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Filanda e partecipazione

La Filanda: un bene pubblico, un luogo della città, uno spazio che dovrebbe essere pensato a partire dai bisogni collettivi e non piegato, di fatto, a una logica centrata sugli interessi privati.

Su invito dell’assessora alla Filanda e Partecipazione Debora Comito, si è svolto ieri sera il primo dei tre incontri con le consulte cittadine, cui Bene Comune fa parte, con lo scopo di “raccogliere indicazioni utili e orientare le scelte future” sull’utilizzo di questo bene pubblico.

L’invito era rivolto soltanto ai componenti delle Consulte cittadine del Sociale, Cultura, Sport e Giovani, articolato in tre incontri serali. Il primo appuntamento ha visto però emergere la contraddizione di fondo: non può essere messo in discussione l’impianto di fondo che l’Amministrazione ha scelto con il processo di project financing. Questo ha creato un iniziale malcontento tra molti dei partecipanti, chiamati solo a riempiere di idee un contenitore definito da altri.

Pur partecipando a questo processo “consultivo”, vogliamo chiarire bene la nostra posizione:

  • Quando si decide il futuro di spazi oggi pubblici, che rischiano di diventare per molti anni appannaggio prevalente di privati, la partecipazione non può essere ridotta a tre incontri di scambio di idee riservati ai membri delle Consulte.
  • La partecipazione vera è coinvolgimento diretto della cittadinanza, trasparenza sugli scenari in campo, confronto pubblico sulle alternative, possibilità reale di incidere prima che le decisioni siano sostanzialmente definite.
  • La partecipazione così declinata dall’amministrazione diventa accompagnamento o copertura di un percorso già impostato, non è una costruzione condivisa della scelta pubblica.

Eppure la Filanda avrebbe meritato ben altro.

I costi di gestione non possono diventare l’alibi per coprire un’operazione che mette al centro interessi privati su uno degli spazi più importanti e appetibili della città. Proprio perché la Filanda è un bene strategico, serviva una visione diversa: coraggiosa, pubblica, innovativa.

Si sarebbero potute sperimentare pratiche nuove di gestione e animazione civica, investire in percorsi culturali e formativi stabili, dedicare un’attenzione specifica al mondo giovanile, costruire iniziative periodiche di valore cittadino — come festival culturali, rassegne, laboratori, progetti intergenerazionali — capaci di tenere insieme associazioni, scuole, gruppi informali e diverse componenti della comunità.

Colpisce, inoltre, l’arretratezza culturale di questo approccio. Oggi esistono strumenti strutturati di consultazione pubblica come ParteciPA, la piattaforma italiana per i processi partecipativi della pubblica amministrazione, basata sul software open source Decidim, che consente di organizzare percorsi aperti, trasparenti e documentati: raccolta pubblica di proposte, commenti, incontri, consultazioni, tracciabilità dei contributi e restituzione degli esiti. Qui invece si sceglie una formula chiusa e limitata, che rischia di trasformare la parola “partecipazione” in uno slogan.

Cernusco merita altro. Vogliamo un confronto pubblico vero, aperto alla città, prima delle decisioni perché un bene comune resti davvero tale.

Filanda: chi decide sull’uso di un ‘bene comune’?

Provate a immaginare questo scenario: avete ristrutturato la casa di famiglia investendo tempo, risorse, energie. L’avete resa un luogo dove ospitare persone, far crescere progetti. Pochi anni dopo, qualcuno bussa alla porta e vi propone di prendersi la parte migliore e utilizzarla per tutt’altro: spazi a pagamento, attività commerciali. E vi chiede anche di contribuire ai costi.

Assurdo? Eppure, è ciò che rischia di accadere alla Filanda.

La Filanda è un luogo storico che Cernusco ha recuperato spendendo oltre due milioni di euro di denaro pubblico, nato da un percorso partecipato e pensato come spazio sociale, intergenerazionale, identitario. Un bene comune prezioso.

Oggi, però, la narrazione prevalente, portata avanti anche dall’Amministrazione di Cernusco, è un’altra: «La Filanda è vuota, non è vissuta» «Il parco Trabattoni è terra di nessuno» «Tutti i ristoranti falliscono». Si crea un immaginario che spinge a pensare che la Filanda sia un problema da risolvere, in fretta.

Ma la Filanda non è un problema. Anzi, potrebbe diventare una parte della soluzione a molti dei nodi che Cernusco deve affrontare: la carenza di spazi per i giovani, la fragilità delle reti associative, la scarsità di luoghi per costruire comunità, la necessità di servizi di prossimità. Un’infrastruttura sociale che connette e sostiene energie oggi disperse.

Cosa sta succedendo?

La Giunta ha avviato un percorso di “Project financing” che prevede di sottoporre a bando pubblico la proposta di un operatore privato per la gestione della Filanda.

La proposta del privato prevede:

  • concessione per 15 anni di due terzi della struttura e del palco del Parco Trabattoni per ristorazione, caffè, coworking, eventi, affitto spazi
  • riduzione degli spazi dedicati alle associazioni e dell’uso pubblico da parte del Comune
  • canone di affitto zero
  • 50.000 euro l’anno di contributo da parte del Comune all’operatore privato per la manutenzione del verde

È un cambio di natura molto profondo: da bene comune multifunzionale a contenitore dove la componente commerciale diventa la funzione principale, per ben quindici anni.

