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Via Cevedale: lo strano caso della delibera approvata due volte

L’11 agosto la Giunta comunale ha approvato la delibera n. 208 che chiudeva l’iter del Piano Attuativo con le controdeduzioni alle osservazioni inviate dopo l’adozione. Una settimana dopo, però, la Giunta è stata costretta a riunirsi nuovamente nell’ultimo giorno utile per confermare … la stessa delibera a causa di “errore formale” che ne avrebbe compromesso la validità: mancava infatti la registrazione puntuale dei votanti su ciascuna delle osservazioni esaminate.

E così c’è una delibera approvata due volte, procedura singolare ma che evidenza la volontà di voler chiudere in fretta la vicenda, rimediando in corner all’errore.

In sostanza le due delibere rigettano in blocco le criticità sollevate da cittadini e associazioni, salvo un paio di parziali accoglimenti .

Questa vicenda mostra con chiarezza la scelta dell’Amministrazione di assecondare gli interessi privati dell’operatore, sacrificando i beni comuni.

Nonostante i richiami di comitati e associazioni, la Giunta ha deciso di non rimettere in discussione un impianto progettuale che cancella l’occasione di conservare gli ultimi spazi agricoli, i servizi realmente utili, una pianificazione condivisa.

Cosa succede ora?

  • Entro 60 giorni dalla conclusione della procedura espropriativa deve essere stipulata la convenzione urbanistica, salvo proroga concessa dalla Giunta.
  • In assenza di espropri ancora pendenti, la stipula può avvenire anche più rapidamente, ma resta vincolata all’approvazione definitiva della delibera (che ora è stata confermata con l’atto n. 210).

Una volta stipulata la convenzione:

  • entro 120 giorni deve essere richiesto almeno un Permesso di Costruire o una SCIA per il 40% delle volumetrie previste;
  • la convenzione ha validità 10 anni, entro i quali devono essere completate tutte le edificazioni;
  • entro 60 giorni dal collaudo le opere e le aree cedute devono essere trasferite formalmente al Comune;
  • gli operatori restano obbligati a curare la manutenzione del verde per 2 anni dopo il collaudo, oltre a un ciclo stagionale

Tutti questi passaggi avverranno secondo una procedura che non è più pubblica, i cui atti vengono resi disponibili solo attraverso un formale accesso civico.

Per questo sarebbe molto importante che l’Amministrazione comunale garantisse trasparenza, rendendo pubblici i passaggi intermedi e mettendo a disposizione la documentazione relativa. Solo così si può assicurare un controllo diffuso sull’attuazione di un intervento di tale impatto per la città.

Emblematico che la convenzione preveda 6.000 euro per “Spese di comunicazione” per la pianificazione urbanistica da versarsi alla stipula: dunque, il Comune, consapevole della grande opposizione pubblica a questo piano, destina una parte dei soldi per promuovere il suo operato .

La sindaca Paola Colombo porta la responsabilità della cementificazione di Cernusco.
La giustificazione secondo cui “non si poteva fare altrimenti” non regge: il Piano Attuativo poteva essere respinto, Bene Comune Cernusco denuncia le responsabilità dell’Amministrazione che, invece di ripensare l’intervento alla luce delle osservazioni dei cittadini, ha blindato il piano.

Con questo Piano Attuativo, invece, si sarebbe potuto cambiare verso: un’Amministrazione coraggiosa, cui stiano davvero a cuore i beni comuni, avrebbe scelto la difesa dei beni comuni, perché oggi la consapevolezza culturale e ambientale impone scelte radicalmente diverse da quelle del passato e oggi la crisi climatica richiama ciascuno a fare la propria parte, anche a livello locale con azioni concrete che implicano:

  • arresto del consumo di suolo,
  • conservazione della copertura verde e la biodiversità,
  • pratiche concrete per la riduzione dei cambiamenti climatici.

Avevamo anche segnalato alla Sindaca che avrebbe potuto essere la prima in Italia a seguire il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), il nuovo strumento giuridico che riguarda il ripristino degli ecosistemi e la conservazione del suolo e della copertura vegetale, ma non ha voluto cogliere questo suggerimento importante,

Non solo, registriamo anche la mancanza di interlocuzione: la sindaca non ha risposto alla nostra lettera aperta e ci ha ricevuto solo la formale richiesta di incontro a seguito della polemica apparsa sulla stampa.

Anche il presidente del parco Est delle Cave ha brillato per la sua assenza, nonostante la nostra lettera aperta in cui chiedevamo al parco di svolgere un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.

Il caso del Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è emblematico: quando la politica si piega alle esigenze dei privati, gli interessi generali – il paesaggio, gli ecosistemi, la biodiversità – che sono beni comuni, restano fuori gioco e viene pure messo a rischio l’equilibrio idraulico della zona.

Infine, ma non ultima evidenziamo l’inerzia dell’Amministrazione rispetto alla nostra segnalazione della presenza del pioppo con caratteristiche di albero monumentale.

A questo link trovate il dettaglio delle osservazioni e controdeduzioni.

