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chiamatemi Parco

sguardi e riflessioni sul PLIS Est delle Cave – mostra fotografica

Lo chiamano PLIS (parco locale di interesse sovracomunale) Est delle Cave per la presenza di numerose aree estrattive, ma noi lo chiamiamo Parco perché, oltre alle cave, ci sono cascine, campi, canali, boschi e laghi che potrebbero diventare un vero parco urbano fra i comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco, Cologno Monzese e Vimodrone.

Attraverso una selezione di immagini, Bene Comune Cernusco racconta la storia del parco Est delle cave, le sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche, i suoi problemi e le sue prospettive.

Mostra fotografica1 al 6 ottobre 2021,

sabato e domenica: 10-12 e 16,30-18,30, feriali: 16,30.18,30

presso la sala Crippa di villa Casati, palazzo comunale, Via Mazzini 9 Cologno Monzese

Inaugurazione venerdì 1 ottobre 2021, ore 17,30

Nel corso dell’inaugurazione ci sarà la premiazione dei finalisti del primo concorso fotografico “La fotografia e l’arte nel PLIS Est delle Cave” e nella mostra verranno esposte le foto selezionate.

Crediti:

foto: Federico Belloni e Sergio Pozzi

grafica: Claudia Galas

Bene Comune Cernusco ringrazia il comune di Cologno Monzese per l’ospitalità concessa alla mostra.

1° concorso di fotografia e disegno naturalistico

Bene Comune Cernusco presenta “La fotografia e l’arte nel PLIS Est delle cave“, il primo concorso di fotografia e disegno naturalistico che ha per contesto il parco Est delle Cave.

Il nostro parco è poco conosciuto, ma offre numerosi ambiti caratterizzati da valenze ambientali, paesaggistiche e naturali che vanno tutelate e valorizzate. Abbiamo sempre pensato che il più efficace strumento di tutela per l’ambiente ed il nostro territorio sia la sua conoscenza e che le azioni dei cittadini siano un elemento utile a far crescere la coscienza e collettiva.

Dal 1 giugno sino al 31 agosto potete inviare le vostre foto e, per i più piccoli, i disegni che riguardano il parco. Le più significative serviranno a costruire il racconto di un parco che, nato nel 2009, è ancora senza storia e identità. Contiamo sul vostro aiuto!

Tutte le informazioni sul concorso le trovate nella sezione dedicata, dove potete scaricare la brochure di presentazione, il regolamento e caricare le foto.

con il patrocinio del PLIS Est delle Cave e dei comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco, Cologno Monzese, Vimodrone.

#tuloconosciilPLIS? – 2° uscita

Dopo il successo della prima uscita, eccoci pronti per la seconda:
bosco del Fontanone e Parco INCREA.

Il PLIS è il parco Est delle Cave: un parco speciale che fa da cuscino tra aree urbanizzate e dove, insieme alle profonde ferite delle cave, ci sono ecosistemi importanti che consentono di entrare in contatto con la natura, e nello stesso tempo testimonianze storiche ed architettoniche che narrano l’evoluzione del territorio e del paesaggio nel tempo.

I nostri itinerari intendono far conoscere il parco, perché conoscere è il primo passo per proteggere una risorsa preziosa ma poco tutelata e poco valorizzata

In questo secondo itinerario, ci immergeremo nel bosco del Fontanone, piccolo campione dell’ambiente che un tempo ricopriva gran parte della pianura Padana. Entreremo poi nel Parco INCREA, un esempio di come le cave dismesse possono essere recuperate e restituite all’uso della cittadinanza, valorizzando risorse naturali e rispetto dell’ambiente.

Il ritrovo è per le ore 10:00 presso la rotonda di via Fontanile – via Falcone e Borsellino, proprio all’ingresso del bosco.

L’uscita durerà all’incirca 2 ore  e verrà svolta nel rispetto delle normative anti-covid (anche per questo i posti sono limitati!).

Per iscriverti invia una mail a benecomunecernusco@gmail.com  entro il 4 giugno.

Ti aspettiamo!

#OcchiAperti: Un incontro inaspettato in Martesana

Nell’ultimo mese, sono state fatte alcune osservazioni di una specie animale la cui presenza sul nostro territorio è rara ed occasionale.
La specie in questione è lo smergo maggiore (Mergus merganser), un’anatra tuffatrice di grosse dimensioni (lunghezza compresa tra i 58 e i 68 cm) il cui areale di distribuzione comprende l’Europa, l’Asia settentrionale e il Nord America.

