Autore: Bene Comune Cernusco (Pagina 2 di 18)

Note a margine della presentazione del “Progetto di recupero di cava* Gabbana”

il lago Gabbana: nel luglio 2019 (in basso) e a marzo 2021 – foto: Franco Ingangaro

L’amministrazione comunale di Vimodrone ha presentato il progetto per il recupero dell’area che si produrrà a seguito del controverso interramento del lago Gabbana attraverso scelte insolite, di rottura: in primo piano nella locandina di promozione dell’evento viene utilizza la foto del lago che non ci sarà più a causa del riempimento, una foto rubata, realizzata da uno degli esponenti di Salviamo il lago Gabbana, il comitato che contrasta l’intervento; per la diretta Facebook di presentazione del progetto è stata scelta la data 22 marzo, giornata mondiale per l’acqua, quell’acqua che il riempimento del lago andrebbe a cancellare.

Scelte dettate dal calcolo, dal gusto del paradosso oppure della provocazione: ciascuna opzione porta con sé valutazioni che non indulgono al dialogo dei cittadini.

Alcuni elementi sono emersi con chiarezza nel corso della presentazione:

  • il riconoscimento ai comitati contrari: l’ammissione – esplicita e rimarcata più volte – da parte di tutte le componenti il tavolo di lavoro, sindaco ed assessore per primi, seguiti dalle associazioni e dalla facilitatrice, che senza la pressione dell’opinione pubblica ed i rilievi arrivati dai comitati Salviamo il lago Gabbana e Bene Comune Cernusco, non sarebbero mai state valutate tutte le criticità dell’intervento di interramento, né ci si sarebbe preoccupati del destino e del recupero dell’area. Dunque una conferma che non erano stati considerati in modo adeguato rischi ed impatti ambientali, anche in relazione alla destinazione futura dell’area .
  • l’interesse per l’acqua: quel lago che l’interramento andrà a cancellare rispunta nel progetto di recupero come elemento cardine rispetto al quale ricostruire la biodiversità. Così il profondo bacino lacustre di 28110 mq, prodotto di un’attività estrattiva da rapina che ha cavato sino all’ultimo orizzonte utile, diventa un’area umida di 15000 mq. L’acqua è dunque sempre al centro ed anche in questo caso le proteste hanno messo in evidenza l’importanza delle zone umide in un sistema di aree protette.
  • la valenza ecologica del lago Gabbana: quell’area – sempre descritta come degradata – rappresenta, al contrario, un ecosistema consolidato con vegetazione e fauna significative;
  • l’interesse pubblico dell’area: le polemiche hanno portato l’amministrazione ad interrogarsi sul destino funzionale di questa area, che è sì privata, ma dove ci sono un ecosistema importante ed un lago la cui acqua alimenta la falda e la rete idrica locale, elementi che avrebbero dovuto costituire i presupposti per dichiararla d’interesse pubblico. Elementi che oggi emergono con ancora maggiore nettezza e dunque la strada non può essere che quella.
  • La mancanza di garanzie: l’impegno vincolante al recupero ambientale che è stato richiesto (tardivamente) alla proprietà dell’area, non presenza sanzioni; i termini esecutivi della polizza fidejussioria di 100000 euro non sono noti e, comunque, la cifra non basterebbe a risarcire nessun danno ambientale. Dunque non ci sono elementi che possano garantire l’effettiva realizzazione di tutti i passaggi e, soprattutto, il controllo.

Infine, ma non ultima, la contaminazione da solventi clorurati delle acque, segnalata dal geologo incaricato dalla proprietà dell’area: è stata esposta come se fosse normale e non fossero coinvolte sostanze inquinanti che provocano effetti cancerogeni e teratogeni, nel più completo silenzio da parte del sindaco che pure è responsabile della salute pubblica.

Al di là del progetto di recupero, da realizzare nel futuro, è importante affrontare i problemi ed i rischi del presente, rispetto al quale chiediamo all’amministrazione di Vimodrone che tipo di provvedimenti intende intraprendere. E’ necessario continuare a vigilare segnalando che la nostra attività non è meramente ostativa, anzi, è soprattutto rivolta a capire quali siano i problemi e le soluzioni per meglio intervenire.