Lettera aperta alla Sindaca Paola Colombo

Cara Sindaca Paola Colombo

ci rivolgiamo a lei e alla sua Giunta perché quello che si deciderà nelle prossime settimane sul Piano Attuativo dell’ambito M1_3 “Cevedale-Bassano” riguarda il futuro della nostra città e la qualità della vita di chi la abita oggi e la abiterà domani.

Il progetto, come sa, prevede di costruire nove palazzi ed una serie di opere connesse sull’ultimo terreno agricolo di Cernusco, una zona preziosa dal punto di vista paesaggistico ed altrettanto importante dal punto di vista ambientale ed ecosistemico. Come conseguenze ci saranno la perdita irreversibile di suolo agricolo e del paesaggio rurale, l’impatto sugli ecosistemi del vicino Parco Est delle Cave, l’abbattimento di alberi storici, il potenziale rischio idraulico dell’area.

Elementi che hanno destato la preoccupazione di tanti cittadini e cittadine che si sono mobilitati, hanno scritto osservazioni e firmato una petizione che ha raccolto più di 1500 firme in pochissimi giorni, sostenuta anche da figure di grande autorevolezza come Luca Mercalli, Tomaso Montanari e Paolo Pileri.

Non esiste nessun automatismo che vi obblighi ad approvare questo piano: può essere approvato, spianando e facilitando la strada agli interessi privati, oppure bocciato, se subentrano motivazioni di interesse pubblico, che abbiamo ampiamente documentato. Chi amministra ha il dovere di ascoltare i propri cittadini e valutare con attenzione le conseguenze delle decisioni che assume, specie se riguardano i beni comuni. Non approvare questo piano non implica alcuna inadempienza, sarebbe un atto di coraggio, di responsabilità e di rispetto verso la nostra comunità e verso le future generazioni e.

Per questo, con questa lettera aperta, torniamo a chiedere ciò che abbiamo già chiesto in forma ufficiale: l’Amministrazione, che rappresenta tutta la comunità di Cernusco, scelga di stare dalla parte dell’interessi generali e non da quella degli interessi privati. Perché non si tratta solo di cemento o di edifici, ma di scelte che cambiano per sempre il volto e l’identità del nostro territorio.

Fermi il Piano Attuativo come primo atto del suo mandato: sarà ricordata come la sindaca che ha bloccato la cementificazione di Cernusco,

Bene Comune Cernusco
e i cittadini e le cittadine che hanno a cuore il futuro di Cernusco sul Naviglio.

Lettera aperta a Don Antonio Novazzi contro il consumo di suolo a Cernusco

Lettera aperta a Don Antonio Novazzi
Vicario episcopale per la Zona VII – Cernusco sul Naviglio

Appello alla coscienza cristiana contro il consumo di suolo a Cernusco

Cernusco sul Naviglio, 09.07.2025

Caro Don Antonio,

ci rivolgiamo a Lei con profonda preoccupazione per il Piano Attuativo M1_3 – via Cevedale-Bassano a Cernusco sul Naviglio, la cui approvazione da parte della Giunta Comunale potrebbe avvenire nelle prossime settimane.

Il piano prevede la costruzione di nove palazzi, parcheggi, una piazza e un edificio pubblico, in una delle ultime aree agricole libere della città, a ridosso del Parco Est delle Cave e in una zona riconosciuta per la sua rilevanza ecologica, agricola e paesaggistica. Un intervento che comporterebbe la cancellazione definitiva del suolo fertile, la perdita della biodiversità, l’abbattimento di alberi storici e l’interruzione della continuità ecologica del territorio.

Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a un intervento irreversibile di distruzione del creato.

Siamo convinti che le parole di Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ ci interpellino direttamente:

«Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS, n. 139),

«Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. […] L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme» (n. 118)

Anche la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace si è espressa con grande chiarezza sul consumo di suolo in “Custodire le nostre terre. Il suolo bene comune”:

«Il suolo è una realtà viva, la cui distruzione equivale a un suicidio ambientale. È urgente un cambiamento culturale, economico e politico. Le istituzioni locali hanno una responsabilità fondamentale.»

Parole che ci sembrano profondamente disattese da quanto sta accadendo a Cernusco.

Come comunità cristiana, non possiamo ignorare la responsabilità morale e civile che ci chiama a custodire per le generazioni future il paesaggio rurale della Martesana – fatto di campi, rogge, filari, siepi e alberi storici – parte della nostra memoria collettiva e che rappresenta un bene comune. Cancellarlo in nome della rendita immobiliare, significa tradire la responsabilità che ci è stata affidata come custodi del creato.

Confidiamo nella Sua voce profetica, affinché richiami tutti a operare davvero per il bene comune e non per gli interessi di pochi.

Ci rivolgiamo a Lei, che da sempre rappresenta una guida spirituale attenta ai temi sociali e ambientali, affinché si faccia interprete presso gli amministratori pubblici di un richiamo etico forte e chiaro che restituisca voce a chi crede in una città più giusta, solidale e attenta ai beni comuni.

Un invito che trova fondamento nella nostra Costituzione, laddove l’art. 42 afferma con chiarezza che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, ma deve avere una funzione sociale.
La proprietà e l’urbanistica non possono essere strumenti di rendita, ma devono essere orientati alla giustizia, all’equità e alla sostenibilità.