Smergo maggiore (Mergus merganser)
Fig. 1 – Un esemplare di Smergo maggiore (Mergus merganser) femmina
(©Federico Belloni – All Rights Reserved)

Negli ultimi anni la specie ha mostrato una tendenza demografica positiva in Europa centro-meridionale, sia come nidificazioni che come svernamento.
Il medesimo trend si è osservato nella regione alpina e prealpina, dove il numero di nidificazioni accertate risulta essere in costante incremento negli ultimi anni, così come anche la presenza di gruppi di smerghi maggiori svernanti.
I luoghi prediletti da questa specie per la nidificazione li troviamo in aree forestali, lungo fiumi e laghi, sia prealpini che artificiali, con presenza di alberi maturi ricchi di cavità dove poter costruire il proprio nido, ma anche anfratti situati in pareti rocciose verticali affacciate sui bacini lacustri.
Questo anatide è una specie nidificante di recente immigrazione in Italia, il cui primo evento accertato e documentato di nidificazione risale al 1996 in Veneto.
I luoghi di svernamento principali in Italia, attualmente, si trovano in Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia-Giulia, nei principali bacini e corsi d’acqua.

Osservazioni di Mergus merganser effettuate in Italia
Fig. 2 – Osservazioni di Mergus merganser effettuate in Italia e registrate sul sito iNaturalist.org

Nelle ultime settimane, si sono ripetuti più avvistamenti di questa specie:

  • 29 novembre 2020: due individui (femmina), osservati da Diana (*);
  • 30 dicembre 2020: un individuo (femmina), osservato da Diana(*) presso la Cava Gaggiolo;
  • 7 gennaio 2021: osservati 4 individui (1 maschio e 3 femmina);
  • 14 gennaio 2021: osservati 3 individui (femmina);
  • 16 gennaio 2021: un individuo (femmina), osservato da Federico(*).

È ancora da chiarire se si trattasse dei medesimi esemplari o di individui diversi che talvolta sono stati osservati in gruppo oppure isolati.
In tutti i casi, è altamente probabile che si trattasse di individui esclusivamente di passaggio, più che di individui svernanti nel nostro territorio, che magari hanno deciso di sfruttare il corso del Naviglio come corridoio in connessione con il fiume Adda, per poi spostarsi nei loro luoghi abituali dove superare l’inverno.

Inoltre, la presenza di diversi laghi di cava distribuiti all’interno del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) Est delle Cave, potrebbe essere stata una forte attrattiva per questi anatidi, essendo potenzialmente delle ottime aree di sosta per riposarsi e rifocillarsi (gli smerghi maggiori si nutrono infatti di pesci, principalmente).

La pandemia e le restrizioni da zona rossa tuttavia non ci hanno permesso di monitorare al meglio la situazione nelle cave (molte delle quali inaccessibili ai “comuni” cittadini interessati al monitoraggio di specie così interessanti).

Ma arriviamo al punto: perché vi stiamo parlando di questo anatide?
L’osservare questa specie deve renderci più consapevoli delle ricchezze, in termini naturalistici e paesaggistici, che il nostro territorio potrebbe potenzialmente offrirci.
Questa consapevolezza dovrebbe riguardare tutti noi, grandi e piccoli, naturalisti e semplici appassionati, ma soprattutto, deve riguardare chi attualmente fa parte e gestisce il PLIS Est delle Cave. Non è comunque una novità che il nostro territorio custodisca delle vere e proprie bellezze, alcune meno comuni e più particolari di altre.

Tutto questo nonostante ci troviamo in un contesto altamente urbanizzato, come la città metropolitana, in cui purtroppo si persegue ancora una politica volta alla continua urbanizzazione a discapito, spesso, delle aree verdi.

Qualunque sia stato il motivo della visita da parte degli smerghi maggiori, sicuramente una cosa ci insegnano: dobbiamo, tutti, imparare a proteggere e valorizzare il nostro territorio e le zone verdi rimaste che ci circondano.
E, perché no, cominciare ad invertire il trend di continua cementificazione, tutelare le aree verdi e favorire il recupero delle aree dismesse.

(*) Autori:
Diana Sciandra, D.ssa naturalista
Federico Belloni, Dr. naturalista.