Oggi la Filanda non soffre di mancanza di valore: soffre di assenza di strategia.

Gli spazi assegnati alle associazioni — come quelli dedicati agli anziani — funzionano, sono frequentati, generano socialità. Ma vivono “di anno in anno”, senza un progetto pluriennale che consenta di programmare, investire, crescere. Una logica di precarietà che impedisce a chi abita la Filanda di immaginare e costruire attività più solide e continuative.
La parte dedicata alla ristorazione è l’area “vuota”: diversi gestori non sono riusciti a mantenerla aperta. Perché?

Questi problemi raccontano un modello gestionale fragile, che ha bisogno di essere ripensato alla luce delle attuali esigenze della città.

La domanda che la Giunta avrebbe dovuto porsi è questa: quali sono i bisogni reali di Cernusco a cui la Filanda può contribuire a rispondere?

Un problema di metodo

Nel percorso avviato dalla Giunta ci sembra che manchino vari elementi fondamentali:

  • un’analisi approfondita delle cause che hanno portato alla situazione attuale
  • una valutazione comparativa di scenari alternativi (pubblico, terzo settore, partenariato misto)
  • una strategia complessiva sugli spazi sociali di Cernusco
  • una visione d’insieme e trasformativa del ruolo dell’Amministrazione come mobilitatore di energie civiche e cambiamento, e non come semplice “locatore” di spazi.

E soprattutto manca quel percorso partecipativo promesso già nel 2024 e che dovrebbe precedere — non seguire! — la definizione di un progetto che riguarda un importante bene comune.

Ma analisi e strategie richiedono dati, analisi, competenze. E la partecipazione deve prevedere una sequenza fatta di ascolto, scambi, verifiche, restituzioni. È complessa e faticosa, ma è ciò che dà legittimità e solidità alle scelte pubbliche.

Un rischio più ampio: un modello che può estendersi ad altri beni pubblici

L’Amministrazione ha imboccato una scorciatoia: accogliere una proposta preconfezionata che riflette la visione di un operatore privato, una comoda “soluzione rapida” a problemi di gestione.

La logica “un bene pubblico ha un problema → troviamo un privato che lo risolva” ci preoccupa molto, anche perché può estendersi rapidamente ad altri beni comuni oggi percepiti come problematici o in attesa di destinazione:

  • il Parco degli Aironi
  • Villa Alari
  • L’area della ex Cava Gaggiolo
  • Altri edifici pubblici dismessi o sottoutilizzati (es. immobili ASL, in Via Turati).

O anche l’edificio pubblico che sorgerà in via Cevedale, di cui l’Amministrazione ha approvato la costruzione senza sapere cosa farne (!).

È un modello che riduce il ruolo del pubblico e impoverisce la città nel lungo periodo.

La partecipazione: leva preziosa o ennesima occasione di propaganda?

La lista civica Vivere Cernusco ha recentemente presentato in Consiglio Comunale una mozione per obbligare l’Amministrazione ad avviare un percorso partecipato sul futuro della Filanda.

La mozione è stata approvata all’unanimità, anche dalle liste di maggioranza, ma alcune successive dichiarazioni della maggioranza fanno pensare ad una semplice mossa interlocutoria, per guadagnare tempo, non per aprire ad un vero confronto con la città e con le associazioni.
Anche le Consulte (Cultura e Sociale) hanno votato una dichiarazione in cui chiedono l’apertura di un tavolo di discussione, come previsto dagli statuti delle stesse quando si tratta di argomenti che coinvolgono le associazioni.

Sarà veramente una buona notizia? Bene Comune Cernusco esprime preoccupazione e chiede due cose, semplici e doverose:

1. Uscire dalla narrativa “Filanda = problema” e chiedersi piuttosto: “Come tutelare e valorizzare un prezioso bene comune, nell’interesse della città?”

2. Aprire un percorso partecipato autentico, che non sia una ratifica di decisioni già prese, ma una costruzione condivisa.

Chiudiamo con due messaggi: uno alla città e uno all’Amministrazione

Ai cittadini vogliamo rivolgere un invito: partecipate. Fate sentire la vostra voce.
Perché se la comunità non presidia i propri beni comuni, qualcun altro deciderà al nostro posto come usarli.

All’Amministrazione, invece, rivolgiamo una richiesta netta: chiarite cosa intendete per “bene comune” e per “partecipazione”. Finora queste parole sono comparse tantissime volte nei discorsi, ma ancora non riusciamo a vederle realizzate nei fatti e nelle decisioni concrete.

Comunicato stampa

Il Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è stato adottato il 12 maggio e pubblicato il 19 maggio. Sono seguite settimane di silenzio tombale della politica, rotto solo dalla nostra voce che ha cercato di illustrare i contenuti del piano e le conseguenze su ambiente, paesaggio ed ecosistemi.