A sostegno di queste richieste, la petizione da noi promossa per salvare i campi di via Cevedale (vedi link in calce) ha già raccolto oltre 1400 firme in pochi giorni, a dimostrazione di una profonda sensibilità civica. Tra i firmatari vi è anche il climatologo Luca Mercalli.

La invitiamo a incontrare le associazioni e i cittadini firmatari, ad ascoltare le loro ragioni e a farsi promotore di una riflessione condivisa sul significato autentico di “abitare” e “costruire” in un tempo segnato dalla crisi ecologica e climatica.

La ringraziamo fin d’ora per l’ascolto e restiamo in attesa di un Suo riscontro.

Un cordiale saluto

Il presidente

Fabio Battagion

Bene Comune Cernusco ETS

La petizione è disponibile a questo link:

https://www.openpetition.eu/it/petition/online/p-a-cevedale-bassano-salviamo-lultimo-terreno-agricolo-dal-cemento

via Cevedale: la vergogna più infamante

Credono infatti che la vergogna più infamante consista nell’annotare nei pubblici registri che la città, allettata da una somma di denaro, e per di più da una somma modesta, ha venduto e trasferito legalmente su altri la proprietà di oggetti ricevuti dagli antenati. *

Cicerone, Quarta orazione contro Verre, 70 a. C.

È stata approvata il 12 maggio e pubblicata sull’albo pretorio il 19 la delibera con cui la giunta ha adottato il Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano che prevede la costruzione di nove edifici sulle ultime aree verdi di Cernusco: campi agricoli centenari, fuori dal tessuto urbano, ai margini del PLIS Est delle Cave.

Occorre ricordare ancora una volta che costruire su superfici verdi significa:

  • perdere suolo, una risorsa finita, non riproducibile,
  • implica perdere i servizi ecosistemici e la biodiversità correlati,
  •  contribuisce al riscaldamento globale e dunque ai cambiamenti climatici.

Quei campi sono un patrimonio da conservare per le generazioni future, che invece verrà loro sottratto per sempre: il danno economico e finanziario legato alla perdita dei servizi ecosistemici non è stato né calcolato né considerato, ma peserà su tutti noi per gli anni venire, a fronte di enormi profitti dell’operatore immobiliare. 

Secondo la nostra Costituzione gli interessi privati sono tutelati purché realizzino una funzione sociale che non è possibile trovare in questo intervento che sottrae alla comunità un bene comune qual è il suolo libero violando così un principio costituzionale.

Aggiungiamo che quei campi si allagano ad ogni pioggia e costruirci sopra significa aumentare il rischio idraulico per un’area già in sofferenza compromettendo il sistema dell’intero comune per favorire gli interessi di pochi.

A rendere ancora più grave questa decisione sono i tempi: tra due giorni si rinnova il Consiglio Comunale e questa delibera è arrivata negli ultimi giorni utili ad emettere un provvedimento che avrà conseguenze irreversibili per un bene comune .

Su quei campi gravava da tempo una destinazione edilizia che un’amministrazione coraggiosa avrebbe potuto modificare perché non esistono titoli urbanistici acquisiti per sempre. Con la firma del Piano Attuativo a pochi giorni dalla fine del suo mandato l’amministrazione si macchia di quella che Cicerone definisce la “vergogna più infamante”: vendere e trasferire legalmente su altri quanto ricevuto dagli antenati.

testo latino:
“Nam turpitudinem summam esse arbitrantur referri in tabulas publicas pretio adductam civitatem, et pretio parvo, ea quae accepisset a maioribus vendidisse atque abalienasse”

Verrine ii, 4, 134.

Riprendiamo

L’inizio dell’anno porta con sé riflessioni e propositi per i mesi futuri. Questo sarà un anno importante per Cernusco sul Naviglio, poiché in primavera si terranno le elezioni per scegliere il nuovo sindaco, dopo la prematura scomparsa di Ermanno Zacchetti avvenuta la scorsa estate.

Responsabilità verso la città

È fondamentale che i cittadini segnalino a chi si candida a governare le principali criticità che minacciano i beni comuni, indicando possibili soluzioni per proteggerli e conservarli. I temi da affrontare sono numerosi, ma uno dei più urgenti è sicuramente l’emergenza climatica, spesso sottovalutata nonostante il suo impatto sull’agenda politica e sugli investimenti futuri.

Emergenza climatica: eventi estremi e necessità di dati

Gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti. Negli ultimi anni, Cernusco ha affrontato:

  • la siccità del 2022 e la conseguente sofferenza idrica che ha messo in crisi i nostri alberi, specialmente quelli appena piantati.
  • i downburst del 2023, che hanno sradicato decine di alberi.
  • le intense piogge del 2024, con 1600 mm di precipitazioni, che hanno messo sotto pressione la rete idraulica cittadina.