*la cava è in realtà un lago

#LagoGabbana: comunicato stampa

Il comitato Salviamo il lago Gabbana, insieme al comitato Bene Comune Cernusco, ha messo in luce le lacune procedurali e, soprattutto, i rischi ambientali legati alla vulnerabilità della falda acquifera per l’intervento di interramento del Lago Gabbana sin dall’inizio dei lavori nell’estate del 2019. Lavori che erano stati autorizzati l’anno precedente, ma senza alcuna forma di informazione alla popolazione, nonostante si trattasse di un intervento di grande rilevanza economica ed impatto ambientale.

Oggi emerge che nelle acque del lago ci sono concentrazioni al di sopra dei limiti di solventi clorurati, sostanze cancerogene e teratogene, e che il riempimento del lago determinerà un innalzamento della superficie della falda e della permeabilità del terreno anche nelle aree circostanti con possibili problemi di infiltrazioni.

A fronte del rischio di inquinamento ambientale ci aspettiamo interventi conseguenti volti a garantire l’interesse pubblico, preminente rispetto agli interessi privati che gravano all’area.

Confidiamo che vengano prese tutte le misure necessarie a tutela della salute pubblica poiché il lago Gabbana si trova nell’area di ricarica della falda idrica, ad elevata vulnerabilità, da cui attingono i pozzi della rete di Vimodrone.

Per questo motivo il comitato Salviamo il lago Gabbana ed il comitato Bene Comune Cernusco hanno depositato ai carabinieri di Vimodrone il 17 marzo un esposto denuncia in cui si evidenziano questi elementi emersi di recente.

In ogni caso noi saremo dalla parte del lago e degli interessi collettivi.

il lago Gabbana

#varianteparzialePGT: soccorso istruttorio o accanimento terapeutico

Massimiliano Atelli, presidente della Commissione V.I.A.- V.A.S. del Ministero dell’Ambiente*, nella sua intervista al Sole24ore del 19 febbraio 2021 ha messo in evidenza come le lunghe procedure della VAS spesso siano legate alla cattiva qualità dei progetti: solo il 10% viene bocciato, mentre il resto è soggetto a prescrizioni e revisioni che ne allungano l’iter, in situazioni al limite dell’accanimento terapeutico

La situazione denunciata da Atelli non riguarda solo il Ministero dell’Ambiente: anche nella Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla variante parziale del PGT di Cernusco di fatto le osservazioni accolte o parzialmente accolte da apportate al Rapporto Ambientale ed alla Relazione sono così numerose (60%) che le prescrizioni, correzioni, integrazioni rappresentano una sorta di vero e proprio “soccorso istruttorio” per il procedimento.

Infatti, come denunciano i movimenti nella Lettera aperta di 200 Associazioni a Governo, Parlamento e Commissione Europea su grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale “troppo spesso le osservazioni depositate dai cittadini, dagli enti locali e dalle associazioni sono surrettiziamente usate per rimediare – nella stragrande parte dei casi solo formalmente – a gravissime lacune documentali”.

Lo stesso iter procedurale della variante parziale del PGT di Cernusco dovrebbe far riflettere: avviato dall’amministrazione a metà luglio del 2019, poneva al 31 luglio la scadenza per la presentazione delle proposte, dunque meno di quindici giorni. A seguito delle proteste arrivate da associazioni e consiglieri la scadenza è stata rinviata al 30 settembre .

Ma che la scarsa attenzione alla partecipazione dei cittadini fosse la cifra di riconoscimento di questa proposta viene confermato in tutti i passaggi successivi.

Il 15 novembre 2019, un venerdì pomeriggio, viene messo a disposizione il documento di scoping e la prima seduta della conferenza di valutazione convocata il lunedì 18 novembre alle 14.00, dunque nemmeno tre giorni per poter valutare l’elaborato tecnico.

Si prosegue con la messa a disposizione della documentazione il 17.04.2020 e con la scadenza per le osservazioni richiesta al 15.06.2020: eravamo in pieno lockdown, in un periodo che prevedeva non solo l’impossibilità degli spostamenti, ma pure la sospensiva dei provvedimenti amministrativi. Ed è proprio per far rispettare le indicazioni di sospensiva del DPCM che abbiamo inviato un esposto alla procura della Repubblica e così il 25 maggio l’amministrazione è stata costretta a rinviare la scadenza al 17 luglio. Nello stesso tempo però fissava la seconda conferenza di valutazione al 20 luglio, i soliti tre giorni di valutazione.