Bibliografia:

Arturo Gargioni et al. (2013): Prima nidificazione di Smergo maggiore Mergus merganser (Linnaeus 1758) in provincia di Brescia (Lombardia). Natura Bresciana Ann. Mus. Civ. Sc. Nat., Brescia, 38: pp. 133-134.

BirdLife International (2018): Mergus merganser. The IUCN Red List of Threatened Species. International Union for Conservation of Nature and Natural Resources.

Enrico Viganò et al. (2006): Prima nidificazione di Smergo maggiore Mergus merganser in Lombardia. Picus 32: pp. 115-116.

Fabio Saporetti (2019): Lo svernamento dello Smergo maggiore Mergus merganser in Lombardia nel periodo 2002-2018. Bollettino Ornitologico Lombardo online, numero 1.

Lars Svensson, Killian Mullarney, Dan Zetterstrӧm (2015): Guida degli uccelli d’Europa, nord Africa e vicino oriente. Ricca Editore.

Marco Zenatello et al. (1997): Prima nidificazione di Smergo maggiore Mergus merganser in Italia. Riv.Ital.Orn. 66: pp. 207-210.

Marco Zenatello et al. (2009): Lo Smergo maggiore Mergus merganser nidificante in Italia: 1996-2008. Alula XVI (1-2): pp. 491-496.

Sitografia:

www.iucnredlist.org/species/22680492/132054083
www.iucn.it/scheda.php?id=-378269316
www.inaturalist.org
www.ornitho.it

PLIS Est delle Cave: abbiamo un problema

Centinaia di insulti e reazioni indignate hanno accolto il post con cui la scorsa settimana il Fondo per l’Ambiente Italiano cercava volontari: “Ti piace raccontare la bellezza dei luoghi che ami? Sei convinto che il territorio in cui vivi sia ricco di tesori eccezionali che ti piacerebbe far conoscere agli altri? Condividi con noi la tua passione: diventa volontario per le Giornate Fai d’autunno!”.

Finalmente viene squarciato un sepolcro imbiancato ed emerge ciò che da tempo solo alcuni osavano ricordare: le guide svolgono un’attività professionale la cui sostituzione con personale volontario mina alla base il diritto al lavoro, così come riconosciuto dall’articolo 4 della nostra Costituzione.

Giustamente Tomaso Montanari rileva come sia la filosofia stessa del FAI basata sul volontariato ad essere messa in discussione – specie in questo periodo di grande crisi per tutte le professioni, anche quelle legate alla cultura ed al sapere – perché tale modalità di gestione del patrimonio artistico e culturale mette in concorrenza sleale chi offre un servizio professionale a pagamento e chi lo fa in modo volontario, introducendo così elementi distorsivi del mercato del lavoro.

Nel caso del FAI si tratta di un soggetto privato, ma ci sono molti esempi dello stesso tipo anche nel settore pubblico, fatto ancor più grave poiché dovrebbe essere proprio lo Stato il garante dei diritti dei cittadini.

Così è accaduto anche con il PLIS Est delle Cave che ha stipulato una convenzione con un’associazione perché realizzi dei monitoraggi naturalistici sulla flora e sulla fauna del parco, attività di coinvolgimento della cittadinanza, proposte didattiche e lo sviluppo di pagine social dell’ente. I costi sono solo in parte coperti da un finanziamento di 5000 dollari erogato da un soggetto privato, restano comunque fuori tutte le attività relative alla didattica ambientale e sarà compito dell’associazione incaricata, per di più con mandato esclusivo, reperire i fondi necessari.

Solo pochi mesi fa il PLIS Est delle Cave ha approvato il nuovo Programma Pluriennale degli Interventi in cui sono previste numerose azioni, fra le quali ci sono anche:

  • nell’ambito dello Sviluppo delle conoscenze:
    • lo studio faunistico e monitoraggi – costi: 13.000 euro per lo studio, 5.000 per il monitoraggio
    • lo studio vegetazionale e monitoraggio – costi: 8.000 euro per lo studio, 2.500 per il monitoraggio
  • nell’abito della Gestione del parco – la partecipazione a Bandi complessi – costi: 25.000 euro.