Questi eventi estremi, sempre più frequenti, richiedono misure adeguate, ma una gestione efficace è ostacolata dalla mancanza di dati meteorologici locali, insieme alle concentrazioni di inquinanti (polveri sottili pmp 2,5 e10), che offrirebbero elementi conoscitivi utili a delineare i modelli previsionali per la prevenzione del rischio idraulico e delle mappe di rischio inquinamento, purtroppo non sono disponibili perché, nonostante una delibera del consiglio comunale del 2020 avesse previsto l’installazione di una centralina meteo, l’assessore Restelli non ha mai dato seguito all’iniziativa. Questo ritardo mina la credibilità delle istituzioni e impedisce una corretta pianificazione per affrontare i rischi climatici e ambientali.

Consumo di suolo e urbanizzazione: una scelta strategica

Un altro tema cruciale è il consumo di suolo, strettamente connesso all’emergenza ambientale. Cernusco, con il 47,13% della superficie già urbanizzata, è tra i comuni con il più alto livello di suolo consumato nell’area Nord-Est Milano. Nonostante ciò, il Piano di Governo del Territorio (PGT) prevede ancora nuove edificazioni, come il progetto per sei palazzine nei campi agricoli storici di via Cevedale-Bassano.

In una città che vede una popolazione in diminuzione e in rapido invecchiamento, la strategia dovrebbe essere diversa:

  • conservare le aree verdi rimaste.
  • favorire il recupero del patrimonio immobiliare esistente, evitando nuove costruzioni.

Invece negli ultimi anni nuovi cantieri sono cresciuti in ogni spazio libero: è l’effetto della densificazione urbana – un criterio guida del PGT, presentato come una scelta ecologista, ma cui siamo sempre stati contrari – che concentra nuovi interventi edilizi all’interno del perimetro già urbanizzato con significativi effetti negativi:

  • impatto sulle infrastrutture e sui servizi:
    L’aumento della densità abitativa ha generato una forte pressione sulle reti e sui servizi cittadini, come il sistema fognario, il traffico, le scuole e gli spazi pubblici.
  • perdita di spazi verdi urbani:
    La densificazione ha ridotto le aree verdi urbane che offrivano benefici ecosistemici come la riduzione dell’inquinamento, il raffrescamento urbano, la gestione delle acque meteoriche e l’aumento delle biodiversità urbana.
  • Riduzione dei servizi ecosistemici:
    Con la perdita di verde urbano, la città ha visto un peggioramento dei cosiddetti servizi ecosistemici, ossia i benefici naturali offerti da alberi, prati e aree non edificate. Tra questi, la capacità di assorbire CO₂, di filtrare le polveri sottili, di prevenire allagamenti trattenendo l’acqua piovana e di migliorare il comfort climatico urbano.

Un modello da ripensare
Le scelte urbanistiche dei prossimi anni e, dunque, del nuovo Piano di Governo del Territorio saranno essenziali rispetto alla conservazione dei beni comuni, facciamo appello a chi si candida a governare la città perché si salvaguardino le ultime aree verdi libere e si ripensino i piani attuativi in corso tutelando gli interessi della comunità e dell’ambiente.

Verde urbano: manutenzione e tutela

Un altro aspetto cruciale è la gestione del verde : la copertura arborea di Cernusco è un patrimonio importante, ma necessita di interventi adeguati. Quest’anno è in scadenza anche il contratto di servizio, appaltato nel lontano 2018, i cui termini andranno pesantemente ripensati perché garantisca un servizio adeguato.

Il Garante del verde, del suolo e dell’ambiente ed il correlato comitato di cittadini appena istituiti hanno un ruolo meramente consultivo, privo di capacità d’incidenza.

Prossimi approfondimenti

Restano molti altri temi da affrontare, in particolare la qualità dell’aria e dell’acqua, ci torneremo presto.

Pannelli solari e consumo di suolo

Non si è ancora spenta l’eco della riduzione dell’area di rispetto del pozzo per l’acqua potabile di via Firenze (da 200 a 60 metri) che già si discute (con scarsi risultati, visto che probabilmente è già tutto deciso) di un nuovo intervento, richiesto da un privato, per l’installazione di circa 3000 pannelli solari su di un terreno agricolo, di proprietà del richiedente.

Si dirà: quindi? dov’è la brutta notizia? non è bello, e giusto, e positivo installare delle sorgenti di energia rinnovabile?
Certo che lo è, ma non quando il nuovo impianto va ad occupare un terreno agricolo, quindi un terreno che, oltre a poter produrre cibo per gli umani, o magari per gli animali, costituisce anche un serbatoio di naturalità, di biodiversità, di salvaguardia di forme di vita legate alla fertilità del terreno ed al concetto di “suolo naturale” che è incompatibile con l’installazione di una “copertura fotovoltaica” (si veda a tal proposito lo studio: Soil properties changes… dell’Università della Tuscia, finanziato dal Ministero dell’Educazione, Università e Ricerca, 2022).