Ma accade l’impresto, arriva una valanga di osservazioni ed i tre giorni si rivelano un boomerang, troppo pochi per valutarle tutte e così c’è un valzer di rinvii sino al 22 ottobre 2020 quando viene convocata la seconda conferenza di valutazione in una diretta facebook che dura undici minuti. In questo modo viene preclusa qualsiasi possibilità di approfondimento e dialettica fra tutti i soggetti interessati. In ogni caso emerge la necessità di una profonda revisione dei documenti di variante e dunque vengono fissati altri 90 giorni.

Arriviamo così alla fine di gennaio 2021 quando vengono pubblicati il parere motivato e le contro-osservazioni: si tratta di un parere positivo ma vincolato ad una serie così ampia di prescrizioni da costituire – come denunciava Atelli – un vero e proprio soccorso istruttorio per una variante piena di errori e carenze.

La ricostruzione dei passaggi dimostra che la partecipazione è un feticcio retorico e che l’unica dialettica possibile è stata quella garantita dalla legge. Dunque, meno male che esistono quelle poche norme che consentono ai cittadini di poter partecipare alla pianificazione della propria città. 

Vedremo fra pochi giorni quando i nuovi documenti arriveranno in consiglio comunale quale sarà stato l’esito della revisione.

* ora si chiama Ministero della Transizione Ecologica

#PGT: AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Cari consiglieri,

i prossimi mesi saranno cruciali per il futuro di Cernusco: la variante generale del Piano di Governo del Territorio determinerà l’evoluzione della nostra città. Le scelte fatte ormai dieci anni fa saranno rimesse in discussione e verranno formulati gli indirizzi che disegneranno il nostro futuro.

La pianificazione urbanistica ha profonde, estese e durature ripercussioni sul territorio e sulla qualità della vita della comunità che lo abita, più di ogni altra materia: da decisioni quali la collocazione di una scuola o l’edificazione di un terreno non si può, letteralmente, tornare indietro.

E queste decisioni vengono prese attraverso una lunga procedura di natura in gran parte tecnico-amministrativa, da cui resta di fatto esclusa la maggior parte della cittadinanza per l’oggettiva complessità dei temi trattati. Il linguaggio dell’urbanistica e un corpo normativo estremamente articolato hanno negli anni eretto un muro tra la pianificazione territoriale e i cittadini, eppure poter comprendere quale sarà il volto futuro della propria città ed esprimere il proprio parere in merito pensiamo siano elementi fondamentali del patto che lega cittadini ed eletti.

LA COMPLESSITA’ NON PUO’ ESSERE UN ALIBI PER L’ESCLUSIONE

Pensiamo che debba essere fatto ogni sforzo possibile per coinvolgere i cittadini nel percorso che definirà il nuovo PGT. I tempi sono maturi per un salto di qualità verso una modalità di partecipazione che promuova una dialettica ragionata e argomentata ed investa nella formazione di una cittadinanza preparata e responsabilizzata. Che sappia andare oltre “le chiacchiere da social”. 

Come? Con l’istituzione di un comitato formato da un gruppo di comuni cittadini (potrebbero essere tra venti e trenta) che, informato sulle ipotesi in esame e fornito di adeguati strumenti per comprenderle, possa interloquire sin dall’inizio con l’amministrazione esprimendo valutazioni e proposte. Tali cittadini, estratti a sorte con criteri che portino a rappresentare demograficamente l’intera città, dovrebbero poter maturare il proprio parere in modo informato grazie a un processo fatto di momenti di condivisione e di approfondimento, materiali da analizzare e possibilità di consultare esperti.

UNA CITTADINANZA ATTIVA E COINVOLTA È CORRELATA ALLA QUALITA’ DEL GOVERNO DI UN TERRITORIO

L’obiettivo ultimo di questa proposta non è di modificare o interferire con le funzioni del Consiglio Comunale, tantomeno con l’operato dei tecnici comunali, ma semplicemente di colmare il gap di trasparenza e partecipazione di uno dei procedimenti amministrativi più delicati e strategici per una città.

