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Qual era la colpa degli alberi?

Due alberi, grandi, maestosi e apparentemente sani sono stati abbattuti tra ieri e oggi in Via Pavese.

via Pavese – intervento di abbattimento quasi completato

Qual era la loro colpa?
Forse facevano troppa ombra? O lasciavano cadere troppi aghi? Escludendo che fossero unโ€™immediata minaccia per lโ€™incolumitร  di qualcuno (ci sarร  modo di appurarlo), qualunque altro sia il motivo alla base dellโ€™abbattimento, ci chiediamo che futuro ci stiamo costruendo se ancora oggi, pur avendo quasi raggiunto un punto di non ritorno dal punto di vista ambientale, riserviamo agli alberi questo trattamento, eliminandoli al primo โ€œfastidioโ€, incapaci di riconoscerne il valore per la nostra salute e per la nostra stessa vita e lontanissimi dal dare la giusta prioritร  alla loro tutela.

Con questo post vogliamo anche attirare lโ€™attenzione sullโ€™assoluta e manifesta inadeguatezza del regolamento del verde del Comune di Cernusco sul Naviglio, risalente a ben 30 anni fa: per abbattere un albero in aree private basta una semplice richiesta allโ€™ufficio comunale preposto.

stralcio regolamento del verde di Cernusco

Ben diverso, palesemente piรน sensato, รจ il regolamento del verde della cittร  Milano, che vincola gli abbattimenti alla presenza di valide motivazioni e lo subordina a precisi requisiti di in tutela ambientale (periodo, presenza di fauna che abita lโ€™albero, ecc.).

stralcio regolamento del verde Milano

Qualcuno dei candidati a Sindaco ha qualche osservazione da fare sul tema?

#viaggiofraglialberi: incontro con Pietro Maroรจ

Il rapporto fra gli alberi e la cittร  รจ complicato: sono parte dell’identitร  stessa e della storia di molti quartieri, ma nello stesso tempo รจ proprio la loro manutenzione e conservazione che costituisce una sfida fra le esigenze delle piante e quelle dei cittadini che spesso dimenticano, fra foglie cadute e radici sporgenti, il ruolo essenziale degli alberi.

Ne parliamo giovedรฌ 31 marzo alle 21,00 con Pietro Maroรจ, giovane arbonauta che ha deciso di studiare, misurare e soprattutto curare gli alberi.

A breve il link per il collegamento in video conferenza

Per gli alberi il tempo รจ un concetto relativo. Praticamente non muoiono se non per cause esterne e, anche in quel caso, sono talmente ben organizzati che non muoiono con facilitร . Il tempo passa in secondo piano.

L’albero, semplicemente, aspetta.

Aspetta il momento giusto per germinare, per fare le foglie, per fiorire. Poi aspetta il momento giusto per fare i frutti e lasciarli cadere, cosรฌ come per le foglie, come se anche quella che รจ la sua principale fonte di sostentamento fosse comunque qualcosa di effimero.

Forse anche noi dovremmo prendere esempio da questi custodi dell’azzurro del cielo.

anticipazione da โ€œLโ€™azzurro infinito degli alberiโ€ di Pietro Maroรจ

Gli alberi in cittร : un equilibrio (im)possibile?

โ€œGli alberi sono utili, ma sono anche un costo e nelle cittร  creano molti problemiโ€.
โ€œUna bella potatura รจ quel che ci vuole: lโ€™albero dร  meno fastidio e si rinforza.โ€
โ€œSe un albero รจ malato va tagliato! Eventualmente si compensa piantandone un altroโ€.

Affermazioni come queste sono molto comuni e purtroppo sono alla base di molte delle scelte di gestione del verde delle nostre cittร . Il problema รจ che poggiano su presupposti non aggiornati, parziali, semplificati o โ€“ peggio โ€“ sbagliati.

Oggi, 21 novembre, รจ la Giornata Nazionale degli Alberi: il giorno ideale per fare qualche passo avanti nella conoscenza di questi esseri viventi che ogni giorno svolgono tantissime funzioni utili anche per noi, in rigoroso silenzio.

Un albero รจ un organismo perfetto.

Cresce costantemente e si modifica per adattarsi allโ€™ambiente in cui vive, indirizzando tutta la sua attivitร  verso il suo principale (se non unico) obiettivo: assicurarsi il giusto apporto di energie per vivere, minimizzando lโ€™uso di risorse ed evitando ogni spreco.

Questo meraviglioso โ€œpianificatoreโ€, questo sopraffino โ€œelaboratore viventeโ€ calcola lโ€™esatta superficie fogliare e lโ€™esatta dimensione del proprio apparato radicale necessarie per supportare la propria sussistenza e la propria crescita.

Lasciato libero e nelle condizioni giuste, questo sistema โ€œfunzionaโ€ in modo impeccabile, facendo sviluppare allโ€™albero una chioma dalle dimensioni e forma ideali, commisurate alla quantitร  di luce che puรฒ ricevere. Dimensiona inoltre il suo apparato radicale in modo che assicuri, da un lato, lโ€™equilibrio strutturale della pianta, dallโ€™altro lโ€™approvvigionamento della giusta quantitร  di acqua e sostanze nutritive dal terreno, con le radici piรน superficiali e che si dedicano ai nutrienti e quelle piรน profonde e robuste allโ€™equilibrio.