L’insediamento di un tale impianto, inoltre, andrebbe ad erodere ulteriormente la quantità di “suolo” libero, già compromesso dalla continua edificazione di insediamenti antropici di vario tipo. Secondo ISPRA, infatti, la realizzazione di un impianto fotovoltaico su terreno agricolo costituisce a tutti gli effetti un consumo di suolo, esattamente come un capannone, un parcheggio, una strada, un condominio. ISPRA, giusto per ricordarlo, è la massima autorità in tema di protezione e ricerca ambientale, ente giuridico di diritto pubblico, istituito nel 2008 per supportare ed a servizio del Ministero dell’Ambiente e la Sicurezza Energetica (MASE). E’ l’ente che misura in maniera ufficiale, ogni anno, il consumo di suolo comune per comune, continuando a denunciare, inascoltato, la gravità del fenomeno, in Italia, ma non solo.

Alcune considerazioni finali, che aiutano a capire meglio la questione del nuovo impianto fotovoltaico.

  • Il privato che sta chiedendo l’autorizzazione per installare i pannelli è Eurocommercial, in sostanza il centro commerciale Carosello. L’area interessata è l’unica porzione della enorme proprietà Eurocommercial che ricade nel territorio di Cernusco. Quindi, coprire il terreno agricolo, sebbene di proprietà, non è l’unica alternativa, visto che il centro commerciale ha superfici coperte e parcheggi che potrebbero essere utilizzati come alternativa al terreno agricolo.
  • Il fatto che nei conteggi ufficiali del consumo di suolo (come definito da ISPRA) rientrino anche le aree agricole destinate all’installazione di pannelli solari, rende incompatibile questo intervento con un Piano di Governo del Territorio (PGT) che, almeno nelle promesse della nostra amministrazione (a pagina 4), si vuole realizzare rendendo attuale il vincolo di “consumo di suolo zero“, che rimarrà, quindi solo una pia intenzione.
  • In ultimo, preoccupa e dispiace la lettera che una dozzina di organizzazioni “ambientaliste” ha indirizzato a ISPRA chiedendo di modificare la propria definizione di “consumo di suolo”, togliendo le aree destinate a pannelli fotovoltaici. Preoccupa perchè non vorremmo che questa posizione, assunta da tali organizzazioni, fosse una sorta di appiattimento sulle posizioni di un ambientalismo di facciata, caratterizzato da operazioni di “greenwashing” che non prendono nella dovuta considerazione le necessità di un pianeta sempre più compromesso e in difficoltà. Dispiace perchè in questa dozzina di organizzazioni compaiono nomi (WWF, Greenpeace, Legambiente) che per anni sono state la nostra più concreta speranza per un cambiamento che ci riportasse verso modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente e attenti alle azioni indispensabili per la sua salvaguardia. Ci associamo pertanto all’appello di Coalizione Articolo 9 per confermare piena fiducia in ISPRA, perchè continui nel suo monitoraggio attento e indipendente segnalando le criticità e suggerendo alternative per guarire questo nostro pianeta malato.

#occhiapertivariante: approvata la variante parziale n. 2

Vergogna. Imbarazzo.

Sono i sentimenti che si porta con sé la variante parziale del PGT approvata dal consiglio comunale dopo un iter durato tre anni.

Chi ci segue sa bene che non ne abbiamo mai condiviso i caposaldi: nata (ufficialmente) per consentire la realizzazione del campo da baseball sui campi agricoli pluricentenari del Gaggiolo che però costituiscono il corridoio ecologico che funge da connessione fra i parchi naturali limitrofi, ha inserito interventi sugli ambiti della pianificazione rimasti inattuati nel PGT vigente, in particolare quello di via Cevedale-Pasubio, l’area verde più vasta ( 82.000 mq) su cui gravava una previsione di immobiliare di quasi 15.000 mq, ereditata dai precedenti strumenti urbanistici e rimasta sinora inattuata.

Sul corridoio ecologico abbiamo segnalato l’importanza di conservare la connessione fra aree naturali in modo da consentire il passaggio delle specie migratrici e gli spostamenti di molte altre specie animali, le conseguenze che avrebbe avuto la costruzione del campo da baseball soprattutto sulle rondini che nidificano nella contigua cascina Gaggiolo e che in quei prati trovano gli insetti di cui si alimentano ed il fango con cui costruiscono i loro nidi. Per non parlare delle conseguenze del disturbo antropico legate alla frequentazione della struttura sportiva su quella che prima era un’area naturale.

Di fronte a questi problemi appaiono davvero imbarazzanti le contromisure proposte fatte proprie negli argomenti di voto dai consiglieri: dall’utilizzo dell’erba naturale al posto del prato sintetico, solo un palliativo perché la biodiversità iniziale è comunque distrutta, al frutteto da piantare in tre anni sul margine del Naviglio che non aiuta le rondini che si nutrono di insetti e che comunque andrebbe a costituire un ecosistema diverso dal precedente ed in tempi molto lunghi. Intanto le rondini le avremo perdute per sempre.

Come ha scritto Paolo Pileri:

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Si è consumata davvero la tragedia culturale di cui parla Pileri, perché abbiamo assistito a decisori che spacciano per salvifica la funzione pubblica del campo da baseball rispetto alla perdita eterna di un bene ambientale, senza neppure più l’alibi dell’ignoranza perché abbiamo cercato di spiegare in tutti i modi le conseguenze negative di questa decisione sulle risorse ambientali, di una pianificazione degli impianti sportivi pubblici slegata da quella complessiva. Non è servito di fronte al pregiudizio ideologico che considera preminente l’attività sportiva rispetto a tutto il resto. 