Il 12 luglio abbiamo inviato alla Sindaca Paola Colombo una richiesta formale di incontro – anche a nome dei più di 1500 cittadini che hanno firmato la nostra petizione – cui non è stata data alcuna risposta.

Dopo due mesi dall’adozione del piano, la Sindaca affida alla stampa locale una dichiarazione in cui – con l’Assessore Galbiati – sostiene che su via Cevedale “è stata creata molta confusione” e che “non è vero dire che si può intervenire”.  Sindaca e Assessore ci accusano dunque di falso e di aver fomentato confusione, accuse gravi e lesive della nostra immagine rispetto alle quali ci aspettiamo scuse formali dal momento che, mentre la politica taceva, solo la nostra voce civica ha ritenuto importante raccontare il piano attuativo e le sue conseguenze ai cittadini. Una voce che l’Amministrazione ha scelto di screditare pubblicamente, anziché ascoltare e a cui non ha dato risposta, connotandosi così come inadempiente.

Nel contempo evidenziamo che rispondere a una richiesta di incontro con un’intervista priva del punto di vista della controparte è una modalità elusiva di confronto ed un grave segnale di chiusura al dialogo.

Paola Colombo potrebbe essere ricordata come la Sindaca che ha fermato la cementificazione a Cernusco, oggi invece si connota come la Sindaca che ha rifiutato il confronto con i cittadini, trattandoli da sudditi più che da interlocutori.

La Sindaca e l’Assessore Galbiati affermano inoltre che fermare il Piano Attuativo di via Cevedale è una questione ‘tecnica’ e che non approvare il piano attuativo non è possibile. Una narrazione ancora una volta elusiva perché, dietro al paravento tecnico e burocratico della “inevitabilità”, evita di affrontare il nodo politico legato alla volontà o meno di fermare il progetto, ma soprattutto evita di dare una valutazione sulla preminenza degli interessi generali rispetto a quelli dei costruttori.

Ribadiamo: fermare il progetto è possibile. La giurisprudenza e la normativa urbanistica chiariscono che non esistono “diritti edificatori acquisiti” in senso assoluto. Ogni progetto può essere rivisto o bloccato se non più conforme all’interesse pubblico. La questione dunque non è tecnica, ma quella della Sindaca è una sua precisa scelta politica che dimentica le conseguenze che il Piano Attuativo avrà su beni comuni, quali suolo, paesaggio, biodiversità e pure effetti sociali, dal momento che l’edilizia convenzionata è stata cancellata. Anche le opere pubbliche proposte sono del tutto funzionali a dare maggior valore al progetto immobiliare e il loro rilievo di pubblica utilità è tutto da dimostrare.

La Sindaca e l’Assessore riportano anche un quadro della vicenda discordante rispetto ai documenti ufficiali, sarà utile una ricostruzione più puntuale che prepareremo a breve.

Tornando alla proposta di incontro, ribadiamo: attendiamo la sua risposta alla nostra richiesta di incontro su via Cevedale. È su questo progetto che chiediamo un confronto immediato e trasparente.  Il PGT sarà un altro capitolo: ci auguriamo che finalmente si inizi a parlare di pianificazione urbanistica orientata all’interesse pubblico, con un reale coinvolgimento della cittadinanza.

Infine, una cosa ci ha colpito profondamente: nell’intervista non c’è una parola sul danno ambientale, sulla perdita di suolo agricolo, sul valore ecologico di quei campi, sul paesaggio storico che sarà cancellato. Nemmeno una parola sulle 1500 firme raccolte, sulle preoccupazioni della cittadinanza.

Di tutto questo, del cuore della questione, del bene comune, nelle parole della Sindaca Colombo e dell’Assessore Galbiati non c’è traccia.

Bene Comune Cernusco

Lettera aperta alla Sindaca Paola Colombo

Cara Sindaca Paola Colombo

ci rivolgiamo a lei e alla sua Giunta perché quello che si deciderà nelle prossime settimane sul Piano Attuativo dell’ambito M1_3 “Cevedale-Bassano” riguarda il futuro della nostra città e la qualità della vita di chi la abita oggi e la abiterà domani.

Il progetto, come sa, prevede di costruire nove palazzi ed una serie di opere connesse sull’ultimo terreno agricolo di Cernusco, una zona preziosa dal punto di vista paesaggistico ed altrettanto importante dal punto di vista ambientale ed ecosistemico. Come conseguenze ci saranno la perdita irreversibile di suolo agricolo e del paesaggio rurale, l’impatto sugli ecosistemi del vicino Parco Est delle Cave, l’abbattimento di alberi storici, il potenziale rischio idraulico dell’area.

Elementi che hanno destato la preoccupazione di tanti cittadini e cittadine che si sono mobilitati, hanno scritto osservazioni e firmato una petizione che ha raccolto più di 1500 firme in pochissimi giorni, sostenuta anche da figure di grande autorevolezza come Luca Mercalli, Tomaso Montanari e Paolo Pileri.