In caso di malattia o di attacco di parassiti o funghi, inoltre, lโ€™albero รจ in grado di reagire e di contrattaccare. Il suo approccio รจ molto diverso da quello umano: non ricorre a medicine, ma tenta di isolare la parte malata, privandola di nutrimento per farla morire (togliendo la fonte di sussistenza al patogeno, che di conseguenza viene soppresso). Nel caso la parte malata sia un ramo, lโ€™epilogo รจ la caduta della branca malata, nel caso sia il tronco, รจ una modificazione della crescita dei tessuti in modo da costruire una barriera fisica contro la malattia e da compensare eventuali squilibri strutturali.

Un albero, รจ scientificamente provato, รจ un vero e proprio maestro dellโ€™autoregolazione.

Questo accade quando lโ€™albero, come accennato, si trova in una condizione ideale. Ma sappiamo bene che nel contesto urbano raramente tale situazione si verifica.

Asfalto che soffoca le radici, escavazioni che le danneggiano, drastiche potature โ€œdi contenimentoโ€ ma di fatto spesso immotivate che in pochi minuti annullano anni di misurata e attenta crescita, cellula dopo cellula. Piantumazioni di alberi giovani e quindi ancora fragili in contesti inadatti, senza il necessario e periodico apporto dโ€™acqua, con la corteccia lasciata alla mercรฉ dei tagliaerba, le cui ferite sono una porta aperta per i patogeni.

A tutto questo non possono che seguire svariati โ€œeffetti indesideratiโ€:

  • Lโ€™albero le cui radici non riescono a trovare spazio e a ossigenare i propri tessuti, non puรฒ che sollevare lโ€™asfalto (un esempio tra i tanti a Cernusco รจ il caso dei bagolari di Via Don Sturzo, su cui proprio in queste settimane si sta animatamente discutendo)
  • lโ€™albero sottoposto a potature eccessive e mal eseguite, risponde โ€œricacciandoโ€ rami a crescita superveloce (per tornare rapidamente a un adeguato approvvigionamento di luce e CO2), ma proprio per questo piรน deboli e soggetti a malattie (quale miglior modo per assicurarci la caduta di rami alla prima neve o per una raffica di vento appena piรน forte del solito!)
  • lโ€™albero le cui radici vengono compresse o danneggiate oppure a cui vengono tagliati rami importanti risponde cambiando il proprio assetto o la propria chioma per rimanere in equilibrio, magari inclinandosi
  • gli alberi, magari capitozzati in passato, che oggi avrebbero bisogno di un intervento (potature mirate) e che invece vengono trascurati, fino al momento in cui qualcuno dirร : โ€œSono troppo compromessi, vanno abbattuti!โ€ (quante volte abbiamo sentito questa frase?)
  • infine, ci sono alberi che hanno avuto la sfortuna di crescere troppo vicini ad una nuova costruzione, togliendole la luce o la vista: non si sposta mai una nuova costruzione โ€œperchรฉ ci sono gli alberi da salvaguardareโ€, si fa sempre il contrario: si eliminano gli alberi, per far posto al nuovo progetto; un caso emblematico ed ancora vivo nella nostra memoria รจ quello di via Verdi, al civico 26, dove due grandi tigli sono stati eliminati perchรฉ interferivano col nuovo cantiere.

Non si puรฒ piรน considerare un albero in cittร  come semplice โ€œarredo urbanoโ€. Lโ€™albero รจ un essere vivente la cui complessitร  e perfezione commuovono. Se le conosci, ti lasciano letteralmente senza fiato.
In piรน, nellโ€™emergenza ambientale in cui ci troviamo, lโ€™albero di cittร  assume funzioni nuove, da studiare e utilizzare in maniera appropriata: la mitigazione delle bolle di calore, il rallentamento o la deviazione delle raffiche di vento, la cattura degli inquinanti dispersi nellโ€™atmosfera. Sono solo alcune delle potenzialitร  di un โ€œverde urbanoโ€ sapientemente progettato e valorizzato, su cui spesso le Amministrazioni sono, quanto meno, impreparate.

Perciรฒ la gestione del verde nelle nostre cittร  รจ unโ€™attivitร  strategica, che va affidata a personale altamente competente e su cui non si possono fare gare al ribasso. Deve poggiare su una visione avanzata e intelligente, fondata sulla ricerca di un perfetto equilibrio tra salvaguardia del pianeta,  esigenze umane ed esigenze degli altri esseri viventi.

Vi lasciamo con un consiglio di lettura: โ€œLa timidezza delle chiomeโ€ di Pietro Maroรจ, edizioni Rizzoli. รˆ il testo a cui molti dei contenuti di questo articolo sono ispirati e che ci ha aperto gli occhi su come sia inadeguato il modo in cui gli alberi, queste stupefacenti creature, sono percepite e gestite nelle nostre cittร .
Lo regaleremo a breve alla biblioteca di Cernusco: se vorrete leggerlo, lo troverete anche lรฌ.