Ai decisori che si trincerano dietro il parere favorevole dell’ARPA, che solo dice che nei documenti della variante sono state considerate le condizioni ambientali presenti nel Rapporto Ambientale, ricordiamo che è il minimo che si richiede dal punto di vista formale. Ma il problema sta proprio nel rapporto ambientale basato su dati non aggiornati e che comunque ha evidenziato delle criticità, ma viene usato come copertura decisionale con l’ipocrisia di ammettere nello stesso tempo che in sede di variante generale ci vorranno dati aggiornati.

C’è un altro elemento da considerare: il campo del Gaggiolo era dentro il perimetro del PLIS Est delle cave da cui è stato stralciato, perché tale vincolo non era compatibile con il campo da baseball. Si tratta di un precedente pericoloso: d’ora in poi tutti i comuni del parco sanno che possono variare in funzione delle proprie esigenze locali i limiti del parco che dunque non tutelano proprio nulla, come abbiamo sempre fatto rilevare. Anche in questo caso c’è il parere favorevole del comitato di gestione ma, come ben sa chi segue le vicende del parco, il progetto è stato presentato senza esporne gli elementi critici. E poi è ben difficile che qualcuno dei comuni dica di no ad un progetto, poiché sa che un domani potrebbe presentarne uno ed avrà bisogno del parere favorevole degli altri.

Scompariranno anche i campi di via Cevedale-Bassano: un lembo di verde agricolo ai margini del tessuto urbano ed affacciato sul parco delle cave su cui verranno realizzate palazzine per circa 11.000 mq. La possibilità di costruire su questi terreni era la pesante eredità dei dispositivi urbanistici del passato, rimasta però inattuata per decenni. Si sarebbe potuto scegliere, di fronte alle richieste degli immobiliaristi, di conservare i prati perché i diritti edificatori non sono affatto diritti acquisiti. Era scelta che implicava coraggio, perché avrebbe impegnato l’amministrazione in un contezioso giuridico, i cui esiti non possono però essere definiti a priori “soccombenti” dal momento che ci sono ormai diversi precedenti giuridici che hanno considerato prevalenti gli interessi pubblici di tutela dei beni ambientali rispetto a quelli immobiliari. Sarebbe stato probabilmente oneroso ma, di fronte ad un avanzo di bilancio di quasi sei milioni di euro, si può pensare di spenderne una parte per salvare dei beni comuni, magari chiedendo con trasparenza il parere alla cittadinanza. In questi tre anni c’era tutto il tempo.

Invece abbiamo assistito ad una giunta che si fa dettare le delibere ed i tempi dagli immobiliaristi e spaccia la riduzione di superfice immobiliare edificabile del 25% come una conquista ambientale, non considerando che il male minore appartiene sempre alla categoria del male perché i campi non ci saranno più. 

Ci hanno detto che ci saranno 120 persone in meno rispetto a quelle previste inizialmente, ma pensate che questo basti? Nei giorni crudi dell’emergenza caldo e siccità legata ai cambiamenti climatici prodotto del riscaldamento globale vedere approvare un provvedimento che cancella aree verdi è davvero distopico.

C’è un altro aspetto si cui occorre soffermarsi: gli immobiliaristi accettano, anzi sono loro stessi a proporre, la riduzione del 25% della superficie edificabile in cambio della cancellazione della quota di edilizia convenzionata. E l’amministrazione accetta, non solo, fa propri gli argomenti usati nell’istanza degli operatori evidenziando nella delibera di adozione del provvedimento come l’edilizia convenzionata dia adito a comportamenti elusivi o speculativi.

Il riferimento è particolarmente grave poiché l’Amministrazione non può Iimitarsi ad una generica indicazione ma, se ne ha effettivo riscontro, deve dar seguito ad azioni conseguenti di denuncia e regolazione. In caso contrario si tratta di illazioni che non possono stare alla base di un dispositivo amministrativo, che per di più dichiara un “interesse pubblico”. 

Abbiamo tutti ascoltato nel consiglio comunale le balbettanti giustificazioni a questo riguardo secondo cui si tratta di episodi isolati e ben noti. Eppure sono stati usati come base argomentativa per un’istanza e poi per una delibera. E ancora, perché se questi argomenti sono validi per via Cevedale, non valgono pure per l’altro comparto immobiliare di via Brescia?

Come conseguenza ci saranno in via Cevedale appartamenti prestigiosi vista parco di edilizia residenziale, in via Brescia l’edilizia convenzionata vista zona industriale dismessa.

Infine ma non ultima l’ipocrisia con cui si dichiara che la costruzione di palazzine per 11.000 mq non è consumo suolo. La realtà fattuale è che ieri c’erano i campi, domani non ci saranno più, il suolo consumato non si rigenera.

