Categoria: cattiva politica (Pagina 1 di 8)

#occhiapertivariante: approvata la variante parziale n. 2

Vergogna. Imbarazzo.

Sono i sentimenti che si porta con sé la variante parziale del PGT approvata dal consiglio comunale dopo un iter durato tre anni.

Chi ci segue sa bene che non ne abbiamo mai condiviso i caposaldi: nata (ufficialmente) per consentire la realizzazione del campo da baseball sui campi agricoli pluricentenari del Gaggiolo che però costituiscono il corridoio ecologico che funge da connessione fra i parchi naturali limitrofi, ha inserito interventi sugli ambiti della pianificazione rimasti inattuati nel PGT vigente, in particolare quello di via Cevedale-Pasubio, l’area verde più vasta ( 82.000 mq) su cui gravava una previsione di immobiliare di quasi 15.000 mq, ereditata dai precedenti strumenti urbanistici e rimasta sinora inattuata.

Sul corridoio ecologico abbiamo segnalato l’importanza di conservare la connessione fra aree naturali in modo da consentire il passaggio delle specie migratrici e gli spostamenti di molte altre specie animali, le conseguenze che avrebbe avuto la costruzione del campo da baseball soprattutto sulle rondini che nidificano nella contigua cascina Gaggiolo e che in quei prati trovano gli insetti di cui si alimentano ed il fango con cui costruiscono i loro nidi. Per non parlare delle conseguenze del disturbo antropico legate alla frequentazione della struttura sportiva su quella che prima era un’area naturale.

Di fronte a questi problemi appaiono davvero imbarazzanti le contromisure proposte fatte proprie negli argomenti di voto dai consiglieri: dall’utilizzo dell’erba naturale al posto del prato sintetico, solo un palliativo perché la biodiversità iniziale è comunque distrutta, al frutteto da piantare in tre anni sul margine del Naviglio che non aiuta le rondini che si nutrono di insetti e che comunque andrebbe a costituire un ecosistema diverso dal precedente ed in tempi molto lunghi. Intanto le rondini le avremo perdute per sempre.

Come ha scritto Paolo Pileri:

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Si è consumata davvero la tragedia culturale di cui parla Pileri, perché abbiamo assistito a decisori che spacciano per salvifica la funzione pubblica del campo da baseball rispetto alla perdita eterna di un bene ambientale, senza neppure più l’alibi dell’ignoranza perché abbiamo cercato di spiegare in tutti i modi le conseguenze negative di questa decisione sulle risorse ambientali, di una pianificazione degli impianti sportivi pubblici slegata da quella complessiva. Non è servito di fronte al pregiudizio ideologico che considera preminente l’attività sportiva rispetto a tutto il resto. 

Ai decisori che si trincerano dietro il parere favorevole dell’ARPA, che solo dice che nei documenti della variante sono state considerate le condizioni ambientali presenti nel Rapporto Ambientale, ricordiamo che è il minimo che si richiede dal punto di vista formale. Ma il problema sta proprio nel rapporto ambientale basato su dati non aggiornati e che comunque ha evidenziato delle criticità, ma viene usato come copertura decisionale con l’ipocrisia di ammettere nello stesso tempo che in sede di variante generale ci vorranno dati aggiornati.

C’è un altro elemento da considerare: il campo del Gaggiolo era dentro il perimetro del PLIS Est delle cave da cui è stato stralciato, perché tale vincolo non era compatibile con il campo da baseball. Si tratta di un precedente pericoloso: d’ora in poi tutti i comuni del parco sanno che possono variare in funzione delle proprie esigenze locali i limiti del parco che dunque non tutelano proprio nulla, come abbiamo sempre fatto rilevare. Anche in questo caso c’è il parere favorevole del comitato di gestione ma, come ben sa chi segue le vicende del parco, il progetto è stato presentato senza esporne gli elementi critici. E poi è ben difficile che qualcuno dei comuni dica di no ad un progetto, poiché sa che un domani potrebbe presentarne uno ed avrà bisogno del parere favorevole degli altri.