#Cernuscotreetour: 3 – Il Cedro del Libano (Cedrus libani)

Ci vogliono ben 5 persone per abbracciare il cedro del Libano di Ronco! Il suo tronco ha una circonferenza di 6m e 80cm: un girovita di tutto rispetto, tra i piรน ampi di tutta la Cittร  Metropolitana di Milano! Lo potete ammirare nel parco pubblico di Via Taverna, in tutti i suoi 27 metri di altezza. Scampato alla motosega allโ€™inizio del secolo grazie a una raccolta firme degli abitanti della zona, vive con noi da circa 250 anni. Quello di Ronco รจ il piรน possente, ma non lโ€™unico cedro del Libano a Cernusco: potete ammirarne altri, ad esempio, nel parco lungo il Naviglio vicino a Villa Alari (andando verso il parco dei Germani) o nel parco dellโ€™ospedale Uboldo.

Per la loro sorprendente bellezza e maestositร , i Cedrus libani sono molto utilizzati nei parchi e nelle cittร  e si puรฒ dire senza timore di sbagliare che ormai ce ne sono di piรน nei contesti urbani in giro per il mondo che nel loro luogo di origine, il Medio Oriente.

Un tempo i cedri erano diffusissimi nella zona dalla Turchia allโ€™Iran. Le foreste libanesi erano quelle piรน estese, ma nel corso dei millenni furono a poco a poco depauperate: il legno dei cedri veniva utilizzato dai Fenici per la costruzione di navi e di edifici e fu impiegato per il Tempio e il trono di Re Salomone e per il Palazzo di Davide a Gerusalemme, la resina veniva invece largamente utilizzata dagli Egizi per lโ€™imbalsamazione e per i sarcofagi. Vista la โ€œcomodaโ€ collocazione geografica del Libano, queste conifere furono sfruttate anche da molti altri popoli, tra cui Greci, Romani, Babilonesi e Persiani. Foreste un tempo immense e rigogliose furono quasi completamente disboscate e mai piรน ricostituite. In Libano il cedro rimane nella bandiera nazionale e alcuni esemplari sopravvivono in unโ€™area protetta, la Foresta dei Cedri di Dio ma oggi รจ la regione della catena montuosa del Tauro, in Turchia, la zona in cui lโ€™albero รจ piรน diffuso.

In Europa il Cedrus libani รจ sbarcato nel 1683, in Italia il primo fu piantato nellโ€™orto botanico di Pisa nel 1782 (lโ€™esemplare รจ sopravvissuto fino al 1935).

รˆ facilmente riconoscibile sia per lโ€™aspetto maestoso sia per lo sviluppo tortuoso dei rami, che si innalzano verso lโ€™alto assumendo una forma a candelabro. Gli esemplari giovani hanno una chioma piramidale mentre con l’etร  la pianta assume una forma a ombrello, con i rami che deviano verso una posizione orizzontale. รˆ proprio questa forma che differenzia il Cedrus libani dal Cedro dell’Atlante e dal Cedrus deodara (o dellโ€™Himalaya), che conservano invece la forma di cono.

Maโ€ฆ attenzione! Il cedro che si trova vicino alla scuola Manzoni non ha la puntaโ€ฆ ma รจ un Cedro deodara! Lo si capisce dagli aghi, piรน sottili e lunghi e dai rami penduli: evidentemente nel tempo la sua cima รจ stata tagliata per contenerne la crescita.

Il Cedrus libani, che non teme nรฉ freddo nรฉ siccitร , รจ un campione di longevitร : puรฒ vivere fino a 2.000 anni e arrivare fino a 40 metri di altezza. Raggiunge la maturitร  a circa 40 anni: possiamo capire che lโ€™albero ha raggiunto gli โ€œantaโ€ dal fatto che inizia a produrre i suoi frutti, delle grosse pigne erette, con l’apice appiattito, da cui a fine estate originano i semi, simili a scaglie.

Avendo una forma policormica (con piรน fusti che si dipartono da un solo ceppo) il suo legno non รจ molto ricercato (viene oggi usato essenzialmente per gli strumenti musicali) ma sono vari gli impieghi in fitoterapia: le foglie e la corteccia, che contengono abbondante olio volatile, possono essere utilizzate a scopo balsamico e antisettico, il macerato glicemico viene invece usato per alcuni problemi della pelle.
Lโ€™olio essenziale รจ anche un buon repellente per gli insetti: versandone poche gocce su un materiale assorbente si puรฒ ottenere un utile sacchetto antitarme.

Uno dei principali nemici di questo gigante รจ un insetto minuscolo, lโ€™afide (Cenara laportei) mentre uno dei suoi principali alleati รจ la coccinella, che di afidi si nutre: un altro buon motivo per amare questo piccolo coleottero a pallini!

(Gli alberi di Cernusco sono tanti e bellissimi: non perdere i prossimi numeri del #CernuscoTreeTour per conoscerli sempre meglio!).

