Categoria: Acqua

Il pozzo di via Firenze o della tutela degli interessi generali

ubicazione pozzo via Firenze ed area di rispetto

Verrà discussa al punto 9 dell’ordine del giorno del consiglio comunale straordinario di lunedì 12 giugno la richiesta di “ridelimitazione con criterio temporale della zona di rispetto del pozzo pubblico ad uso idropotabile sito in via Firenze” 

Dietro questa formulazione asettica c’è la richiesta della società Tregenplast, una società che ricicla plastiche, di ridurre l’areale di 200 metri che costituisce la zona di rispetto posta intorno al pozzo di acqua potabile di via Firenze in modo da poter utilizzare in quell’area un capannone industriale come nuovo deposito di rifiuti plastici.

Si tratta di una questione molto delicata: l’area di rispetto intorno ai pozzi serve proprio a limitare i fattori di rischio, come quelli legati ad esempio ad uno stabilimento industriale, potenziale causa di infiltrazioni e quindi di contaminazione della zona di emungimento dell’acqua.

Per questo intorno ai pozzi dell’acquedotto la normativa impone un’area di dieci metri di raggio di tutela assoluta che deve essere adeguatamente protetta ed una zona di rispetto, costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta, di forma circolare e dimensione fissa, pari ad un cerchio di 200 m di raggio avente il centro nel punto esatto della colonna di captazione.

Questa è la situazione di tutti i pozzi di Cernusco, anche del pozzo di via Firenze interessato dalla richiesta di variazione.

Il pozzo di via Firenze (150700011) è attivo dal 1985, è profondo 151 metri e presenta tre livelli di captazione dell’acquifero più profondo a 78 mt, da 100,50 a 101,50 e poi da 134,5 a 137 mt. Questo acquifero, da cui si attinge l’acqua che arriva nelle nostre case, risulta isolato dalle infiltrazioni grazie a livelli di argille impermeabili che però possono non essere continue e dunque eventuali inquinanti possono raggiungere comunque i livelli più permeabili ed essere causa di contaminazione. Per questo sono state istituite le aree di tutela e rispetto in modo da evitare che infiltrazioni arrivino ad interessare la zona di captazione.

Nella zona di rispetto la normativa impone che l’attuazione di eventuali interventi e attività sia “subordinata all’effettuazione di un’indagine idrogeologica di dettaglio che porti ad una riperimetrazione di tali zone secondo i criteri temporale o idrogeologico … o che, comunque accerti la compatibilità dell’intervento con lo stato di vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e dia apposite prescrizioni sulle modalità di attuazione degli interventi stessi”. 

Quindi proviamo a ricostruire cosa è accaduto: all’ufficio tecnico del comune arriva la richiesta della Tregenplast di poter utilizzare un capannone per un deposito di rifiuti plastici, l’ufficio tecnico segnala che si trova nell’area di rispetto di 200 mt dal pozzo, la società chiede all’amministrazione di variare la zona di rispetto secondo un criterio “temporale”, richiesta ripresa e valutata congrua dall’amministrazione che porta la discussione in consiglio comunale per far approvare tale variazione.

Non abbiamo potuto valutare l’indagine idrogeologica di dettaglio e l’analisi a corredo della richiesta della Tregenplast che attesti la compatibilità del deposito di rifiuti plastici con lo stato di vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e dei relativi impegni in relazione alle prescrizioni attuative, chiediamo per questo motivo e per trasparenza che tali documenti vengano messi a disposizione della cittadinanza e dei consiglieri comunali chiamati ad esprimersi.

Nello stesso tempo non possiamo non rilevare i gravi elementi di preoccupazione della vicenda: un deposito di rifiuti plastici verrà realizzato in un’area su cui oggi ci sono vincoli che tutelano la nostra salute, ma pure quella degli abitanti posti a valle del flusso della falda, in particolare Pioltello e Cassina.

direzione flusso della falda (estratto carta idrogeologica, Cernusco)

In caso di contaminazione sarebbero i primi a risentirne ed infatti i sindaci di Cassina e Pioltello hanno espresso irritazione per il mancato coinvolgimento e pure le locali forze politiche di questi comuni hanno fatto appello alla responsabilità dei singoli consiglieri di Cernusco nel prendere decisioni di questa portata.