Non esiste nessun automatismo che vi obblighi ad approvare questo piano: può essere approvato, spianando e facilitando la strada agli interessi privati, oppure bocciato, se subentrano motivazioni di interesse pubblico, che abbiamo ampiamente documentato. Chi amministra ha il dovere di ascoltare i propri cittadini e valutare con attenzione le conseguenze delle decisioni che assume, specie se riguardano i beni comuni. Non approvare questo piano non implica alcuna inadempienza, sarebbe un atto di coraggio, di responsabilità e di rispetto verso la nostra comunità e verso le future generazioni e.

Per questo, con questa lettera aperta, torniamo a chiedere ciò che abbiamo già chiesto in forma ufficiale: l’Amministrazione, che rappresenta tutta la comunità di Cernusco, scelga di stare dalla parte dell’interessi generali e non da quella degli interessi privati. Perché non si tratta solo di cemento o di edifici, ma di scelte che cambiano per sempre il volto e l’identità del nostro territorio.

Fermi il Piano Attuativo come primo atto del suo mandato: sarà ricordata come la sindaca che ha bloccato la cementificazione di Cernusco,

Bene Comune Cernusco
e i cittadini e le cittadine che hanno a cuore il futuro di Cernusco sul Naviglio.

Elezioni comunali 2025: le proposte dei candidati sui beni comuni

Le elezioni possono essere drammaticamente inadeguate a rendere la complessità della politica”, come dice Amartya Sen, ma sono uno degli strumenti più usati nella scelta della rappresentanza e dunque nel fine settimana le elezioni comunali ci porteranno al rinnovo del consiglio comunale.

Ci sono quattro candidati sindaca/o e più di 200 candidati consiglieri che in questi mesi hanno esposto le loro proposte per il governo di una città apprezzata per il suo verde e la buona qualità della vita, sui quali però pendono numerose minacce e danno segni di criticità.

Ricordiamo in particolare i problemi della grave siccità del 2022, gli eventi meteorologici estremi del luglio 2023, l’eccezionale piovosità del 2024, fenomeni affrontati con improvvisazione o inadeguatezza e senza una riflessione sull’emergenza ambientale che stiamo vivendo che deve essere affrontata anche a livello locale. Valutiamo con preoccupazione la salute del nostro patrimonio arboreo: il ciliegio di via Tonale è stato sacrificato agli interessi immobiliari, quindici bagolari di via Don Sturzo verranno abbattuti secondo un progetto di riqualificazione della mobilità, il gelso di piazza Matteotti era malato e nessuno se n’era accorto. Sono solo esempi, ma emblematici di una gestione del verde da ripensare ed innovare con dispositivi urbanistici e regolativi aggiornati ed efficaci, che tengano conto delle più moderne indicazioni di tutela del verde e della biodiversità, anche attraverso il supporto di professionisti con competenze specifiche.

Siamo consapevoli che nella scelta elettorale i programmi elettorali contino poco, entrano in gioco anche altre componenti – dall’empatia del candidato alla scelta ideologica – e che siano troppo spesso solo promesse elettorali. Ma da quelli siamo partiti per valutare le posizioni dei candidati sui temi che ci stanno a cuore: i beni comuni legati all’ambiente ed al territorio, e pure quelli legati all’informazione ed alla trasparenza.

Abbiamo fatto analizzare all’IA i programmi elettorali dei candidati sindaco selezionando gli impegni proposti sui seguenti temi:

  •  Gestione e manutenzione del verde pubblico
  • Forestazione urbana e biodiversità
  • Parco Est delle Cave (PLIS)
  • Partecipazione civica e strumenti di pianificazione
  • Connessione con le normative europee
  • Partecipazione e coinvolgimento civico nella gestione dei beni comuni
  • monitoraggio ambientale e accesso pubblico ai dati

e successivamente abbiamo rivisto e controllato le indicazioni.

Segue l’analisi con i candidati in ordine alfabetico


Paola Colombo – Disegniamo Cernusco

Verde e forestazione:

  • Prosecuzione delle politiche attuali; aggiornamento Regolamento del Verde.
  • Progetti innovativi: orto botanico e chilometro verde della scienza.
  • Promozione della biodiversità in ambito urbano.

Parco Est delle Cave:

  • Connessioni verdi con altri parchi (Aironi, Increa, Gaggiolo).
  • Valorizzazione del PLIS come infrastruttura sovracomunale.
  • Recupero naturalistico dell’area boschiva della cava Gaggiolo.

Manutenzione e fruizione:

  • Riqualificazione aree verdi, aree gioco, inclusione del tema nei percorsi educativi scolastici.


Claudio Mereghetti – Meglio si può

Verde e forestazione:

  • Piani manutentivi anche per opere esistenti.
  • Maggiore cura e ordine negli spazi verdi cittadini.
  • Promozione dell’apicoltura e rispetto della fauna urbana.

Parco Est delle Cave:

  • Non esplicitamente menzionato, ma presenza di riferimenti alla tutela del suolo e alla sostenibilità ambientale.

Manutenzione e fruizione:

  • Collaborazione civica per la manutenzione con possibili incentivi.
  • Coinvolgimento attivo della cittadinanza nel decoro urbano.

Danilo Radaelli – Il futuro è Adesso per una città da Vivere

Verde e forestazione:

  • Obiettivo 100 m² di verde per abitante.
  • Nuovo Regolamento del Verde; gestione differenziata per zone.
  • Piantumazioni con piante autoctone e a bassa manutenzione.