Cedrus deodara (Himalaya)Cedrus libani (Libano)Cedrus atlantica (Atlante)
lunghezza aghipiรน di 2.5 cmtra 0.8 e 2.5 cmtra 0.8 e 2.5 cm
Forma dei coni (pigne)appuntiti, tondeggiantiOvoidali, troncati, ma poco incavati all’apiceOvoidali, nettamente incavati all’apice
Orientamento dei ramigeneralmente orizzontaligeneralmente verso l’alto o decisamente ascendentigeneralmente verso l’alto o decisamente ascendenti
Direzione dei getti terminalipendulierettieretti
Densitร  della chiomarada/densadensarada
Forma della chiomapiramidaletabulare, spesso policormicapiramidale
Colore della chiomaverde cupoverde cupoverde glauco
Orientamento della cimainclinata (nido di cicogna)inclinata (nido di cicogna)eretta

… a riveder le stelle

โ€œCi sono piรน cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofiaโ€

I famosi versi di William Shakespeare con cui Amleto si rivolge allโ€™amico evidenziando la difficoltร  di conoscere misteri dell’universo e delle cose di questo mondo ben si addice alla vicenda venuta di nuovo alla ribalta grazie alla mozione presentata in consiglio comunale dal consigliere del Pd Daniele Mandrini, che impegna lโ€™Amministrazione ad intervenire per risolvere il problema dellโ€™osservatorio astronomico che non riesce quasi piรน a vedere il cielo perchรฉ la sua visuale รจ coperta dagli alberi.
Dunque, stelle contro alberi in una battaglia che vede contrapposta lโ€™osservazione delle stelle alla tutela delle piante?
Abbiamo voluto capire meglio come stessero le cose ed abbiamo chiesto un confronto con gli astrofili, da cui รจ emerso che la vicenda รจ complessa e coinvolge molti aspetti.

In primo luogo si tratta di un problema che si trascina da molti anni, conseguenza della scelta di inserire lโ€™osservatorio astronomico nel contesto del Naviglio Martesana in unโ€™area ove era stato realizzato un rimboschimento; nel corso del tempo gli alberi sono cresciuti cosรฌ tanto da limitare pesantemente la visuale dellโ€™osservatorio che ora ha a disposizione solo una esigua porzione di cielo libero sulla sua verticale, tutto il resto รจ mascherato da rami e fronde.

Gli astrofili ci hanno segnalato anche un difetto di gestione del bosco, lasciato privo di manutenzione, tanto che ci sono frequenti cadute di rami, ma pure errori nella pianificazione iniziale dellโ€™area, ove una piantumazione troppo ravvicinata ha prodotto alberi con un notevole sviluppo in altezza o laterale in cerca della luce, spesso con una stabilitร  compromessa.
La visuale ristretta limita lโ€™osservazione degli astri e dunque la possibilitร  di esperienze dirette con il telescopio, e non รจ la prima volta che lโ€™amministrazione comunale viene investita di questo problema. La mozione, presentata nel marzo scorso ed approvata allโ€™unanimitร  dal consiglio comunale, impegna lโ€™amministrazione a valutare tutte le ipotesi possibili per risolvere il problema e, tra queste, anche lโ€™abbattimento delle piante.

Dal nostro confronto con gli astrofili non รจ emersa una difesa della possibilitร  di osservare le stelle a spese degli alberi, ma una piรน generale richiesta di rivalutazione e riprogettazione del contesto ambientale: chiedono che intorno allโ€™osservatorio venga creata una fascia di rispetto costituita da piante di altezze non superiori ai 10-12 mt, mantenendo quindi il resto del bosco su cui perรฒ andrebbe effettuata manutenzione periodica. Infine, ma non ultimo, segnalano il tema dellโ€™inquinamento luminoso, elemento questo ulteriormente penalizzante e troppo spesso dimenticato nello sviluppo urbanistico.

Sicuramente la gestione del verde urbano รจ un aspetto dolente: la cattiva o addirittura assente manutenzione รจ un problema che si ritrova anche in altre importanti aree verdi della cittร  (es. parco degli Aironi, parco del Fontanone) e ne limita la fruibilitร  ed il valore naturalistico.

Sembra perรฒ assente anche una visione culturale che riconosca gli ambiti utili allo sviluppo della conoscenza nella nostra comunitร , dallโ€™osservatorio scientifico alla stazione meteorologica, nella consapevolezza che, come ricorda la premio Nobel Elinor Ostrom, ยซla conoscenza deriva dalle informazioni come le informazioni derivano dai datiยป.
E dunque i dati che derivano dalle osservazioni scientifiche sono un patrimonio immateriale che costituisce un bene comune, importante tanto quanto se non maggiore di unโ€™infrastruttura sportiva.
Eppure come gli astrofili aspettano da anni una soluzione al loro problema di schermatura della visuale, anche noi aspettiamo la convezione per il ripristino della stazione meteorologica.

Sino a quando dovremo aspettare?
Non รจ ora il momento per mettere in campo una pianificazione che valorizzi la conoscenza ed il confronto fra ambiti, utile a trovare le soluzioni a somma positiva, ove un intervento su una realtร  non sia fatto a spese di un’altra, ma dove tutti ci guadagnano?
E dove possa intervenire il contributo dei cittadini e dellโ€™associazionismo organizzato?