Ancora una volta a Cernusco gli interessi generali di tutela dei beni comuni, e l’acqua è uno dei beni comuni più importanti, vengono subordinati agli interessi di privati, peggio, si baratta un principio di cautela collettivo per venire incontro ad interessi privati.

Si mettono in atto modifiche urbanistiche puntuali, senza alcun riferimento alla visione complessiva della gestione della risorsa idrica (tutti i pozzi a Cernusco hanno zone di rispetto basate su un criterio geometrico) ed alla vigilia della variante del PGT che dovrebbe proprio servire a rivedere regole e vincoli, anche quelli idrogeologici.

Si introduce inoltre una pesante ipoteca sul futuro: i cittadini si trovano di fronte ad una prassi ormai consolidata per cui basta chiedere per ottenere una variazione funzionale ai propri interessi. 

Si tratta di un una modalità che non tiene conto degli interessi generali, soprattutto sacrifica i beni comuni e non valuta le conseguenze future. Chiediamo quindi ai consiglieri comunali di bocciare la proposta di ridelimitare la zona di rispetto del pozzo di via Firenze.

PFAS: nell’acqua, ma non solo

Rappresentazione dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) – Di Manuel Almagro Rivas – Opera propria usando: Avogadro, Discovery Studio, GIMP, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47567609

E’ uscito ieri, 18 maggio 2023, un comunicato stampa di Greenpeace in cui si presentano i risultati di una indagine appena conclusa sulla contaminazione da PFAS di alcuni pozzi di acqua potabile, in Lombardia.

Ma cosa sono i PFAS?
Si tratta di composti chimici, non esistenti in natura, ma da tempo creati in vari laboratori sparsi un po’ dovunque nel mondo, utilizzati per i più svariati impieghi, viste le loro caratteristiche molto utili e particolari, prime tra tutte la “idrorepellenza” e la “oleorepellenza”. Rendono cioè impermeabile all’acqua o alle sostanze oleose qualunque superficie dove vengano utilizzati.

Nell’immagine qui sopra, il più diffuso tra i composti definiti “PFAS”. Si tratta dell’acido perfluoroottanoico (PFOA): in verde gli atomi di Fluoro, in grigio il Carbonio, in rosso e bianco il gruppo ossidrile (ossigeno-idrogeno OH). Le catene Fluoro-Carbonio posso avere varie lunghezze, di solito comprese tra 4 e 16. Questo composto viene (o veniva, perchè in vari paesi è stato messo al bando) utilizzato per rendere idrorepellenti i tessuti (come il Goretex), la carta, i pellami, nelle schiume degli estintori, sulle padelle antiaderenti ed in altri mille usi.
Al punto che questo acido, o i suoi simili (esistono centinaia di composti che sono varianti di questo) sono ormai presenti dappertutto, in concentrazioni più o meno alte. I suoi effetti sulla saluta umana sono già stati indagati da molti studi scientifici: cancro (categoria 2B di IARC), malattie della tiroide, ipercolesterolemia, disturbi della fertilità, disturbi della crescita sono solo alcune delle patologie che si sospetta siano causate dai PFAS.

L’inquinamento più alto, a livello europeo, da questo tipo di sostanze si è riscontrato, negli anni scorsi, in Veneto: tra le province di Verona, Vicenza e Padova fin dagli anni ’70 sono state utilizzate tali sostanze da parte di parecchie aziende, con sversamenti non controllati nelle acque superficiali. Solo nel 2013 la Regione Veneto ha compiuto uno studio dettagliato sulla popolazione, avendo constatato la presenza di PFAS in tutta la catena alimentare della zona, a partire dalle acque potabili (l’uso di pozzi privati per prelievi destinati all’alimentazione è piuttosto diffuso in quella zona).

Ora arriva questo studio di Greenpeace che ci informa che i PFAS sono presenti circa nel 20% dei controlli eseguiti da ATS lombarde. Sono perciò analisi svolte dalle autorità competenti per le acque potabili (ATS, appunto), anche se non obbligatorie per legge, e semplicemente richieste e raccolte da Greenpeace.