Scompariranno anche i campi di via Cevedale-Bassano: un lembo di verde agricolo ai margini del tessuto urbano ed affacciato sul parco delle cave su cui verranno realizzate palazzine per circa 11.000 mq. La possibilità di costruire su questi terreni era la pesante eredità dei dispositivi urbanistici del passato, rimasta però inattuata per decenni. Si sarebbe potuto scegliere, di fronte alle richieste degli immobiliaristi, di conservare i prati perché i diritti edificatori non sono affatto diritti acquisiti. Era scelta che implicava coraggio, perché avrebbe impegnato l’amministrazione in un contezioso giuridico, i cui esiti non possono però essere definiti a priori “soccombenti” dal momento che ci sono ormai diversi precedenti giuridici che hanno considerato prevalenti gli interessi pubblici di tutela dei beni ambientali rispetto a quelli immobiliari. Sarebbe stato probabilmente oneroso ma, di fronte ad un avanzo di bilancio di quasi sei milioni di euro, si può pensare di spenderne una parte per salvare dei beni comuni, magari chiedendo con trasparenza il parere alla cittadinanza. In questi tre anni c’era tutto il tempo.

Invece abbiamo assistito ad una giunta che si fa dettare le delibere ed i tempi dagli immobiliaristi e spaccia la riduzione di superfice immobiliare edificabile del 25% come una conquista ambientale, non considerando che il male minore appartiene sempre alla categoria del male perché i campi non ci saranno più. 

Ci hanno detto che ci saranno 120 persone in meno rispetto a quelle previste inizialmente, ma pensate che questo basti? Nei giorni crudi dell’emergenza caldo e siccità legata ai cambiamenti climatici prodotto del riscaldamento globale vedere approvare un provvedimento che cancella aree verdi è davvero distopico.

C’è un altro aspetto si cui occorre soffermarsi: gli immobiliaristi accettano, anzi sono loro stessi a proporre, la riduzione del 25% della superficie edificabile in cambio della cancellazione della quota di edilizia convenzionata. E l’amministrazione accetta, non solo, fa propri gli argomenti usati nell’istanza degli operatori evidenziando nella delibera di adozione del provvedimento come l’edilizia convenzionata dia adito a comportamenti elusivi o speculativi.

Il riferimento è particolarmente grave poiché l’Amministrazione non può Iimitarsi ad una generica indicazione ma, se ne ha effettivo riscontro, deve dar seguito ad azioni conseguenti di denuncia e regolazione. In caso contrario si tratta di illazioni che non possono stare alla base di un dispositivo amministrativo, che per di più dichiara un “interesse pubblico”. 

Abbiamo tutti ascoltato nel consiglio comunale le balbettanti giustificazioni a questo riguardo secondo cui si tratta di episodi isolati e ben noti. Eppure sono stati usati come base argomentativa per un’istanza e poi per una delibera. E ancora, perché se questi argomenti sono validi per via Cevedale, non valgono pure per l’altro comparto immobiliare di via Brescia?

Come conseguenza ci saranno in via Cevedale appartamenti prestigiosi vista parco di edilizia residenziale, in via Brescia l’edilizia convenzionata vista zona industriale dismessa.

Infine ma non ultima l’ipocrisia con cui si dichiara che la costruzione di palazzine per 11.000 mq non è consumo suolo. La realtà fattuale è che ieri c’erano i campi, domani non ci saranno più, il suolo consumato non si rigenera.

Poi, siamo nelle terre di Manzoni e ricordiamo tutti l’azzeccagarbugli, e dunque è gioco facile dire che rispetto a quanto già previsto dal PGT non c’è consumo di suolo e che l’intervento è compatibile con le normative regionali di riduzione del consumo di suolo e con il Piano Territoriale Metropolitano. Ma noi ricordiamo bene l’artificio che si portava dietro il PGT del 2010 considerato a consumo di suolo zero, pur avendo al suo interno molti comparti edificabili, via Cevedale compreso, perché tale consumo veniva in qualche modo bilanciato dalle compensazioni e dal fatto che alcune trasformazioni previste, pur sottraendo aree libere, ricadevano entro il tessuto urbano consolidato. 

Eppure la raccomandazione di monitorare tutti gli interventi immobiliari c’era, ma non ne abbiamo trovato traccia, come non è stato possibile sapere se il comune utilizzi l’applicativo regionale SIMON per il monitoraggio attuativo dei PGT, né conoscere il bilancio di consumo del suolo di Cernusco perché il PGT è stato approvato prima della legge regionale 31 che lo prescrive a partire dal 2014.

Beata ignoranza.

Perché i prati devono morire?