Noi pensiamo che sia possibile e ci faremo promotori di una proposta che possa trasformare lโ€™area dellโ€™osservatorio in un polo di ricerca e sperimentazione.

#CernuscoTreeTour: 2 – Il Bagolaro (Celtis australis)

Uno ci fa compagnia mentre aspettiamo di entrare alle Poste di Via Pietro da Cernusco, altri ci accompagnano verso l’entrata del cimitero in Via Cavour, altri ancora ci fanno ombra mentre ci riposiamo nei giardini di Villa Greppi.
Tronco liscio e massiccio, chioma arrotondata e maestosa, alto mediamente fino a 25 metri, alcuni toccano anche i 30 metri, foglie ellittiche o lanceolate e seghettate ai margini, drupe (frutti) piccole e scure: di bagolari a Cernusco possiamo riconoscerne tantissimi.
I suoi nomi popolari ci raccontano molto di lui:

  • bagolaro” deriva da “bagola” che nei dialetti dell’Italia settentrionale significa “manico”: il suo legno, chiaro, molto resistente e facile da lavorare per la sua flessibilitร , รจ da sempre usato per creare manici, bastoni da passeggio, mobili, attrezzi, carrozze, remi e altri manufatti sottoposti ad usura.
    Addirittura, per gli ingranaggi sommersi dei mulini ad acqua!
  • spaccasassi“, perchรฉ le sue radici sono talmente forti che riescono a sgretolare i sassi, facendosi largo nel terreno.
    Non ha problemi a crescere anche in terreni rocciosi o sui pendii e viene usato spesso per il consolidamento e il rimboschimento di terreni sassosi;
  • albero dei rosari“, perchรฉ i suoi semi un tempo venivano usati per i grani dei rosari (oltre che come munizioni per le cerbottane dei bambini!).

รˆ rustico e resistente, ama gli spazi soleggiati e caldi ma รจ in grado di sopportare anche climi piรน rigidi, piogge e venti forti.
Per questo, per la sua capacitร  ombreggiante e ornamentale, per la sua funzione di barriera anti-inquinamento, per la sua resistenza ai parassiti e alle frequenti potature, รจ molto utilizzato nelle cittร .
Cresce molto lentamente ed รจ uno degli alberi piรน longevi: puรฒ vivere fino a 500 anni!

Ora i bagolari di Cernusco sono quasi a fine fioritura, ma forse non ve ne siete neanche accorti: per vedere le sue piccole infiorescenze giallo-verdi bisogna prestare un pรฒ di attenzione!
Sono giร  visibili le piccole drupe, che maturano a fine estate: si tratta di piccoli frutti (sono drupe anche la ciliegia e la pesca) di circa 1 cm, con una buccia scura molto sottile e una polpa dal sapore dolciastro.
Eh sรฌ, lo sapevate che sono commestibili?

Ne sono golosi gli uccelli, che in autunno si radunano per banchettare sui suoi rami, spargendo poi, con la digestione, i semi.
Noi umani ne ricaviamo invece confetture e liquori.
I regali che quest’albero ci fa non finiscono qui: i semi, se spremuti, danno un olio simile a quello delle mandorle dolci, mentre dalla corteccia e dalle radici viene estratto un colorante giallo per i tessuti di seta.
Infine, le foglie sono un ottimo foraggio.
Un’ultima curiositร : i suoi rami piรน alti ospitano spesso la Vanessa Antiopa (Nymphalis antiopa), un’elegante farfalla.

Hai suggerimenti o domande? Vuoi partecipare alle attivitร  di Bene Comune Cernusco? Scrivici o commenta!

#CernuscoTreeTour: 1 – Il Salice

Passeggiando lungo il nostro Naviglio รจ impossibile non notare e riconoscere le chiome verde brillante di questo splendido albero, con i lunghi rami penduli che spesso intinge in acqua.

Arrivati dallโ€™oriente (dalla Cina, percorrendo la Via della Seta), i salici a Cernusco sono numerosi: il Naviglio risponde infatti allโ€™identikit del loro habitat ideale, vale a dire le zone umide vicine allโ€™acqua, soleggiate o in mezzโ€™ombra. Sopportano molto bene il freddo e non temono le gelate, dโ€™inverno perdono le foglie e ricoprono la propria corteccia con una specie di cera che la rende impermeabile e protegge lโ€™albero dalla disidratazione.

I salici sono una specie โ€œdioicaโ€: i fiori (detti โ€œamentiโ€) maschili e femminili si trovano su esemplari diversi. In primavera รจ una delle prime piante a fiorire: di questo ringraziano le api che possono cosรฌ disporre, alla ripresa del periodo produttivo, di unโ€™importantissima fonte di sostentamento.

Oltre a questa funzione fondamentale e al loro valore decorativo, nei secoli i salici sono venuti in aiuto dellโ€™umanitร  in vari modi: i loro rami lunghi e flessibili sono ideali per fabbricare ceste, sedie, canne da pesca o come legacci in agricoltura, i celti usavano il loro legno per costruire strumenti musicali, non si contano le poesie e le opere dโ€™arte ispirate alla loro formaโ€ฆ Ma forse non tutti sanno che nella corteccia del salice si trova la salicina, molecola alla base dellโ€™acido acetilsalicilico, il principio attivo dellโ€™Aspirina! Fu un vicario inglese a scoprirla nel 1763, quando somministrรฒ ai suoi pazienti della corteccia di salice essiccata, ottenendo significativi miglioramenti.