La legislazione italiana è in notevole ritardo per quanto riguarda il controllo e la bonifica per questo tipo di inquinanti. Solo nel febbraio di quest’anno è stato emesso un decreto legislativo (D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18) in attuazione di una direttiva europea del 2020 che introduce l’obbligatorietà dei controlli (a partire però dal 2024, dopo che la Commissione Europea avrà emesso le necessarie note tecniche) e un limite di 100 ng/l, valore da molti considerato ancora troppo alto.

Anche se Cernusco non compare tra i comuni contaminati da PFAS (mentre compaiono Brugherio e Cologno Monzese), non è chiaro se le verifiche siano state fatte oppure no ed eventualmente con quale esito. Non vogliamo sollevare allarmismi o speranze infondate, l’unico modo è conoscere i dati e su questi basare ogni azione conseguente. Perciò, nelle prossime settimane ci informeremo, attivando l’accesso agli atti nei confronti della ATS locale e vi comunicheremo i risultati.
Perché è un nostro diritto sapere cosa c’è dentro l’acqua che beviamo.

SICCITA’ – 1

Parco degli Aironi, spiaggia emersa – foto V. Liburdi
Parco degli Aironi, spiaggia emersa – foto V. Liburdi
Parco degli Aironi, massi spondali emersi – foto V. Liburdi

Mai così basso il livello della falda: spiagge inedite e massi affioranti al lago degli Aironi testimoniano un abbassamento del livello dell’acqua di alcuni metri, come non si ricordava da molti anni. L’intensa attività estrattiva, che ancora interessa l’area ovest del lago, aveva portato a far emergere la falda che può quindi essere osservata direttamente nelle sue variazioni stagionali. 

I dati idrogeologici (fermi al 2008!) indicano per Cernusco escursioni stagionali di circa 4 metri, ma sarebbe importante avere rilevazioni più recenti, in particolare per gli ultimi due anni caratterizzati da precipitazioni ridotte, che aiutino a capire l’andamento della soggiacenza e valutare quali interventi mettere in atto.

L’amministrazione di Cernusco conosce bene i pozzi (pubblici e privati) ed i piezometri presenti sul territorio, dunque si tratta di dati di facile reperibilità ed estrema utilità per ricostruire l’andamento delle serie storiche comparate agli ultimi anni.

Chiediamo dunque all’amministrazione di utilizzare le analisi ricavate su tali dati come base per definire azioni mirate sul territorio e non limitarsi ad interventi estemporanei volti a ridurre lo stress idrico delle alberature.

La messa a disposizione dei dati sulla falda costituisce un elemento di trasparenza, perché non ci stancheremo mai di ricordarlo, i dati stanno alla base dell’informazione da cui deriva la conoscenza (Elinor Ostrom, premio Nobel per l’Economia).

Giornata dell’acqua 2023

Parco degli Aironi, marzo 2023

La giornata mondiale dell’acqua, 22 marzo, quest’anno arriva in un momento di forte criticità come mai è capitato, almeno nel nostro Paese.

La siccità dell’estate scorsa, le piogge quasi assenti nell’inverno appena finito, la primavera che non promette nulla di buono, da questo punto di vista, ci fanno toccare con mano quanto questa risorsa sia importante, sia essenziale per la nostra vita, la nostra economia, il nostro ecosistema.

L’abbiamo sempre data per scontata, per inesauribile, al punto che ci permettiamo di sprecarne una quantità incredibile (in Italia viene sprecato il 40% dell’acqua potabile!), di consumarla senza controllo (223 litri pro-capite in Italia, 291 a Cernusco !!).

Ora anche il Governo nazionale sta correndo ai ripari, emanando norme e decreti di cui avremo modo di verificare l’efficacia. Ci aspettiamo lo stesso dalla nostra Amministrazione locale, che pare essere sempre un po’ in ritardo su questi aspetti e talvolta anche poco precisa e attenta nelle soluzioni adottate.

Ce ne eravamo già occupati la scorsa estate qui, avevamo messo in dubbio l’efficacia dei provvedimenti emanati e avanzato delle proposte che sono senz’altro di lungo respiro, ma che se mai si iniziano, mai porteranno beneficio alla comunità.