Parco Est delle Cave:

  • Stop all’espansione delle cave.
  • Eventi, sentieri e cartellonistica per rendere il parco più accessibile.
  • Concessioni agricole e promozione della filiera corta e agricoltura sostenibile.

Manutenzione e fruizione:

  • Coinvolgimento della cittadinanza tramite Consulta ambientale.
  • Educazione ambientale e percorsi per la manutenzione del verde privato.

Valentina Tedesco – La città in Comune / Sinistra per Cernusco / M5S

Verde e forestazione:

  • Depavimentazione delle superfici grigie per ricreare suolo verde.
  • Piantumazione di nuovi alberi, rilancio dell’iniziativa “Un albero per ogni nuovo nato”.
  • Festa dell’albero con le scuole; incentivazione anche per il verde privato.
  • Monitoraggio imprese inquinanti e spinta a ridurre l’impatto ambientale.

Parco Est delle Cave:

  • Progetto partecipato con cittadini, scuole e agricoltori.
  • Creazione di una piattaforma per la filiera corta e pratiche agroecologiche.
  • Recupero cava Gaggiolo con finalità naturalistica.
  • Collegamento del PLIS Est delle Cave con PLIS Martesana e Parco Cascine di Pioltello.
  • Rete ciclopedonale intercomunale e manutenzione sentieri.

Manutenzione e fruizione:

  • Fontanelle in tutti i parchi, aree cani attrezzate, cura continua dei parchi gioco.
  • Ufficio per la gestione delle segnalazioni su degrado urbano.

Ci sono però alcuni elementi che non abbiamo trovato che invece pensiamo siano importanti fattori culturali dal punto di vista ambientale per coloro che si candidano a governare la città.

il Piano del Verde

Dall’analisi dei programmi elettorali dei candidati sindaco emerge una lacuna significativa: nessuno fa riferimento all’elaborazione di un Piano del Verde, strumento adottato da quei comuni che pongono attenzione alla pianificazione urbanistica, in particolare se collegato al Piano di Governo del Territorio, al Regolamento del Verde ed al coinvolgimento della cittadinanza.

Il Piano del Verde è uno strumento adottato da molti comuni italiani come documento di pianificazione ambientale e urbanistica che permette di:

  • avere una visione strategica e integrata delle politiche del verde;
  • definire standard minimi e indicatori di qualità ambientale;
  • programmare in modo trasparente la manutenzione, tutela e valorizzazione del patrimonio verde;
  • favorire la partecipazione attiva dei cittadini.

Il Garante del Verde: un istituto inefficace e ignorato

A Cernusco, la figura del Garante del Verde è stata formalmente istituita sul finire dello scorso anno, ma si è rivelata priva di visibilità, riconoscibilità, strumenti e impatto reale.

Nessun candidato propone una riforma o rilancio del Garante del Verde, confermandone l’inefficacia come strumento per la partecipazione civica nella tutela del verde urbano.


Il PLIS Est delle Cave

Tutti i candidati riconoscono l’importanza del Parco Est delle Cave, ma nessuno fa riferimento all’imminente modifica della convenzione regolativa, legata all’ingresso del Comune di Segrate: un’occasione per ripensarne l’assetto gestionale, troppo lento e farraginoso, introducendo elementi utili ad individuare una nuova governance del parco, con capacità di incidere sulla destinazione delle risorse, sulla progettazione, sui modelli di fruizione e sul rapporto con il mondo agricolo. Ignorare questo passaggio significa perdere un’occasione di rilancio politico e funzionale del PLIS, proprio partendo dalla considerazione che Cernusco è il Comune capofila.

Ci auguriamo che il PLIS Est delle Cave si strutturi come ambito sovracomunale, da governare in modo integrato, trasparente e partecipato.


la Nature Restoration Law

In nessuno dei programmi ci sono riferimenti alla Nature Restoration Law, il regolamento europeo approvato nel 2024 sul ripristino degli ecosistemi che fissa obiettivi vincolanti per:

  • l’arresto del consumo di suolo urbano e periurbano;
  • la conservazione della copertura vegetale delle aree urbanizzate;
  • la protezione di impollinatori e fauna selvatica, in particolare uccelli e insetti impollinatori.

Si tratta di un quadro normativo europeo che influenzerà direttamente le politiche ambientali locali nei prossimi anni e che sarà utile per quelle amministrazioni che intendono tutelare suolo, verde ed ecosistemi all’interno di una cornice normativa sovraordinata. Importante è inoltre il coinvolgimento delle comunità nel monitoraggio degli obiettivi.


Monitoraggio ambientale e accesso pubblico ai dati

Infine ma non ultimo, vogliamo ricordare l’importanza dei dati ambientali, in particolare quelli locali e dunque la centralina meteorologica, che avrebbe dovuto essere realizzata già da molti anni: una nostra proposta, disattesa nonostante un unanime mozione del consiglio comunale del 2020 che ce ne affidava la cura e responsabilità. È stata deliberata nel dicembre scorso l’assegnazione ad un altro soggetto che avrebbe dovuto realizzarla entro la fine di gennaio, ma sinora non se trova traccia.