Il salice รจ uno degli alberi piรน facili da moltiplicare: le sue talee attecchiscono facilmente, aiutate eventualmente da un poโ€™ di ormoni radicanti. Ma facciamo attenzione: bisogna evitare di piantarli vicino alle abitazioni, visto che con il tempo le loro radici sono in grado di danneggiare muri e tubature. Se disponiamo di un posto adatto a loro, ricordiamoci che necessitano di annaffiature costanti e regolari e che temono molto la siccitร .

Restrizioni Covid permettendo, i salici vi aspettano lungo il Naviglio per farsi conoscere!

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#alberi: il Bosco del Fontanone

Il Bosco del Fontanone

Durante tutta la carriera scolastica riceviamo soltanto brandelli di conoscenze in ambito ecologico, insufficienti per stimolare la nostra curiositร  e volontร  di approfondimento. Il risultato รจ che non sviluppiamo alcuna sensibilitร  in materia. Azioni virtuose, come il corretto conferimento dei rifiuti o guidare unโ€™auto ibrida sono il minimo sindacale, utili a non fare troppi danni e a lavare la propria coscienza. Troppo poco per migliorare lโ€™ambiente in cui viviamo.

Cernusco sul Naviglio spicca, oltre che per la condizione socioeconomica nettamente superiore alla media nazionale, per una reputazione โ€œverdeโ€ rispetto alle cittadine contigue. I parchi lungo il Naviglio, sapientemente curati nei punti di attraversamento, assolvono perfettamente allโ€™immagine โ€œgreenโ€ che le amministrazioni comunali amano trasmettere e convogliano lโ€™attenzione degli stessi cittadini, perennemente alla ricerca di un contatto con la natura.

Nel frattempo perรฒ, si continua a spargere cemento in ogni direzione.

Le varie amministrazioni comunali hanno dato prova in passato (e continuano a farlo), attraverso le famigerate varianti al PGT, di saper piegare le leggi della matematica e della fisica arrivando a dimostrare contortamente che piรน si costruisce, piรน aumenta il verde, attraverso meccanismi che portano il Comune ad acquisire terreni non edificati per incrementare il โ€œverde pubblicoโ€ in cambio di permessi di costruire in altri lotti di costruttori privati. Lโ€™unico concreto incremento cui stiamo assistendo, in realtร , รจ quello dei metri cubi di cemento, anno dopo anno.

Qualcosa non torna.

รˆ proprio il concetto di โ€œverdeโ€ ad essere distorto. Il pericolo รจ non riuscire piรน a concepire alcunchรฉ di diverso dal Parco dei Germani, di abituarci ad una natura totalmente addomesticata, piegata, standardizzata, di preferire il verde di un campo da golf a quello di un bosco spontaneo.

A Cernusco cโ€™รจ un campo da golf, riservato ai soci del Contry Club, e cโ€™รจ anche un bosco, aperto a tutti. รˆ il โ€œBosco del Fontanoneโ€, una piccola selva a nord della cittร  che merita un approfondimento.


Non si tratta di un relitto dei boschi planiziali che secoli fa ricoprivano la pianura padana ma, piรน prosaicamente, รจ lโ€™evoluzione di una sorta di rimboschimento attuato nei primi anni โ€™80, tra lโ€™altro con metodologie che oggi troveremmo quanto meno approssimative.

Il bosco rientra in toto nel perimetro del mitico quanto evanescente โ€œPLIS (Parco locale di interesse sovracomunale) Est delle caveโ€, e potrebbe costituirne un punto focale, se solo il PLIS godesse di qualche tutela degna di questo nome.

Nellโ€™impianto originario furono piantumate, assieme ad alcune essenze nostrane, due specie altamente invasive che oggi nessuno oserebbe infilare in un bosco: la robinia e la quercia rossa, entrambe di origine nordamericana. La prima si caratterizza per l’elevata invasivitร  nei primi anni, ma รจ poco longeva; la seconda invece cresce rapidamente e giร  dopo pochi anni produce ghiande in abbondanza e con alto tasso di germinabilitร . Inoltre, la quercia rossa รจ una specie longeva, per cui, nel lungo periodo, potrebbe impadronirsi di tutto il bosco causando una grave riduzione delle specie autoctone.

Per ovviare a questo problema nel 2015 il Comune, grazie a risorse provenienti da oneri di urbanizzazione e stanziamenti della fondazione Cariplo, decise di โ€œriqualificareโ€ il bosco. Termine che, associato ad elementi naturali, provoca senso di allarme e repulsione, come se la natura tendesse a dequalificarsi da sola.

ย In tale โ€œriqualificazioneโ€, oltre allโ€™espianto delle due principali specie infestanti (robinia e quercia rossa) erano previsti i rifacimenti dei sentieri con pietrisco (quindi introducendo un materiale che, seppur naturale, non รจ presente in questa zona) e la piantumazione di essenze locali, tra cui alcune di cui il boschetto era privo.