In conclusione, se da un lato tutti dobbiamo impegnarci per un uso responsabile e attento della risorsa acqua, dall’altro ribadiamo la necessità di intraprendere un percorso virtuoso con norme e regole che solo l’Amministrazione comunale può emettere, se vogliamo almeno mitigare i danni che i cambiamenti climatici, peraltro sempre causati dalla nostra civiltà industriale e consumistica, ci stanno mostrando.

A chi chiedere informazioni sul procedimento?

Oggi sul sito del comune di Cernusco è stato pubblicato uno stralcio del resoconto annuale del monitoraggio realizzato dalla ASL MI2 sulla qualità dell’acqua dei pozzi di Cernusco. Si tratta solo di un estratto e non del testo integrale (la relazione completa la trovate qui), che viene pubblicato solo a seguito delle nostre ripetute richieste.

Lo stralcio non dà modo di conoscere il quadro complessivo della situazione della qualità dell’acqua di Cernusco che invece la relazione contiene. Insieme ad alcune indicazioni di richieste ed azioni che l’amministrazione dovrebbe attuare con AmiAcque il gestore del servizio.

Facciamo riferimento ad esempio:
per il 2012:

Eccezionalmente il gestore, anziché sottoporre l’acqua ad un trattamento per garantire il rispetto degli standard qualitativi stabiliti dall’Unione Europea, preferisce miscelarla con acqua di miglior qualità fornita da altri pozzi, così da abbassare la concentrazione di contaminante e quindi rimanere entro il limite di sicurezza normativo.
Questa operazione è consentita a condizione che non comporti rischi, che venga applicata prima dell’immissione  in rete e che garantisca una chiara efficacia.
Infatti l’obbiettivo che la ASL impone al gestore è sempre quello di cercare nuove soluzioni tecnologiche per abbattere la concentrazione del contaminante, evitando di accontentarsi della semplice diluizione, che può essere adottata come seconda scelta o in fase temporanea.

e per il 2011:

In riferimento alle numerose criticità qualitative già note e segnalate da tempo, e specificatamente all’inquinamento da Cromo, si chiede riscontro circa l’orientamento che verrà assunto riguardo all’individuazione di punti di emungimento più sicuri dal punto di vista sanitario, poichè di recente si sono verificati nuovi episodi di contaminazione della falda acquifera che vanno ad aggiungersi a quelli “storicamente” presenti sul territorio (vedi chiusura pozzo Carrefour di Carugate – luglio 2011, ubicato idrogeologicamente a monte del Comune di Cernusco sul Naviglio).
Si rammenta che in passato venne ipotizzata, in accordo con l’ente gestore, la valutazione di fonti alternative di approvvigionamento, fra le quali la cosiddetta “Fabbrica dell’Acqua” di Pozzuolo Martesana, in esercizio dal 2008.

E’ di tutta evidenza che è importante conoscere i valori degli inquinanti monitorati nei pozzi sentinella, ma soprattutto le valutazioni che ASL fa rispetto alla qualità dell’acqua ed alla tutela della salute pubblica. A questo riguardo non pubblicare tutta la relazione evidenzia tratti omissivi di cui vorremmo chiedere conto al responsabile del procedimento, vale a dire a chi ha la responsabilità dei documenti pubblicati. Chi sia non è facile da capire perché il comune di Cernusco non riporta sul suo sito i responsabili dei procedimenti, come invece dovrebbe fare.

Qui sotto trovate la schermata del sito del comune relativa al servizio ecologia: il nome del responsabile non è indicato.

serv_ecologia
Solo con un passaggio indiretto si può arrivare alla sezione “Trasparenza e merito”, aprire l’elenco dei dirigenti del comune, quindi selezionare “direttore area tecnica”, leggere tutto il curriculum ed arrivare alle mansioni svolte per il comune di Cernusco fra le quali: “Tutela dell’ambiente, coordinamento con Enti preposti per controllo e presidio delle alterazioni della qualità dell’aria, acque, suolo, nonché degli scarichi di attività produttive ed attività estrattive”. Un percorso non proprio agevole né immediato.

Abbiamo richiesto che vengano evidenziati con chiarezza i responsabili dei diversi uffici, sia attraverso una segnalazione all’URP che all’assessore che doverebbe occuparsi del sito del comune. I tempi di risposta sono un importante elemento per valutare una buona amministrazione.