A quindici giorni dall’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua potabile per irrigare i prati il chiarimento promesso dal sindaco non è arrivato e sono rimasti i dubbi: secondo un’interpretazione restrittiva alcuni condomìni hanno bloccato l’irrigazione per timore di multe, altri cittadini si interrogano su cosa sia possibile fare.

Intanto cortili e giardini diventano secchi.

Cernusco e tutto l’hinterland milanese non è in emergenza idrica, problema grave che affligge altre aree della Pianura Padana. L’acqua della nostra rete arriva da pozzi che pescano acque sotterranee, meno dipendenti, rispetto alle acque superficiali, dalle crisi idriche. Chiaramente occorre monitorare con continuità gli effetti dei prelievi, ma sia il gruppo CAP che MM, gestori del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, dichiarano “al momento i cittadini della Città metropolitana di Milano non hanno motivi di preoccupazione rispetto all’acqua che sgorga dai loro rubinetti”.

Dunque se il richiamo ad un uso attento dell’acqua è del tutto opportuno, anzi necessario, è invece insensato il divieto di irrigare i prati che finisce per condannare a morte anche le altre piante delle aiuole alimentate dallo stesso sistema di irrigazione.

E comunque perché i prati devono morire di sete? Questo divieto implica che l’uso dell’acqua per irrigare i prati sia uno spreco. Impostazione concettualmente sbagliata e pure in contraddizione con quelle pratiche di sostenibilità perseguite solo pochi mesi fa per cui i prati erano considerati utili alla biodiversità ed elemento paesaggisticamente così rilevante da costituire l’immagine guida della città.

L’acqua usata per irrigare le aree verdi NON è uno spreco, l’eventuale eccesso ritorna in falda e non va perduta.

Dunque perché spegnere gli impianti? Pagheremo care le conseguenze in termini ambientali prodotte dalle aree riarse rispetto ai costi dell’acqua spesi per irrigare i prati.

Queste ordinanze, a Cernusco come a Milano, affrontano una situazione di emergenza, per altro denunciata da mesi, in modo improvvisato, senza approfondimenti di contesto e senza introdurre reali interventi strutturali.

Come già segnalato occorre un rafforzamento delle reti, la loro manutenzione e la realizzazione di un sistema duale dove la preziosa acqua potabile abbia una linea distinta dalla rete delle acque di recupero (reflue e meteoriche) per l’utilizzo quotidiano domestico, agricolo ed industriale.
Il Gruppo CAP è una società a capitale pubblico partecipata dagli Enti Locali, dunque anche Cernusco ha la sua quota e deve far sentire la sua voce.

La siccità è solo uno degli aspetti del riscaldamento globale, che va affrontato anche a livello locale con azioni strutturate e coordinate. Torniamo dunque segnalare la necessità di un Tavolo per il Clima.

Ai neo assessori Daniele Restelli e Debora Comito il compito dunque di sollecitare azioni concrete.
Nel frattempo, sindaco Ermanno Zacchetti, riveda l’ordinanza.

#occhiapertiurbanistica: i campi di via Cevedale-Bassano

i campi di via Cevedale

Un silenzio assordante è seguito alla dichiarazione di interesse pubblico lo scorso 10 novembre per la riduzione di superfice immobiliare edificabile nell’area di via Cevedale-via Bassano, uno degli interventi più importanti e, nello stesso tempo contestati, della variante parziale del PGT.

Variante di cui si erano perse le tracce dopo il parere favorevole condizionato al recepimento delle osservazioni dello scorso 19 gennaio che, come prescritto dalla procedura di Valutazione Ambientale strategica iniziata nel luglio 2019, dovrebbe essere discussa in consiglio comunale.

Sinora non ci sono stati passaggi o evidenze pubbliche delle variazioni prescritte e dunque questo provvedimento della giunta che, di fatto, avalla l’intervento immobiliare proposto dalla variante, arriva senza che siano emersi i dati conoscitivi aggiornati sulle caratteristiche ambientali e quindi sugli impatti che si produrranno.

Il provvedimento riconosce implicitamente la grande importanza dei campi di via Cevedale su cui verranno costruiti palazzine per 11.098 mq, così importanti da poter reclamare nei confronti degli operatori immobiliari un indennizzo per la loro perdita costituito da una riduzione del 25% delle superfici previste ed una cessione in compensazione di circa 70.000 mq.