Il totale di questi interventi ammonta a 46.000 euro, con i monitoraggi di flora e fauna si arriva a 53.500 euro, dunque emerge chiaramente il divario fra quanto si dovrebbe corrispondere a professionisti incaricati di svolgere un incarico e la realtà. In questo caso è un soggetto pubblico, il PLIS Est delle Cave, ad introdurre elementi distorsivi del mercato, dal momento che affida a titolo gratuito ed esclusivo ciò che dovrebbe essere oggetto di un bando aperto.

La cronica carenza di fondi, aggravata dall’emergenza della pandemia che spinge a privilegiare i capitoli di spesa legati a sanità ed assistenza sociale, non deve essere un alibi, né può impedire di mettere in atto modalità di collaborazione con la cittadinanza volte allo sviluppo delle conoscenze del territorio ed alla divulgazione del patrimonio ambientale, purché aperte a tutti e legate alla possibilità di dare ai giovani studiosi locali un’opportunità di lavoro, non uno sfruttamento o un privilegio.

Le attività di volontariato sono utili e positive come strumento di coinvolgimento della cittadinanza e di avvicinamento ai temi culturali e scientifici, ma non in sostituzione di competenze e professionalità.

E quindi, come sottolinea Tomaso Montanari, l’uso del volontariato nell’ambito dei Beni Culturali, come in quello della conoscenza ambientale e scientifica aggiungiamo noi, non è la soluzione. È il problema.

Note a margine dell’audizione sull’interramento del lago Gabbana

lavori intorno al lago Gabbana – 07.09.2020

E’ più facile che un comitato venga ascoltato in regione che invitato in comune.

Almeno per il lago Gabbana è andata così, ed è una delle notazioni a margine della vicenda emersa nell’estate 2019 grazie alla mobilitazione dei cittadini di Vimodrone che hanno visto improvvisamente all’opera le ruspe all’interno dell’area del lago Gabbana, specchio d’acqua che si è formato per emersione della falda nella cava di inerti contigua alla cascina Gabbana, da cui prende il nome.

Un’attività estrattiva selvaggia a partire dal dopoguerra ha sfruttato intensamente le preziose sabbie e ghiaie del sottosuolo, lasciando in tutto il territorio comunale numerose e profonde ferite . Criteri di salvaguardia e modalità estrattive meno devastanti sono arrivati solo molti anni dopo, così la cava Gabbana, una volta esauriti gli orizzonti utili, è stata abbandonata, iniziando un nuovo ciclo come lago.

Per decenni lì hanno fatto il bagno e pescato gli abitanti di Vimodrone, era un luogo di svago collegato alla settecentesca cascina Gabbana in cui si trovava il dopolavoro della Cariplo. Con la crisi economica degli anni 2008-2012, l’area passa di proprietà e viene acquistata da un’immobiliare, che nel 2018 ottiene dal comune di Vimodrone l’autorizzazione ad interrare il lago grazie ad un semplice permesso di costruire: un atto amministrativo che serve per autorizzare la realizzazione di qualcosa sopra il piano campagna, ma, come in uno specchio, anche sotto: dunque viene autorizzato il riempimento di un lago con 620.000 mc di materiali, l’equivalente di due stadi. Ma, se per costruire uno stadio occorre valutare la compatibilità paesaggistica (siamo in un’area protetta, il PLIS Est delle Cave), geologica ed ambientale,  per interrare 620.000 mc basta un permesso di costruire (almeno, questa è la versione del comune di Vimodrone).

Eppure le acque del lago sono importanti, servono da ricarica dell’acquifero, pertanto qualsiasi sostanza inquinante immessa nel lago ne metterebbe a rischio la potabilità; ciò nonostante il progetto non prevede alcuna rete di monitoraggio della qualità dell’acqua, dei materiali di riempimento non si sa nulla, solo un’autocertificazione ne attesterà la provenienza.

E poi ci sono gli animali: nel lago ci sono molti pesci, specie autoctone e molte altre alloctone, di cui non si sa che fine faranno; le sue acque e le numerose piante dell’area ospitano molti uccelli che le utilizzano come area di sosta durante le migrazioni e come luogo di nidificazione. Le aree umide sono infatti essenziali per queste specie e sono tutelate da stringenti normative europee. Interrare il lago significa dunque fare una strage.

