
L’11 agosto la Giunta comunale ha approvato la delibera n. 208 che chiudeva l’iter del Piano Attuativo con le controdeduzioni alle osservazioni inviate dopo l’adozione. Una settimana dopo, però, la Giunta è stata costretta a riunirsi nuovamente nell’ultimo giorno utile per confermare … la stessa delibera a causa di “errore formale” che ne avrebbe compromesso la validità: mancava infatti la registrazione puntuale dei votanti su ciascuna delle osservazioni esaminate.
E così c’è una delibera approvata due volte, procedura singolare ma che evidenza la volontà di voler chiudere in fretta la vicenda, rimediando in corner all’errore.
In sostanza le due delibere rigettano in blocco le criticità sollevate da cittadini e associazioni, salvo un paio di parziali accoglimenti .
Questa vicenda mostra con chiarezza la scelta dell’Amministrazione di assecondare gli interessi privati dell’operatore, sacrificando i beni comuni.
Nonostante i richiami di comitati e associazioni, la Giunta ha deciso di non rimettere in discussione un impianto progettuale che cancella l’occasione di conservare gli ultimi spazi agricoli, i servizi realmente utili, una pianificazione condivisa.
Cosa succede ora?
- Entro 60 giorni dalla conclusione della procedura espropriativa deve essere stipulata la convenzione urbanistica, salvo proroga concessa dalla Giunta.
- In assenza di espropri ancora pendenti, la stipula può avvenire anche più rapidamente, ma resta vincolata all’approvazione definitiva della delibera (che ora è stata confermata con l’atto n. 210).
Una volta stipulata la convenzione:
- entro 120 giorni deve essere richiesto almeno un Permesso di Costruire o una SCIA per il 40% delle volumetrie previste;
- la convenzione ha validità 10 anni, entro i quali devono essere completate tutte le edificazioni;
- entro 60 giorni dal collaudo le opere e le aree cedute devono essere trasferite formalmente al Comune;
- gli operatori restano obbligati a curare la manutenzione del verde per 2 anni dopo il collaudo, oltre a un ciclo stagionale
Tutti questi passaggi avverranno secondo una procedura che non è più pubblica, i cui atti vengono resi disponibili solo attraverso un formale accesso civico.
Per questo sarebbe molto importante che l’Amministrazione comunale garantisse trasparenza, rendendo pubblici i passaggi intermedi e mettendo a disposizione la documentazione relativa. Solo così si può assicurare un controllo diffuso sull’attuazione di un intervento di tale impatto per la città.
Emblematico che la convenzione preveda 6.000 euro per “Spese di comunicazione” per la pianificazione urbanistica da versarsi alla stipula: dunque, il Comune, consapevole della grande opposizione pubblica a questo piano, destina una parte dei soldi per promuovere il suo operato .
La sindaca Paola Colombo porta la responsabilità della cementificazione di Cernusco.
La giustificazione secondo cui “non si poteva fare altrimenti” non regge: il Piano Attuativo poteva essere respinto, Bene Comune Cernusco denuncia le responsabilità dell’Amministrazione che, invece di ripensare l’intervento alla luce delle osservazioni dei cittadini, ha blindato il piano.
Con questo Piano Attuativo, invece, si sarebbe potuto cambiare verso: un’Amministrazione coraggiosa, cui stiano davvero a cuore i beni comuni, avrebbe scelto la difesa dei beni comuni, perché oggi la consapevolezza culturale e ambientale impone scelte radicalmente diverse da quelle del passato e oggi la crisi climatica richiama ciascuno a fare la propria parte, anche a livello locale con azioni concrete che implicano:
- arresto del consumo di suolo,
- conservazione della copertura verde e la biodiversità,
- pratiche concrete per la riduzione dei cambiamenti climatici.
Avevamo anche segnalato alla Sindaca che avrebbe potuto essere la prima in Italia a seguire il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), il nuovo strumento giuridico che riguarda il ripristino degli ecosistemi e la conservazione del suolo e della copertura vegetale, ma non ha voluto cogliere questo suggerimento importante,
Non solo, registriamo anche la mancanza di interlocuzione: la sindaca non ha risposto alla nostra lettera aperta e ci ha ricevuto solo la formale richiesta di incontro a seguito della polemica apparsa sulla stampa.
Anche il presidente del parco Est delle Cave ha brillato per la sua assenza, nonostante la nostra lettera aperta in cui chiedevamo al parco di svolgere un ruolo attivo e coerente con la sua missione, opponendosi a interventi che compromettono gli equilibri ecologici, la biodiversità, i corridoi ecologici e il paesaggio agrario storico.
Il caso del Piano Attuativo di via Cevedale-Bassano è emblematico: quando la politica si piega alle esigenze dei privati, gli interessi generali – il paesaggio, gli ecosistemi, la biodiversità – che sono beni comuni, restano fuori gioco e viene pure messo a rischio l’equilibrio idraulico della zona.
Infine, ma non ultima evidenziamo l’inerzia dell’Amministrazione rispetto alla nostra segnalazione della presenza del pioppo con caratteristiche di albero monumentale.
A questo link trovate il dettaglio delle osservazioni e controdeduzioni.














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