Dunque, i campi di via Cevedale-Bassano sono aree pregiate, ma molto di più valgono le palazzine che ci verranno costruite, anche perché l’onerosa cessione di aree e la riduzione dei mq verrà fatta ricadere sul prezzo delle abitazioni, su cui andrà ad incidere anche la cancellazione prevista dalla variante della quota di edilizia convenzionata spostata nel comparto di via Brescia meno appetibile dal punto di vista immobiliare: il risultato è quindi un comparto di sola edilizia residenziale, affacciato sul parco Est delle Cave e circondato da verde agricolo, case che potrà permettersi solo chi ha un reddito elevato.

prospetti degli edifici previsti su via Cevedale

Degli effetti perversi sulla trasformazione del tessuto sociale e soprattutto della perdita di aree verdi che nessuna compensazione potrà mai risarcire, nessuna traccia. Anzi nella delibera si parla di miglior risultato possibile in termini ambientali ed urbanistici, con riduzione di consumo di suolo e sfruttamento volumetrico, compatibilmente con un generale principio di affidamento degli atti e sostenibilità tecnico-giuridica.

Non abbiamo capito quale sia il generale principio di affidamento degli atti, mentre sulla sostenibilità tecnico-giuridica del provvedimento riteniamo che l’interesse pubblico venga tutelato preservando i beni comuni, evitando il consumo di suolo e non avallando ulteriori interventi immobiliari.

I campi di via Cevedale-Bassano rientrano in un comparto destinato a trasformazione immobiliare, rimasto sinora inattuato, ereditato senza modifiche nel PGT del 2011 dalle precedenti pianificazioni urbanistiche, ma costituiscono l’ultimo lembo di verde rimasto prima del tessuto urbano, contiguo alle aree del parco Est delle Cave.

sulla destra i campi di via Cevedale, perimetrati in rosso, interessati dal progetto immobiliare

Negli ultimi anni la cultura ambientale è cambiata e cresciuta, portando elementi di maggiore consapevolezza rispetto alle conseguenze ed ai costi esterni delle realizzazioni immobiliari (dal consumo di suolo, alla qualità dell’aria, agli impatti del carico antropico correlati alla maggiore domanda di servizi, infrastrutture), nel contempo la nostra città si è ingrandita occupando gran parte delle poche aree rimaste libere. E dunque la variante parziale era l’occasione per fare il punto e rivedere un’espansione immobiliare che sacrifica aree verdi preziose.

Certo ci vuole un’amministrazione coraggiosa, disposta a far prevalere l’interesse generale della comunità rispetto all’interesse economico di pochi, disposta a sostenere un eventuale contenzioso con i proprietari dell’area in nome del bene comune. Ci sono ormai numerosi esempi a questo riguardo, anche molto vicini a noi (vedi vicenda del parco agricolo di Segrate).

A Cernusco è giunto il momento di rivedere le scelte urbanistiche sbagliate fatte in passato perché le conseguenze non vengano pagate dalle generazioni future. Apprendiamo invece con preoccupazione di una città che arriverà a 40.000 abitanti, 5.000 più degli attuali ed 8.000 in più di quelli previsti dal PGT.

Come dice Saramago “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

Non possiamo restare ciechi o, peggio, far finta di non vedere che Cernusco diventerà un ammasso di mattoni, sia pur attraversato dal Naviglio, dagli arredi urbani sciccosi, densificato urbanisticamente, gentrificato e con il verde residuale dei giardini pubblici.

Prima o poi la variante parziale arriverà in consiglio comunale per l’approvazione e ci sarà il confronto pubblico fra chi intende preservare i beni comuni e chi difende gli interessi immobiliari.

*** per saperne di più su cosa prevede la variante parziale del PGT su via Cevedale consultate la nostra pillola di urbanistica dedicata.

Un campo non vale l’altro

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Il professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, evidenzia quella che è prima di tutto una tragedia culturale: le scelte urbanistiche sono indirizzate da decisori politici ignoranti perché

non sanno gli effetti che producono le loro decisioni perché ignorano l’essenza delle risorse ambientali, il loro funzionamento e i benefici che generano o gli effetti negativi che producono. È grave quel che stanno facendo anche perché non colgono l’occasione per impostare una spiegazione ai cittadini facendoli crescere, ecologicamente parlando. È grave perché alla fine si specula sulla debolezza delle persone e si usa l’ignoranza della gente per continuare a non fare cose migliori.