C’è il paesaggio: un tempo lì c’erano i campi, solo campi, poi venne la cava e poi il lago che è lì da più di cinquanta anni. In un contesto che ha perduto i suoi connotati rurali a causa dell’attività estrattiva e della speculazione edilizia che fanno di Vimodrone uno dei comuni con la più alta densità abitativa del milanese, il lago Gabbana ha rappresentato una forma di “appaesamento”: è diventato elemento connotativo ed identitario del paesaggio.
Modificarne l’assetto, trasformandolo nella migliore delle ipotesi in un prato verde con qualche alberello e nella peggiore in un ricettacolo di materiali di provenienza ignota, significa cancellare anche la memoria storica degli abitanti e dei luoghi

Infine il PLIS Est delle cave: mai come in questo caso è emersa l’inadeguatezza delle tutele che questo tipo di area protetta prevede, legate come sono ai soli vincoli urbanistici che ciascun comune del parco dispone sul suo territorio e che quindi possono essere sempre modificati. Né esistono regole che impongono forme di consultazione e approvazione preliminari da parte degli organi del PLIS per i progetti che ricadono al suo interno, tanto meno valutazioni di impatto.

L’interramento del lago Gabbana costituisce dunque un precedente, anzi il precedente: d’ora in poi per interrare un lago inserito in un PLIS basterà un permesso di costruire.

Perché ciò non accada, perché non vengano cancellate le istanze di tutela degli interessi della comunità rispetto agli interessi di un privato, si batte da un anno il comitato Salviamo il lago Gabbana e noi di Bene Comune Cernusco siamo stati sempre al suo fianco.

Per questo lo scorso 9 settembre abbiamo esposto insieme in audizione ai componenti la VI commissione Ambiente della regione Lombardia le criticità dell’interramento del lago. Sia il presidente Riccardo Pase che i numerosi consiglieri intervenuti hanno ascoltato con attenzione i problemi legati al progetto e le conseguenze per la collettività, elementi incontrovertibili, rispetto ai quali stava all’amministrazione comunale valutarne l’incidenza, al momento del rilascio dell’autorizzazione, e validi ancora oggi. Prima che sia troppo tardi.

un gheppio vigila sui lavori di interramento del lago gabbana

Saluti da Cernusco sul Naviglio

A breve aree preziosissime per la fauna locale che permettono e proteggono gli spostamenti verso altre aree naturali protette, spariranno per essere sostituite da un campo da baseball e da un parcheggio.

Un corridoio ecologico sacrificato per ampliare lo spazio dedicato allo sport a spese di aree verdi e con ulteriore consumo di suolo: secondo noi una diversa soluzione deve essere possibile.

Vuoi saperne di più? Leggi le nostre pillole dedicate alla variante al PGT in fase di approvazione in queste settimane:

La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La variante al PGT in pillole – Via Brescia

La variante del PGT in pillole – Via Cevedale

La variante del PGT in pillole – l’Ampliamento del centro sportivo

Hai anche tu qualcosa da dire su questo tema? Facci avere le tue osservazioni a questa mail benecomunecernusco@gmail.com, le integreremo alle nostre. Abbiamo poco tempo! Il termine per presentarle scade il 14 luglio.

La variante al PGT in pillole – Il PLIS delle Cave

La seconda variante al PGT di Cernusco dedica un intero capitolo al PLIS Est delle Cave ed alle variazioni che lo interessano.
Un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) è un’area che si estende nel territorio di vari comuni adiacenti, a cui dovrebbero essere applicate particolari regole per tutelare la naturalità e l’ambiente agricolo, costituendo una fascia verde di separazione tra i tessuti urbani dei vari comuni che lo circondano.
Il PLIS Est delle Cave, condiviso da Cernusco con Cologno, Vimodrone, Brugherio e Carugate, fu istituito nel 2009 per “garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est Milano, dal Parco delle Cascine fino al canale Villoresi, attraverso il Martesana”.
Dicevamo “dovrebbero essere applicate” perché in realtà il sistema delle tutele è molto debole, al punto che uno qualsiasi dei comuni coinvolti può modificarne i confini, per includere o escludere una qualunque area.
E’ quanto sta avvenendo con questa seconda variante al PGT di Cernusco, in cui uno degli interventi più significativi (l’ampliamento del centro sportivo) vede appunto la sottrazione di un’area agricola di più di 20.500 mq al PLIS, cambiandone la destinazione da “parchi e giardini” a “servizi per lo sport” (vedi foto 8.2.3 qui sotto, presa, come le altre, dal documento di Valutazione Strategica della variante).
Un’altra area in sottrazione sarà in Via Olmo (la strada che va a Cologno), dove un rettangolo di terreno, all’altezza della cava Gaggiolo, sarà adibito a parcheggio (vedi foto 8.2.2).
Entrambe queste aree fanno attualmente parte delle “Aree di tutela dei corridoi ambientali” (le frecce verdi che si vedono nelle foto) secondo il documento di Piano delle Regole (art. 17). Tali riduzioni implicano una netta restrizione delle aree che fungono da corridoio ecologico sul margine ovest del tessuto urbano consentendo la connessione diretta con il parco del Molgora, il Parco delle Cascine e il parco Media Valle del Lambro e per via indiretta con altri due parchi regionali vicini Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano.
Si tratta di aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità poiché permettono il passaggio di specie migratrici ma anche gli spostamenti quotidiani di molte specie animali
Proseguendo nell’analisi dell’impatto della variante sul PLIS, si scoprono alcuni aggiustamenti (in sottrazione ed ampliamento) attorno alla piattaforma ecologica in via Resegone e lungo la Provinciale 121, relativamente alla nuova stazione di controllo del metanodotto SNAM.
Il totale delle aree sottratte ammonta alla fine a 37.000 mq, mentre i documenti della variante parlano di un totale di aree proposte in ampliamento per 65.500 mq. Apparentemente, quindi, sembra esserci un aumento della superficie del PLIS di 28.500 mq.