UN GIOCO CHE HA SOLO VINCITORI

I benefici di un’iniziativa fortemente innovativa come questa sono molteplici. Si tratterebbe di un esempio concreto di democrazia partecipata in cui le decisioni beneficiano del contributo diretto di cittadini svincolati da interessi di parte, sensibili a esigenze trasversali e ad obiettivi di lungo termine. Sarebbe un’occasione per rafforzare il dialogo tra i cittadini e la politica, in questo momento storico più che mai necessario, demolendo l’idea diffusa che la scarsa trasparenza, in fondo, faccia comodo. Rappresenterebbe un investimento nella formazione di persone consapevoli su una materia tanto importante quanto ostica come l’urbanistica. Infine, la comunità di Cernusco sul Naviglio diventerebbe un esempio a livello nazionale collocandosi in una posizione di netta avanguardia e ci sarebbe un ritorno d’immagine estremamente positivo per l’Amministrazione.

AAA AMMINISTRAZIONE CORAGGIOSA CERCASI

Siamo convinti che l’impegno e il coraggio che, ne siamo consapevoli, sono richiesti per intraprendere questa strada saranno ampiamente compensati dai benefici che ne ricaveremo come comunità.

Vi chiediamo di valutare questa proposta e di aiutarci a promuoverla.

In attesa di un vostro riscontro, rimaniamo a disposizione per qualsiasi esigenza di approfondimento.

#varianteparzialePGT: dove eravamo rimasti?

Eravamo rimasti al 22 ottobre, alla conferenza VAS più breve del mondo. Dopo novanta giorni è arrivato anche il parere sulla variante parziale del PGT: un iter iniziato il 17 luglio 2019, che l’amministrazione voleva chiudere in breve tempo, anche con discutibili scelte legate alle scadenze temporali (vedi anche il nostro esposto per la riapertura dei termini delle osservazioni durante il lockdown), ma che poi è arrivato a viaggiare insieme alla variante generale del PGT anch’essa in cantiere nei mesi scorsi.
Ma veniamo al parere sulla variante: la gran mole delle osservazioni (113) inviate da 26 soggetti diversi hanno costretto l’amministrazione ad un supplemento di approfondimento, soprattutto alla luce dei numerosi rilievi critici mossi al rapporto ambientale.

Un po’ di numeri: cittadini ed associazioni rappresentano il 69% di coloro che hanno inviato osservazioni, soggetti istituzionali il 19%, i partiti il 12%.

Alcuni soggetti hanno presentato più interventi: anche in questo caso la palma d’oro va ad un cittadino, Carlo Revolti, con cinque interventi, segue Bene Comune Cernusco con tre, Vito Atella e Vittorio Zitelli con due, tutti gli altri con uno solo. C’è stato dunque un buon interesse della cittadinanza.

Veniamo al numero di osservazioni: Bene Comune Cernusco batte nettamente tutti gli altri con 23, quindi Vivere Cernusco con 13, Legambiente 12, Mario Pau 11 , Comitato Verde per Cernusco 8, La Città in Comune-Sinistra per Cernusco 7 e via a seguire tutti gli altri.

Sono state accolte solo il 19,30% delle osservazioni, parzialmente accolte il 41,23%, bocciate il 38,60, pertanto nella revisione del Rapporto Ambientale occorrerà tener conto della maggior parte dei rilievi pervenuti (il 60,53%).

La maggior parte dei rilievi accolti fa capo a soggetti istituzionali, quelli bocciati riguardano soprattutto cittadini, associazioni e partiti (eccezion fatta per Europa Verde).

Ma veniamo all’esito del parere: viene espresso un parere positivo sulla compatibilità ambientale solo a

CONDIZIONE necessaria che si ottemperi puntualmente ed integralmente alle prescrizioni e indicazioni riportate nella Matrice di controdeduzioni, nonché come anche precisato nel presente parere, quindi con la integrazione, correzione e modifica di tutti gli elaborati della variante ove necessario, previa effettiva possibilità di esercizio da parte dell’Autorità competente della collaborazione di cui al punto 6.7 della DGR del 10.11.2010, n. 9/761 all.1 punto 6.7.

Tradotto dal burocratese (espresso anche con un italiano un po’ zoppicante): il rapporto è da rifare, deve tener conto nella sua revisione di tutte le indicazioni, correzioni e modifiche che arrivano dalle osservazioni e dalle prescrizioni.