Dobbiamo fare di più e meglio. Noi dobbiamo trasformare le aree dismesse in ospedali se di ospedali abbiamo bisogno. Dobbiamo far crescere campi da calcio e scuole sulle parti abbandonate delle nostre città. Questa è l’unica competizione che dobbiamo innescare. Qui deve lavorare la politica e per farlo deve capire, imparare, appassionarsi. So bene che è dura, che non si è mai fatto e che gli strumenti giuridici sono spuntati, ma so anche che se i politici non ne hanno voglia possono tornare a fare altro.

Il destino del campo del Gaggiolo dipende da noi. Oggi. La variante al PGT in discussione in questi giorni che vuole trasformarlo in un campo da baseball va respinta. E va respinta la narrazione mistificante per cui il campo da baseball farebbe “il bene dei nostri figli”, riducendo così il campo agricolo a merce di scambio, laddove è invece un bene comune, paesaggio che è parte dell’identità collettiva e della memoria storica della nostra comunità.

Un grazie di cuore a Paolo Pileri per le sue parole e a quanti vorranno difendere e conservare il campo del Gaggiolo. La vostra testimonianza è preziosa, lasciateci un selfie davanti al nostro striscione lungo il Naviglio della Martesana.

Vi invitiamo a leggere l’intero articolo di Paolo Pilieri Quando un campo da baseball fa male al suolo. E non tutti lo capiscono pubblicato su Altraeconomia.

Bene Comune Cernusco ed il Tavolo sul lago Gabbana

Il Comitato Bene Comune Cernusco non è stato invitato a partecipare al Tavolo per il Lago Gabbana, convocato il prossimo 5 ottobre dal sindaco di Vimodrone. Il Tavolo prevede tre componenti:

  • la proprietà dell’area in cui verrà realizzato l’interramento del lago Gabbana con 600.000 mc di materiali da scavo;
  • la componente istituzionale, costituita in primo luogo dal comune di Vimodrone che ha autorizzato il riempimento senza una serie di valutazioni preliminari sull’incidenza dell’intervento che hanno poi portato al coinvolgimento degli altri livelli istituzionali, dal PLIS Est delle Cave entro cui rientra l’area, alla Città Metropolitana, alla Regione;
  • la componente civica dei cittadini di Vimodrone, costituitasi nel comitato “Salviamo il lago Gabbana”, contraria all’intervento in quanto mette a rischio l’acquifero, distrugge l’ecosistema presente e cancella un lago diventato elemento paesaggistico ormai consolidato da più di cinquanta anni.
  • Sono stati invitate anche alcune associazioni ambientaliste di rilevo nazionale, sebbene non tutte abbiano conoscenza approfondita delle problematiche locali, ed un’associazione che ha ricevuto dal comitato di gestione del PLIS un incarico per il monitoraggio della fauna del parco.

Dunque un’ampia rosa di invitati da cui però è stato escluso Bene Comune Cernusco, sebbene sin dall’inizio condivida e collabori attivamente con Salviamo il lago Gabbana e sia parte del Forum di Partecipazione del PLIS Est delle Cave.

La modalità selettiva ad excludendum con cui sono stati scelti gli interlocutori non è un buon viatico per l’inizio dei lavori di un tavolo che si connota come una sorta di contenitore di cui non sono definiti i poteri decisionali delle parti coinvolte e, soprattutto, serve soltanto a definire gli interventi di ripristino dell’area da effettuare dopo il riempimento del lago, intervento che non viene affatto posto in discussione.

La necessità stessa di trovare oggi soluzioni adeguate post riempimento segnala l’assenza di visione che ha caratterizzato sin dall’inizio questo intervento e nel contempo introduce gravi interrogativi sulla mancanza di preliminari valutazioni sui rischi che corrono i beni comuni coinvolti, perché l’acqua ed il paesaggio hanno valenza collettiva la cui tutela ha valore preminente rispetto agli interessi privati.

Bene Comune Cernusco sta dalla parte del lago.

P.S.: la convocazione ufficiale parla di “tavolo di lavoro cava Gabbana”, in realtà è il lago, l’oggetto dell’intervento. Dunque anche la scelta semantica è indicativa della rimozione del lago.

Note a margine dell’audizione sull’interramento del lago Gabbana

lavori intorno al lago Gabbana – 07.09.2020

E’ più facile che un comitato venga ascoltato in regione che invitato in comune.