Ci auguriamo che anche in questo caso si inizi a registrare e monitorare i dati ambientali e che vengano messi a disposizione come open data per la cittadinanza.


Aggiungiamo che siamo stati contattati da tutti i candidati, ad eccezione di Paola Colombo, per avere un confronto dialettico sui temi ambientali. Ringraziamo Claudio Mereghetti, Danilo Radaelli e Valentina Tedesco, per l’attenzione e per il riconoscimento del nostro ruolo di interlocutore affidabile e competente.

Chiudiamo, ricordando le parole di Norberto Bobbio: si può essere imparziali, ma non neutrali.

Bene Comune Cernusco continuerà a monitorare ambiente, territorio, biodiversità, a promuovere la trasparenza, la partecipazione incidente valutando la coerenza tra parole e azioni.

Il Garante dimezzato

Arriva nella notte di mercoledì 31 gennaio, dopo un iter travagliato ed una vivace discussione in consiglio comunale, l’approvazione del Garante per la tutela del Suolo, del Verde, dell’Ambiente.

La proposta – inizialmente era il ‘Garante degli alberi’ – era stata presentata due anni fa in campagna elettorale come una figura tecnica che avrebbe dovuto introdurre forme di regia unitarie e condivise nella piantumazione degli alberi. Ci sono però voluti ventidue mesi per arrivare in consiglio comunale dove, dopo molte revisioni e ripensamenti, è diventato nella versione finale un ‘comitato’ di tre tecnici, nominati uno dal sindaco, uno dalla maggioranza ed uno dall’opposizione. Dunque non propriamente indipendenti, visto che le loro selezione non risponde soltanto a criteri di formazione e merito, ma anche alla connotazione di parte politica.

Insieme al comitato dei garanti viene istituito anche un comitato di cittadini, con cui collabora nelle funzioni di monitoraggio e di promozione delle iniziative che riguardano suolo, ambiente e territorio, sia dall’alto per quelle che arrivano dall’amministrazione che dal basso per quelle proposte dai cittadini.

La discussione in consiglio, grazie ai rilievi presentati dai consiglieri, ha fatto emergere le numerose contraddizioni del testo del regolamento istitutivo del Garante e del comitato dei cittadini, dagli errori sintattici a quelli di contesto: il testo è stato quasi interamente ripreso dal regolamento del Garante del Verde di Milano, con qualche variante legata alle modalità di nomina dei membri del comitato ed all’introduzione del comitato dei cittadini. In particolare, i rilievi hanno messo in luce come non sia un “organo tecnico” da inserire all’interno degli organi collegiali con funzioni indispensabili ai fini istituzionali, e quindi l’esecutivo si vede costretto ad emendare il testo declassandolo ad “istituto di partecipazione”, così come previsto dall’articolo 43 dello Statuto comunale che prevede appunto “consulte e comitati di organismi di partecipazione all’attività pubblica locale, mediante la partecipazione della popolazione alle attività finalizzate allo sviluppo civile, sociale ed economico della comunità”. 

L’istituzione del Garante del Suolo, del Verde, dell’Ambiente perde dunque la sua portata innovativa iniziale come organo tecnico indipendente di monitoraggio, vigilanza, controllo e proposta rispetto all’operato dell’amministrazione per rientrare nella categoria degli istituti di partecipazione privi di capacità di incidenza.

Ci saranno così due comitati, uno per i Garanti, costituito da tre persone, come già ricordato di nomina politica, anche se le candidature devono rispondere a vaghi requisiti tecnici, ed un comitato di cittadini(aperto anche ai sedicenni), che arrivano dagli iscritti ad un bando reperibile sul portale del Comune. Il comitato di cittadini avrà anche un coordinatore ed un vice-coordinatore.

La nostra posizione su consulte e comitati è nota sin dalla loro istituzione: rappresentano istituti di partecipazione vetusti, anzi spesso sono forme di mistificazione della partecipazione dei cittadini utilizzate per inglobare la cittadinanza in forme che non garantiscono alcuna incidenza nell’ambito deliberativo. Per questa ragione avevamo proposto l’istituzione del Tavolo del Clima, vale a dire un ambito ove si instaura una dialettica fra le diverse componenti, da quella istituzionale, alle forme semplici o strutturate della cittadinanza, a quella scientifica, dove i dati ambientali vengono monitorati, analizzati ed elaborati in strategie di intervento condivise.

Purtroppo non vediamo alcuna portata innovativa nell’istituzione del Garante del Suolo, del Verde, dell’Ambiente, tantomeno in quella del Comitato dei Cittadini. Un’occasione persa, un’altra, intanto le emergenze ambientali e climatiche sono sempre più urgenti.

Di che suolo parliamo?

Il 5 dicembre, giornata dedicata al suolo su iniziativa delle le Nazioni Unite e la FAO per far crescere la consapevolezza sulla sua importanza per la vita umana, è stato praticamente ignorato, sebbene l’erosione di suolo libero costituisca ormai un’emergenza: l’Italia perde 2 metri quadri di suolo al secondo e la progressiva impermeabilizzazione del territorio, collegata all’intensificazione dei fenomeni meteo estremi, determina conseguenze devastanti sulle aree più fragili.