Poi, siamo nelle terre di Manzoni e ricordiamo tutti l’azzeccagarbugli, e dunque è gioco facile dire che rispetto a quanto già previsto dal PGT non c’è consumo di suolo e che l’intervento è compatibile con le normative regionali di riduzione del consumo di suolo e con il Piano Territoriale Metropolitano. Ma noi ricordiamo bene l’artificio che si portava dietro il PGT del 2010 considerato a consumo di suolo zero, pur avendo al suo interno molti comparti edificabili, via Cevedale compreso, perché tale consumo veniva in qualche modo bilanciato dalle compensazioni e dal fatto che alcune trasformazioni previste, pur sottraendo aree libere, ricadevano entro il tessuto urbano consolidato. 

Eppure la raccomandazione di monitorare tutti gli interventi immobiliari c’era, ma non ne abbiamo trovato traccia, come non è stato possibile sapere se il comune utilizzi l’applicativo regionale SIMON per il monitoraggio attuativo dei PGT, né conoscere il bilancio di consumo del suolo di Cernusco perché il PGT è stato approvato prima della legge regionale 31 che lo prescrive a partire dal 2014.

Beata ignoranza.

#occhiapertiurbanistica: i campi di via Cevedale-Bassano

i campi di via Cevedale

Un silenzio assordante è seguito alla dichiarazione di interesse pubblico lo scorso 10 novembre per la riduzione di superfice immobiliare edificabile nell’area di via Cevedale-via Bassano, uno degli interventi più importanti e, nello stesso tempo contestati, della variante parziale del PGT.

Variante di cui si erano perse le tracce dopo il parere favorevole condizionato al recepimento delle osservazioni dello scorso 19 gennaio che, come prescritto dalla procedura di Valutazione Ambientale strategica iniziata nel luglio 2019, dovrebbe essere discussa in consiglio comunale.

Sinora non ci sono stati passaggi o evidenze pubbliche delle variazioni prescritte e dunque questo provvedimento della giunta che, di fatto, avalla l’intervento immobiliare proposto dalla variante, arriva senza che siano emersi i dati conoscitivi aggiornati sulle caratteristiche ambientali e quindi sugli impatti che si produrranno.

Il provvedimento riconosce implicitamente la grande importanza dei campi di via Cevedale su cui verranno costruiti palazzine per 11.098 mq, così importanti da poter reclamare nei confronti degli operatori immobiliari un indennizzo per la loro perdita costituito da una riduzione del 25% delle superfici previste ed una cessione in compensazione di circa 70.000 mq.

Dunque, i campi di via Cevedale-Bassano sono aree pregiate, ma molto di più valgono le palazzine che ci verranno costruite, anche perché l’onerosa cessione di aree e la riduzione dei mq verrà fatta ricadere sul prezzo delle abitazioni, su cui andrà ad incidere anche la cancellazione prevista dalla variante della quota di edilizia convenzionata spostata nel comparto di via Brescia meno appetibile dal punto di vista immobiliare: il risultato è quindi un comparto di sola edilizia residenziale, affacciato sul parco Est delle Cave e circondato da verde agricolo, case che potrà permettersi solo chi ha un reddito elevato.

prospetti degli edifici previsti su via Cevedale

Degli effetti perversi sulla trasformazione del tessuto sociale e soprattutto della perdita di aree verdi che nessuna compensazione potrà mai risarcire, nessuna traccia. Anzi nella delibera si parla di miglior risultato possibile in termini ambientali ed urbanistici, con riduzione di consumo di suolo e sfruttamento volumetrico, compatibilmente con un generale principio di affidamento degli atti e sostenibilità tecnico-giuridica.

Non abbiamo capito quale sia il generale principio di affidamento degli atti, mentre sulla sostenibilità tecnico-giuridica del provvedimento riteniamo che l’interesse pubblico venga tutelato preservando i beni comuni, evitando il consumo di suolo e non avallando ulteriori interventi immobiliari.

I campi di via Cevedale-Bassano rientrano in un comparto destinato a trasformazione immobiliare, rimasto sinora inattuato, ereditato senza modifiche nel PGT del 2011 dalle precedenti pianificazioni urbanistiche, ma costituiscono l’ultimo lembo di verde rimasto prima del tessuto urbano, contiguo alle aree del parco Est delle Cave.

sulla destra i campi di via Cevedale, perimetrati in rosso, interessati dal progetto immobiliare

Negli ultimi anni la cultura ambientale è cambiata e cresciuta, portando elementi di maggiore consapevolezza rispetto alle conseguenze ed ai costi esterni delle realizzazioni immobiliari (dal consumo di suolo, alla qualità dell’aria, agli impatti del carico antropico correlati alla maggiore domanda di servizi, infrastrutture), nel contempo la nostra città si è ingrandita occupando gran parte delle poche aree rimaste libere. E dunque la variante parziale era l’occasione per fare il punto e rivedere un’espansione immobiliare che sacrifica aree verdi preziose.

Certo ci vuole un’amministrazione coraggiosa, disposta a far prevalere l’interesse generale della comunità rispetto all’interesse economico di pochi, disposta a sostenere un eventuale contenzioso con i proprietari dell’area in nome del bene comune. Ci sono ormai numerosi esempi a questo riguardo, anche molto vicini a noi (vedi vicenda del parco agricolo di Segrate).