Andando però ad analizzare i dettagli degli ampliamenti, vi si trovano due aree che erano già nella proposta di ampliamento del PGT 2010, ma non conferite poi effettivamente e quindi ci sembrerebbe corretto non conteggiarle una seconda volta, per non mischiare i fatti con le intenzioni.
La prima delle due aree in questione è un triangolo nel Parco degli Aironi (foto 8.2.1), oggetto della prevista espansione del centro Carosello, fortunatamente abbandonata per l’opposizione di cittadini e associazioni (anche la nostra). In totale, 10.000 mq promessi al PLIS dal PGT 2010, ma mai conferiti. La seconda area è una parte del cannocchiale davanti al ex albergo Melghera, che sarebbe collegato al resto del PLIS da un ridicolo corridoio largo 2 metri e costituito dal fosso lungo la Statale 11 (si vede nella foto 8.2.3), fino al confine con Vimodrone: in totale 30.000 mq, promessi dal PGT 2010, ma mai conferiti. Per quest’ultima area, poi, ci si chiede perché venga promessa solo la metà del cannocchiale e non l’intera superficie fino all’ex albergo.
Questi 40.000 mq quindi vengono inseriti nei conteggi per compensare la sottrazione dell’area necessaria all’ampliamento del centro sportivo, ma ci sembra un’operazione scorretta e inutile. Anche perchè tutte queste aree sono già verdi perciò non aggiungono valenza ambientale alla variante parziale; al contrario, la sottrazione di quanto necessario al centro sportivo trasformerà un’area naturale in antropizzata, con una perdita secca di naturalità, oltre ai danni previsti al corridoio ecologico ed alla relativa fauna presente e passante.
In conclusione, ci sembra che la Cernusco “città europea dello sport” non possa farsi a spese dell’ambiente, della perdita dell’ecosistema costituito da un grande prato naturale, con la conseguente diminuzione di insetti e definitiva scomparsa di qualche specie animale. Per l’incremento delle strutture sportive, si possono cercare altre soluzioni, meno impattanti sull’ambiente e magari puntando sul recupero di aree abbandonate, che in città non mancano.
Insistere sulle proposte della variante, ci sembra una scelta in netta controtendenza rispetto agli impegni di sostenibilità ambientale assunti nei mesi scorsi anche in consiglio comunale ed agli indirizzi di pianificazione più recenti volti a privilegiare l’incremento e la valorizzazione degli ambiti di naturalità rispetto alle dotazioni di servizi, fossero anche strutture di pubblica utilità, come lo sport.

La variante del PGT in pillole – l’Ampliamento del centro sportivo

Una delle principali variazioni proposte dalla variante n. 2 del PGT riguarda un’area posta sulla sponda Nord della Martesana, incuneata fra il margine ovest del centro sportivo ed i campi agricoli a confine con Vimodrone.