Almeno per il lago Gabbana è andata così, ed è una delle notazioni a margine della vicenda emersa nell’estate 2019 grazie alla mobilitazione dei cittadini di Vimodrone che hanno visto improvvisamente all’opera le ruspe all’interno dell’area del lago Gabbana, specchio d’acqua che si è formato per emersione della falda nella cava di inerti contigua alla cascina Gabbana, da cui prende il nome.

Un’attività estrattiva selvaggia a partire dal dopoguerra ha sfruttato intensamente le preziose sabbie e ghiaie del sottosuolo, lasciando in tutto il territorio comunale numerose e profonde ferite . Criteri di salvaguardia e modalità estrattive meno devastanti sono arrivati solo molti anni dopo, così la cava Gabbana, una volta esauriti gli orizzonti utili, è stata abbandonata, iniziando un nuovo ciclo come lago.

Per decenni lì hanno fatto il bagno e pescato gli abitanti di Vimodrone, era un luogo di svago collegato alla settecentesca cascina Gabbana in cui si trovava il dopolavoro della Cariplo. Con la crisi economica degli anni 2008-2012, l’area passa di proprietà e viene acquistata da un’immobiliare, che nel 2018 ottiene dal comune di Vimodrone l’autorizzazione ad interrare il lago grazie ad un semplice permesso di costruire: un atto amministrativo che serve per autorizzare la realizzazione di qualcosa sopra il piano campagna, ma, come in uno specchio, anche sotto: dunque viene autorizzato il riempimento di un lago con 620.000 mc di materiali, l’equivalente di due stadi. Ma, se per costruire uno stadio occorre valutare la compatibilità paesaggistica (siamo in un’area protetta, il PLIS Est delle Cave), geologica ed ambientale,  per interrare 620.000 mc basta un permesso di costruire (almeno, questa è la versione del comune di Vimodrone).

Eppure le acque del lago sono importanti, servono da ricarica dell’acquifero, pertanto qualsiasi sostanza inquinante immessa nel lago ne metterebbe a rischio la potabilità; ciò nonostante il progetto non prevede alcuna rete di monitoraggio della qualità dell’acqua, dei materiali di riempimento non si sa nulla, solo un’autocertificazione ne attesterà la provenienza.

E poi ci sono gli animali: nel lago ci sono molti pesci, specie autoctone e molte altre alloctone, di cui non si sa che fine faranno; le sue acque e le numerose piante dell’area ospitano molti uccelli che le utilizzano come area di sosta durante le migrazioni e come luogo di nidificazione. Le aree umide sono infatti essenziali per queste specie e sono tutelate da stringenti normative europee. Interrare il lago significa dunque fare una strage.

C’è il paesaggio: un tempo lì c’erano i campi, solo campi, poi venne la cava e poi il lago che è lì da più di cinquanta anni. In un contesto che ha perduto i suoi connotati rurali a causa dell’attività estrattiva e della speculazione edilizia che fanno di Vimodrone uno dei comuni con la più alta densità abitativa del milanese, il lago Gabbana ha rappresentato una forma di “appaesamento”: è diventato elemento connotativo ed identitario del paesaggio.
Modificarne l’assetto, trasformandolo nella migliore delle ipotesi in un prato verde con qualche alberello e nella peggiore in un ricettacolo di materiali di provenienza ignota, significa cancellare anche la memoria storica degli abitanti e dei luoghi

Infine il PLIS Est delle cave: mai come in questo caso è emersa l’inadeguatezza delle tutele che questo tipo di area protetta prevede, legate come sono ai soli vincoli urbanistici che ciascun comune del parco dispone sul suo territorio e che quindi possono essere sempre modificati. Né esistono regole che impongono forme di consultazione e approvazione preliminari da parte degli organi del PLIS per i progetti che ricadono al suo interno, tanto meno valutazioni di impatto.

L’interramento del lago Gabbana costituisce dunque un precedente, anzi il precedente: d’ora in poi per interrare un lago inserito in un PLIS basterà un permesso di costruire.

Perché ciò non accada, perché non vengano cancellate le istanze di tutela degli interessi della comunità rispetto agli interessi di un privato, si batte da un anno il comitato Salviamo il lago Gabbana e noi di Bene Comune Cernusco siamo stati sempre al suo fianco.