In particolare occorrerà dimostrare con tabelle comparative l’effettiva efficacia delle proposte riguardo agli effetti che producono, le relative mitigazioni, soprattutto in relazione alle compensazioni proposte. Non basta dunque scambiare un metro quadro qui con uno da un’altra parte, è stato accolto il rilievo che occorre valutare la qualità degli ambienti proposti nello scambio e determinarne un bilancio. Non solo, occorrerà corredare le scelte con analisi di merito degli impatti sui vari aspetti ambientali e sulle relative mitigazioni, insieme alla previsione di alternative.

Il rapporto ambientale dovrà essere aggiornato, in particolare dovranno essere motivati o corretti tutti gli aspetti che hanno o potrebbero avere rilievo di carattere paesaggistico-ambientale. Occorrerà spiegare come mai l’amministrazione ha inteso rispondere a sollecitazioni da parte di privati, senza indicare le motivazioni rispetto al pubblico interesse; occorrerà rifare il conteggio delle aree del PLIS, dal momento che le aree già previste in ampliamento (dal PGT) non possono andare in compensazione di altre aree in riduzione ed andrà fatta l’analisi degli impatti paesaggistico-ambientali delle riduzioni proposte con l’esposizione delle possibili alternative e mitigazioni.

Insomma anche se formalmente completo, dovrà essere integrato in tutti i suoi punti.

Fra le osservazioni bocciate c’è la richiesta di Valutazione di Incidenza per alcune delle aree oggetto di variante, in particolare per il corridoio ecologico per il quale come Bene Comune Cernusco avevamo sottolineato la criticità legata alla distruzione – con la costruzione del campo da baseball – di un habitat utilizzato dagli insetti impollinatori e da diverse specie di volatili, rondini in particolare. La controdeduzione è stata che la Valutazione di Incidenza Ambientale è di competenza di Città Metropolitana, parere legittimo, ma pilatesco. L’amministrazione comunale riconosce l’importanza della segnalazione della presenza delle rondini ed anzi si rammarica pure di non avere i dati di dettaglio relativi alla loro presenza numerica, eppure non si fa portavoce presso l’ente competente di una richiesta di valutazione di incidenza ambientale. Prescrive solo che il campo da gioco dovrà essere realizzato solo con erba naturale. Degli effetti sulle rondini che comunque ci saranno con la distruzione del campo agricolo che è lì da centinaia di anni, nessuna preoccupazione.

Lunedì 8 febbraio il parere condizionato verrà presentato in commissione territorio, poi il rapporto ambientale, modificato secondo le prescrizioni, verrà presentato al consiglio comunale.

Il viaggio della variante parziale continua.

#cheariatira: la prima centralina

La centralina di rilevamento PM10 / PM2.5 di “Che aria tira” installata a Cernusco

Tra le iniziative che la nostra associazione intraprende per il monitoraggio della qualità dell’aria nel nostro Comune, nel mese di Dicembre 2020, è stata acquisita una centralina per la misura delle polveri sottili PM10 e PM2.5 realizzata e venduta dal “Comitato Mamme NO Inceneritore onlus”  nell’ambito del progetto “Che Aria Tira”.

Questo progetto ha portato alla realizzazione di una rete di centraline sparse per l’Italia i cui dati sono accentrati e resi pubblici sullo stesso sito.

La centralina acquisita da Bene Comune Cernusco è in fase di test sul balcone di casa un nostro socio di Cernusco (vedi foto sopra) in attesa di una collocazione definitiva.

 I dati raccolti sono visibili al link seguente:

Dettaglio dati raccolti dalla nostra centralina

La centralina è costruita usando un sensore ottico di polveri e un microcontrollore Raspberry Pi, inseriti in una scatola stagna – vedi figura seguente.

Le apparecchiature all’interno della centralina

I componenti della centralina sono facilmente reperibili sui siti di vendita on-line di materiale elettronico a costi bassi e fanno parte di quel mondo dell’eletronica “open source” che permette a molti cittadini appassionati  di costruire, di propria iniziativa, strumenti  di monitoraggio dell’ambiente e tanto altro.  Anche i software necessari a far funzionare i microcontrollori come Rasperry Pi, il famoso Arduino e altri, sono resi disponibili a tutti gratuitamente.
Questo fenomeno ha aperto molte strade di partecipazione dei cittadini al controllo dell’ambiente, detto anche Monitoraggio Civico, che completano quanto già fatto, spesso parzialmente, dalle autorità competenti.