Solitamente, quando si taglia un bosco, il proprietario non solo non affronta spese, ma spesso ci guadagna, perchรฉ viene pagato da chi provvede al taglio, il quale poi venderร  la legna che si sarร  prodotta. Ma in questo caso non รจ successo.

Tuttavia lโ€™aspetto principale della vicenda riguarda la valutazione sui risultati attesi, dopo 5 anni.

Le robinie, che dovevano essere estirpate in unโ€™ampia parte del bosco, sono palesemente aumentate di numero, e con rinnovato vigore. La robinia รจ sรฌ poco longeva, ma se la si taglia alla base produce polloni in gran numero che crescono molto piรน velocemente delle specie autoctone (farnia, frassino, aceroโ€ฆ) finendo per soffocarle e impossessandosi di estese porzioni di bosco, con grave riduzione della biodiversitร . Ci sono quindi due strategie: o le si lascia morire di vecchiaia (giร  dopo 30/40 anni la robinia mostra evidenti segni di declino) incentivando altre specie che pian piano iniziano a crescere sotto di essa, oppure si adotta la scelta opposta, cioรจ tagliarle, purchรฉ si intervenga strappando i polloni fino a che il ceppo non ne produce piรน. In questa seconda modalitร  sono necessari, ottimisticamente, 3-4 anni di interventi continui.

Lโ€™eradicazione delle querce rosse invece ha successo se si parte dalla rimozione degli esemplari di maggiori dimensioni, intervenendo progressivamente sulle piante piรน giovani, in modo da ridurre di anno in anno la produzione di ghiande e quindi di nuove piante.

Anche in questo caso occorrono diversi anni di interventi mirati.

Ad oggi dobbiamo rilevare che la quercia rossa รจ ancora abbondantemente presente nel bosco e ad ogni primavera nascono centinaia di piccole plantule.

Riguardo le piantine autoctone messe a dimora (1250 alberi e 4450 arbusti), ne restano poche decine, la maggior parte รจ morta per la competizione con le piante piรน grandi da cui erano circondate. Un epilogo facilmente prevedibile.

Il bosco non ha potuto estendere la sua superficie, benchรฉ i campi che lo circondano siano di proprietร  del Comune. Questi preferisce darli in locazione ad aziende agricole senza intaccarne minimamente i confini. Il bosco quindi cโ€™รจ, ma non deve disturbare.

Non sono state create zone umide, fatto degno di nota se si considera che il nome โ€œFontanoneโ€ deriva dalla presenza di una risorgiva che, a causa delle escavazioni nelle cave circostanti, รจ ormai asciutta. A questo va aggiunto che persino la roggia che lo delimita a sud non รจ stata liberata dai suoi argini di cemento.

Eppure qualche segnale di ottimismo va colto: delle poche piantine sopravvissute qualcuna si spera possa raggiungere la maturitร  ed iniziare a riprodursi, arricchendo la biodiversitร . La natura trova sempre una sua armonia, soprattutto se lโ€™intrusione umana รจ contenuta e rispettosa, e riesce a regalarci scorci affascinanti.


Il Bosco del Fontanone andrebbe valorizzato (non riqualificato!) avvalendosi di tecnici professionisti che operino in sinergia con lโ€™associazionismo locale, che con la continua osservazione e presenza sul campo traggano un quadro completo e costantemente aggiornato dello stato di fatto. I massivi interventi una tantum andrebbero evitati perchรฉ fortemente impattanti, costosi e spesso effettuati da ditte o associazioni non radicate sul territorio che non hanno al primo posto il bene comune.

Infine una considerazione: la vocazione del bosco del fontanone รจ quella di un ambiente naturale che unitamente ad altri, contenuti nel PLIS, andrebbe a costituire quella fascia verde di cui Cernusco ha disperatamente bisogno per restare separata dalla dilagante piovra della cintura milanese, di cui Cologno Monzese e Vimodrone fanno ormai parte. Per questa ragione il Bosco del Fontanone, come del resto il PLIS su cui insiste, deve essere inquadrato in unโ€™ottica diversa rispetto a quella dei parchi urbani.

Il bosco รจ un ecosistema ricco, migliora la qualitร  dellโ€™aria, della falda superficiale, spezza la bolla termica della metropoli, regala un paesaggio piacevole ed offre rifugio a piccoli mammiferi, anfibi e diverse specie di uccelli che arricchiscono e migliorano la nostra qualitร  della vita.

A Cernusco un piccolo bosco cโ€™รจ e sta a noi proteggerlo e promuoverlo.

#alberi: la prima denuncia

Il primo riscontro alla nostra campagna per gli alberi รจ una denuncia: arriva da Leo, otto anni, che ha voluto raccontarci la potatura feroce e violenta che hanno subito gli alberi della sua scuola.

Dai rami mozzati, come fossero arti amputati, scorre il sangue, il grande albero piange. L’uomo con la motosega ha giร  tagliato un altro albero e continua il suo terribile lavoro.

La sofferenza dell’albero ha colpito Leo e la domanda che ci pone รจ: perchรฉ?