Attualmente è un’area verde, agricola, rientra nel perimetro del parco (PLIS) Est delle Cave, in particolare costituisce uno dei corridoi ecologici di Cernusco, vale a dire un’area che ha la funzione creare una connessione fra habitat naturali posti a Nord e a Sud del suo territorio, isolata da  una  fascia “tampone” rispetto agli ambiti antropizzati circostanti.
Risulta attraversata da un elettrodotto (nella relazione ambientale non è indicato il voltaggio) e ricade nell’ambito di tutela paesaggistica del Naviglio Martesana.

L’area coinvolta ha una superficie complessiva di 20.675 mq (circa tre campi di calcio),  fa parte di un “ambito di non trasformazione” ed ha come attuale destinazione d’uso “parchi e giardini” (Sg4_NP3).

La variante proposta prevede che quest’arena venga destinata all’ampliamento dell’adiacente centro sportivo di via Buonarroti ma i vincoli attuali non lo permettono. Così la variante propone di escludere l’area dal perimetro del parco e trasformarne la destinazione  in “edifici ed attrezzature” connesse a servizi per lo sport (Sv_P2).

Per non ridurre la superficie complessiva del parco e delle aree agricole tale operazione viene fatta  in compensazione: vale a dire che i metri quadri di verde  sottratto in un’area devono venire compensati da almeno altrettanti che possono essere trovati nell’intero territorio del comune in modo tale che il bilancio complessivo sia a somma positiva.

Per compensare la perdita del corridoio ecologico la variante propone di lasciare lungo il Naviglio una fascia di rispetto di 10 m (“per consentire almeno la permeabilità della fauna terrestre”) ed un’altra più a Sud, lungo il margine della statale 11 ed in un’area di fronte all’albergo Melghera.

tutto bene dunque?

Noi abbiamo alcune considerazioni:

1) IMPORTANZA DEI CORRIDOI ECOLOGICI: servono per mettere in comunicazione delle aree naturali importanti per la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità presente, permettendo il passaggio di specie migratrici ma anche spostamenti quotidiani di molte specie animali; il corridoio ecologico che la variante vuole ridurre per ampliare il centro sportivo connette direttamente il PLIS al Parco Agricolo Sud Milano e indirettamente con altri due parchi regionali vicini.

2) SCOMPARSA INSETTI: la trasformazione di destinazione d’uso implica la cancellazione dell’attuale prato naturale. Ciò comporterà come conseguenza la diminuzione di insetti, tra cui insetti impollinatori, fondamentali per l’uomo e molti prodotti alimentari che acquista quotidianamente; queste azioni nei prossimi decenni porteranno il 40% delle specie di insetti conosciute sempre di più verso l’estinzione.

3) SCOMPARSA IRUNDINIDI: in Cascina Gaggiolo nidificano le rondini e, tutto intorno, sono di passaggio rondoni e balestrucci. L’ampliamento del centro sportivo, a cui va aggiunta la conversione dei due campi da calcio in prato sintetico, può significare l’abbandono dei nidi da parte delle rondini, perché diminuiranno le fonti di cibo (insetti) e il materiale primario per i nidi (fango).
Situazione che si è già verificata (con i balestrucci) in seguito alla conversione in sintetico del campo da calcio dell’Oratorio Paolo VI.

4) ALTRI PROBLEMI: queste non saranno le uniche conseguenze, aumenteranno infatti ancora cementificazione, frammentazione di habitat naturali, incremento di traffico e inquinamento.

A nostro avviso, questo non è il momento storico per fare scelte contro gli ecosistemi e la biodiversità, neppure in nome di strutture pubbliche destinate alle attività sportive.

Abbiamo la responsabilità etica di conservare e tutelare il nostro ambiente e gli ecosistemi fintanto che c’è il tempo per farlo.

E bisogna farlo per conservare il parco (PLIS) Est delle cave, un parco sottovalutato dai più che, con le giuste competenze e determinate azioni volte al potenziamento e alla conservazione, potrebbe diventare un’area protetta di interesse naturalistico, luogo di insegnamento, divulgazione e ricerca.

E’ necessario dunque che emergano e vengano fatte conoscere le conseguenze che la variante verrà a determinare con la cancellazione dei vincoli ambientali prodotta dalla trasformazione d’uso dell’area per ampliare il centro sportivo.

Quante rondini, quante api vale un centro sportivo? Sono state valutate le alternative a questa proposta? Qual è l’impronta ecologica, l’incidenza reale dal punto di vista ambientale di questa trasformazione?

a cura di Federico Belloni e Jasmine La Morgia

 

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