La partecipazione attiva dei cittadini a queste tematiche, fino a poco tempo fa riservate a specialisti, è visto da più parti come fenomeno positivo, sia per una crescita culturale dell’individuo, sia per una maggiore consapevolezza nel giudicare i processi decisionali di politica ambientale e nel verificarne gli effetti.

Veniamo ora al funzionamento della centralina, in particolare del sensore di polvere.
Il metodo è quello ottico: l’aria esterna viene aspirata da una piccola ventola dentro una camera oscura dove un laser a radiazione infrarossa illumina le particelle di polvere presenti.  Un sensore di luce, posto ad un certo angolo rispetto al laser, rileva la piccola quantità di radiazione diffusa dalle particelle.
Un fenomeno analogo lo possiamo notare in una stanza buia quando entra un raggio di sole da una feritoia nella tapparella, il luccichio che vediamo è prodotto dalle particelle di polvere sospese nell’aria che altrimenti non riusciremmo a vedere ad occhio nudo.

Il sensore di luce nella centralina emette dei segnali elettrici che vengono contati e misurati dal microcontrollore, il quale provvede a calcolare la concentrazione di particelle nell’aria campionata.
Due sono le misure compiute dal nostro sensore: la concentrazione di particelle con diametro inferiore a 10 micron (chiamate PM10) e inferiore a 2,5 micron (PM2.5). Le misure sono espresse in microgrammi per metro cubo (µg/m3).  Queste sono infatti le due categorie di particelle più pericolose per i nostri polmoni.

Le ARPA, Agenzie Regionali per l’Ambiente, misurano queste stesse particelle in reti di stazioni fisse con metodi diversi dalla nostra centralina, più accurati, ma molto più costosi e ingombranti. Questi vincoli consentono l’installazione solo di poche centraline sul territorio regionale, inoltre i dati di questa rete sono disponibili come  medie ogni 24 ore.

Il vantaggio delle centraline come la nostra è quello di permettere una maggiore diffusione sul territorio, dato il basso costo e la facilità d’installazione, e misure più fitte nel tempo; ad esempio la nostra centralina compie una misura al minuto, in modo da poter avere l’andamento degli inquinanti, ad esempio, nell’arco di tempo di una giornata. 

L’affidabilità di queste misure è determinata da un processo di calibrazione ottenuto in laboratorio confrontando i dati forniti dal sensore con quelli di strumenti campione molto precisi.

Sulla base delle concentrazioni misurate di PM10 e PM2,5 si possono fare confronti con i valori limite consigliati dall’Unione Europea, al  di sopra dei quali potremmo avere dei danni alla nostra salute.

Per altre informazioni sulle polveri sottili come ad esempio la loro provenienza, consigliamo di consultare il sito:

https://www.arpalombardia.it/Pages/Aria/Inquinanti/PM10-PM2,5.aspx?firstlevel=Inquinanti

L’intenzione di Bene Comune Cernusco è quella di collocare la centralina in un posto significativo per determinare la qualità dell’aria che respiriamo a Cernusco, ad esempio nei pressi di una scuola.  I dati forniti saranno resi subito disponibili a tutti su Internet, assieme a considerazioni sugli stessi.

Nel grafico qui sotto, si può vedere un esempio di come sono presentati su Internet i dati di PM10 misurati dalla nostra centralina.

Grafico del PM10 – Media ogni 5 minuti

Inoltre, si possono vedere su una mappa navigabile, tutti i dettagli sugli inquinanti misurati dalla rete di centraline, uguali alla nostra, installate finora in varie parti d’Italia, sempre nell’ambito del progetto “Che aria tira”. A questo link si possono vedere, oltre alla nostra, le altre centraline installate in Lombardia.

Stiamo raccogliendo, in una pagina dedicata del nostro sito, tutte le informazioni sull’argomento “Misura delle polveri sottili con sensori ‘low cost’ e possibilità di autocostruzione di centraline dedicate“. Tornate a trovarci per gli aggiornamenti.

#alberi: la prima denuncia

Il primo riscontro alla nostra campagna per gli alberi è una denuncia: arriva da Leo, otto anni, che ha voluto raccontarci la potatura feroce e violenta che hanno subito gli alberi della sua scuola.

Dai rami mozzati, come fossero arti amputati, scorre il sangue, il grande albero piange. L’uomo con la motosega ha già tagliato un altro albero e continua il suo terribile lavoro.