Anche a Cernusco la giornata del suolo è passata sotto silenzio, un silenzio assordante dopo l’approvazione estiva della variante del Piano di Governo del Territorio con cui verranno costruiti sui prati di via Cevedale più di 10.000 mq di palazzi e un nuovo campo da baseball prenderà il posto del secolare campo del Gaggiolo.

Il tutto però, ci raccontano, a consumo di suolo zero, perché i campi di via Cevedale erano già considerati edificabili dal vecchio piano regolatore e il PGT non ne ha modificato la destinazione e dunque, dal punto di vista teorico, non c’è consumo di suolo. Una narrazione mistificante: la realtà è che fra qualche mese al posto dei campi verdi vedremo palazzi e al posto del prato del Gaggiolo dove cacciano gli insetti le rondini che nidificano nella vicina cascina, un campo da baseball. E nessuna compensazione potrà restituirceli.

Dal 2011, anno di approvazione del PGT, sono cambiate molte cose, soprattutto è cresciuta la consapevolezza culturale delle conseguenze che la perdita di aree verdi determina per l’ambiente e le comunità. In dieci anni e, soprattutto, nei tre anni di discussione sulla variante si potevano mettere in atto misure volte a preservare le aree verdi di Cernusco per sottrarle alla speculazione immobiliare e per evitare consumo di suolo per realizzare strutture che avrebbero potuto essere costruite su aree di minor pregio ambientale.

Sarebbe stata una scelta onerosa per il contenzioso da sostenere con gli immobiliaristi sui mancati guadagni, ma sono ormai diverse le amministrazioni coraggiose che hanno visto riconosciuta dal punta di vista giuridico la volontà di preservare le aree verdi rimaste come di interesse preminente per la comunità rispetto agli interessi privati.

Ma in gioco non ci sono solo gli interessi privati: capita che vengano sacrificate aree ancora verdi anche per strutture pubbliche. È accaduto con il polo scolastico di via Goldoni realizzato sui prati della cascina Galanta, accadrà per il già citato campo da baseball sui prati del Gaggiolo ed è in programma per il giardino della scuola primaria del plesso di via Don Milani su cui verrà costruito un nuovo nido.

Che siano strutture di pubblica utilità non cambia la sostanza: è il verde che sarà cancellato per sempre e con il verde perderemo la biodiversità che porta con sé.

Consideriamo grave la mancata valutazione delle alternative: in tutti i casi citati non sono state prese in considerazione soluzioni che prevedessero il riuso di altre aree già compromesse, di minor pregio ambientale o funzionalità sociale.

Realizzare il nuovo nido a spese del giardino della scuola primaria è l’indicatore esplicito di come vengano considerate le aree verdi e la biodiversità: significa che sono una merce a disposizione, da poter utilizzare in funzione di esigenze private e pubbliche.

Ma i beni ambientali sono beni comuni, non sono a disposizione: devono essere tutelati e, soprattutto, devono essere valutate tutte le alternative praticabili per la loro conservazione.

Il giardino della scuola di via Don Milano ha avuto il merito di rompere il silenzio sul consumo di suolo, ha fatto capire cosa significhi perdere un prato, perdere gli alberi sotto cui si gioca, reso palesi le conseguenze della perdita della funzione sociale di un bene ambientale.

Bene Comune Cernusco condivide le perplessità dei genitori del consiglio d’Istituto e del Comitato dei Genitori dell’Istituto Rita Levi Montalcini che chiedono all’amministrazione un ripensamento ed una più attenta valutazione del progetto.

#occhiaperti-urbanistica: commissione territorio 9 giugno 2021

In chiusura della commissione territorio del 9 giugno 2021, dedicata agli interventi derivanti dalle ultime convenzioni sulle cave (ci torneremo appena avremo consultato la documentazione) ed il progetto della nuova piazza Matteotti, è riemersa dall’oblio alla variante parziale del PGT di cui si erano ormai perse le tracce. 

L’ultimo riferimento pubblico era stato la discussione in commissione territorio dell’8 febbraio 2021 in cui l’architetto Duca dichiarava che la revisione della documentazione, necessaria per dar seguito alla valanga di osservazioni pervenute ed in gran parte accolte, si sarebbe conclusa il 15 marzo.

Oggi apprendiamo che si arriverà alla fine di giugno e quindi la discussione in consiglio comunale ci sarà nel mese successivo.

100 giorni di ritardo rispetto ai tempi annunciati, segno di un’oggettiva difficoltà ad adeguare gli elaborati alle osservazioni pervenute ed ad aggiornarne i contenuti.

Ricordiamo che i principali interventi proposti riguardano la cancellazione di aree verdi: 

  • il campo agricolo e corridoio ambientale sul Naviglio per costruire un campo da baseball, 
  • il campo di via Cevedale-Bassano per costruire un immobile residenziale, 
  • il campo contiguo alla cascina Colcellate.