Per questo lo scorso 9 settembre abbiamo esposto insieme in audizione ai componenti la VI commissione Ambiente della regione Lombardia le criticità dell’interramento del lago. Sia il presidente Riccardo Pase che i numerosi consiglieri intervenuti hanno ascoltato con attenzione i problemi legati al progetto e le conseguenze per la collettività, elementi incontrovertibili, rispetto ai quali stava all’amministrazione comunale valutarne l’incidenza, al momento del rilascio dell’autorizzazione, e validi ancora oggi. Prima che sia troppo tardi.

un gheppio vigila sui lavori di interramento del lago gabbana

Variante PGT: privato-pubblico 2:0

L’interesse privato sta per mettere a segno due punti a spese dell’interesse pubblico:

– un campo da baseball e un parcheggio al posto di un’area verde, corridoio ecologico indispensabile per proteggere gli spostamenti della fauna locale

– edilizia convenzionata, originariamente prevista in un’area di pregio, relegata in un’area periferica e a basso valore.

Questo (e altro) prevede la variante al PGT in discussione in questi giorni.

Entro il termine del 14 luglio presenteremo le nostre osservazioni: hai anche tu qualcosa da dire su questo tema? Scrivici a benecomunecernusco@gmail.com, integreremo le tue osservazioni alle nostre.

Per saperne di più leggi gli approfondimenti su benecomunecernusco.it.

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La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La seconda variante al PGT di Cernusco dedica un intero capitolo al PLIS Est delle Cave ed alle variazioni che lo interessano.
Un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) è un’area che si estende nel territorio di vari comuni adiacenti, a cui dovrebbero essere applicate particolari regole per tutelare la naturalità e l’ambiente agricolo, costituendo una fascia verde di separazione tra i tessuti urbani dei vari comuni che lo circondano.
Il PLIS Est delle Cave, condiviso da Cernusco con Cologno, Vimodrone, Brugherio e Carugate, fu istituito nel 2009 per “garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est Milano, dal Parco delle Cascine fino al canale Villoresi, attraverso il Martesana”.
Dicevamo “dovrebbero essere applicate” perché in realtà il sistema delle tutele è molto debole, al punto che uno qualsiasi dei comuni coinvolti può modificarne i confini, per includere o escludere una qualunque area.
E’ quanto sta avvenendo con questa seconda variante al PGT di Cernusco, in cui uno degli interventi più significativi (l’ampliamento del centro sportivo) vede appunto la sottrazione di un’area agricola di più di 20.500 mq al PLIS, cambiandone la destinazione da “parchi e giardini” a “servizi per lo sport” (vedi foto 8.2.3 qui sotto, presa, come le altre, dal documento di Valutazione Strategica della variante).
Un’altra area in sottrazione sarà in Via Olmo (la strada che va a Cologno), dove un rettangolo di terreno, all’altezza della cava Gaggiolo, sarà adibito a parcheggio (vedi foto 8.2.2).
Entrambe queste aree fanno attualmente parte delle “Aree di tutela dei corridoi ambientali” (le frecce verdi che si vedono nelle foto) secondo il documento di Piano delle Regole (art. 17). Tali riduzioni implicano una netta restrizione delle aree che fungono da corridoio ecologico sul margine ovest del tessuto urbano consentendo la connessione diretta con il parco del Molgora, il Parco delle Cascine e il parco Media Valle del Lambro e per via indiretta con altri due parchi regionali vicini Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano.
Si tratta di aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità poiché permettono il passaggio di specie migratrici ma anche gli spostamenti quotidiani di molte specie animali
Proseguendo nell’analisi dell’impatto della variante sul PLIS, si scoprono alcuni aggiustamenti (in sottrazione ed ampliamento) attorno alla piattaforma ecologica in via Resegone e lungo la Provinciale 121, relativamente alla nuova stazione di controllo del metanodotto SNAM.
Il totale delle aree sottratte ammonta alla fine a 37.000 mq, mentre i documenti della variante parlano di un totale di aree proposte in ampliamento per 65.500 mq. Apparentemente, quindi, sembra esserci un aumento della superficie del PLIS di 28.500 mq.