La sofferenza dell’albero ha colpito Leo e la domanda che ci pone è: perché?

Cercheremo di capire perché tanti alberi della nostra città siano stati tagliati lasciandone solo dei monconi. Alcuni di loro sembrano non volersi arrendere e ogni anno a primavera rispollonano, ma sadicamente vengono nuovamente potati. Molti li trovate nella mappa interattiva, aiutateci a completarla segnalando gli alberi mozzati o malamente potati, in modo da avere un quadro più completo dello stato degli alberi della nostra città e valutare cosa si può fare per farli stare meglio.

La conferenza VAS più corta del mondo

Undici minuti. Tanto è durata lo scorso 22 ottobre la seconda conferenza VAS sulla variante parziale del Piano di Governo del Territorio di Cernusco. 

Mancavano il sindaco e l’assessore al territorio, così il tecnico esterno incaricato ed i due tecnici del comune (autorità procedente e autorità competente) hanno usato gli undici minuti per:

  • ripercorrere il travagliato iter amministrativo che, iniziato nel luglio del 2019, è arrivato sino al 22 ottobre 2020 a causa di diverse interruzioni e proroghe dei termini di scadenza (il primo a seguito del nostro esposto per mancato rispetto della sospensiva Covid-19, gli ultimi due a causa di proroghe dei termini di scadenza volute dall’amministrazione);
  • ricordare che sono state inviate 107 osservazioni alla variante, raggruppate in un una matrice excel per aree tematiche; 
  • segnalare che nei prossimi novanta giorni verranno effettuate “correzioni, integrazioni, modifiche” alla variante, insieme alla revisione da parte dei progettisti dei documenti di variante, dal Rapporto Ambientale alla relazione tecnica. Potrebbe persino essere ritirata, ma questa possibilità dovrà essere vagliata dal legale dell’amministrazione. 

La conferenza è stata quindi chiusa senza alcun contraddittorio fra i soggetti coinvolti. 

Non che ci fossero grandi speranze di confronto, vista la modalità con cui era stata convocata a causa delle restrizioni legate alla pandemia: una diretta facebook sulla pagina istituzionale del comune di Cernusco, strumento fintamente partecipativo. In questo modo si potevano solo inviare commenti sulla chat facebook, laddove sarebbe stato opportuno l’utilizzo di una piattaforma per videoconferenze da remoto per consentire il contraddittorio.
Ma quegli undici minuti sono stati una farsa, irrispettosa dei soggetti coinvolti e dei cittadini interessati che hanno fatto arrivare le loro osservazioni all’amministrazione.

Un campo non vale l’altro

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Il professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, evidenzia quella che è prima di tutto una tragedia culturale: le scelte urbanistiche sono indirizzate da decisori politici ignoranti perché

non sanno gli effetti che producono le loro decisioni perché ignorano l’essenza delle risorse ambientali, il loro funzionamento e i benefici che generano o gli effetti negativi che producono. È grave quel che stanno facendo anche perché non colgono l’occasione per impostare una spiegazione ai cittadini facendoli crescere, ecologicamente parlando. È grave perché alla fine si specula sulla debolezza delle persone e si usa l’ignoranza della gente per continuare a non fare cose migliori.

Dobbiamo fare di più e meglio. Noi dobbiamo trasformare le aree dismesse in ospedali se di ospedali abbiamo bisogno. Dobbiamo far crescere campi da calcio e scuole sulle parti abbandonate delle nostre città. Questa è l’unica competizione che dobbiamo innescare. Qui deve lavorare la politica e per farlo deve capire, imparare, appassionarsi. So bene che è dura, che non si è mai fatto e che gli strumenti giuridici sono spuntati, ma so anche che se i politici non ne hanno voglia possono tornare a fare altro.

Il destino del campo del Gaggiolo dipende da noi. Oggi. La variante al PGT in discussione in questi giorni che vuole trasformarlo in un campo da baseball va respinta. E va respinta la narrazione mistificante per cui il campo da baseball farebbe “il bene dei nostri figli”, riducendo così il campo agricolo a merce di scambio, laddove è invece un bene comune, paesaggio che è parte dell’identità collettiva e della memoria storica della nostra comunità.

Un grazie di cuore a Paolo Pileri per le sue parole e a quanti vorranno difendere e conservare il campo del Gaggiolo. La vostra testimonianza è preziosa, lasciateci un selfie davanti al nostro striscione lungo il Naviglio della Martesana.