Cercheremo di capire perchรฉ tanti alberi della nostra cittร  siano stati tagliati lasciandone solo dei monconi. Alcuni di loro sembrano non volersi arrendere e ogni anno a primavera rispollonano, ma sadicamente vengono nuovamente potati. Molti li trovate nella mappa interattiva, aiutateci a completarla segnalando gli alberi mozzati o malamente potati, in modo da avere un quadro piรน completo dello stato degli alberi della nostra cittร  e valutare cosa si puรฒ fare per farli stare meglio.

21 Novembre: giornata nazionale degli alberi

Arredo urbano a chi?
Definire gli alberi in cittร  “arredo urbano” รจ riduttivo e ingiusto. Soprattutto oggi, 21 novembre, Giornata nazionale degli alberi, questi nostri amici “ben piantati per terra”.
Riduttivo, perchรฉ un albero in cittร  รจ molto di piรน: รจ un piccolo polmone che assorbe anidride carbonica e produce ossigeno, senza il quale non ci sarebbe vita sulla Terra. E poi รจ un riparo dalla calura estiva, รจ una barriera contro i venti, รจ indispensabile per innumerevoli animali che ne utilizzano le fronde o le radici o il fusto, aiuta a trattenere l’umiditร  del terreno, a produrre l’humus che rigenera il suolo, a risparmiare energia elettrica ombreggiando le nostre case d’estate.
E, non ultimo, un albero รจ un essere vivente.
E, dicevamo, รจ ingiusto, perchรฉ a ben pensarci loro, gli alberi, c’erano prima di noi, occupavano il suolo dove ora sorgono le nostre cittร  e noi li abbiamo sostituiti con costruzioni e nastri di asfalto all’infinito.
Eppure li trattiamo come un complemento d’arredo.

La convivenza tra noi e gli alberi, in cittร , รจ diventata conflittuale: cโ€™รจ da far spazio a un parcheggio? Concedere piรน metri quadri a una nuova costruzione? Tracciare una nuova pista ciclabile? La motosega รจ subito pronta, e a rimetterci sono proprio gli alberi. Raramente, o potremmo dire anche mai, vengono valutate soluzioni alternative.
Parassiti, condizioni ambientali particolarmente critiche, una cattiva manutenzione ne compromettono la salute e spesso vengono grossolanamente potati o addirittura eliminati piuttosto che curati.
Come un oggetto qualunque, che si butta quando รจ rotto o occupa troppo spazio in garage.

Ogni albero รจ patrimonio della comunitร . รˆ un bene comune e come tale va tutelato.

In questa giornata speciale che ha per protagonisti i nostri alberi vorremmo iniziare un progetto di conoscenza e di sensibilizzazione rivolto a tutti i cittadini, articolato in tre filoni.

  1. Gli alberi cernuschesi
    Abbiamo iniziato a riempire una mappa navigabile, che vedete qui di seguito e che resterร  sempre consultabile nella colonna destra del nostro sito, sulla quale mapperemo:
    • gli alberi che vediamo tagliati, in maniera a volte incomprensibile, sparsi a decine lungo le strade e nei parchi di Cernusco. Con un โ€œmoncherinoโ€ che viene lasciato a perenne memoria.
    • gli alberi importanti, monumentali o comunque particolarmente imponenti e belli. Quelli individuati sinora sono anch’essi riportati sulla mappa, evidenziati con un colore diverso.
      Il nostro obiettivo รจ iniziare a conoscerli, a dare loro un nome ed un volto, perchรฉ ciascuno di loro ci appartiene.
      Vuoi contribuire anche tu? Segnalaci altri esemplari non ancora presenti nella mappa, possibilmente con foto e posizione, e noi li aggiungeremo.
  1. Le funzioni degli alberi
    Un albero contribuisce al benessere della cittร  e ad attenuare le criticitร  ambientali. Pubblicheremo degli approfondimenti per far conoscere meglio l’importanza e la funzione indispensabile del verde urbano.
  1. Ripensare la qualitร  ambientale della nostra cittร 
    Nel terzo filone affronteremo il tema della qualitร  urbana della nostra cittร  attraverso la lente della qualitร  ecologica ed ambientale, anche in considerazione dei cambiamenti climatici e, come ignorarli, dei problemi legati alla pandemia.
    Oggi occorre progettare il verde urbano e la vegetazione per generare benessere, favorire lโ€™esercizio fisico, supportare la mobilitร  lenta, migliorare la qualitร  dellโ€™aria e la mitigazione delle temperature estive. Vorremmo che nella nostra cittร  queste buone pratiche venissero adottate dallโ€™amministrazione.
    Da parte nostra (e anche qui chiederemo la vostra collaborazione), faremo sentire ancora piรน forte la voce di chi vuole proteggere l’ambiente e migliorarne le condizioni attraverso alcune iniziative.

Ci aspetta un grande lavoro, che ci auguriamo possa raccogliere attorno a questi progetti lโ€™adesione di molte persone, grandi e piccine, particolarmente attente e sensibili verso i temi ambientali.
Sperando di festeggiare la prossima Giornata degli alberi, tra un anno, con un po’ piรน di speranza.

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