Andando però ad analizzare i dettagli degli ampliamenti, vi si trovano due aree che erano già nella proposta di ampliamento del PGT 2010, ma non conferite poi effettivamente e quindi ci sembrerebbe corretto non conteggiarle una seconda volta, per non mischiare i fatti con le intenzioni.
La prima delle due aree in questione è un triangolo nel Parco degli Aironi (foto 8.2.1), oggetto della prevista espansione del centro Carosello, fortunatamente abbandonata per l’opposizione di cittadini e associazioni (anche la nostra). In totale, 10.000 mq promessi al PLIS dal PGT 2010, ma mai conferiti. La seconda area è una parte del cannocchiale davanti al ex albergo Melghera, che sarebbe collegato al resto del PLIS da un ridicolo corridoio largo 2 metri e costituito dal fosso lungo la Statale 11 (si vede nella foto 8.2.3), fino al confine con Vimodrone: in totale 30.000 mq, promessi dal PGT 2010, ma mai conferiti. Per quest’ultima area, poi, ci si chiede perché venga promessa solo la metà del cannocchiale e non l’intera superficie fino all’ex albergo.
Questi 40.000 mq quindi vengono inseriti nei conteggi per compensare la sottrazione dell’area necessaria all’ampliamento del centro sportivo, ma ci sembra un’operazione scorretta e inutile. Anche perchè tutte queste aree sono già verdi perciò non aggiungono valenza ambientale alla variante parziale; al contrario, la sottrazione di quanto necessario al centro sportivo trasformerà un’area naturale in antropizzata, con una perdita secca di naturalità, oltre ai danni previsti al corridoio ecologico ed alla relativa fauna presente e passante.
In conclusione, ci sembra che la Cernusco “città europea dello sport” non possa farsi a spese dell’ambiente, della perdita dell’ecosistema costituito da un grande prato naturale, con la conseguente diminuzione di insetti e definitiva scomparsa di qualche specie animale. Per l’incremento delle strutture sportive, si possono cercare altre soluzioni, meno impattanti sull’ambiente e magari puntando sul recupero di aree abbandonate, che in città non mancano.
Insistere sulle proposte della variante, ci sembra una scelta in netta controtendenza rispetto agli impegni di sostenibilità ambientale assunti nei mesi scorsi anche in consiglio comunale ed agli indirizzi di pianificazione più recenti volti a privilegiare l’incremento e la valorizzazione degli ambiti di naturalità rispetto alle dotazioni di servizi, fossero anche strutture di pubblica utilità, come lo sport.

Variante PGT, fase 2 Covid-19 e la finzione della partecipazione


Al comune di Cernusco sono già in piena fase 2 del Covid-19 o della ripartenza: il 16 aprile sono stati depositati i documenti relativi alla variante n. 2 del P.G.T.  e dal 17 aprile partono i 60 giorni in cui vengono messa a disposizione del pubblico (sic) in cui si può prendere visione della documentazione presso gli uffici comunali, che però in questo periodo sono chiusi (funzionano solo servizi essenziali su appuntamento).

In altri comuni le procedure urbanistiche sono state sospese a causa dell’emergenza Covid-19, a Cernusco no. Come sia possibile conciliare le restrizioni relative alla riduzione di mobilità ed al distanziamento sociale in corso in questo periodo con le istanze di partecipazione che la messa a disposizione della documentazione urbanistica è una domanda retorica.

D’altra parte non è la prima volta, era già successo l’estate scorsa con la scadenza dei termini per la presentazione proposte fissato al 31 luglio, poi in novembre con la messa a disposizione del documento di scoping il venerdì e la conferenza VAS convocata il lunedì seguente. Dunque partecipazione come finzione.

Questo caso però è ancora più grave, un vero e proprio strappo  che mette a nudo la mancanza di volontà di interazione dell’amministrazione con la sua comunità, per altro rispetto alla discussione dello strumento di pianificazione del suo territorio che è elemento essenziale e fondativo di qualsiasi prospettiva futura.  Questa pandemia deve essere l’occasione per riscattare molti errori del passato, non per consolidarli. Chiediamo pertanto che l’amministrazione di Cernusco disponga una sospensiva dei termini di messa a disposizione della documentazione.

 

Cernusco, variante PGT: la finzione della partecipazione

La convocazione della prima conferenza di valutazione relativa alla procedura di VAS per la Variante n. 2 al Piano di Governo del Territorio  è stata convocata per il 18 novembre, ma il documento di Scoping sarà disponibile solo a partire da venerdì 15 novembre.

Ciò significa che ci sono solo due giorni utili – per altro un sabato e domenica –  per poterlo leggere, valutare e preparare eventuali osservazioni e pareri da depositare in conferenza.

Una procedura frettolosa che non lascia spazio ad una reale possibilità di partecipazione. Una presa in giro. Oppure una scarsa considerazione del contributo dei partecipanti. Difficile dire quale sia la cosa peggiore.

 

 

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