenzialità di un “verde urbano” sapientemente progettato e valorizzato, su cui spesso le Amministrazioni sono, quanto meno, impreparate.

Perciò la gestione del verde nelle nostre città è un’attività strategica, che va affidata a personale altamente competente e su cui non si possono fare gare al ribasso. Deve poggiare su una visione avanzata e intelligente, fondata sulla ricerca di un perfetto equilibrio tra salvaguardia del pianeta,  esigenze umane ed esigenze degli altri esseri viventi.

Vi lasciamo con un consiglio di lettura: “La timidezza delle chiome” di Pietro Maroè, edizioni Rizzoli. È il testo a cui molti dei contenuti di questo articolo sono ispirati e che ci ha aperto gli occhi su come sia inadeguato il modo in cui gli alberi, queste stupefacenti creature, sono percepite e gestite nelle nostre città.
Lo regaleremo a breve alla biblioteca di Cernusco: se vorrete leggerlo, lo troverete anche lì.

21 novembre: giornata internazionale degli alberi

Il cuore dell’albero

Che cosa pianta colui che pianta un albero?
Pianta un amico per il cielo e il sole;
pianta la bandiera libera dei venti;
lo stelo della bellezza, dominante su tutto.
Pianta una casa accanto al cielo
per i canti e le ninna nanne degli uccelli
al crepuscolo lieto e sereno,
il canto dell’armonia del paradiso,
ecco cosa pianta colui che pianta un albero.
Che cosa pianta colui che pianta un albero?
Pianta ombra fresca e tenera pioggia,
e i semi e germogli dei giorni che verranno,
e anni che sfumano e volano ancora;
pianta la gloria della pianura;
pianta l’eredità della foresta;
i frutti del tempo che verrà;
la gioia che vedranno occhi non ancora nati…
Ecco cosa pianta colui che pianta un albero.
Che cosa pianta colui che pianta un albero?
Pianta, con linfa, foglie e legno,
con amore per la casa e la fedeltà
e pensieri lungimiranti per il bene civico,
la sua benedizione sul vicinato
che nel cavo della sua mano
trattiene il bene di tutta la terra,
la crescita di una nazione da un mare all’altro
è nel cuore di colui che pianta un albero.

(Henry Cuyler Bunner)

Le foto del 1° Concorso

Abbiamo pubblicato in una pagina dedicata tutte le foto partecipanti al
1° Concorso fotografico di Bene Comune Cernusco.
Le trovate a questo link, oppure cliccando sul menu in alto “Concorso Fotografico”.

Nel frattempo prosegue la mostra con alcune foto del concorso e con le foto del PLIS Est delle Cave, presso Villa Casati (sede del comune) di Cologno Monzese.

Potete visitarla fino a mercoledì 6 ottobre 2021

chiamatemi Parco

sguardi e riflessioni sul PLIS Est delle Cave – mostra fotografica

Lo chiamano PLIS (parco locale di interesse sovracomunale) Est delle Cave per la presenza di numerose aree estrattive, ma noi lo chiamiamo Parco perché, oltre alle cave, ci sono cascine, campi, canali, boschi e laghi che potrebbero diventare un vero parco urbano fra i comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco, Cologno Monzese e Vimodrone.

Attraverso una selezione di immagini, Bene Comune Cernusco racconta la storia del parco Est delle cave, le sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche, i suoi problemi e le sue prospettive.

Mostra fotografica1 al 6 ottobre 2021,

sabato e domenica: 10-12 e 16,30-18,30, feriali: 16,30.18,30

presso la sala Crippa di villa Casati, palazzo comunale, Via Mazzini 9 Cologno Monzese

Inaugurazione venerdì 1 ottobre 2021, ore 17,30

Nel corso dell’inaugurazione ci sarà la premiazione dei finalisti del primo concorso fotografico “La fotografia e l’arte nel PLIS Est delle Cave” e nella mostra verranno esposte le foto selezionate.

Crediti:

foto: Federico Belloni e Sergio Pozzi

grafica: Claudia Galas

Bene Comune Cernusco ringrazia il comune di Cologno Monzese per l’ospitalità concessa alla mostra.

#tuloconosciilPLIS? – 4° uscita – cave e cascine

uomo e territorio: relazioni fra passato e presente

Cave e cascine“: un accostamento ardito che propone come chiave di lettura comune l’intervento dell’uomo sull’ambiente.

Il PLIS (parco locale di interesse sovracomunale) si chiama parco Est delle cave, proprio per la presenza di alcune fra le più importanti aree estrattive della provincia di Milano. Così grandi e diffuse da costituire profonde ferite nel territorio, da qui l’esigenza di tutelarne almeno una parte.

A vent’anni dalla sua istituzione il PLIS Est delle cave non ha sanato la sua contraddizione: la tutela dell’ambiente non può coesistere con l’attività estrattiva.

Eppure il territorio del parco Est delle cave ha molti altri elementi che potrebbero connotarne l’identità, in particolare il suo contesto agricolo, frutto dell’intervento pluricentenario dell’uomo sull’ambiente e la ridefinizione del territorio attraverso gli insediamenti delle cascine.

Vi offriremo una chiave di lettura diversa del parco Est delle Cave, con l’accostamento ardito fra cave e cascine.

Venite a scoprirlo insieme a noi domenica 1 agosto 2021.

ATTENZIONE – evento rinviato per maltempo

#tuloconosciilPLIS? – 3° uscita – parco degli Aironi

La storia del parco degli Aironi è emblematica: a Nord Est di Cernusco c’è una grande cava da cui si estraggono sabbie e ghiaie, si è scavato così tanto da far emergere la falda formando un lago. Nel 1996 una parte viene ceduta all’amministrazione comunale che nel 2003 lo trasforma in parco pubblico.

Oggi purtroppo il parco è semiabbandonato, ma è l’ambito ecologicamente più importante di Cernusco ed uno dei sei laghi che caratterizzano il parco Est delle Cave

L’itinerario ricostruisce la storia della cava, del lago amato dagli aironi, un ecosistema che ha bisogno di essere conservato e tutelato.

Il ritrovo è alle 10:00 presso il parcheggio all’incrocio fra via Adua e via Cevedale

L’uscita durerà all’incirca 2 ore  e verrà svolta nel rispetto delle normative anti-covid (anche per questo i posti sono limitati!).

Per iscriverti invia una mail a benecomunecernusco@gmail.com  entro il 2 luglio.

Ti aspettiamo!

#10anni: referendum sull’acqua

“I beni comuni ci parlano dell’irriducibilità del mondo alla logica del mercato, indicano un limite, illuminano un aspetto nuovo della sostenibilità”

(Stefano Rodotà, “Il diritto di avere diritti”, Editori Laterza, 2012)

Sono passati dieci anni dal referendum sull’acqua e, purtroppo, non c’è nulla da festeggiare perché la vittoria dei cittadini contro la privatizzazione dell’acqua è continuamente messa in pericolo.

L’ultima minaccia è la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan che punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno. Così come è ferma da mesi alla Commissione ambiente della Camera la legge per la gestione dell’acqua pubblica (‘Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque’).

Bene Comune Cernusco, nato proprio per raccogliere l’eredità del referendum nella difesa dei beni comuni, si unisce al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con le richieste di ridurre le perdite delle reti idriche, di salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico e, soprattutto, di riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

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