Dunque nuovo consumo di suolo in una città in cui le aree libere sono ormai una percentuale ridotta, circa il 30% della superficie del territorio, un dato non aggiornato poiché i valori correnti non sono disponibili o, almeno, resi noti e dove la pressione antropica ha già sfondato da tempo le previsioni del PGT.

Nei giorni scorsi molti di voi hanno avuto modo di conoscere le rondini della cascina Gaggiolo, anche grazie al primo dei nostri itinerari guidati:

le rondini, che sono una specie protetta, scompariranno se verrà costruito il campo da baseball.

il campo agricolo – corridoio ecologico

Le nuove case di via Cevedale

così saranno gli edifici di via Cevedale

verranno costruite fuori dal tessuto urbano ed ai margini del parco, in una delle poche aree agricole ancora rimaste.

sulla destra i campi di via Cevedale, perimetrati in rosso, interessati dal progetto immobiliare

Insieme campo della cascina Colcellate, che costituisce oggi una specie di cuscinetto verde rispetto agli stabilimenti industriali circostanti.

E’ ora il momento di cambiare rotta, le esigenze sportive possono essere soddisfatte riutilizzando altre aree già occupate, fuori dal perimetro del parco; per le esigenze immobiliari –tutte da dimostrare e verificare – si può attingere al patrimonio immobiliare dismesso. 

E comunque gli interessi collettivi, che riguardano la tutela di un bene comune qual è il suolo , sono preminenti rispetto a quelli privati.

La variante parziale arriverà in consiglio comunale in luglio, a due anni dalla sua presentazione. Un iter che l’amministrazione voleva concludere in fretta, troppo in fretta, ha incontrato nel suo cammino l’opposizione attenta e vigile dei cittadini.

La conferenza VAS più corta del mondo

Undici minuti. Tanto è durata lo scorso 22 ottobre la seconda conferenza VAS sulla variante parziale del Piano di Governo del Territorio di Cernusco. 

Mancavano il sindaco e l’assessore al territorio, così il tecnico esterno incaricato ed i due tecnici del comune (autorità procedente e autorità competente) hanno usato gli undici minuti per:

  • ripercorrere il travagliato iter amministrativo che, iniziato nel luglio del 2019, è arrivato sino al 22 ottobre 2020 a causa di diverse interruzioni e proroghe dei termini di scadenza (il primo a seguito del nostro esposto per mancato rispetto della sospensiva Covid-19, gli ultimi due a causa di proroghe dei termini di scadenza volute dall’amministrazione);
  • ricordare che sono state inviate 107 osservazioni alla variante, raggruppate in un una matrice excel per aree tematiche; 
  • segnalare che nei prossimi novanta giorni verranno effettuate “correzioni, integrazioni, modifiche” alla variante, insieme alla revisione da parte dei progettisti dei documenti di variante, dal Rapporto Ambientale alla relazione tecnica. Potrebbe persino essere ritirata, ma questa possibilità dovrà essere vagliata dal legale dell’amministrazione. 

La conferenza è stata quindi chiusa senza alcun contraddittorio fra i soggetti coinvolti. 

Non che ci fossero grandi speranze di confronto, vista la modalità con cui era stata convocata a causa delle restrizioni legate alla pandemia: una diretta facebook sulla pagina istituzionale del comune di Cernusco, strumento fintamente partecipativo. In questo modo si potevano solo inviare commenti sulla chat facebook, laddove sarebbe stato opportuno l’utilizzo di una piattaforma per videoconferenze da remoto per consentire il contraddittorio.
Ma quegli undici minuti sono stati una farsa, irrispettosa dei soggetti coinvolti e dei cittadini interessati che hanno fatto arrivare le loro osservazioni all’amministrazione.

La variante del PGT: come fare le osservazioni

Gli interventi proposti nella variante del PGT in discussione in questi giorni avranno effetti di medio periodo sulla struttura del tessuto urbano e di lungo periodo sull’ambito ambientale.
Pur essendo una variante parziale che, secondo quanto dichiarato, dovrebbe incidere solo in relazione a specifici elementi puntuali, presenta alcuni interventi di particolare valenza e rilievo dal momento che interessano aree sensibili dal punto di vista ambientale ed urbanistico.

Abbiamo già presentato alcune delle proposte (l’ampliamento del centro sportivo in un’area del PLIS Est delle Cave, l’edificazione di via Cevedale in aree che ora sono dei campi agricoli), continueremo a raccontarvi ciò che contengono le altre.

Nello stesso tempo vi segnaliamo che sino al 14 luglio è possibile far pervenire all’Amministrazione osservazioni e rilievi, perché siano valutate dai soggetti competenti per la Valutazione Ambientale Strategica.

I documenti si trovano sul portale SIVAS regionale a questo link
le osservazioni vanno inviate all’Autorità Procedente per la VAS del comune di Cernusco sul Naviglio  –  Settore Infrastrutture e Urbanistica-Edilizia Privata del Comune di Cernusco sul Naviglio –  per posta certificata all’indirizzo: comune.cernuscosulnaviglio@pec.regione.lombardia.it

In alternativa, potete mandarle a noi all’indirizzo benecomunecernusco@gmail.com
le raccoglieremo in un documento complessivo insieme alle nelle nostre.

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