Vi invitiamo a leggere l’intero articolo di Paolo Pilieri Quando un campo da baseball fa male al suolo. E non tutti lo capiscono pubblicato su Altraeconomia.

PLIS Est delle Cave: abbiamo un problema

Centinaia di insulti e reazioni indignate hanno accolto il post con cui la scorsa settimana il Fondo per l’Ambiente Italiano cercava volontari: “Ti piace raccontare la bellezza dei luoghi che ami? Sei convinto che il territorio in cui vivi sia ricco di tesori eccezionali che ti piacerebbe far conoscere agli altri? Condividi con noi la tua passione: diventa volontario per le Giornate Fai d’autunno!”.

Finalmente viene squarciato un sepolcro imbiancato ed emerge ciò che da tempo solo alcuni osavano ricordare: le guide svolgono un’attività professionale la cui sostituzione con personale volontario mina alla base il diritto al lavoro, così come riconosciuto dall’articolo 4 della nostra Costituzione.

Giustamente Tomaso Montanari rileva come sia la filosofia stessa del FAI basata sul volontariato ad essere messa in discussione – specie in questo periodo di grande crisi per tutte le professioni, anche quelle legate alla cultura ed al sapere – perché tale modalità di gestione del patrimonio artistico e culturale mette in concorrenza sleale chi offre un servizio professionale a pagamento e chi lo fa in modo volontario, introducendo così elementi distorsivi del mercato del lavoro.

Nel caso del FAI si tratta di un soggetto privato, ma ci sono molti esempi dello stesso tipo anche nel settore pubblico, fatto ancor più grave poiché dovrebbe essere proprio lo Stato il garante dei diritti dei cittadini.

Così è accaduto anche con il PLIS Est delle Cave che ha stipulato una convenzione con un’associazione perché realizzi dei monitoraggi naturalistici sulla flora e sulla fauna del parco, attività di coinvolgimento della cittadinanza, proposte didattiche e lo sviluppo di pagine social dell’ente. I costi sono solo in parte coperti da un finanziamento di 5000 dollari erogato da un soggetto privato, restano comunque fuori tutte le attività relative alla didattica ambientale e sarà compito dell’associazione incaricata, per di più con mandato esclusivo, reperire i fondi necessari.

Solo pochi mesi fa il PLIS Est delle Cave ha approvato il nuovo Programma Pluriennale degli Interventi in cui sono previste numerose azioni, fra le quali ci sono anche:

  • nell’ambito dello Sviluppo delle conoscenze:
    • lo studio faunistico e monitoraggi – costi: 13.000 euro per lo studio, 5.000 per il monitoraggio
    • lo studio vegetazionale e monitoraggio – costi: 8.000 euro per lo studio, 2.500 per il monitoraggio
  • nell’abito della Gestione del parco – la partecipazione a Bandi complessi – costi: 25.000 euro.

Il totale di questi interventi ammonta a 46.000 euro, con i monitoraggi di flora e fauna si arriva a 53.500 euro, dunque emerge chiaramente il divario fra quanto si dovrebbe corrispondere a professionisti incaricati di svolgere un incarico e la realtà. In questo caso è un soggetto pubblico, il PLIS Est delle Cave, ad introdurre elementi distorsivi del mercato, dal momento che affida a titolo gratuito ed esclusivo ciò che dovrebbe essere oggetto di un bando aperto.

La cronica carenza di fondi, aggravata dall’emergenza della pandemia che spinge a privilegiare i capitoli di spesa legati a sanità ed assistenza sociale, non deve essere un alibi, né può impedire di mettere in atto modalità di collaborazione con la cittadinanza volte allo sviluppo delle conoscenze del territorio ed alla divulgazione del patrimonio ambientale, purché aperte a tutti e legate alla possibilità di dare ai giovani studiosi locali un’opportunità di lavoro, non uno sfruttamento o un privilegio.

Le attività di volontariato sono utili e positive come strumento di coinvolgimento della cittadinanza e di avvicinamento ai temi culturali e scientifici, ma non in sostituzione di competenze e professionalità.

E quindi, come sottolinea Tomaso Montanari, l’uso del volontariato nell’ambito dei Beni Culturali, come in quello della conoscenza ambientale e scientifica aggiungiamo noi, non è la soluzione. È il problema.

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