A Cernusco è giunto il momento di rivedere le scelte urbanistiche sbagliate fatte in passato perché le conseguenze non vengano pagate dalle generazioni future. Apprendiamo invece con preoccupazione di una città che arriverà a 40.000 abitanti, 5.000 più degli attuali ed 8.000 in più di quelli previsti dal PGT.

Come dice Saramago “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

Non possiamo restare ciechi o, peggio, far finta di non vedere che Cernusco diventerà un ammasso di mattoni, sia pur attraversato dal Naviglio, dagli arredi urbani sciccosi, densificato urbanisticamente, gentrificato e con il verde residuale dei giardini pubblici.

Prima o poi la variante parziale arriverà in consiglio comunale per l’approvazione e ci sarà il confronto pubblico fra chi intende preservare i beni comuni e chi difende gli interessi immobiliari.

*** per saperne di più su cosa prevede la variante parziale del PGT su via Cevedale consultate la nostra pillola di urbanistica dedicata.

#occhiaperti: il PGT ha detto stop!

Uno degli elementi cardine di ogni Piano di Governo del Territorio è la stima del numero di “abitanti teorici” attesi a fine piano come risultato dell’attuazione degli interventi immobiliari previsti.
E’ un numero molto importante: questo dato è collegato ai servizi pubblici che andranno rafforzati (es. con la costruzione di nuove scuole) in proporzione ai nuovi abitanti, al nuovo terziario che si potrà insediare e alla quantità di territorio che verrà impattato.

Nel grafico proviamo a confrontare la previsione del PGT del 2010 relativa agli abitanti di Cernusco con l’andamento demografico reale al 2019.

A fine 2019 (dato ISTAT) il numero di abitanti di Cernusco superava di 1.904 unità quanto stimato dal PGT: la previsione era di 32.294 abitanti, ma siamo arrivati a 34.828 residenti, vale a dire che c’è stato un impatto demografico pari quasi al doppio di quello previsto.

Le nuove costruzioni hanno portato a Cernusco un numero eccessivo di persone, e continueranno a portarne: si affacciano infatti all’orizzonte ulteriori importanti interventi immobiliari, come quello di Via Bassano/Cevedale che il Comune si avvia ad autorizzare invece di conservare una delle poche aree verdi libere rimaste.

L’ultimo Rapporto sul Consumo del Suolo di ISPRA (dati 2019) rileva a Cernusco il 47,7% di urbanizzazione, valore che ci vale il 110° posto in Italia su più di 7.000 Comuni per maggiore cementificazione!
E anche limitando l’osservazione alla zona Adda-Martesana le cose non vanno meglio: l’indice medio di urbanizzazione per la zona è 33,9%, noi lo superiamo di circa 12 punti percentuali.

Ancora più critica la situazione se si prendono i dati sull’indice di consumo di suolo elaborati dalla provincia di Milano proprio sui valori dei PGT nel 2012: per Cernusco si arriva al 67,42%. Dopo quasi dieci anni sarebbe interessante e, temiamo, inquietante, conoscere a che percentuali siamo arrivati.

In ogni caso, non è possibile prevedere un ulteriore aumento della popolazione a spese delle risorse ambientali, che non sono infinite. Occorre una riflessione profonda e condivisa fra Amministrazione e cittadini sul futuro di Cernusco: una città dove a influenzare le decisioni strategiche sono gli interessi di pochi o dove la priorità è il bene comune?

Per saperne di più:

ISPRAhttps://www.snpambiente.it/2020/07/22/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2020/

PGT – Rapporto ambientale https://comune.cernuscosulnaviglio.mi.it/wp-content/uploads/2019/09/Rapporto-ambientale-1.pdf

Leggi anche la nostra proposta al Consiglio Comunale per il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione del nuovo PGT https://www.benecomunecernusco.it/wordpress/2021/02/19/pgt-aaa-amministrazione-coraggiosa-cercasi/

#PGT: cascina Colcellate

Un’altra piccola indagine su un intervento previsto dal PGT 2010 e oggetto anche della seconda variante dell’anno scorso.
La cascina Colcellate è sconosciuta alla maggior parte dei cernuschesi, nonostante la sua lunga storia: le prime tracce di questo gioiello risalgono al XIV secolo (1398). Allora ospitava una chiesa dedicata a S.Maria, “dove era istituito un clericato“, mentre pochi metri a ovest (vedi anche la mappa qui sopra, proveniente dal catasto teresiano del 1865) c’era la “fontana nuova“, una risorgiva che irrigava i campi circostanti ed ora naturalmente scomparsa. Da anni la cascina è completamente abbandonata, relegata in fondo alla zona industriale all’estremità sud del territorio comunale.

Un semplice recupero della struttura non pare abbastanza attraente, perciò, come accade spesso, il PGT offre la possibilità di un’espansione su un adiacente terreno agricolo, per rendere il tutto più appetibile.

Ancora una volta, è il consumo di suolo a rendere remunerativo l’intervento. E’ possibile non ci siano altre alternative?

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